Kitchen – Per un manifesto dell'amore culinario

Non è nel rallentare e sfumare della passione in altre nuances, che si individua la fine del sentimento, né nell’ampiezza dei silenzi che si insinuano tra le persone.

(Paul Valéry scriveva che il ritmo è una successione di atti e che i silenzi stessi sono atti necessari al tempo e alla creazione del ritmo)

La fine del sentimento è visibile nella rinuncia ai gesti, non nella loro trasformazione.

Si dà nella mancanza di voglia di nutrire l’altro, concretamente e simbolicamente.

Ma se anche i tuoi sentimenti fossero sconfinati, la solitudine è manifesta quando non hai nessuno per cui cucinare e al quale svelare i tuoi umori, una portata dietro l’altra, un giorno dopo l’altro.

L’assenza di fornelli è la tomba dell’amore.

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33 Risposte to “Kitchen – Per un manifesto dell'amore culinario”

  1. cybbolo Says:

    queste concettualità borghesi in Bangladesh e in Burkina Faso non sono tenute particolarmente in considerazione…
    In alcune tribù del Borneo, invece, è il cannibalismo la tomba dell’amore…;-D

  2. blulu Says:

    …umm…a esser sincera da single avevo più tempo per cucinare cosette sfiziose…….però è carino cio’ che scrivi..mi vengono in mente un paio di libri..e film…chessò Come l’acqua per il cioccolato…ad esempio

  3. giorgioflavio Says:

    Sarà pure vero, ma un’amica mia è convinta che la tomba dell’amore non sia l’assenza dei fornelli, ma la presenza del forno. E’ lì che, dopo averlo fatto a pezzi, ha arrostito il marito…

    P.S. Donna Flou, ma che, vuje conoscete a mammà?

  4. pispa Says:

    anche l’abbondanza di fornelli secondo me distrugge un rapporto.
    più brava a letto, meno in cucina, mi pare molto più sopportabile per i maschi

    brava a letto.
    che poi anche questa è tutta una metafora incomprensibile e indefinibile, per me.. per loro no però.

  5. Flounder Says:

    ogni eccesso di qualcosa è la tomba di qualche altra cosa
    (come so’ taoista, stamattina)

  6. glider Says:

    e che dire quando, tra una portata e l’altra, la pietanza si fredda?
    cosa accade al commensale lasciato solo nell’attesa che qualcuno torni dal rifugio tra i fornelli?
    che dire della masticazione che si fa più lenta per divorare il tempo ad una conversazione indigesta?
    c’è nel convivio un’arte scenica, una rappresentazione, un teatro e una commedia.
    talvolta il tavolo è più di un talamo.
    dovrebbero tutti saper ben scrivere i camerieri.
    quando c’è amore nel cibo si sente, non importa che sia vero, ma è vero che si sente.

  7. e.l.e.n.a. Says:

    si asciugò le mani nel cencio, per cinque volte.
    come aveva sempre fatto, per cinquant’anni.
    poi lo stese sul bordo dell’acquaio.
    spense la luce e uscì dalla cucina.
    richiuse la porta.
    per chi avrebbe cucinato da domani?
    i figli se ne erano andati da tempo, in città del nord e la norma che piaceva a santo e i cannoli a mariarita non li preparava più da anni.
    niente più sughi, stufati, impanature.
    niente da tagliare sull’asse con mano esperta
    niente da mondare con mano veloce
    niente da rimescolare con mano paziente.

    era bastato un pizzico da tre anni a questa parte.
    via via che la paresi era avanzata, era solo nel brodo caldo che aveva dovuto stemperarlo.
    quel veleno per topi doveva avere un buon sapore se bastiano non s’era mai accorto di niente.
    forse s’era ingannato vedendola sempre dietro ai fornelli.
    forse s’era illuso.
    forse chissà…
    di sicuro, pensò, amorevolmente, prima di addormentarsi,
    era morto.

  8. Flounder Says:

    ecco, l’ho ritrovato. streghe che non siete altro 😀

    allora, per dire, per spiegare la genesi di certe cose che uno scrive.
    io ieri sera sono andata a salutare i miei, che partivano per una vacanzina.
    vacanzina che non hanno scelto, ma che è stata loro regalata, loro hanno scelto solo la destinazione.
    – e allora, siete contenti di partire? (curiosa)
    – mmhh, sì (esitante)
    – ma dai, andate a vedere un posto nuovo, vi rilassate, vi divertite (entusiasta)
    – mmhh, l’unica cosa buona è che per quattro o cinque giorni non dobbiamo pensare a cosa cucinare (all’unisono)

  9. anonimo Says:

    Non c’entra niente, ma ti segnalo che ancora ti arrivano dei ringraziamenti musicali da me medesimo 🙂
    Matteo

  10. arduous Says:

    signurì, marò comme screvite difficile…

    ‘a nonna mia quando frie le mulignane pe’ fa’ la parmiggiana canta sempe…

    l’ammore è facileeeeeee
    tutt ‘o difficiiiiileeeeeeeeeee
    si adda succedereeeeee
    succedarrààààààààààààààààààà…

  11. arduous Says:

    e comunque, se ci tenete tanto a cucinare pe’ qualcuno, me le facete due zeppolelle con i ciurilli?
    però mi dovete fare la pastetta che quando la friete mi devono venire croccanti le zeppulelle, vabbè?

    poi se vi occorre qualche altro ordine io mi faccio venire il vul’iò di qualcos’altro… arduccio servo vostro.

  12. arduous Says:

    vulìo (pronuncia vulìo – in danese stretto = desiderio, languorino, voglia etc etc)

  13. Flounder Says:

    matteo, anche io ancora ti ringrazio per bentivoglio.

    ardù, mi sembrate una femmina incinta.
    queste cose fritte qua, che fanno male al colesterolo, fatevele cucinare dalla mamma di giorgioflavio, che secondo me è bravissima.

  14. Flounder Says:

    (non per niente: è risaputo che le mamme yiddish cucinano benissimo)

  15. Petarda Says:

    questo tuo post mi piace: mi rivela infatti che, piacendomi cucinare per me stessa, mi amo. ma proprio tantissimo. e per aggiungere a tutto quest’eros un po’ di thanatos (giusto per smorzare l’appetito), scendo a comprare le sigarette.

  16. zaritmac Says:

    E’ un bocconcino delizioso, questo post. Che fortuna che tu abbia voglia di nutrirci ancora…

  17. giorgioflavio Says:

    Donna Flou, mammà è onoratissima per la Vostra considerazione, ma mi prega di dirvi che a casa nostra l’unico e autentico genio dei fornelli
    è il suo figliolo (io riferisco, ma voi non datele retta: so’ esagerazioni, sapete come sono certe mamme…)

  18. barbara68 Says:

    su quello che hai detto ci metto la pentola sul fuoco anche io Flo. a proposito stasera ho una cena, non molto tempo per creare ma spero almeno per preparare pesto di pistacchi e sorbetto di pomodoro o anguria.

    e.l.e.n.a, questa storia noir mi delizia squisitamente 🙂

  19. Effe Says:

    allora: se cucina tacchino farcito con piccione frollo e prugne, vuol dire che è di buon umore.
    Se cucina ‘na carbonara svelta svelta vuol dire che è arrabbiata.
    Non è poi così dannoso, il cattivo umore.

    Essenta, dopo Ditelo con i fiori, non si potrebbe fare una Grammatica dell’Amore in Cucina?
    Chessò, come dire T’amo (sarde a beccafico?), Non t’amo (cavoletti di Bruxelles bolliti?), T’amerò (lasagne al forno ma senza ragù?)
    E jà, facitece ‘o prontuario

  20. Flounder Says:

    per un’incredibile coincidenza (ma non ci credo alle coincidenze, forse è che giugno è il mese della fame), esattamente due anni fa avevo scritto questo post qua.
    e mi ricordo pure che lo avevo scritto in un pomeriggio che ero a un convegno in Irpinia, mentre seguivo una degustazione di oli di oliva, quindi con una certa coerenza complessiva.

    poi invece ieri sera, in tarda serata, rientrando in casa affamatissima, riflettevo sul fatto che a volte le due facce della medaglia, il voler nutrire e il bisogno di essere nutriti, si staccano.
    è un destino tragico, ed è più frequente di quanto si possa immaginare.
    una delle due prende il sopravvento sull’altra e genera delle dinamiche mostruose.
    colei che nutre senza il bisogno di essere nutrita è la Madre, porta in sé l’autorevolezza del digiuno e del sacrificio.
    se va bene con un figlio, in una relazione tra adulti in genere attrae uomini (ma anche donne) immaturi, irresponsabili, egoisti, pronti a cambiare desco non appena affiori il suo bisogno di reciprocità.
    la follia della Madre – in un rapporto tra adulti – consiste nel credere che un giorno sarà ripagata, quando l’altro crescerà. è dunque disposta a sacrificargli tutto, fuorché la sua follia.

    allora ho cenato.

  21. DcD Says:

    Devo quotare Petarda: anche per chi è un cane in cucina come me, il nutrirsi da soli, la masturbazione cerebral-culinaria, dà un suo appagamento (non diceva qualcosa del genere anche Woody Allen?). Prova: si consiglia come colonna sonora “Alan’s Psychedelic Breakfast” dei Pink Floyd.
    DeCaDe

  22. Flounder Says:

    io pure sono tutta d’accordo con voi.
    ed ̬ inutile che specifichi Рa margine della riflessione Рche la cucina su piastra elettrica ̬ come il sesso senza amore.
    per non parlare di quelle piastre in vetroceramica, esteticamente bellissime, perfette come labbra siliconate. asettiche e un po’ frigide.

  23. riccionascosto Says:

    (no, e l’anno scorso che c’era, a giugno, l’uovo dei cento giorni? Sarei tentata di guardare nell’archivio, ma sono quasi certa che sia più vecchio, quello)

  24. Flounder Says:

    mi hai fatto venire la curiosità. a giugno dell’anno scorso c’era un tragico cous cous.

    (l’uovo dei cento gorni – ma in realtà erano solo quarantotto ore – è prima, sprofondato in un gelido inverno. e fortunatamente non nella mia cucina)

  25. Flounder Says:

    non dovrei mai scrivere post così. poi inizio a riflettere sul complesso rapporto tra madre, cibo e vita adulta e mi ci perdo.
    sprofondo.
    aiuto.

  26. Flounder Says:

    quando invece prende il sopravvento l’altra faccia della medaglia, nasce la Madre Divorante, quella che si serve dei figli per riempire dei buchi emotivi.
    quella che nel rapporto adulto sembra sostenerti, ma in realtà ti fa terra bruciata intorno, si augura inconsapevolmente che tutto ti vada male, dal lavoro alle amicizie, quella che coltiva la tua depressione con il sogno di essere l’unica, la sola, a potersi occupare di te, salvo abbandonarti in pieno deserto, quando scopre di non avere più nulla da risucchiarti.

    mammamia, che brutta umanità.

  27. Gnamina Says:

    Flou, invece la cucina sulla/nella pietra ollare?

  28. Flounder Says:

    ahh, sen-sua-lis-si-ma.
    e infatti è lì, sul ripiano più alto della cucina, inutilizzata da almeno otto anni.
    necessita di tempi e modi precisi, di condizioni giuste.
    come la candela delle grandi occasioni. anche di più.
    (non a caso la candela delle grandi occasioni la posseggo da una quindicina d’anni e non è nemmeno a metà)

  29. Gnamina Says:

    ma quella non è la pietra…collare?

    :DDDDDD

  30. Flounder Says:

    serve per suicidarsi, dici? 😀

  31. Gnamina Says:

    ah,ah, non ci avevo pensato al suicidio…
    bèh, dipende da chi hai davanti, allora.
    La pietra collare, nel corso della grande occasione, va utilizzata per il suicidio quando realizzi che hai preso una cantonata colossale oppure come strumento d’accalappiamento nel caso le tue aspettative vengano confermate.
    🙂

  32. Flounder Says:

    in caso di colossale cantonata, forse è meglio usarla come corpo contundente.
    dopo averla opportunamente riscaldata, ovviamente.

  33. Modesta Says:

    “la solitudine è manifesta quando non hai nessuno per cui cucinare e al quale svelare i tuoi umori, una portata dietro l’altra, un giorno dopo l’altro.

    L’assenza di fornelli è la tomba dell’amore.”

    quanto sono vere queste parole, ultimamente non cucino più e mi manca.
    una volta un’amica, alla fine di un lungo rapporto che le ha dato anche una figlia, mi disse che aveva capito di volersi bene nel momento in cui aveva cominciato a cucinare per sè, e solo per sè. Si chiedeva “se mettevo tanto amore nel cucinare per la famiglia riunita, perchè non farlo per me?”

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