Tachée. C’est à dire touchée.

Qui, sulla superficie della pelle chiara, si perde il conto delle efelidi e dei nei. Aumentano nel corso degli anni, sono marche del tempo.

Alcune vene cominciano a ingrossarsi, sulle mani e le gambe.

La ruga del corruccio e dell’osservazione, pesante tra le sopracciglia, la ritrovo ormai in ogni foto, di mese in mese sempre più marcata.

Dovrei smettere di fumare e bere più acqua.

Dovrei mangiare più frutta.

Dovrei dormire di più e meglio. Non più da sola, magari.

La pelle, è quello che dice lei, la mia amica.

La mia pelle. Tutto quello che c’è sotto viene sopra, esce allo scoperto, si fa macchia, segno.

Si fa traccia, poro dilatato e assorbente.

Mi viene in mente il francese. E’ questione di accenti: tâche e tache.

La macchia è un compito, una missione. E viceversa. Il compito lascia un segno.

Détacher e se détacher: smacchiare e distaccarsi. Io no, non ci riesco.

Certi gesti, certi modi di agire sono accenti circonflessi, introflessi.

Una volta c’era questa nera enorme e bruttissima. L’avevo conosciuta in ospedale, i nostri bambini avevano entrambi la broncopolmonite.

Katia. Suoni gutturali e rabbia.

Poi un giorno con una nenia ha iniziato a raccontare dei fianchi larghi, dei figli che avevano ospitato, delle cicatrici sulle gambe per le corse nella foresta e di un’intera vita.

E di colpo era diventata un’altra, ogni singola parte del suo corpo si riempiva di ciò che era stato, di una precisa funzione lontana dall’estetica.

Di tanto in tanto la incontro a un semaforo, in attesa dell’autobus e la carico nella mia piccola auto.

La ingombra tutta e poi inizia a raccontare. Diventa piccola e smarrita, così piccola che potrei tenerla in una mano.

Ho sempre vissuto in modo troppo interno. Introflessa.

E’ ciò che forse mi contraddistingue, talvolta diventando pesantezza.

Non amo alzare i toni, neppure quando lo sento necessario. Eppure capita: funziono per reazione, per accumulo di tossine da smaltire.

Ho un corpo che si segna, che reagisce troppo. Che assorbe le emozioni sul viso, che altera tutti i bioritmi quando si alterano i pensieri, che quando si rifiuta di mettere a fuoco i pensieri li trasforma in dolori erratici.

Sudo pochissimo, anche sotto sforzo.

Trattengo i liquidi e i sentimenti altrui.

Ho il dono dell’ospitalità e dell’accoglienza, prima di qualunque altra cosa.

Non ho memoria dei fatti, ma osservo le tracce, le macchie e so. So cosa contengono.

Spesso è molto più di ciò che ricordo. E’ come dicono gli Avion Travel: ospiterò la tua vita, con le parole che ho.

Sono una spugna, non riesco a impedirmelo. E tutto questo mi affatica, mi affatica enormemente.

A Torino ridevo con Forlani: ma ti ricordi di quella volta che mi hai fatto comprare quell’impermeabile nero, lungo lungo, che mi stava come una palandrana e dicevi che andava bene, che faceva esistenzialista? E io fiera dell’acquisto, per quanto orribile. Anche lui ce l’aveva, l’impermeabile nero. A lui stava bene, però. A me no.

Quell’impermeabile.

C’è poco da fare: non li so indossare.

Mi pesava sulle spalle, quell’impermeabile. Incredibilmente, ancor più delle vite degli altri.

Annunci

33 Risposte to “Tachée. C’est à dire touchée.”

  1. blulu Says:

    la riga sei e sette :il mio mantra quotidiano prima d’addormentarmi.
    ovviamente non funziona ma mi fa addormentare:)

  2. ritabonomo Says:

    Bella che sei.

    C’è stato un tempo in cui anch’io ero come una spugna da travaso. Vivevo quasi empaticamente le trasparenze degli altri, deglutendone ogni singola, piccola voce rigata di malinconia e dolore. Quasi a farmene carico.

    Ora, non solo non riesco più, ho messo un muro tra me e quelle trasparenze. Non solo: il mio psicanalista dice che porto tutto fuori da me. E’ che ho smesso d’essere empatica persino con me stessa.

    E’ stato bello leggere questo post, c’è una morbida malinconia che coccola.

    Poi, per buttarla a tarallucci evino, ci sono i periodi brevi che non mi consentono di perdermi. E non ci sono link da cliccare. 🙂

    Rr

  3. Flounder Says:

    (un linkettino ce l’ho messo. postumo)

  4. ritabonomo Says:

    manco a dirlo: sono stata dalle sorellastre per sgabuzzare un po’.

    🙂

    Rr

  5. Flounder Says:

    quella lì, la gatta pazza.
    se non fosse perduta tra grande muraglia e chicchi di riso, sarebbe stata a torino. avrebbe inglobato tutto nel suo sguardo azzurro.
    avrebbe fotografato e flmato ogni dettaglio.

    esco da un lungo tunnel di distanza e intoccabilità. ho scoperto di far più fatica a mettere distanze che ad annullarle.
    ultimamente sono più empatica che antipatica.

  6. ritabonomo Says:

    Beh, sì. Il tuo sorrisone di sabato ne è la prova. L’ho incrociato almeno tre, quattro volte (al circolo dei lettori e poi, fuori, alla cena) prima di rinvenire dal mio stato di trance stralunato.

    E’ che sono scontrosa come un rinoceronte, come dice la mia amica Josephine.
    (http://www.giornalediconfine.net/anno_2/n_1/16.htm)

    E’ stato bello, molto bello, cogliere il tuo invito, stregaccia!

    Rr

  7. rosadstrada Says:

    spugna che succhio la linfa vitale dal mondo
    giú a fondo coi denti piantati nel collo
    zecca felice ferisco poi vagolo intorno
    ritorno puntuale al guinzaglio e risucchio di nuovo
    sputando e gemendo di gioia goduta fin troppo
    giá a lungo giocata barando col morto giacchè mi ritrovo di colpo un bel giorno costretta di mano a ridare il maltolto l’estorto piacere col fiato giá corto di spugna spremuta e rimessa al suo posto

  8. Flounder Says:

    no, no.
    non vampirizzo, lo giuro

  9. sphera Says:

    Meglio una spugna, soffice e senza spigoli, che si beve tutta l’acqua del mare facendosela passare attraverso che una spugnetta, strafugnata e strizzata e lasciata in un angolo del lavello. Conosco un sacco di donne spugnetta. E anche un sacco di donne paglietta, che con un solo passaggio scrostano, assieme ad ogni impurità, anche lo smalto.

  10. Flounder Says:

    sphera, chi di spugna ferisce di spugna perisce?
    (certe volte mi sento anche un po’ strizzata, spugnetta. certe volte anche un po’ paglietta. quando crescono i capelli, mocho vileda)

  11. Effe Says:

    c’è una pietra porosa
    non so cosa sia
    non è friabile, è dura e densa
    è roccia
    però è porosa
    io penso questo: che per essere porosi, per assorbire mondi, per dilatarsi e cedere e accogliere l’esterno, occorra essere assai forti e indomabili dentro

  12. cybbolo Says:

    sì, notai anche io la ruga d’espressione e il modo amichevolmente felpato e lo sguardo senza soste.
    mi sono detto buttandola sull’indovinare: qualcosa bolle in quella pentolina, qualcosa di saporito…
    ogni tanto, da quello che leggo adesso, indovino…;-)))

  13. Flounder Says:

    basta. ricorrerò al botulino.

    e se così stanno le cose, effe, mi metta in una fionda, mi scagli lontano, su un territorio ignoto, nell’occhio di qualcuno, mi faccia rompere un vetro, spezzare un cuore, colpire qualcosa.
    (che qua mi pare sempre di giocare a morra cinese: sasso vince su forbice, fobice su carta, carta su sasso)

  14. anonimo Says:

    benissimo.
    io al synthol.
    potremmo scambiarci le siringhe.
    tu ti fai necrotizzare i tessuti, io me li faccio cicatrizzare.

  15. anonimo Says:

    nei? a sfare.

    (carta contro carta: e si sta a mezz’aria, con le mani tese – potenziale schiaffo o patto di non belligeranza)

    lisa

  16. RobertoTossani Says:

    I sassi vincono sempre 🙂

    A volte mi chiedo come mai la mia situazione di spugna emotiva con l’andare del tempo è rimasta intatta, ma le ho costruito attorno una barriera di specchi tale che ormai assorbe solo il riflesso delle vite altrui.
    Non credo di essermi spiegato bene, lo so, anche perché neanch’io ho ancora capito bene…

  17. Effe Says:

    credo che Tossani si sia spiegato assai bene: non le vite direttamente, ma la loro rappresentazione, l’unica distanza che ci permette di avvicinarci agli altri

  18. Flounder Says:

    questo fatto delle distanze è un argomento intenso, pesante. è qualcosa di complicato.
    a me le “rappresentazioni” delle vite altrui non mi soddisfano, suonano vuote, fesse.
    io voglio vedere, spiare negli interstizi, cogliere il fondo degli sguardi, i gesti improvvisi. le distrazioni, l’ho scritto ieri, le distrazioni a se stessi, le crepe.
    è così che vorrei essere vista io, così che vorrei essere guardata.

    lo dicevo anche l’altro giorno: qui non è che ci sia grossa possibilità di salvarsi. solo l’amore può salvare il mondo, e non c’è amore che non passi attraverso la distruzione della rappresentazione.
    il resto è finto.
    lo so, sto riducendo all’osso, sto semplificando e pare che faccio le questioni dell’amore cosmico, quando invece ho in mente fatti pratici, terra terra.

    che diciamocelo francamente: se gli esseri umani non entrano in contatto per darsi qualcosa e lasciare di venire trasformati, che senso ha che vengano in contatto?
    piuttosto me ne torno nella mia cella a fare altri cinque o sei anni di reclusione.
    anzi, forse non ne esco proprio più

  19. sabrinamanca Says:

    Le temps s’écoule, inexorable: tâche de ne pas trop y songer!

  20. RobertoTossani Says:

    Forse il nocciolo sta nella frase che hai scritto: “non c’è amore che non passi attraverso la distruzione della rappresentazione”.
    Nel senso che per me, invece, l’amore è la più alta delle rappresentazioni, l’incanto, ma proprio perché è amore è rappresentazione: io non posso amare senza avere un’immagine dell’altro che è la “mia” rappresentazione dell’altro, non l’altro in sé.
    Anche perché l’altro in sé non esiste, neanche per se stesso.
    Il che non significa che non si entri nell’altro e che l’altro non entri in te, che non ci si assorba a vicenda, ma resto convinto che sia un gioco di specchi e anzi, che se si tolgono gli specchi inizia il dolore.
    Molto concretamente tutto questo, nella vita di tutti i giorni.
    Prima di avere gli specchi assorbivo e mi facevo assorbire credendo fosse “vero”: ora lo so che è una rappresentazione, a volte bellissima, non per questo priva del toccare e dell’odorare e del sentire, ma pur sempre una rappresentazione.
    Anche di me.

  21. Flounder Says:

    voi siete dei romantici.
    io sono cinica e bastarda. 😀

  22. RobertoTossani Says:

    Ineccepibile 😀

  23. Flounder Says:

    è che qua il discorso prenderebbe una piega lunga e imbarazzante, coinvolgerebbe la questione dell’identità personale, che non è data una volta per tutte, ma è costruzione e scoperta.
    io non credo che l’altro non esista, che si dia solo per relazione. credo che esista e abbia il potere di trasformarsi in relazione.
    abbiamo un bagaglio talmente pesante e personale che esiste e ci condiziona, che si rivela in particolari minuscoli, in reazioni impreviste, in paure indecifrabili, in contraddizioni difficili da spiegare e digerire.
    quando voi dite: un gioco di specchi, io penso ai sorpassi, all’angolo morto da cui non vedi arrivare l’auto che ti travolge.
    è esattamente quello lo spazio di interesse, il nucleo. è là che c’è l’incanto o il suo contrario.
    che son cose che non si possono mica spiegare in un blog, queste. forse non si possono proprio spiegare, tout court.

  24. Effe Says:

    e allora schieriamoci:
    di qua quelli che intendono il mondo come volontà,
    di là quelli che intendono il mondo come rappresentazione
    (tertium non datur)

  25. Zu Says:

    Questo, Effe, aprirebbe la riflessione su ulteriori modelli: chi punta sulla volontà di rappresentazione (gli edonisti) e chi sulla rappresentazione della volontà (moralisti). Ma in definitiva è tutta gente che sta sul palco. E invece, a trasgredire la tua diade, c’è chi ogni tanto si ritrova in platea (ad ascoltare e imparare o a sbadigliare e riposare, sperando sempre che arrivi il momento di limonare in pace e radiosamente).

  26. Zu Says:

    (forse avrei dovuto dire “esteti”, ma risuonava nella memoria la vecchia espressione umoristica di “edonisti reaganiani” e mi è scappato il lapsus)

  27. firma Says:

    le allergie, che esplosioni a comando; il broncospasmo quando gli altri ti soffocavano, la pelle viola quando il dolore grondava di fuori, occhi da panda quando hai guardato dentro te stessa e ti sei scoperta, i tagli alla bocca perchè hai parlato.
    passano gli anni, la paura svapora, senti arrivare i sintomi ormai intimoriti, li accogli e loro sfumano…

  28. sphera Says:

    C’è anche quelli che la platea, e il palco, li spazzano quando lo spettacolo è finito. E sacramentano sulla mancanza di buona volontà di chi le cartacce le butta per terra e non nel cestino, e non ne posson più che la rappresentazione finisca e attori e spettatori si levino dalle balle, che han voglia di andare a casa e gli fanno male i piedi (quei due che limonano così radiosamente là in fondo, per esempio, già gli sa che bisognerà sloggiarli con le brutte, che nemmeno si accorgono che le luci sono accese già da un pezzo).

  29. Flounder Says:

    uh, come mi piace il commento 25 😀

  30. Flounder Says:

    (io comunque sto con quelli che intendono il mondo come volontà. il fatto che non riesca a smettere di fumare – invece – è pura rappresentazione)

  31. sabrinamanca Says:

    Mi piace l’idea di “limonare radiosamente” ma so che è una trappola.
    Limonavo a 14 anni e sempre in affanno, un po’ perché non andavo più in là del citron e questo costa, pure alle femminucce, un po’ per la paura d’esser scoperta.
    Ora che potrei limonare radiosamente non limono più visto che nessuno m’impedisce di farlo.

    Pensandoci bene, un amante è quello che mi ci vuole!
    Mi sento già tutta radiosa: jus de citron, s’il vous plait!

  32. Flounder Says:

    che poi il citron lascia delle taches indelebili.
    corrode tutto.
    (io ho avvisato, poi non dite che non sapevate)

  33. Effe Says:

    io, naturalmente, voto per il mondo come rapresentazione, propongo Tossani come presidente del movimento e Zu come anima critica (è un movimento sessista, mi sa)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: