Archive for settembre 2007

Ciao mondo!!

settembre 23, 2007

Welcome to WordPress.com. This is your first post. Edit or delete it and start blogging!

Annunci

Come un gioco di specchi

settembre 9, 2007

Fondamentalmente ho la nausea. Che non è una metafora.

Ho proprio la nausea, una cosa che mi destabilizza, che all’improvviso mi provoca dei mancamenti. Va avanti da tre o quattro giorni. Improvvisamente mi pare di stare meglio, ma poi ricomincia.

Mi sdraio e il mondo mi gira tutt’intorno, come se fossi ubriaca.

Mi sono presa un paio di bustine di qualcosa, ma niente.

Ho provato a distrarmi, a disconnettermi dal mondo. A prendermi un momento di distanza da tutto. Inutile.

Per distrarmi sto usando un libro, un libro che tuttavia mi angustia e aumenta quel senso di mal di mare.

Giaceva sullo scaffale dallo scorso novembre, acquistato a Barajas di ritorno da New York.

Esiste un fluido misterioso tra il libro e il lettore: è quello che fa sì che la mano si muova lungo lo scaffale dei libri comprati e non ancora letti e scelga proprio quello lì, quello di cui hai bisogno in quel momento, benché tu non ne conosca il contenuto.

Almeno a me capita così.

Laura y Julio, di Millàs.

Millàs è un autore che inseguo. E’ uno che racconta sempre la stessa storia (ma chi, in fondo non racconta sempre la stessa vicenda, la sua Cosa?), declinata in modi diversi. Sempre divertente, geniale, grottesco.

Al centro quasi sempre una protagonista di nome Laura.

Un senso dell’ordine maniacale e a fargli da specchio il Caos. La questione dell’identità e della finzione, l’Io e l’Ombra. L’Altro. La creazione e la perpetuazione dell’inganno, possibili solo con la compiacenza generale.

Spesso è presente un feto, per lo più abortito, che torna alla ribalta. Talvolta un bambino, che funge da tramite tra la realtà ordinaria e il mondo parallelo. Quasi sempre un bastardo, il solo che secondo Millàs sia capace di porsi domande, trovandosi naturalmente in una realtà mutilata.

Perché le storie di Millàs si svolgono tutte tra la realtà e il suo rovescio. Ed è questo ad affascinarmi, l’idea che esista una porticina capace di catapultarti al di là del conosciuto e sconvolgere il tuo sistema.

Millàs sostiene che il raggiungimento dell’archetipo desiderato, quello dell’Altro, della diversità che non ci appartiene, conduca con sé un’inevitabile senso di disincanto e una profonda stanchezza, e non l’euforia tanto immaginata.

E’ probabile. Qualche volta ci ho provato.

Questa è la storia di una coppia al cui interno si introduce un vicino di casa, che poi subisce un incidente e resta in coma.

Da qui inizia un lungo percorso di allontanamento tra marito e moglie, che si sentono orfani, vedovi, fino all’inspiegabile richiesta di separazione della moglie.

A quel punto il marito, Julio, si installa di nascosto nell’appartamento del vicino, Manuel, e ne occupa il posto. Inizia a vestirsi con i suoi abiti, a usare il suo profumo. Scopre nel computer del vicino una lunga corrispondenza dalla quale apprende che sua moglie, Laura,  è incinta di lui, di Manuel. Attraverso questa corrispondenza epistolare scopre una moglie sconosciuta, più sensuale.

Scopre il modo in cui il mondo lo ha visto fino a quel momento.

Il seguito non lo so. Mi mancano pochi capitoli e potrebbe accadere di tutto.

Anche che Julio inizi a scrivere a Laura e lei se ne innamori nuovamente, consentendogli  una menzogna che permetta di sopravvivere a entrambi.

Succede così che talvolta ci si impossessi di storie altrui e le si faccia proprie, che ci si specchi osservandole dall’altro lato della realtà. E’ uno dei miei vizi, come pure osservare a lungo le persone.

Ci si dovrebbe scusare, in un certo senso. Scusare per l’arroganza con la quale, in un dato momento, si è pensato di poter raccontare dei sentimenti altrui, di trasformarli in narrazione. Ma la verità è che ci sono storie che entrano così in profondità da diventare anche un po’ tue. Anche se non ti riguardano. (Ma esiste poi, davvero, qualcosa che non ci riguardi?)

Questa me la sono portata dietro per un pezzo, finanche in vacanza.

Ha dormito nel mio letto, frapponendosi nello spazio minuto tra i corpi.

Mi si muoveva dentro, come una gestazione forzata. Così che quando è nata aveva qualcosa che mi assomigliava. Lo sguardo. Il corpo.

Sicché adesso mi par di sentire quel dolore nel costato e lei, forse, dall’altro lato del vetro, la mia nausea.

Oroscopo: Toro, ascendente bilancio

settembre 5, 2007

Volendo  decidere  a  questo  punto di  offrirmi  uno  scopo  nella  vita,  potrei collezionare figurine o francobolli. Oppure baci. Robe adesive, insomma.

Purtroppo, conoscendo la mia indole, so che dopo poco non mi basterebbero più: vorrei per me tutte le figurine, tutti i francobolli del mondo. Tutti i baci. E non si tratta di brama di possesso, ma di bisogno assoluto di completezza, di totale armonia. Del desiderio di non prevedere più scarti o doppioni sulla mia strada. Di appartenere.

Ragion per cui non colleziono nulla e tuttavia non mi risparmio frustrazioni, che ingoio lamentandomi della cattiva digestione solo un giorno ogni tre. Talvolta ogni quattro.

Potrebbe andarmi peggio, lo ammetto. Ma ho lo stomaco forte, assicurato Bonus-Maalox.

Detesto giocare al gatto e al topo, non mi piace stare negli angoli o alle corde, se tiro di boxe mi viene bene il diretto, così così il gancio e maluccio assai il montante.

Qualunque intimità che sia men che totale mi sprofonda in gravi forme di imbarazzo.

E per di più non so stare all’altezza delle altrui non-aspettative.

Potendo, preferirei giocare agli indiani: con una spina affilata pungerci e unire i polpastrelli  in un giuramento di sangue.

Io Toro seduto.

Sulle tue cosce, tanto per capirci.

A cavalcioni, tanto per intenderci.

In alternativa accendo un mutuo e compro casa a Wisteria Lane. Ne divento cittadina onoraria. Ci sarà ancora qualche carattere libero nel cast, lo sento. L’immigrata di origine italiana, anacronistica quanto basta. Potrei adottare un look appropriato, metter su dieci chili e sfornare figli e torte. Eccomi, sono qui. E’ la mia parte. Nel tempo libero vado a far footing con Gabrielle Solis.

Vorrei avere un fisico da pin-up e il cervello della Levi Montalcini.

Oppure anche il contrario, che le contraddizioni sono il sale della vita e oggi me ne frego della ritenzione idrica.

Da indiscrezioni sul mio conto apprendo che il mio aplomb non mi rende Giustizia. Che una parte lesa non può apparire così palesemente illesa. E’ terribile pensare che qualcuno pensi che tu non sappia pronunciare un vaffanculo, dopo tutto l’impegno profuso per imparare metafore e antifone.

Davanti allo specchio mi esercito a restituirmi a me stessa. Credo di esserne ancora capace, prossimamente mi metterò alla prova.

C’è un momento in cui si ha bisogno solo di un grande amore. Un amore invasivo, rampicante, resistente ai parassiti e ai diserbanti. Un amore avvolgente come una muta, che mi renda al contempo cieca e sorda.

Molto più necessario del rinnovo del contratto dei parastatali o della tessera punti al supermarket.

Magari un dermatologo, che di notte sussurri a ciascuno dei miei pori, chiamandoli tutti per nome.

Oppure un chimico, che mescoli i miei difetti in un’alchimia positiva, avendo cura di tenere sempre un estintore a portata di mano, ché anche i migliori esperimenti possono sfuggire al controllo.

Anche un artista del tatuaggio, che mi scarnifichi gli organi interni firmando tutto col suo nome.

In ultima analisi un taglialegna, che mi accetti come sono e poi mi carichi in spalla.

Se qualcuno vi propone a buon prezzo l’acquisto di una mia copia di pura fattura cinese, non state a pensarci neanche per un attimo. Prendetela.

Non importa se si staccheranno con estrema facilità gambe e braccia: rende il tutto più facile da gestire e non si corre il rischio che resti avvinghiata.

Potrebbe essere un po’ tossica, ma in fondo è molto più facile abituarsi al peggio.

Proponessero a me la stessa offerta non ci penserei due volte. Affare fatto. Mi sostituisco.

Che il riso fa buon sangue e può restituirmi natura e bocca stolta.

Alla fine dell’estate l’ultima spiaggia potrebbe essere E-Bay: quarantenne di buone maniere occuperebbesi a tempo indeterminato con mansioni di accorciatrice di distanze, per custodia valori esistenziali e sviluppo sistemi di gioco integrali a coppia fissa. Astenersi ricettatori, sopravvissuti all’Olocausto, sadici, anabolizzati, timorati di sé e di Dio e altre categorie a rischio.

Offerte non inferiori al prezzo base d’asta. Si aggiudica solo per rialzi superiori al quanto basta.