Cronaca di piccole cose a margine di una cosa chiamata LitCamp

Un post per parlare di Barcamp, di Litcamp.

Io no. Io non so cosa sia, no. E’ sicuramente diverso da quando sei seduto di qua e dall’altro lato, dalla cattedra, ti sezionano e ti dicono che sei paranoico, regressivo e scisso.

Ho ascoltato un sacco di parole e quelle più vere erano quelle che facevano più male: il manifesto contro la scrittura, contro la scrittura a tutti i costi, contro la scrittura che per il semplice fatto di avere un blog ti pare un traguardo dovuto, un trofeo.

Un manifesto contro la tracotanza del voler essere a tutti i costi carta e parola che sventra il mondo.

Un gesto di ribellione contro quella volontà fasulla che un giorno, puntandoti il dito, ti ha fatto credere: questo è il tuo destino,  Bit sei e IBSN diventerai.

Io non ho voglia di scrivere cosa sia un Litcamp, a cosa serva, dove ci porta e perché.

Io no.

Io so solo che cosa mi sono portata a casa.

E’ un elenco lungo e incompleto, ci vuole un poco di pazienza.

Le mappe e lo zelo di RiccioNascosto, la guancia ispida di Gasparini sotto la mia mano, il sorriso di Blulu, il braccio di Arsenio mentre mi ripete “caviglia-caviglia, caviglia-caviglia”, la simpatia epidermica di Petarda, l’eleganza composta di Effe, il “cazzo di cane” di Strelnik, lo sguardo da bonzo di Gilgamesh, la sorpresa e il piacere di riabbracciare Francesco Forlani dopo diciotto anni che non lo vedevo, la pazienza di Zio Masciu che si è infilato nel traffico per portarmi in aeroporto, la dolcezza dello sguardo di Aladin, denso e lontano dalla liquidità, l’ebbra cecità  di Guido Catalano, il sorriso bello di Vanni Santoni, tutti i viola di E.l.e.n.a., la voce calda e profonda e lo sguardo tutto blu di Roberto Tossani, il piacere di ritrovare Alice, Fainberg e compagnia bella, l’attrazione a pelle per Silvana Rigobon,  la bellissima Igiaba Scego conosciuta a colazione e con cui abbiamo diviso la casa e un tempo troppo breve, il Tempo santo e il fascino brusco di Luigi Carrino, la voce sconvolgente di Rita Bonomo, l’editore seriosissimo che mi ha tenuto a squagliare sotto il sole sul balcone parlando di cose seriosissime, la pelata di Eìo, gli sms a tutte le ore, la telefonata che ti scalda il cuore, baciami, baciami in tutte le lingue che esistono, poi ci pensa Buràn a tradurre, l’ospite a sorpresa per la cena, l’attore conosciuto nel bus con cui non ho potuto fare a meno di prendere un caffè, fumare una sigaretta e lasciare che le poi le nostre strade si dividessero, in un addio simile a certi film, con il tram 13 che ci porta in due direzioni diverse, nello stesso istante.

Questo era il mio LitCamp.

Il resto ve lo raccontano gli altri.

(con enorme scuorno e totale inverecondia, vi segnalo qua il podcast buranico. lungo, lungo assai. se non tenete pacienza, lassate sta’)

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61 Risposte to “Cronaca di piccole cose a margine di una cosa chiamata LitCamp”

  1. anonimo Says:

    ho capito chi fossi, antropomorficamente parlando, soltanto oggi. il giorno dopo, cioè.
    e mi sono perso il tuo intervento per seguirne un altro. mi frusto e mi pento.
    condivido questo tuo post.
    caino

  2. anonimo Says:

    Ecco.

    gnama

  3. zaritmac Says:

    Sbagliato post(o). Il commento per questo mi è scivolato un piano più giù. Diceva: “Lo so, flounder, lo so. Mi sono annusata nello sventolio greve delle tue parole un post più giù. E poi, me l’hanno detto anche le sedie incastrate con quella discrezione e caparbietà d’affetto che sai (“can”) tu. Se agli altri era la nuca, mio era il viso e il sorriso e l’apprensione. E il tuo esserci, argine di una follia che hai fatto assomigliare a “molto di più”. “Sono completamente pazza…”, “No, molto di più”; hai ragione, flou. Grazie, per esser stata tanto da dare un senso all’essere arrivata quando tutto era finito, e lo sapevo già, ma non sono solo pazza; sono “molto di più”, come mi ha sussurrato il tuo abbraccio.” Così diceva. E lo dice ancora.

  4. Effe Says:

    (questo post ha una lieve inflessione sabauda. Le contaminazioni son pericolose)

  5. fuoridaidenti Says:

    mi aspettavo che ne avresti parlato con questo mood so cool (ma come parlo?) ciao piccere’, il podcast del tuo intervento cell’hai?

  6. Flounder Says:

    adesso vado a seguire un corso.
    poi torno nel pomeriggio.
    cerea 🙂

  7. mrka Says:

    ah, ma prima o poi riuscirò a incrociarti. eh.

  8. Zu Says:

    Evviva!

  9. riccionascosto Says:

    Alle mappe ci arrivo, allo zelo un po’ meno (però forse parlavi del salame, sì? 😉 )
    E Igiaba è stata davvero un incontro magico, forse proprio perché inaspettato.

  10. ritabonomo Says:

    Solo uno sfioro ma di forteforte impatto la tua carica di scoppiettante affabilità, qualcosa che resta e che spero -vivamente- di incontrare ancora.

    Come i luoghi del litcamp e tuttitutti i suoi stimolanti frequentatori.

    Belli che siete!!

    Rr

  11. maurogasparini Says:

    se sapevo che eri così giovane restavo a casa…
    però visto che c’ero, mi sei piaciucchiata lo stesso.
    riabbracci 🙂

  12. cybbolo Says:

    io sono il romano a torino che parla come lo zio di verdone che ti fotografava al tavolo.
    come fotografo faccio davvero schifo: sei venuta mossa e sfocata assai.
    vorrà dire che mi perfezionerò per una prossima volta.
    per ora, intanto, approfondirò la conoscenza tramite link…

  13. e.l.e.n.a. Says:

    “Il colore è il risultato di una percezione, non è una cosa tangibile, esistente”.

    in effetti io non c’ero.
    non ci sono stata.
    mi capita “le prime volte”.
    osservo e sto.
    se qualcuno non mi sbuccia, rimango un frutto non assaggiato.
    (salvo chi mi morde, fregandosene di sbucciarmi)
    (ma sono rimasta assolutamente inviolata).

  14. giorgi Says:

    Che bello… Mi dispiace tanto non esserci stata (e ancora una volta non averti potuta incontrare, cara Flo)

  15. blulu Says:

    non dico solo per esser stata citata,
    ma noi quel tango
    davvero l’abbiamo ballato:)
    un abbraccioblu

  16. Flounder Says:

    l’è una giornata complicata, oggi.
    (che non si vive mica di soli LitCamp)

  17. Flounder Says:

    ci sono tante, tante altre cose che avrei messo qui dentro.
    dettagli, sfioramenti, passaggi.
    istantanee rubate con uno sguardo.

    ma mi hanno detto che non si fa, che non è necessario restituire alle persone ciò che hai intuito di loro in uno squarcio, in un gesto, in un istante di distrazione a se stessi, alla forma di sé che si intende rappresentare al mondo.
    che non piace sentirsi nudi e scoperti, che è una sottile forma di violenza.

    ma ricordatevi sempre che sono tassonomica, entomologica, rompicoglioni 😀

  18. sarmigezetusa Says:

    E flounder che uno pensava fosse una ragazzina bibliotecosa e invece è una donna bellissima (non è un do ut des anche se sembra ^_^).

  19. Flounder Says:

    scusate, eh.
    mettetevi un po’ d’accordo: uno dice me la immaginavo pischella con gli occhiali da secchiona, un alttro non così pischella.
    poi dite che sono io, che ho l’immaginario deviato.
    poi dite.

    e io mentre ascoltavo Rita Bonomo, nonostante il mio legittimo momento di défaillance, pensavo alla voce di Maria Carta, ad antiche nenie nuragiche, all’origine del mondo.

    spero di non averti morso, elena.
    non sarebe poi così strano, ce l’ho per vizio.

    e poi sì, cybbolo, vengo spesso sfocata in foto. non è colpa mia, è che sono buranica dentro.

    ma quanto è venuta bene la foto in cui faccio la flounder buranica, quanto, eh?
    (un pochino di autoreferenza non guasta mai, è nel dna del blogger, nel manualetto di istruzioni)

  20. e.l.e.n.a. Says:

    il morso sarebbe stato una speranza.
    ma no, credo di no. altrimenti ti saresti trovata la lingua viola.

  21. scrivana Says:

    eh ma allora eri tu che me lo dicevi da seduta e io in piedi nell’intronamento globale non capivo una mazza?

    🙂

    grazie.
    e soprattutto per esserci stata ieri nell’ascolto.

  22. anonimo Says:

    che emozione..

    ma igiaba scego non era al lit camp, vero? l’avrei conosciuta davvero volentieri. mi piace molto come scrive. l’ho pure invitata per la varechina.
    e tossani? neanche lui era al litcamp, vero?

  23. ritabonomo Says:

    Flounder, che belle cose dici. Grazie davvero per la citazione.

    O.T. Sul commento a Carrino mi hai fatto ammazzare, di nuovo, dalle risate. Sul mio post di oggi la racconto anch’io ‘sta cosa della pantomima al Carrino. :))

    Rr

  24. Flounder Says:

    igiaba e tossani non erano al litcamp, no.
    lui in fiera, lei miracolosamente apparsa nel nostro stesso bed and breakfast

    rita, mo’ me lo leggo tutto. la prossima volta lo cito a memoria, mi faccio fare gli autografi.
    la prossima volta gli do soddisfazione.
    e poi lo porto pure a cena a mangiare i ricci 😀

    e poi oggi ho scoperto che girano mie foto compromettenti.
    cose dell’altro mondo.
    se lo scopre la mamma, mi chiude il blog.

  25. anonimo Says:

    tua mamma ti dovrebbe chiudere anche la bocca

  26. Flounder Says:

    e a te amputare le dita?

  27. sarmigezetusa Says:

    (scattato l’inevitabile linkaggio dei bravi ragazzi ^_^)

  28. RobertoTossani Says:

    E’ stato bello incontrarti in carne e ossa.
    Ciao.

  29. ireneladolce Says:

    insomma, una riunione di famiglia.

  30. anonimo Says:

    invidia, invidia.

    basta…sto rosicando troppo!!!

    Gnama

  31. Flounder Says:

    ma dai, ma dai, ma dai 🙂

  32. BellaLu Says:

    ma tu parli sempre così veloce o ti hanno messo a 45 giri? 🙂

  33. Flounder Says:

    ..ehm..purtroppo sì.
    (il mio motto è: se non puoi convincerli, confondili)

  34. Gurbj Says:

    ahahahah…questa flou, sappilo, te la copio:) E comuque pure io sono gelosissima…:)

  35. anonimo Says:

    Che poi se c’è un luogo che uno s’immagina opposto a quello della rete, questo è il Circolo dei Lettori. Gli opposti che s’incontrano. Mi è piaciuta sta’ cosa. (contenta di averti rivista, la prossima parliamo di più)

  36. carrino Says:

    ossequi ‘signora’ 😉

  37. melpunk66 Says:

    una tua foto compromettente è già in rete eheheh

  38. Flounder Says:

    mel, l’ho vista, l’ho vista.
    grazie.

    gurbj, pensavo venissi qui a confermare che è vero, che parlo sempre così veloce.
    fiuuuu.

    carrino, ma come? io parlo di fascino brusco e tu mi viene a porgere gli ossequi e contraddici il personaggio?
    (e comunque sappi che sto uscendo, sto andando da Guida a comprarmi uno dei tuoi libri. mo’ se non lo trovo che gli devo dire al libraio, eh? che gli dico? quando il libraio dirà: ma carrino chi? io che gli rispondo?)

    alessandra, in definitiva andiamo sempre di fretta. ma quanto mi dispiace.

  39. riccionascosto Says:

    Flo’, è che tu non hai notato le virgolette, del Carrino. Uguali uguali al leggero alzarsi di sopracciglia ogni volta che diceva “signora” (e non ti dico poi la faccia del “sarebbe utile”)

  40. Flounder Says:

    (le ho notate, le ho notate. facevo la tipa indifferente)

  41. Petarda Says:

    eccomi. vista la foto compromettente? 🙂

    ma chi era ‘stattore? spero sia uno di “un posto al sole”, è la mia soap preferita, anzi l’unica che guardo.

    ciao bella flò ;)))

  42. ritabonomo Says:

    Flounder se il libraio ti dovesse fare quella sciocchissima domanda, tu vendicaLo (il Carrino) e rispondigli:

    -Ma come? Ma è il più grande momento della letteratura del XXI secolo!!-

    Ah, visto che vai, mi fai un favore? Verifica che il mio e il suo libro siano vicini vicini (ché sono gemelli) e che, nell’ordine, formino il titolo dìri dìri dànna Tempo Santo di BonomoCarrino e che le immagini riportino prima i piedi (ché il mio è scritto con quelli) e con le manine (ché il suo è scritto con quelle) mi raccomando, ci tengo.
    Io lo faccio in ogni libreria e se non li trovo vicini, e in ordine, li sposto personalmente provocando l’aggrottarsi delle sopraciglia (boh, sopracciglia con due ci? ) del libraio e le risate del Carrino.

    Rr

  43. anonimo Says:

    ahhhhhhhh ma ho capito, adesso ho capito chi era l’attore: carrino.

  44. Flounder Says:

    aggiornamento librario.
    la commessa ha detto: Carrino? chi è Carrino?
    Io ho correttamente segnalato che è il più grande momento della letteratura del XXI secolo, ma lei non lo sapeva.
    Allora abbiamo cercato su internèt e abbiamo cercato. Abbiamo trovato Tempo santo e l’abbiamo ordinato. A mio carico pure le spese di spedizione (Carrino, ma quanto mi costi?)
    La prossima volta chiedo della Bonomo.

    l’attore.
    l’attore era di teatro. dello Stabile.

    basta così.

  45. ritabonomo Says:

    Ecco, Flò, ti dovessero dire: -Bonomo? chi è la Bonomo?- Tu rispondi: -Ma come? ma la Bonomo è quella che si fa scortare dal più grande momento della letteratura del XXI secolo! Carrino, si ricorda?-

    Rr

  46. Effe Says:

    Volevo dire che BonomoCarrino, che io scrivo tutto attaccato, mi ricorda come musicalità Ferrocarril (vedi ad esempio qui) che a sua volta mi ricorda Fitzcarraldo, che indi riprende Carrino, il più grande momento della letteratura del XXI secolo (ma solo se accompagnato da Bonomo)

  47. Flounder Says:

    in effetti l’espressione bonomocarrino è una tautologia: rimandando al più grande momento della letteratura e della poesia del XXI secolo, nel tempo si trasformerà in metonimia e sineddoche.
    nel prossimo secolo si diranno cose come: quest’opera è tardo bonomocarrinesca, oppure: quest’autore bonomocarrina con grande umiltà.
    si potrà dire – senza tema di errore – che bonomocarrino è la biblioteca di borges.

    quel giorno noi diremo che c’eravamo.

  48. Flounder Says:

    (ovviamente non mancheranno i detrattori. quelli che sdegnati diranno: bonomocarrino sarà lei. ma saranno pochi, pochissimi. eretici)

  49. anonimo Says:

    (con)tenuti ii parte… litcamp 2007 eccoci agli ultimi interventi nella sala 1…. dopo esserci riempiti il pancino con i prodotti della san lorenzo … e per quelli che c’erano aver contestato ancora lulu…

  50. Effe Says:

    so che a Little Italy festeggiano ogni anno il BonomoCarrino Day.
    Lo festeggiano il 3 luglio, così li fregano sul tempo, a quei dannati yankee

  51. Flounder Says:

    qua pare che li stiamo sfottendo e invece io vorrei dire una cosa molto seria: che io l’altra sera ero proprio stanca e ho ceduto, e forse lo spettacolo non era nel luogo e nel momento giusto.
    però io pagherei per rivederlo.
    ma pagherei proprio, in un teatro, sapendo di andare ad ascoltare questa cosa.

    mi spiace che stiamo qui a scherzare e ci sono una serie di lettori che ignorano di cosa stiamo parlando.
    era uno spettacolo potente, di voci e inconscio risvegliato, di effetti stranianti e ipnotici.
    un testo a più livelli, in cui c’è la madre e il padre, la cattiveria nell’amore, l’abbandono.
    un gioco di voci da dare i brividi, un adulto di otto anni, un bambino perduto.

    io pagherei, per riascoltarlo.
    anche venticinque euro.

  52. riccionascosto Says:

    Io aggiungerei che lo spettacolo era proprio ipnotico.
    Che io, giuro, avevo gli occhi aperti, ma a un certo punto non ero più lì.
    E che le loro voci, moltiplicate e a un tempo non divise, mi hanno portato altrove. Dove erano cervi, e cinghiali, e cuccioli e cucchiai.

    (e lo rivedrei, sì. Anzi, lo riascolterei. Ad occhi chiusi, stavolta, per concentrarmi meglio).

  53. e.l.e.n.a. Says:

    se mi permettete, mi aggiungo anche io. il luogo e l’ora e anche il momento non erano giusti.
    noi avevamo il tritaghiaccio nelle orecchie e per un po’ dei fari da interrogatorio di terzo grado negli occhi.
    eravamo stanchi e, forse, non “preparati” passatemi il termine, ad accogliere in pieno quelle voci. che erano più di due. si moltiplicavano ed era difficile trovare posto e collocazione a tutte. e poi c’era la questione del momento e cioè il venir dopo catalano. che non è una cosa brutta! perché lui ci ha aperto il cuore e il riso in un moto sincero.
    ma era, come dire un antefatto inadatto. perché quando ti apri così, è poi difficile – anche fisicamente – ricomporti in un’intimità che richiede interstizi stretti, quasi segreti, dove inoltrare quelle parole e quelle voci e tutto quello che contenevano, dentro di te.
    lo rivedrei/riascolterei/riassorberei anche io.
    e mentre lo scrivo penso che a torino ci sarebbe un posto assolutamente perfetto.

  54. Effe Says:

    nota 1: adesso non posso proprio più farne a meno, di quella performance. Datemela, e così sia.

    nota 1: qua non si sfotte nessuno, si fa della mitopoiesi per i posteri, e che diamine

  55. Flounder Says:

    come dice bene, effe: mitopoiesi.
    lo riscriva, che mi ha emozionato tutta 😀

  56. carrino Says:

    effe, lo so che parla la tua invidia del pene:))))

    no grazie davvero. così bonomo+ carrino sembrano persone serie. e invece quello + serio era “andrea” catalano.
    🙂

    gj

  57. carrino Says:

    dimenticavo:
    volevo dirvi che siete simpatici come una sciorda a ventaglio;)))))

  58. Flounder Says:

    carri’, intanto mi sei costato già 10 euriss.

  59. Effe Says:

    (ma cos’è, m’ha sfidato o cosa, il Carrino?)

  60. Flounder Says:

    no, effe, no.
    sarà un refuso.
    voleva dire invidia del bene.
    forse addirittura indivia

  61. ritabonomo Says:

    E tutta questa mitopoiesi (poi vado avedere cos’è, su wikipedia o dove avrete la bontà di mandarmicimici) m’era sfuggita.
    Sto ancora ridendo, siete delle adorabili serpi (citando a caso Effe su un post di Gasparini).

    Rr

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