Ma in definitiva, di che mi stai parlando?

Probabilmente sono confusa. Più che confusa, frastornata.

Letterariamente mi faccio schifo.

Attenzione, non mi riferisco al modo di scrivere o ai contenuti. La qualità dello scrivere è buona, i contenuti accettabili.

E’ il mio essere letterario che mi delude.

L’illuminazione l’ho avuta ieri sera, insieme ad altre due o tre cose.

Una è sua, della splendida Dido: l’amore è l’incontro di due patologie.

L’altra è mia, ma è volgare e non la riporto.

Ha a che fare con l’essere in qualche modo letterari a se stessi, la frattura incolmabile tra agire e scrivere, tra conoscersi, rappresentarsi e poi in qualche modo disconoscersi. Tradirsi.

Che a vivere con un certo zelo tradisci il personaggio letterario che in qualche angolo ti sei costruito, e viceversa. E che pure contiene tanto di te, questo è certo.

Questo è il crinale, il confine, l’hic sunt leones.

Ieri sera sono andata a letto a un orario improponibile, alle otto ero in piedi, sei ore sotto un sole accecante per accompagnare la pargola al suo primo concorso ippico.

Ora diciamocelo, diciamocelo con franchezza: esclusi i dieci minuti in cui la vedi gareggiare, fare la cavalletta da un pony all’altro, raccogliere tazzine e bandiere con monta all’inglese e ti puoi anche appassionare, del resto chi se ne frega.

Il sole era talmente forte che ho guance e naso rossi come peperoni. Letterariamente questo mi è inaccettabile, a meno di non voler in qualche modo modificare il copione.

Letterariamente vorrei essere pallida e smunta, mi vorrei rappresentare con un certo mal de vivre.

Che poi ci riesco benissimo, evitando di passare davanti allo specchio e guardarmi rubiconda.

Diciamocelo, diciamolo: i concorsi ippici di bambini sono una gran rottura di balle, insieme a tante altre cose. Solo uno degli ostacoli tangibili al personaggio letterario.

Oppure bisogna istruire il personaggio, dargli nuove battute, tipo un teatro d’avanguardia dove mentre si recita l’Amleto, Ofelia ti viene fuori con una battuta tratta da un’opera postmoderna e mette in crisi il resto della compagnia.

Che se son bravi attori si adeguano e vanno avanti, sennò è un fiasco.

Lo stesso critico è in difficoltà: cosà dovrà scrivere quella notte?

Che è un’opera d’arte, uno stupro artistico o un flop totale?

Diciamocelo: ci sono cose che sembriamo costretti a fare, ma che in fondo ci siamo scelti. Ed è forse un modo di attentare al personaggio letterario, di suicidarlo, di sfidarlo e metterlo di fronte a se stesso. Vederlo dissolversi.

E ci sono cose che non faremmo mai, se non fosse per quel maledetto personaggio letterario che ci siamo scelti.

Vinca il migliore.

L’amore è un incontro di patologie. Come non  condividere?

Almeno su questo punto siamo d’accordo, io e il personaggio letterario.

Vorremmo essere scritturati entrambi. Una lunga tournée, patologica quanto basta.

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36 Risposte to “Ma in definitiva, di che mi stai parlando?”

  1. barbara68 Says:

    è quella normale bolgia condominiale che è il nostro Io, tutto normale, solo che quando ti guardi scrivere e le rappresentazioni e il personaggio che ne viene fuori l’effetto caledoscopico della rifrazione fa un tantino girare la testa… o sono io che magari non ho capito nulla di questo post? ‘notte comunque…

  2. cybbolo Says:

    costruirsi il personaggio letterario?
    allora sono di coccio: pensavo si dovesse essere naturali per come si è…

  3. maurogasparini Says:

    una bella tournée e tanti bis.
    magari…

  4. Bustrofedon Says:

    Ecco, forse sta nell’andare ai concorsi ippici più spesso che costruirsi il proprio personaggio letterario la soluzione: un’orchiclasia volontaria, insomma.

  5. Flounder Says:

    essere naturali per come si ̬ Рscive cyb.
    ma qui io non parlo di artificio volontario, non parlo dell’inventarsi come non si è o della finzione consapevole.
    è della frammentazione che scrivo, di questa enorme bestia nera che mi sembra l’unico nemico degno di essere combattuto, con l’enorme rischio che anche nel combattimento ci si frammenti in schegge ulteriori.

    è di copioni, che parlo. penso a Berne. poi ci torno dopo.

    ̬ del mostruoso incontro Рnella vita quotidiana Рtra personaggi letterari che non ne vogliono sapere di mollare la propria parte, o che vorrebbero autosospendersi, ma non ̬ consentito.
    penso a l’enfer c’est les autres e alle cose che ci vengono chieste per entrare in sintonia con le aspettative altrui, alle posizioni insostenibili.
    alle cose chieste implicitamente per rispettare il copione.

  6. Lunatik Says:

    Dio, o Venere, o Mercurio, protettori dei ladri, / prestatemi una piccola tabaccheria / o avviatemi in un mestiere qualsiasi / purchè non sia questo maledetto mestiere di scrittore / in cui bisogna sempre spremersi il cervello.

    (Ezra Pound)

  7. Gurbj Says:

    ecco il segreto dell’amore: trovare qualcuno con la stessa patologia psichiatrica abbastanza grave…Era così semplice…

  8. cybbolo Says:

    allora al chiarimento, gentilissimo e paziente, rispondo per come sento: assecondare e assecondarsi, ché il travaglio si trasformi in complicità con i propri personaggi e che la frammentazione sia l’esplosione di umoralità emozionali diverse ad arricchire chi scrive.
    non è facile, mi rendo conto, ma può essere esaltante.

  9. RobertoTossani Says:

    Perché la tournée sia lunga, però, bisogna non curarsi a vicenda e sperare che una delle due patologie non evolva in qualche complicazione diversa.
    Per la frammentazione mi sa che l’unica sia diventare esperti in autopuzzle.

  10. Effe Says:

    cos’erano, forse i monumenti della Valle dei Re, che vennero tagliati a blocchi, spostai e ricostruiti altrove per il fatto della diga?
    (le ricostruzioni storiche precise sono il mio cavallo di battaglia)
    Così è, con i personaggi che siamo: non si può evitarne la frammentazione, ma li si può ricostruire, se i pezzi erao stati precedentemente numerati nella giusta sequenza.
    Però si sa come sono i personaggi: nella ricostruzione, avanza sempre qualche pezzo che prima era indispensable, e poi non serve più e tocca butttarlo via
    (nei casi gravi, da buttar via è la distinzione tra personaggio e autore: ad esempio, la Flouder con cappellino a tesa larga e completo di lino bianco e guantini di pizzo che assiste al concorso ippico è un personaggio letterario a tutto tondo)

  11. Flounder Says:

    Cyb e Lunatik, andrebbe benissimo se stessi discutendo di scrittura, di narrativa.
    ma forse sono stata imprecisa: non è di scrittura che parlo, non di narrazione fantastica, ma della scrittura interna, personale.
    della scrittura del sé a se stessi o al mondo.
    dell’impianto scenografico che usiamo tutti i giorni, del tempo necessario alla fabbricazione di alibi per far collimare il protagonista di questo copione con l’attore insubordinato che invece opera delle digressioni pratiche.

    come posso essere ancora la brava ragazza (o qualunque altro ruolo) se il mio comportamento definisce altro?
    occorre qualcosa per colmare lo scarto: un colpevole, ad esempio.
    oppure la fabbricazione di contingenze esterne che conducano a un punto di non ritorno, in cui io sarei stata la brava ragazza, se solo non fosse avvenuto tutto questo…

    e qui Tossani fa una precisazione importantissima.
    uno dei due pensa: ti permetterò di guardare la mia patologia e di giocarci, ma in alcun modo ti sarà permesso di curarla.
    l’abilità del gioco consiste nell’osservare l’avversario, a questo punto, offrirgli la possibilità (fasulla) di essere anche colui che cura, scandire il tempo con una serie di meccanismi atti a girare intorno a questa cosa senza produrre modificazioni reali.
    un altro invece magari pensa: il patologico sei tu, ma ti farò credere di essere io, di modo che tu possa credere di riuscire a curarmi e tutto andrà bene.
    l’amore non ha segreti: è una diagnosi con necessità di controlli periodici.

    e poi Effe, che ci introduce qui il concetto di sottocopione. il concorso ippico come incidente necessario per dare maggiore struttura al personaggio letterario. è talmente simile a quella forma di illusione che fa dire: sono diversa da voi, lo so. così diversa che posso permettermi di adottare comportamenti perfettamente omologati ai vostri di modo che crediate che vi assomigli, ma dentro di me sono diversa.
    perché voi siete piccoloborghesi, e io no. per esempio.

    io e la cretina (è il mio sottocopione odierno) vorremmo essere scritturate entrambe. Ribadisco.

  12. Flounder Says:

    c’è questa cosa bellissima che scrive Berne a proposito dei pazienti: la verità è che nessun perdente accetta di sottoporsi a una terapia per essere trasformato in vincente.
    per quanto dichiari, in tutta sincerità, di voler diventare un vincente, il perdente chiede al terapista di essere trasformato in un perdente migliore, di definire in modo più utile le sue regole di gioco, ma sempre nell’ottica dell’ottimizzazione del copione scelto.

    l’arrabbiato non può separarsi dalla sua rabbia, né il sospettoso dalla sua diffidenza.

    ciò che un innamorato chiede – nonostante le apparenze – non è di essere sanato, ma di essere ferito sempre sullo stesso punto. perché è un dolore gestibile, che crea unità di tempo, luogo e azione e dà senso complessivo al mondo.

    (che poi vi capita mai che avete mal di denti e continuate a passarci su con la lingua, sapendo che vi fa male e trovando quel dolore di un godimento irresistibile?)

  13. biancanera Says:

    che l’amore sia l’incontro di due nevrosi, il combaciare ad incastro di due disfunzionalità, è verbo psicoanalitico.
    quando ce ne rendiamo conto, abbiamo già fatto un bel passo avanti.
    (ciao Flou. ti leggo spesso, ma non lascio tracce quasi mai)

  14. RobertoTossani Says:

    Sì, sono d’accordo: essere feriti sempre in quel punto, tenere sotto controllo la patologia perché non vi sia risanamento.
    “Fammi male qui, continua ad ammalarmi: voglio restare innamorato di te”.
    Levare qualsiasi medico d’attorno.
    Sostituire il contenuto di ogni flebo con acqua, nascondere le pastiglie nei vasi di fiori.
    Ma poi, tornando alla frammentazione, qualche pezzetto inizia a guarire spontaneamente e tu lo guardi, così sano, bello, nitido, e sai che non lo metterai più a posto e che è l’inizio della fine della tournée.

  15. sarmigezetusa Says:

    a voler corrispondere col proprio io letterario uno dovrebbe vestirsi come un barone bulgaro del ‘700, essere sempre sotto LSD, svegliarsi tra le braccia di sconosciuti ogni giorno (ma senza lavarsi mai), avere almeno 40 ore aggiuntive ogni 24 per leggere di nascosto, patire di tisi e non di allergia, avere i capelli lustri anche senza balsamo, e mai, MAI guardare una vetrina.

  16. Flounder Says:

    io non ci uscirei mai, col tuo io letterario 😀

  17. barbara68 Says:

    che da ogni narrazione scaturisca una pluralità di Sé questo è accadimento comune, e di solito la narrazione crea coerenza. Ora perché narrarsi nei blog mette in crisi, nel suo fare apparire alcune parti di noi di cui non eravamo coscienti, o che magari saltano fuori solo grazie a quel mezzo espressivo?
    la frammentazione dell’Io comunque è una cosa molto seria, e grave, io parlerei piuttosto di uno spiazzamento di fronte alla molteplicità.
    La stessa psicoanalisi ci mette di fronte alla pluralità dei Sé in atto e possibili chiamandoci ad esplorarli. Poi secondo me se si è perdenti lo si è perché investiamo male e troppo su aspettative di vincita, perché la nostra stessa concezione del vincere contiene un disagio.
    Idee sparse che mi sono venute in mente leggendo questa interessante conversazione in un ben oliato salotto. Saluti

  18. Flounder Says:

    credo che l’autonarrazione nel blog metta in crisi perché è continua e perché ha una platea interattiva.
    ma ̬ molto simile a quando in un gruppo di amici Рin forma puramente orale Рnarri di te fino a rivestire un ruolo preciso

  19. cybbolo Says:

    lo sai?
    tutti i me, quasi all’unanimità, hanno trovato questa discussione molto interessante.
    due o tre me, probabilmente i più tardi o pigri, sono molto frastornati…:-D

  20. Flounder Says:

    l’importante è che non scriviate cose troppo intelligenti o tendenziose, che io oggi mostro una certa tendenza all’equivoco e al fraintendimento, nonché alla distrazione, al preconcetto e all’elucubrazione fantasiosa.
    è una giornata cognitivamente complessa. 😀

  21. anonimo Says:

    Amore come incontro di due patologie…
    Non avevo mai pensato all’ospedale (solo quello psichiatrico?) come un luogo di innamoramento e romanticismi.
    In effetti già comincio a sentire un dolorino alla prostata.
    Sarà colpa di questa primavera straziante?

  22. cf05103025 Says:

    ecco:
    uno si depura scrivendo il racconto di un amor,
    pieno di candor,
    magari pur d’ardor,
    poi finito in malumòr,
    e dall’avvocato ognòr,
    poichè dapprima non dava le avvisaglie di esser incontro
    di due patologie,
    quelle tue, quelle mie….

    Guarda, flòu: é meglio scrivere romanzi antefatti così, dico magari, uno si fa la catarsi a prior.
    Per dire: tanto tu la catarsi dei cassetti non l’hai fatta per cui paghi pegno, ecco, di più.

  23. Flounder Says:

    mario, te lo giuro: entro fine settimana avrai il cassetto

  24. anonimo Says:

    non so, ma mi sembra che la “letterarietà” presa così è una gran bella gabbia dorata, fatta di costrizioni volontarie e involontarie, dove coscientemente riporti uno schema che allo stesso tempo ripudi.
    non pensare più a nessuna parola che abbia a che fare con “letteratura” e a nessuno pensiero che ti possa collegare ad essa.
    piuttosto scrivi una lista della spesa, una che faccia ridere e che racconti una storia.

  25. carrino Says:

    in pratica, rapporto simbiotico (che so’ psicotici,manco nevrotici) tra la parte di IO chi se la mena e la parte di IO che se la tira…

  26. zaritmac Says:

    Che la saggezza di Dido sia infinita, direttamente proporzionale al suo tranciante semplificare non c’è dubbio alcuno. Ma nemmeno tu scherzi quando scrivi: “ci sono cose che non faremmo mai, se non fosse per quel maledetto personaggio letterario che ci siamo scelti”. In fin dei conti, meglio darsi all’ippica. O no?

  27. Flounder Says:

    caino, se fosse cosciente, il problema sarebbe risolto.
    la questione è che il copione sbuca da dove meno te lo aspetti.

    (e non parlo di scrittura, no, no, no)

    carrino, ma anche rapporto simbiotico – e non poco conflittuale – tra l’IO che si disistima e l’IO arrogante

  28. Flounder Says:

    zaritmac,
    quella frase lì è stata tenuta in esame per mezz’ora, messa a bagno in candeggina, ricontrollata con cartina di tornasole.
    alla fine è proprio lì il nucleo.
    meglio darsi all’ippica, sì. potendo.

  29. sphera Says:

    Oh, io partirei subito per un lungo viaggio, con l’io letterario di sarmigezetusa. Ma subito.Quanto al resto, somiglia a un gioco che da qualche anno faccio spesso: mi sono resa conto che di fatto noi, di solito inconsapevolmente “ci raccontiamo a noi stessi”, come dici tu. Allora il gioco è farlo consapevolmente: per esempio dirsi, “ecco, questa cosa che mi è successa come la racconterebbe, che so, Mac Ewan? E Stendhal? E Garcia Marquez? E Salgari? E Rosamunde Pilcher?Nella stragrande maggioranza dei casi pensare alla tua storia raccontata in tanti modi diversi rimette tutto a posto, ti fa smettere di piagnucolare quasi sempre e non di rado ti fa ridere assai.Beh, io comunque mi diverto (con la Rosamunde, molto).

  30. Flounder Says:

    sphera, quest’idea è bellissima. i personaggi letterari che ciascuno di noi ospita ne uscirebbero provati, ridimensionati, confusi.
    forse andrebbero a zappare 🙂

  31. Ecate_ Says:

    Io credo che un certo Sig. Manganelli l’esperimento indicato da Sphera l’abbia fatto (casualità: l’ho trovato citato qui, da una corrispondente anonima del mio amico Acide).
    Ciao Flo, è sempre un piacere.

  32. adlimina Says:

    oh. anonima ai tempi di quel rendez-vous all’alba davanti al convento delle paolotte spaesate, madame. ora l’anagrafe non è un’opinione. ma solo per Lui, savasandìr

  33. Ecate_ Says:

    Ad, lei sa che l’apprezzo chiunque lei sia – e tanto mi basta … ;-)*******

  34. anonimo Says:

    Ma una bella bambola non era meglio che un corso di ippica, per la pupa?

    L’amore E’ una patologia, anche senza incontro tra due etc. L’amore e’ una malattia del cuore, scatenata dal sistema endocrino.

    Charm

  35. adlimina Says:

    ah, però. 🙂
    (flounder perdonerà, spero)

  36. Flounder Says:

    ma figuratevi.
    l’importante è che vi ricordiate che siete a casa di un’icona 😀

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