Avanti popolo. Ma no, la prego, passi prima lei. (Post che sembra serio e un poco – forse – lo è)

Allora qua devo partire da molto lontano.

Devo partire da uno di quei testi che  mi hanno fatto da guida, da binario. Che mi hanno offerto una chiave interpretativa del mondo che poi si è spinta molto oltre. Non è un romanzo d’amore e neppure un testo religioso. E’ L’estetica della politica negli anni ’30, di George Mosse, scoperto a diciannove anni con molto più entusiasmo di quando scopri il sesso (che ognuno ha le sue perversioni, si sa).

Modalità di creazione del consenso politico e dell’aggregazione al potere durante il nazifascismo,  mediante l’istituzione di liturgie precise, fatte di feste, commemorazioni, adunate, parate, eventi sportivi, simboli. Il grande coinvolgimento dell’architettura nel costruire spazi ampi atti a contenere le masse, a dar loro unità, ordine e senso di appartenenza: strade, piazze, stadi monumentali.

E poi l’importanza del numero, del grande numero. Il numero è quel fattore che oltre a definire la normalità di qualcosa, ribadisce anche l’assoluta necessità di ciò che sta a testimoniare. Non a caso il Berlusconi nel parlare di portare in piazza le folle, non fa appello a contenuti o valori, ma al numero.

Come dice il mio amico Corrado – e questa è una delle possibili letture dell’espressione – la reiterazione è il segno del divino. E dunque il ripetersi di queste grandi celebrazioni di massa non fa che confermare una sorta di divinità del potere, travestito con attributi laici, ma profondamente religioso, in quanto alle modalità di attuazione.

E tuttavia pure un poco spaventato, giacché la democrazia tende alla frammentazione e impone simboli collante.

Dunque il numero è espressione del consenso, su questo ci siamo.

Adesso la seconda questione è che la grande città ha grandi numeri e grandi spazi, la provincia no.

Per certi versi è dunque più facile aggregare i soggetti di un piccolo territorio, ma, per certi altri versi, il rischio è quello di formare piccoli nuclei che, lontani dal potere centrale e dai grandi numeri, si autonomizzino, si autarchizzino.

Ed è così che in una piccola città di provincia, che di fatto è anche un non-luogo, parzialmente negato alle mappe del potere, accade che una moltitudine spontanea si aggreghi e si pieghi in due dalle risate, sbeffeggiando i simboli e sostituendone altri dotati di un’incidenza lieve e al tempo stesso profonda.

Insomma, per non tirarla troppo per le lunghe, io ieri sera sono stata ad ascoltare Francesco Forlani nella presentazione del Manifesto del Comunista Dandy, di cui avevo già postato un estratto giorni addietro.

Se capita dalle vostre parti o se avete un amico libraio che organizza eventi, non esitate ad andarci o a proporglielo. Non è la presentazione di un libro, no, è molto di più.

E’ uno spettacolo geniale, caleidoscopico. Uno spettacolo che a mio avviso potrebbe  essere ripensato come tale e arricchito di altri frammenti, un musicista balcanico, il coro delle voci bulgare, un nano da giardino, un domatore con i baffi, una coppia di colombi ammaestrati, un generale del KGB in reggicalze.

Diverse le reazioni del pubblico.

Il signore alla mia destra mi ha sussurrato: ma questo ci sta prendendo in giro?

La signora alla mia sinistra, compita e con un figlio appena adolescente, ha commentato: mio figlio ride, capite? Ha tredici anni e ride.

La poetessa russa (la poetessa russa ha qualcosa di bello in sé, è una figura mitologica. Scusa, tu che fai nella vita? Io faccio la poetessa russa. Come poter aggiungere altro?)  invitata a leggere qualcosa, è stata presa dal panico. Le ho detto: inventa, recita la poesia della prima elementare.

Mi ha risposto: non posso, non sono mediterranea e improvvisatrice come voi.

A metà dello spettacolo (posso dire che è uno spettacolo, effeeffe, posso dirlo, ti prego?) Luca il Vichingo (ve lo ricordate Luca il Vichingo quando arrivava fuori all’università con la moto, le borchie e i lunghi capelli biondi legati a coda? No? Nemmeno io, per la verità, ma tant’è, il mito si costruisce anche grazie a chi non c’era ma in qualche modo sa e testimonia, sa per sentito dire e crede, crede. Come si è creduto al socialismo, al welfare state e alla liberazione sessuale: chi li ha mai visti veramente?) serve il cockail Oblomov.

Si pronuncia A’blo’mof, così redarguisce la Petrova dagli zigomi belli.

Si prepara un succo di menta amaro, con un miliardo di foglie pestate e filtrate, acqua liscia e un limone ogni due litri. Poi si mescola a vodka e peperoncino e altre foglie di menta. Il peperoncino, messo a contatto con l’alcool scatena qualcosa che non potete immaginare, soprattutto se fuori ci sono trentacinque gradi.

Se avete delle voglie, ve le potenzia, se non le avete, ve le fa passare per sempre. Pericolosissimo.

Sulla seconda parte interviene senza preavviso un Gianni d’Argenzio, storico sassofonista apparentato con gli Avion Travel, che segue il monologo forlanesco con una sordina appropriata, in cui mischia la sirena della polizia a Era de maggio, Quarantaquattro gatti e a un Coltrane vibrante.

Non siamo un grande numero, no. Ma siamo un numero giusto. E poiché siamo Comunisti Dandy non ci saranno parate militari a seguire, né cambi della guardia, ma solo una grande abbuffata con le ricette tratte da qui.

Perché la Rivoluzione non si improvvisa.

E nemmeno la si può fare a stomaco vuoto.

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51 Risposte to “Avanti popolo. Ma no, la prego, passi prima lei. (Post che sembra serio e un poco – forse – lo è)”

  1. 8e49 Says:

    ecco, volevo giusto chiederti come era andata la presentazione
    e mi ritrovo a leggere questo post
    (che tra l’altro è da applausi)
    peccato non essere venuto

  2. Flounder Says:

    (ogni tanto devo pure scrivere un post un poco serio, se no vi pensate che so’ scema e faccio solo tutti quei gnè gnè sentimentali)

  3. Flounder Says:

    sempre seriamente parlando, l’opera tutta di George Mosse trova poi un riscontro importante in “Psicologia di massa del Fascismo”, altra Bibbia, di Reich.
    Reich la gira tutta sulla repressione del pensiero e sulla repressione sessuale operata dal potere.
    in questo caso possiamo senza ombra di dubbio affermare che quest’operazione è svolta attraverso l’introduzione del simbolo collant, opposto al reggicalze, portatore di un erotismo sano e privo di istanze contenitive.
    la sintesi moderna è l’autoreggente, che simboleggia altresì lo sforzo della democrazia contemporanea di attaccarsi a qualcosa finché è possibile.

    la sessuopolitologa, dovevo fare io

  4. Flounder Says:

    nel post non c’entrava tutto, allora il resto lo metto qua, a puntate.

    oltre al cavolfiore alla catalana, la cuoca di buenaventura durruti indusse al consumo di:
    una zuppa di cozze con rosmarino, limone, pomodoro e altre erbe (forse maggiorana)
    una zuppa di fagioli
    uno stufato di gamberetti
    una zuppa di cipolle e seppie
    uno stufato di agnello e gamberi
    una rana pescatrice indorata e fritta
    uno stufato di trippa e salamelle varie (solo i più ardimentosi e ideologicamente resistenti riuscirono ad approcciarlo e integrarlo nel loro sistema digestivo)
    una crema catalana

    il tutto alla cifra popolare di 12 euri, che non si dica poi che i comunisti dandy si danno ai grandi lussi

  5. Gurbj Says:

    Quando lo rifate? Sto sbavando come un bulldog che ha leccato una processionaria…

  6. Flounder Says:

    voi organizzate la Rivoluzione. io parlo con i cuochi.

  7. e.l.e.n.a. Says:

    senti ma, la rivoluzione, passa anche per di qua? se hai delle date, comunicamele per favore, non sia mai che arrivi impreparata!

    dai l’idea che il tutto sia stato molto bello. ma, d’altronde sono le belle persone, che fanno le cose, belle.

  8. sphera Says:

    Non ne posso più di aprire la mia libreria con cucina per averla, questa cosa qui.

  9. Flounder Says:

    elena, ma effeeffe è uomo vostro, ormai.
    credo che abbia fatto già un reading al circolo dei lettori, ma non so quando.

    sphera, si sbrighi. che noi verremo in trasferta e poi scriveremo un libro: La cuoca della little less conversation

  10. e.l.e.n.a. Says:

    e me lo sarei, dunque, perso?!?
    me sventurata!

  11. barbara68 Says:

    hai capito questi comunisti edonisti?
    sono d’accordo con te, se si vuole portare l’immaginazione al potere bisogna immaginare buoni cibi.
    il cocktail, io lo vedo più o’molotov…
    e complimenti per le metafore sessuopolitiche 😉

  12. Flounder Says:

    ennò, ennò.
    egli – il comunista dandy – non è edonista (e non bisogna farsi ingannare dalla apparenze che, come dice la parola stessa, sono apparenze, e come chiosa il Manifesto e io riassumo, guardando il mare ciò che è giusto pensare è che esso rappresenti un’enorme superficie senza la quale non esisterebbe la profondità).
    egli è a favore del dispendio sostenibile, della bellezza come dono, della spontaneità infantile.
    (era una molotov, sì, lo abbiamo pensato tutti)

  13. cybbolo Says:

    a ottobre Torino può essere splendida come Leningrado: a buon intenditor…;-))

  14. giorgioflavio Says:

    Toc toc.

    РChi ̬?
    – Giorgioflavio, donna Flou. Posso?
    – Entra, cialtrone. Chevvuo’?
    – La tessera del partito…
    – Quale partito?
    – Il PCD…
    – E cher’è?
    – Il Partito Comunista Dandy…
    – Ah, chillo. Ma tu si’ comunista?
    Р(esibendo una falce e un martello) Ecch̬, non lo vedete?
    – Vabbuo’, ma si’ pure dandy?
    – Dandyssimo, a’o 110 pe’ 100.
    – E chi me lo dice amme’?
    – Be’, scusate: so’ preraffaellita, decadente, favorevole al dispendio sostenibile, contemplativo – che è come dire fancazzista però in modo elegante -, sostanzialmente me ne fotto comm’ e criature, ma in modo squisito, e tutte ‘e cose d’o mare c’avete ritt’ vuje ‘e saccio…
    – In effetti, i requisiti li tieni… Vabbuo’, va’, scuci 100 euri, ja’…
    – Ciento euri? O maro’! Ma la cena non costava dodici?
    – La cena, giorgiofla’. Ma la tessera fa ciento euri. Scuci!
    – Veramente, mo’ non li tengo, donna Flou.
    – E allora sciò, torna quando li tieni, sient’ammè!
    – Comm’ vulite, donna Flou. Arrivederci, e dandy, dandy cari saluti…

    Andrebbe così. Sento che andrebbe più o meno così. In ogni caso, se capita qui dalle parti mie una cosa tanta come quella che avete raccontato, io provo a imbucarmi, donna Flou. Ah, se ci provo! E ‘nculo a tutte ‘e tessere!…

  15. Flounder Says:

    cybbolo, ma tu lo dici a me o alla poetessa?
    e comunque non so a torino, ma qua fa troppo caldo per fare la rivoluzione. prima di novembre mi sa che non c’è niente da fare, dobbiamo andare al mare.

    giorgioflavio, ma come siete!
    arrivate qua, mi parlate di vil danaro e mi schiattate l’utopia.
    non lo fate mai più, mai più.
    (per aggiustare l’utopia mo’ ci vogliono almeno 200 euro, ma solo perché siete voi)

  16. arduous Says:

    signurì, per quanto vi voglio bbene, voi fate i post troppo lunghi… non potreste pubblicare, in calce (ma no quella dei ngigneri), un riassunto a parole vostre più facili pe mme?

    grazie

  17. Flounder Says:

    arduous, voi non siete comunista dandy.
    la verità è questa.

  18. zaritmac Says:

    Unisco le mie mani plaudenti a quelle di 8e49; che così siamo già un bel numero, non di troppi, ma giusti. Immergendomi nella location da brava lettrice full-immersion, rispolvero la mia vigliaccheria da non-sauna: non ce la farei a ingurgitare menta, vodka, limone e peperoncino (è pure che le voglie mi piace tenermele, come la pressione). Però mo’ me ne è venuta quest’altra, di voglia, e pure impossibile; che è la voglia di esserci stata là a fare la comunista dandy. Che questo post fa “seriamente” venire la voglia di andarci e incazzare di non esserci andati (a furia di voglie so’ tutta chiazze, mamma mia).
    E poi lo devo dire, Flounder, a me i post lunghi e pure seri in genere mi scoraggiano a metà della metà dello schermo, ma questo l’ho bevuto fino in fondo. E ne voglio ancora.

  19. Modesta Says:

    questo comunismo dandy è una piacevole scoperta…. come si fa a sapere se passa da queste parti?

  20. Modesta Says:

    …più lo leggo, più rido..

  21. anonimo Says:

    Il tuo amico Corrado, entusiasta per essere stato citato, si sta dolcemente mangiando le manine per non essere venuto al fattaccio dell’altra sera…
    Anche il suo amico Paolo, quello che scrive i libri, gli ha raccontato cose belle della serata.
    Detto questo, sappi che c’è sempre una birra o qualcosa di molto fresco ad aspettarti in queste sere d’estate.

  22. Flounder Says:

    ebbene, caro Corrado, nella vita bisogna scegliere: uno la sera o fa l’intellettuale di sinistra o fa il seduttore.
    solo pochi possono conciliare le due cose. pochissimi.
    io, per esempio.
    (e non ridete, jà, non ridete. passatemela)

    modesta,
    a roma la rivoluzione è passata la scorsa settimana. ma eravate distratti, distratti.
    monopolizzati dai moti veltroniani.

    zarit,
    io pure mi odio quando scrivo i post lunghi. e so che lunedì forse ce ne sarà uno lunghissimo e non so neppure quanto serio.

  23. cybbolo Says:

    ottobre era per la poetessa rivoluzionaria: un invito dandycomunista romantico sulle ali della memoria.
    per te vale ogni mese, per il piacere della compagnia tout court…;-)

  24. Effe Says:

    Al lunedì c’ho il torneo di canasta
    Al martedì l’incontro al circolo canottieri
    Al mercoledì la detartrasi (tutte le settimane)
    Al giovedì la balera
    Al venerdì il cineforum con momento di autocoscienza
    Al sabato vado a funghi
    Di domenica aro il campo.
    Ecco, ci avrei giusto giusto una decina di minuti tra la fine della domenica sera e l’inizio del lunedì mattina.
    Per la rivoluzione, dico.

  25. Flounder Says:

    e che vi devo dire, che vi devo dire: alla fine anche Luca il Vichingo si è tagliato i capelli corti corti.

    che in fondo la definizione più bella del comunista dandy è questa: egli è un anarchico conservatore

  26. anonimo Says:

    azz m’aggia perdut ‘a rivoluzione…. e se mi faccio una due cavalli dici che la posso raggiungere?

  27. anonimo Says:

    …modesta sloggata

  28. Flounder Says:

    uno dei pezzi letti da effeeffe era molto bellino, proprio sui tempi della rivoluzione.
    racconta di questa banda di ventenni casertani, tutti della fgci, che decidono di sprovincializzarsi e andare a roma, per la festa del primo maggio.
    tralasciando tutta la descrizione del viaggio – che è comunque ilarissima – quando arrivano alla capitale, un vigile intima loro di sloggiare. non c’è nessuna festa del primo maggio, infatti, giacché per ordine superiore, la festa dei lavoratori è stata fissata in un altro giorno.
    il 31 di giugno, per la precisione.
    solo che loro arrivano dalla provincia e non lo sanno, nessuno li aveva informati lì, nelle periferie del regno.

    ed è in quel momento che la banda di ragazzetti ben intenzionati apprende che non si arriverà mai in tempo per la rivoluzione: sarà sempre troppo tardi o troppo presto.

    a margine di questo, ci sono 35 gradi, spazzatura esorbitante, un cielo lattiginoso.
    ieri sera ascoltavo Travaglio, guardavo quella faccia inutile di Rutelli e mi veniva da piangere.

  29. anonimo Says:

    insomma non c’è speranza di farla sta rivoluzione, nemmeno interiore?
    Modesta

  30. Flounder Says:

    mode’, e qua bisognerebbe spendere fiumi e fiumi di inchiosto, notti insonni, per rispondere.
    ma molto più sinteticamente mi appello al paradosso di Moore (che non è Demi, ma George Edward): Nella mia stanza c’è la rivoluzione, ma io non ci credo

  31. Modesta Says:

    nella mia stanza la rivoluzione c’è davvero e ci credo pure!
    Mi vene in mente però, non saprei dare i riferimenti perchè non ricordo dove lo lessi, che tendenzialmente i comunisti, o cmq i sinistrorsi, tendono a portare avanti l’idea di rivoluzione con la convinzione che essa significhi distruggere tutto e ricominiciare da zero, dimenticando che quello che c’è di buono si potrebbe invece mantenere.
    Chissà il comunista dandy che fa in questi casi, probabilmente se vede la rivoluzione si scansa per farla, passare alla maniera dantesca.

  32. Flounder Says:

    poiché non avete studiato a sufficienza, allora devo citare.

    dall’art. 7 del Manifesto (op.cit.):
    (…)Poco importa come ci è dato sapere che nessuna rivoluzione avrà mai luogo e dunque per conseguenza nessuna vittoria rivoluzionaria, resta il fatto che ci si allena e ci si allena con il vino, e con calici di cristallo- l’uso di bicchieri di carta comporta una naturale espulsione dal movimento. Come accade nella civile Francia , il comunista dandy si presenterà sempre accompagnato da una bottiglia e di buon vino. La forza di tale cultura risiede nel fatto che si rende partecipe l’altro dell’attenzione con cui si sarà scelta la bottiglia da portare. Resa pertinente attraverso un complesso studio delle personalità presenti al banchetto e su un’ipotesi di quello che sarà servito a tavola. Vini particolarmente comunisti dandy sono i vini siciliani e quelli piemontesi. Perché sono densi e macchiano. Perché la consistenza di montagne e mare non evapora alla prima incertezza. Nero d’Avola dunque e Bricco dell’Uccellone. Nelle serate comuniste dandy la Common Decency è tutta racchiusa nella frase di chiusura fragile come ogni constatazione e annunciatrice del congedo: “non c’è più niente da bere”. (…) Ecco, mi sono detto, il vino è come il desiderio nella coppia, ovvero che vale la pena, teneramente dirsi, : non c’è più niente da bere”, e avviarsi verso la notte, ognuno per la propria strada, nel rifiuto dell’amare senza amore. Ma per i più, cosi’ non è. Ed allora anche quando non c’è più niente da bere, si resta. Per parlare. Parlare, ovvero quando non si ha più niente da dire. (…)

    tutto, tutto vi si deve spiegare qua.

  33. anonimo Says:

    il furlen onorato
    vi versa (da bere)
    introduzione
    B.tvb effeffe

    Jo Manifesto Rojo et Nigro

    Para companero Gians ke l’est lu kriptico de Engels et l’editur adurat
    Para companero viento che le souffla et infunne hispiranza
    Para companera escarpa rota ke l’est pur et ke besuena andar
    Para companeras estrelas ke l’una roja l’est spezial
    Para companera neve ke l’est blanca et como un floco de glaz se ñfunde en lagrimas negras de la commosion
    Para companera tera ke l’est libèra et bella et shampa
    Para companero cielo ke l’est blu si l’est bel tiempo griso si l’est bruto
    Et si l’est democristiano l’est brutissimo
    Para companeros Flores et Faunas et Trieste et Trentu
    Para companera plaja ke l’est si klara et sabla et filo d’horizonte
    Para companero monte ke protege el partizan
    Et l’imbuscat lu fulmina cum lampo tonnerra er artro
    Para compañera fruta et lu melon verde comme la camera et rojo de l’interior come la camera verde
    Et lu kakis que l’est rojo dentro et fora
    Et la pruna et la mila no
    Por que l’est roja afora et blanca dintro
    Como los otros non plus communistas
    Para Cadute et Para innanze Para Ponza et Ventutene
    Para tia et mmia
    Para compañero treno que nun se sbinaria manco si bbive
    Para compañeras sigaretas et cigarillas
    Para compañeras mulheras guape et figue et tueste
    Ke les mulheras laide et cagakaze
    Se le tenian los otros
    Para compañera bannera una et una suela roja et negra
    Para compañera musica ke ce conforta et para I Pod
    Para compañera cocina clandestina
    Kol compañero Marko ke cocina para todo mundo las delicias des Pouilles
    Para lo compañero passa montagna et lo compañero passa parola
    Para los compañeros poetas ke fan la fam ( ke fan la fam)
    Et para los scompañeros Fam Farons nada de nada una cipa
    Para guay para stinkos
    Para Vise para nosotros
    Et
    Infierno para los otros cum papa

  34. Flounder Says:

    ma che cazzo!
    il comunista dandy scrive tvb?

    non ce la posso mai fare, no. non posso.

  35. Modesta Says:

    grz delle delucidazioni… mi sento sempre più CD.
    Ma il CD in questione può anche usufruire della targa CD ed entrare nelle zone a traffico limitato? O le schifa lui le ztl?
    Scusi sa, sono rimasta un pò indietro, l’ironia era a spasso con la leggerezza e sta rientrando solo in questi gg…abbia pazienza

  36. Modesta Says:

    scusi ancora se la inopportuno, ma shampa perchè fresca di messa in piega?

  37. Modesta Says:

    sicuramente il CD unisce maccheccazzo e tvb nella stessa frase

  38. Flounder Says:

    (vorrei tuttavia precisare che io non sono proprio comunista dandy, non me la sentirei di millantarmi così. mi mancano alcuni requisiti fondamentali, come la capacità di contrarre debiti con i ricchi e non ripagarli)

  39. riccionascosto Says:

    Flo’, però, pure tu, e stai attenta!

    Tvb (come prima anticipato) =
    Ti Verso (da) Bere.

    Così è (forse) più accettabile, no?

  40. anonimo Says:

    Magistrae care VVB.
    (viva Brigitte)
    dicasi di cosa shampa e non balsama cosa o persona (libera e bella)
    effeffe
    ps
    il comunista dandy onora debiti contratti alla sola condizione che tale non assolvimento non pregiudichi il survival kit dell’interlocutore senza cioè incidere sul suo statuto di ricco. In tal senso nell’impossibilità dell’annullamento del debito dei paesi poveri verso i paesi ricchi,i comunisti dandy chiedono ai paesi poveri di fare finta che quei debiti non ci siano e di non sforzarsi di onorare qualcosa che è assai disonorante (soprattutto per i paesi ricchi in questione).
    Sulla questione, appunto, ci ritorneremo e chiedo scusa di questa mia invasività (da contrapporsi all’evasività dei non comunisti dandy)
    effeffe

  41. anonimo Says:

    errata corrige
    il comunista dandy onora debiti contratti alla sola condizione che tale non assolvimento non pregiudichi il survival kit dell’interlocutore

    il comunista dandy onora debiti contratti alla sola condizione che il non assolvimento non pregiudichi il survival kit dell’interlocutore

    effeffe

  42. rosadstrada Says:

    L’unica rivoluzione possibile per me è un matrimonio di convenienza:
    effeeffe mi vuoi sposare? 😀

    (Quella bellissima donna che incontrasti al festival di Asti)

  43. Flounder Says:

    la questione dei debiti era chiarissima e assolutamenrte condivisibile nel rapporto tra paesi ricchi e poveri.
    son proprio io che non ce la faccio all’idea di non restituire soldi o qualsiasi altra cosa prestata.
    glieli ridarei pure a montezemolo o a silvio, per dire.

    (poi vado in psicanalisi, lo giuro)

    VVBQB

  44. Flounder Says:

    (effeeffe, e prestami la camicia, jà. poi te la do. giuro, te la ridò.)

  45. HangingRock Says:

    Ma questo francesco forlani sarebbe fidanzabile, eventualmente anche in co-sharing e/o in multiproprietà?

  46. cepo Says:

    furlen à aperto
    effeffe

  47. aitan Says:

    solo per dire che mi piace leggerti pure quando non fai tutti quei gnè gnè sentimentali e ti metti ad aspettare la rivoluzione, e la rivoluzione non russa

  48. Flounder Says:

    ma mo’ chi è cepollaro?

    (tenetemi fuori dai co-sharing, che mi viene l’orticaria)

  49. Flounder Says:

    che poi vorrei dire: scusate, ma questo è un blog o un’agenzia matrimoniale? 😀

  50. anonimo Says:

    grz a ff per la spiegazione, mi sento molto shampa oggi!
    Modesta

  51. Flounder Says:

    io invece mi sento un po’ shampa(gne), che pure è bello assai.

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