A(d)dio piacendo

C’è chi ha paura del mare, chi del buio, chi dei serpenti.

Io ho paura degli addii, delle fini, delle separazioni. E’ una cosa terribile, incontrollabile.

E’ un pensiero che mi avvelena, che mi priva del piacere del presente, che adombra l’intensità e la bellezza di qualsiasi godimento.

Mi sfrocoléano pure sugli altri blog, per quanto questa cosa mi fa perdere il senno e la salute.

Mannaggia a chi ha inventato quel fatto là del carpe diem.

Io no, io appartengo all’altra scuola di pensiero, quella del credula postero.

La felicità non è fatta di uova attualizzate, ma di galline postdatate. 

(Tra l’altro quelle vecchie fanno buon brodo, perdonatemi la digressione. Così mi hanno detto)

Non c’è cura, no. E’ inutile che tentiate di persuadermi, di convincermi razionalmente, di dirmi che il trapasso, la conclusione sono insiti in tutte le cose, che ciò che è vivo deve necessariamente morire e tutte queste belle cose qua. Non me ne importa, non lo voglio sapere.

Strozzata da un costante e perenne sentimento di perdita, anche quando tutto lascerebbe presagire il contrario, ho deciso di curarmi con una terapia d’urto: mi sono aperta una fabbrichetta di addii.

Ho pensato che la questione dell’addio è tragica quando la si subisce, meno quando la si produce.

Non è che ne sia proprio convinta, intendiamoci. Ma in qualche modo dovrò pur attenuare quest’ossessione.

Una fabbrichetta di addii, dicevamo.

Fatti a mano, dal momento della progettazione fino alla realizzazione.

Tutto rigorosamente artigianale, mica uso il Cad o il ciclostile.

No, no, no.

Per ogni volta, ad ogni circostanza, fabbrico un addio unico, appropriato.

Questo è un addio definitivo, recita la confezione.

L’azienda lavora a ritmo frenetico, faccio i turni di notte. Sono circondata da scatole che contengono addii, tutti a loro modo definitivi.

Dopo averli impacchettati li spacchetto, li modifico, li abbellisco. Li rimetto nelle scatole, li infiocchetto, ne produco altri.

Ho pensato che se continuo a fabbricare addii, infinitamente, ognuno più definitivo del precedente, ognuno inesorabilmente definitivo e tuttavia meno definitivo di quello che seguirà, posso rasserenarmi.

Fintanto che fabbrico addii e studio come rendere il successivo perfettamente definitivo, senza riuscirci, concentrandomi per produrre il nuovo, con una logica produttiva da management giapponese, il momento della fine non arriverà mai.

Oggi ne ho impacchettati tremilaottocentroventitré. L’ultimo mi sembra veramente molto definitivo, ma è nulla, è nulla in confronto alla bellezza e alla perfezione di quello che verrà fuori domani, dopodomani, fra una settimana, un mese, un anno.

Parafrasando Marquez mi chiedo: ma fino a quando potrò continuare con questi addii del cazzo?

Ho la risposta pronta: anche tutta la vita. Sì. E poi rido.

Basta. Per stasera fermo il ciclo produttivo.

Questo è un addio.

Definitivo.

Definitivissimo.

(Shelf life and expiration date on the wrappers. Best before: may 29, midnight)

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58 Risposte to “A(d)dio piacendo”

  1. Modesta Says:

    “Ho pensato che la questione dell’addio è tragica quando la si subisce, meno quando la si produce.”

    …magari fosse.

  2. cybbolo Says:

    io invece vado a parafrasare, molto più innocentemente che nel film, Silvia Dionisio con Ugo Tognazzi, conte Mascetti di “Amici Miei”, dopo l’addio studiato e argomentato per tutto un pomeriggio: ci si rivede domani eh?…;-)))

  3. didolasplendida Says:

    ad ognuno le sue specializzazioni, che poi finisce proprio così uno impara una cosa,gli riesce bene e la ripete, la seconda volta viene ancora meglio, e si prova gusto e si insiste

  4. Flounder Says:

    sì, sì, sì, cybbolo.
    proprio quel fatto là 😀

  5. Modesta Says:

    quando l’addio te lo studi e ristudi per mesi e poi non riesci mai a portarlo a compimento è talmente doloroso che quando finalmente riesci ad affontare il toro per le corna non provi quel senso di liberazione che credevi, non è immediato, non sempre

  6. Flounder Says:

    lo so, modesta, lo so.

    (ma qui parlo di un’altra famiglia di addii. qui oggi ho il sorriso sulle labbra)

  7. Modesta Says:

    eh scusate ma gli addii mi toccano in particolar modo ultimamente

  8. Flounder Says:

    senti, facciamo così: tra stasera e domani ti posto una poesia monodosica sugli addii. di là, sul blog (fintamente) poetico.
    almeno sorridi 🙂

  9. cf05103025 Says:

    Io conoscevo una che aveva tremilaottocentroventitré addii, come te;
    ne faceva di ogni addio un pacchettino ben confenzionato, magari con un laccettino dorato.
    Poi le ingombravano tavoli e scansie,
    per cui decise di recarsi dalle zie, che tenevan gran comò,
    con capacissimi cassetti,
    e tutti ben dentro li stipò.
    Poi per improvvisa umidità
    l’antico mobile scoppiò,
    per via che gli addii
    si erano gonfiati,
    ed esplosero tutti dispiegati
    e sommersero le zie poverette
    che recitaron le ultime pandette.

    Per cui,
    i cassetti vanno tenuti ordinati e con pochi addii.
    Ecco.

    Mario

  10. maurogasparini Says:

    una volta ho trovato un addio abbandonato fuori da un portone. pioveva a dirotto. mi ha fatto pena.
    così l’ho raccolto e proteggendolo col mio impermeabile da giardinetti l’ho portato a casa.
    appena la mia fidanzata l’ha visto si è commossa…
    «grazie, che tenero che sei, credevo di averlo perso per sempre… no, non ridarmelo, era per te. me ne vado…»

  11. Flounder Says:

    eccola.
    più la leggo e più rido 😀

  12. riccionascosto Says:

    No, vabbè, mezzanotte è passata, l’addio è scaduto.
    Devo restituirlo, non è più utilizzabile, mi dispiace.
    (E poi, troppi addii, quest’oggi che in fondo era pure ieri. Che si fa così? In questo modo si rischia l’indigestione da addii. E quelli sono cose serie, vanno presi in piccole dosi, altrimenti potrebbero esserci degli effetti indesiderati e poco desiderabili. Antiestetici addirittura)

  13. Flounder Says:

    basta, non vi voglio vedere mai più.
    mai più più.
    mai piuissimo, fino a domattina.

  14. cybbolo Says:

    ecco: buongiorno e ben ritrovata ahahah

  15. sabrinamanca Says:

    Ho letto che per i bambini (sino ai tre anni) ogni volta che qualcuno sparisce dal loro campo visivo è come se andasse via per sempre. Mi hanno fatto una gran tenerezza. Ora insieme a loro ci sei anche tu. Flounder e i bambini under 3!

  16. maurogasparini Says:

    è diabolica ‘sta roba.
    adesso tocca venire qui ogni tot ore a sincerarmi che ci sei ancora…
    c’ho l’ansia

  17. anonimo Says:

    Arrivederci,
    dammi la mano e sorridi
    senza piangere
    arrivederci
    per una volta ancora
    è bello fingere
    abbiamo sfidato l’amore
    quasi per gioco
    ed ora fingiam di lasciarci
    soltanto per poco
    arrivederci
    esco dalla tua vita
    salutiamoci
    arrivederci
    questo sarà l’addio
    ma non pensiamoci
    con una stretta di mano
    da buoni amici sinceri
    ci sorridiamo per dirci
    arrivederci

  18. blulu Says:

    perchè la valanga di cose s’inibisce appena apro la tua finestra splinderiana? se poi ci trovo dei saluti,
    è ancora più difficile.
    :*

  19. Flounder Says:

    ahahaha, ma insomma.
    non è il blog che sto chiudendo.

    eppoi lo sapete: qui stiamo a Napoli e per di più in questo momento mi sto occupando dell’organizzazione di un convegno sulla contraffazione e la protezione dei marchi.
    voi dite: che ci azzecca?

    e ci azzecca che la mia è una fabbrichetta di addii, sì. tutto fatturato e in piena regola.
    ma dietro, nel retrobottega, sotto, nel sottoscala, procede indisturbata una produzione clandestina di coccole, di cui la fabbrica di addii è solo copertura e depistaggio per quelli della finanza affettiva.

    mi raccomando, mo’ non lo dite a nessuno, che è un segreto.

    e poi voglio dire a sabrinamanca:
    io mi ricordo, mi ricordo intorno ai due anni, quando mia figlia continuava a gettare a terra gli oggetti dal sediolone e a pretendere che fossero ripresi. lo so, serviva proprio a questo, alla creazione della relazione oggettuale.

    e invece no, io non appartengo a quelli che in assenza dell’oggetto se lo dimenticano.
    in genere ne fanno parte quelli che alla prima assenza di chi amano si distraggono, quelli che sfaldano legami come se niente fosse, quelli che non hanno difficoltà a sostituire e sovrapporre cancellando in due secondi esatti il prima.
    io tengo il cromosoma del pastore tedesco, c’aggia fa’.

  20. Flounder Says:

    e poi ci tengo a dire che esigo di essere presa tremendamente sul serio.
    che fabbricare ogni volta un addio e convincersi che sia definitivo e crederci fermamente, con tutto l’impiego di risorse necessarie, non è mica facile, non è mica uno scherzo.
    per poi accorgersi che non era così, passare attraverso un minimo di tracollo del’autostima e impegnarsi per produrre un addio più definitivo e concreto.
    è un lavoro a tempo pieno, mi si creda.
    è che sono una maniaca della revisione, nessun addio raggiunge il grado di perfezione attesa e dunque devo rivedere dettagli, cosine minuscole.

    poi ci sono gli addii veri, quelli che nascono perfetti fin dal primo istante, senza ripensamenti.
    ma sono opere d’arte, riservate a un pubblico selezionato, a veri estimatori del vaffanculo d’autore.
    alcuni esemplari sono addirittura sul Bolaffi.

  21. zaritmac Says:

    Ah, Flounder, Flounder!… Mannaggia a te!… Che lo vidi quel lampo dentro gli occhi quando spiegandoti dove metteva radici l’anossia da perdita che mi spingeva a fagocitare l’attimo con la stessa intensità in delizia e dolore per la perdita acquattata dietro l’angolo del battito d’occhio… Che lo so, Flou’ che tu lo sai che è una cazzo di cosa che non va questa che l’esistere non è per sempre mai, mentre la fine sì. E sottoscrivo, Flou’: so’ chiacchiere il dolore del boia e bla bla bla. Vaglielo a raccontare quanto fa male far male alla testa che cade. Le orecchie che l’ascoltano, un addio, non hanno rivali nelle labbra che lo pronunciano. Belli cazzi affermare il contrario. So’ chiacchiere, poesia, letteratura. Sai.

  22. Flounder Says:

    voglio venire qui per sdrammatizzare, giacché questo post non parla affatto di addii, ma del loro esatto contrario.
    parla di addii scaramantici, di liturgie propiziatorie contro la sindrome da abbandono.
    di addii veri ne parla la signora monodose, che come ben sappiamo, è più critica in generale, frequentando con un certo successo i corsi di recupero della Coscienza.

    e allora mi sono fatta un giro in rete, dove trovo una pagina che si intitola: “Restistere all’anossia”.
    Cito testualmente: Il segreto per sopravvivere all’anossia – spiega Leslie T. Buck, fisiologo del dipartimento di zoologia dell’Università di Toronto – è quello di disattivare le attività cellulari che consumano più energia, come la sintesi di proteine e soprattutto le pompe ioniche .

    e su questo fatto mi taccio e rifletto, cercando di illuminare il complesso rapporto tra amore, pompa ionica e perdita 😀

  23. nuccina1 Says:

    alla fine del tuo scritto non sapevo se ridere o mettermi seriamente a pensare.Sai perchè? perchè anche io odio gli addii, e cosi non ho mai abbandonato nulla nè nessuno mi ha mai abbandonato.
    Insomma per me esiste la parola ” per sempre” mannaggia.
    Cosi ho armadi strapieni di vestiti, librerie che coppiano, marito sempre quello :-)))

  24. nuccina1 Says:

    ops le librerie scoppiano…of course…

  25. sabrinamanca Says:

    Anche io sono un segugio e non mollo la presa, negli affetti, però proprio per questo non temo gli addii, perché so che tali non saranno.
    Un solo minuscolo ricordo: a Londra qualche anno fa conobbi una ragazza francese che frequentava come me quei corsi di inglese per gli sprovveduti nuovi arrivati.
    Era una un po’ freddina all’apparenza ma legammo grazie al fatto che ci piaceva andar a zonzo negli stessi posti.
    Quando ci salutammo (tre mesi dopo lei tornò in Francia) lei grande e grossa, ebbe prima una crisi di panico poi una di pianto e mi rivelò che odiava gli addii. Le dissi che mica era un addio, di starne sicura.

    Era qui a casa anche due settimane fa.

    Tutto questo ombelicare per concludere che in effetti io questa storia degli addii proprio non la capisco.

    Ma forse meglio così, mi evita ulteriori sofferenze.

    Olivedolci!

  26. cf05103025 Says:

    E le pompe ironiche consumano energia o no?

  27. Flounder Says:

    secondo me di meno

  28. Zu Says:

    Allora, vogliamo approfondire o no?
    C’è da stabilire qual è la pompa che adesca meglio, se tra quelle tascabili (perché siano al maschile poi, non so) sia meglio lo ionico (più essenziale) o il corinzio (pieno di fronzoli), e poi, soprattutto, c’è da chiarire il fatto della perdita: se si verifica non appena avviene l’adescamento, la pompa avrà rigenerato o mortificato? Forse l’unica risposta continua a stare in quell’altra parola da cinque lettere (a bocca piena non sta bene pronunciarla, ma probabilmente non occorre nemmeno farlo).

  29. Modesta Says:

    zaritmac, un essere umano dotato di sensibilità non può non condividere il dolore di chi sta “abbandonando”, soprattutto se conosce quel dolore, lo ha provato sulla propria pelle e sa che lo sta causando all’altro.

  30. cf05103025 Says:

    Io non riesco a dare addii.
    Per me, (illusoriamente) la vita continua, (brutto vizio).
    Ma per stare in tema di pompe ed addii veri, non virtuali, ti, vi, dico che anni fa acquistai una pompa cinese maledetta per asciugare un pozzo sottostante la mia casa.
    La medesima pompa si ruppe numerose volte, e io caparbio, ostinato sempre la aggiustai.
    Infine si scassò del tutto e m’incazzai come mulo; la sostituii con pompa tedesca.
    Ma non eliminai l’infame arnese. Essa è la, come in croce, che tende quel tubo a quel cielo lontano…
    Si arrugginisce in quell’angolo e non la butto.
    Vi giuro che è una metafora vera e vitale e morale.

    MarioB.

  31. zaritmac Says:

    Modesta, ma io non dubito che pure per il boia sia gran fatica alzare l’ascia. E sinceramente credo alla sua com-passione. Semplicemente, avendo sperimentato entrambi i ruoli, dico che, almeno nelle mie esperienze, stavo decisamente più comoda con la testa nel cappuccio piuttosto che sul ceppo.

  32. Flounder Says:

    eccomi.
    stavo completando la produzione serale.
    oggi gli addii mi son venuti malissimo, nemmeno uno soddisfacente.
    sono tutti addiuzzi da niente, fragilini e timidi. molli molli, flaccidi, senza un minimo di resistenza.
    d’altronde non tutti gli addii riescono col buco.

  33. Flounder Says:

    e in quanto alla teoria se soffra più l’addiante o l’addiato, stasera (poi un altro giorno la cambio) la mia posizione è la seguente: soffre più l’addiato, ma molto spesso solo perché è stato battuto sul tempo e non sopporta di non essere arrivato primo.

  34. Effe Says:

    ma un bel corso pratico per corrispondenza, per addiatori e addiati?
    Così ci si mitridatizza, ci si addìa ogni giorno un poco, alla fine si diventa immuni, quasi.

  35. RobertoTossani Says:

    La poesia a cui rimanda il link di un tuo commento è deliziosa.
    (deliziosa? che aggettivi uso oggi?)
    Sulla storia degli addii a oggetti e soggetti e luoghi e tempi e vaffanculo vari non sono esperto, poche volte sono stato addiante o addiato.
    E tranne in un caso, comunque, sono sempre stati addii del silenzio, ricevuto o dato: dell’unico caso fatto di parole postai sul blog e qui non mi sembra il caso di ripetere.
    La prefabbricazione soggettiva e dinamica però mi piace, inizierò ad adottarla: tra qualche mese il mio pc sarà addiato.

  36. riccionascosto Says:

    Stavo pensando che nella tua collezione di addii, a bilanciare quello proposto da HR, non dovrebbe mancare questo.
    Altro genere, beninteso. 😉

  37. Flounder Says:

    a parte che io mitridatizza manco riesco a pronunciarlo bene, mi si attorciglia la lingua.

    ma qui bisogna costruire una gerarchia degli addii, un catalogo, altrimenti ci si perde.

    a) al primo posto io colloco quelli immediati e realmente definitivi, che richiedono talvolta un ampio tempo di elaborazione, ma quando vengono fuori sono perfetti e irreversibili (cosiddetto addio t’aggio voluto bbene a te)

    b) al secondo posto gli addi laceranti, che sono effettivi e irreversibili come i precedenti, ma che purtroppo vengono emessi prima del regolare periodo di gestazione, sicché risultano ancora imperfetti e livorosi, colpevoli e lamentosi e suscettibili di inutili negoziazioni (cosiddetto addio t’aggia fa itta’ ‘o vveleno)

    c) al terzo posto abbiamo l’addio senza avvisaglie, che assomiglia al primo, differenziandosene solo per il totale sbigottimento dell’addiato, al quale tra capo e collo incombe questo destino(cosiddetto addio a morte ‘ e subbeto)

    d) al quarto posto si colloca l’addio non meditato, frutto di sbalzi umorali, inquietudini sparse, indecisioni e/o distrazioni passeggere. destinato a mutare di forma al passaggio delle ore, non è tuttavia privo di controindicazioni e lacerazioni (cosiddetto addio tu me faje asci’ pazzo a me )

    e) per finire gli addii propedeutici, piccole esercitazioni sul campo senza alcuna pretesa effettiva. di tanto in tanto uno si ammutina e commette una follia, stile kamikaze, distruggendo ciò che non meritava di essere distrutto (cosiddetto addio a pazzarìa)

    se avete altri esempi non esitate a segnalarmeli.

  38. Flounder Says:

    In quanto alle location e ad altre modalità abbiamo invece:

    addii spaziali, a loro volta suddivisi in addii urbani (e spesso inurbani), ferroviari, aeroportuali, fluviali, marittimi, campestri, da stadio
    addii temporali, a loro volta ripartiti in addii sotto la pioggia, in pieno sole, sottovento, fuori stagione, alle prime luci dell’alba, al tramonto, all’ora di pranzo, nel mezzo della notte, dopo il lavaggio dei denti, tra il secondo e i contorni, nella fase di plateau post-orgasmica, nella fase orgasmica (quest’ultimo molto raro, ma esistente)
    addii sensoriali riconoscibili come caldi, freddi, tiepidi, umidi, asciutti, secchi, ispidi, taglienti, morbidi, schiumosi, profumati, ruvidi, bruciati, rappresi, mantecati, allappanti, amari, assordanti, silenti, miopi, presbiti e astigmatici
    addii per interposto oggetto, a mezzo sms, e-mail, segreteria telefonica, trasmissione del pensiero, macumbe, segnali di fumo, lancio di portacenere in marmo a scopo puramente dimostrativo
    addii concreti, esemplificati nelle due categorie estreme di suicidio/omicidio ma con un ampio panorama intermedio fatto di traslochi, trasferimenti, variazione di recapiti, cambio connotati, mutamento di sesso
    addii simulati e/o letterari, cui si ascrive – in piena modernità – il concetto di chiusura del blog o altro strumento di comunicazione analogo (si accompagnano a sudorazioni improvvise, svenimenti, logorree incoercibili e qualsiasi altro mezzo atto a suscitare rapido e immediato riscontro)
    addii epistolari, secondo precise formule matematiche che rendono l’impiego di caratteri utilizzati inversamente proporzionale alla volontà di addio

  39. Gurbj Says:

    auhauhahuahuhuaauhauhauhauh:)))) Flou, il #37 e il #38 me li stampo e me li incornicio:))) geniale:)))

  40. zaritmac Says:

    Ripulendo il mio Pc ho ritrovato un addio datato. Lo lascio qui, in busta viola, in conto vendita, vedi se me lo, puoi piazzare al mercato del baratto e dell’usato:

    “Lasciò ad uno l’impronta delle dita arcuate in una carezza, all’altro un sorriso artigianale appena intinto di preghiere di perdono come un indice blasfemo annegato nell’acquasantiera.>
    Scrisse a molti parole tracciate con la sola traiettoria di uno sguardo tenero e finale. Accennando appena una svagata richiesta d’aiuto, un disilluso monito di comprensione.
    Poi abbassò le mani e s’incamminò.
    Lungo la linea curva del tempo tratteggiata in rosso per un addio senza confini.” (rita, 27/10/03)

  41. riccionascosto Says:

    No, scusa, Flo’, ma gli addii temporali orgasmici, non saranno degli oddio mal formulati?

  42. Flounder Says:

    riccio, sei geniale.

    zaritrmac, questo addio mi piace assai. e poi è molto classico, evergreen. non mi pare affatto démodé. fossi in te, me lo terrei.

    oggi ho passato il pomeriggio a vedere se esistevano contributi a fondo perduto per la mia aziendina di addii.
    in ogni caso mi presenterò come testimonial al seminario anti-contraffazione, con un intervento dal titolo: Strumenti di tutela e valorizzazione per l’addio originale made in Campania: come difendersi dalla concorrenza degli addii prodotti in Cina ed evitare perdite di quote di mercato

  43. Flounder Says:

    e poi c’è una cosa che ho letto in un altro blog, in risposta a questo post.
    non cito il blog, che magari il proprietario vuole tutelare la privacy.
    ma tra le altre cose dice così: Ho letto il tuo post sugli addii. A me ne è arrivato uno da poco. Ho la scatola tra le mani, chiusa, con una bella carta da pacchi e un grande fiocco.
    Io so cosa c’è dentro. So già che sotto quel fiocco c’è un addio. E continuo a girare il pacchetto fra le mani senza aprirlo.
    Perchè un addio non è un addio finchè non lo tocchi.

    ecco, questa frase finale mi è piaciuta moltissimo. un addio non è un addio fino a che non lo tocchi, fino a che non lo spacchetti e non vedi cosa contiene veramente.
    un addio è un contenitore di tante cose, ma più spesso della loro assenza. è la forma, il profilo che avrebbe contenuto tutte le cose che invece non sono accadute. un addio in fondo è la restituzione di un vuoto che si è ingrandito a dismisura.
    un poco resta a me e un poco a te, che pure ne eri legittimo proprietario.
    e si ha paura di aprire la scatola, per timore che il vuoto risucchi tutto quello che resta intorno.

  44. Zu Says:

    Certi tuoi commenti fan venire le vertigini.

  45. zaritmac Says:

    “Perchè un addio non è un addio finchè non lo tocchi.”… lo potrei leggere annuendo mille volte fino a slogarmi il capo, la nuca e tutto il repertorio di pensieri.

  46. anonimo Says:

    io ancora devo trovare un essere umano a cui non fa paura sentirsi dire addio.
    (secondo me, poi, non esiste proprio)

    lisa

  47. didolasplendida Says:

    ho trovato questa, m sembra adatta

  48. Flounder Says:

    bellissima, giuni russo.
    amplissime, le vertigini.

  49. anonimo Says:

    grazie della citazione, tranquilla, non c’è privacy per nessuno.

    comunque

    ieri sera l’ho aperto quel pacco
    l’ho aperto ed era vuoto
    e l’ho toccato, quel vuoto,
    il mio addio,
    ed è come il ghiaccio,
    così freddo da bruciarti.

  50. Flounder Says:

    (ma c’era un film in cui Abatantuono gridava: ghiacc bbulleeeente?)

  51. HangingRock Says:

    e niente, sul fatto degli addii che non sono addii finché non li tocchi mi viene in mente questa cosa qua 🙂

  52. Zu Says:

    e a seguire, anzi, a soffrire
    (ma è da linkare tutto il film, l’ho sempre detto)

    P.S.: ciao, sfegatata Fan Hang!
    (che nome cinese, nè?)

  53. Flounder Says:

    pensavo fosse un calesse.
    invece era amore 🙂

  54. anonimo Says:

    “perché siete tutti così sinceri con me? che vi ho fatto di male?”

    bellissima.

    lisa

  55. Flounder Says:

    a me che sono da sempre contro il precariato affettivo, questo film mi esaspera.
    ma assai.

  56. giorgioflavio Says:

    Uh, ma questa è la Wikipedia dei saluti definitivi! Bello bello, il post, madame. E suggestivi molti commenti dei viandanti. Nel leggerli, mi sono andato persuadendo che se in tanti (quorum ego, nella mia modesta e polverosa bottega) avvertono la voglia di ragionare e strologare di addii, be’, qualcosa nell’aria dovrà pur esserci. Che poi siano le polveri sottili o lo zeitgeist, non saprei proprio dirlo. So solo che addio è una parola troppo definitiva per chi, come noi, ha un destino necessariamente provvisorio…

  57. Flounder Says:

    è che a volte l’addio sembra l’unico antidoto alla precarietà: ha la possenza di un punto fermo, una solidità alla quale aggrapparsi.
    è protettivo contro l’ansia del cambiamento e della messa in gioco, ha una durezza granitica da poter essere scagliata, la forma di un sipario alla fine del terzo e ultimo atto, bis incluso.
    la Grande Rinuncia ha qualcosa di intrinsecamente eroico, e anche se non ce l’ha, se lo racconta.
    (ma tutto questo prima delle grandi scoperte della fisica, che dimostrano l’esistenza di addii boomerang , con traiettoria di ritorno e contraccolpi fatali)

  58. hobbs Says:

    agli addii, ho sempre preferito il silenzio. Ho lasciato morire le cose in un tempo cieco muto e sordo. Perché così non finisce mai veramente, rimane il dubbio, una domanda, la curiosità di sapere. C’è nella sospensione una nascosta speranza del “poi” o del “dopo” se preferisci. Non abbandono, fingo di dimenticare, e in fondo, spero che agli altri succeda la stessa cosa. Non ho mai detto addio a nessuno, perché so bene che non ne sopporterei il suono, e sopra ogni altra cosa l’eco, l’onda lunga. Io non dico addio, ma me ne vado lo stesso.

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