Jàsna Gora Loop – Seconda parte, estate del 1986, con apparente certezza

Ultimamente si sveglia spesso così, sudata, ancora in preda all’incubo.

E’ da sempre che soffre di incubi, dapprima la palude invasa di liane e corpi straziati, poi la suora dal cappello rosso e gli occhi di pianto, che la costringe a entrare nella vasca di acque gelide e intanto ride, ride colmando l’aria di vibrazioni malefiche.

Ultimamente sono la chiesa e la bambina, notte dopo notte.

Della bambina ricorda lo sguardo, la resistenza. Ogni notte spera di potersi spingere oltre, nel seguito della storia, ma si sveglia sempre sullo stesso punto.

Ogni notte è lo strazio di non poter impedire che lo scempio abbia luogo, è l’impotenza di non sapere in quale modo intervenire.

Quella bambina le è tremendamente familiare, ma forse solo perché ultimamente la incontra così spesso da ricordarne le fattezze anche in pieno giorno.

Nel sogno non vede visi nitidi, no, e pure le voci sembra che provengano dall’esterno e non da quegli stessi corpi.

La chiesa, quella chiesa la ossessiona. Non sa dove si trovi, non lo immagina neppure.

Partono, sul finire dell’estate, per spingersi nei territori dell’Est.

E’ un viaggio lungo.

Suo padre le dice: è solo così che potrete capire perché non si può essere comunisti.

E’ un viaggio lungo che semina inquietudini e ribalta prospettive. Per i successivi vent’anni suo padre cercherà un altro senso, una possibile alternativa al perché non si può non essere comunisti, senza mai più riuscire a trovarla.

Attraversano città grigie, periferie che si chiamano Nova Huta e Murcki. Wieliczka. Strade prive di traffico, desolate. Foreste.

Poi, un giorno, quasi sul finire, la Chiesa.

Appare come una visione, come uno scherzo di cattivo gusto a una curiosità fiduciosa e disarmata.

E’ gremita, c’è così tanta gente che si ha difficoltà perfino a respirare. Le preghiere e i canti assomigliano a un’onda, è un brusio che investe e solleva, che culla e in parte rasserena.

Entrando ha come un malessere, un senso di sbandamento.

Sussurra: io la conosco, questa chiesa. Lo conosco, lo conosco, questo posto.

Il padre la rassicura: sì, è probabile tu l’abbia vista in foto o alla televisione, è un santuario famoso.

No, no, dice lei, e per confermarlo a se stessa percorre ad occhi chiusi le navate,  lo trascina oltre la sagrestia, con passo sicuro, dove sa che c’è un muro alto e un piazzale, che oggi ospita banchi di fiori e cestini di paglia intrecciati. Ispeziona la parete di pietra, cerca tracce. Niente, non c’è niente. Non c’è più niente.

E’ una giornata di sole, sorridente.

Voglio andare via.

Ma cos’hai?

Credo siano state le aringhe a colazione, voglio andare via.

Si avviano a passo svelto verso l’auto, mentre un uomo invadente li segue, chiede di cambiare pochi szloty al nero.

Li segue fino all’auto, non dà tregua.

Il viaggio a questo punto si concluderebbe a Birkenau, è da quando è partita che lo chiede.

Ma adesso no, non è più possibile.

Suo padre dice: se proprio insistete vi ci porto.

Ma nessuno insiste e si riparte verso casa. Con gli occhi chiusi, per non sapere.

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7 Risposte to “Jàsna Gora Loop – Seconda parte, estate del 1986, con apparente certezza”

  1. anonimo Says:

    Prima ti commento e poi ti leggo.
    Cosi’ almeno se non so cosa commentare ho un valido motivo!!
    Buonanotte cara Flo
    charm

  2. Effe Says:

    un’altra parte del cerchio

  3. cybbolo Says:

    i ricordi spesso sono famelici e azzannano.

  4. aitan Says:

    un’altra parte della spirale

  5. riccionascosto Says:

    Cerchio o spirale?
    Effe propende per il primo, Aitan per la seconda, e anch’io.
    Perché si stringe, andando avanti. Come le palpebre, chiuse a non vedere.

  6. maurogasparini Says:

    una spirale, di filo spinato.

    inchino

  7. Flounder Says:

    non vi inchinate troppo, che ciavéte un ‘età e poi vi viene il colpo della strega.
    non fi fissate sulla spirale, che poi vi ipnotizza.
    e allontanatevi dal filo spinato, che vi pungete 🙂

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