Venti di guerra

C’era la guerra, e tutti ne eravamo presi,

e ormai sapevo che avrebbe deciso delle nostre vite.

Della mia vita; e non sapevo come. (Italo Calvino)

 

Duro, questo numero di Buràn. Duro e bellissimo.

Duro fin dall’inizio, per il tema scelto, per la fatica di leggere, selezionare e tradurre tanti, tantissimi pezzi. Perché di fiction c’è poco, perché queste storie narrano di territori minati e contengono pezzi di vite che assomigliano ad altre vite che ho incontrato e mi sono care, che si muovono lungo confini di guerre talvolta non dichiarate, al bordo di un crepaccio dove anche una parola può essere di troppo.

Duro ed esaltante a un tempo, giacché ci è capitato di imbatterci casualmente in racconti di enorme spessore letterario, di cui abbiamo poi saputo essere vincitori di premi e già in pubblicazione altrove.

E sapere che altri, prima di noi, insieme a noi, hanno posato il loro sguardo sugli stessi brani, scegliendoli, valorizzandoli, conferma che la materia, la sostanza non possono essere confutate: balzano all’attenzione, si impongono. Conferma che non tutto può essere eluso, che esiste un nucleo solido che va ben oltre la fascinazione della parola.

Voglio dirti che devi aver pazienza, con questo numero di Buràn. Andarci piano, lasciartelo scorrere dentro, permettere che ti riapra delle ferite, lasciarti gonfiare come un fiume e non aver paura del passato e dei morti. Sentire il peso dell’acqua, come Zara, e poi lasciarla fluire.

Sentire il peso dell’acqua, come Rybka, e lasciarti fluire. Accada quel che accada.

Devi provare a restare sveglio con una mano alla gola, come se ti strangolassero, per sentire gli incubi di Tichafa penetrarti fin nell’ultima fibra e capire come e quando il male si annida, talvolta per non lasciarti mai più. E subito dopo correre avanti, correre a perdifiato, e ritrovarti libero di costruire altro. Attraversare le campagne cambogiane e stazioni morte e pianti di bambini.

Voglio che provi a valicare le frontiere messicane, dove i contrabbandieri si arricchiscono sulle spalle della povera gente e una volta arrivato in Canada, che ti segga anche tu al tavolino di un caffè per ascoltare il rimorso di Honorio.

E voglio ancora che tu sappia com’è, com’è terribile sognare le farfalle.

Lo so che questo numero non ti farà sorridere, ti farà ricordare tutti quei sogni strani che qualche volta ti hanno accompagnato, così reali da farti temere al risveglio che potessero essere veri e spesso lo erano.

Sveglierà le lumache che dormono nella tua testa e di tanto in tanto ti producono quei rumori di sottofondo.

Ti accompagnerà nella quotidianità di città che sopravvivono sotto le bombe, incuranti del frastuono, dove a quindici anni si è già vecchi. Dove tutto diventa incredibilmente naturale, anche la perdita. Anche la dimenticanza di sé.

Ti offrirà il dubbio, il sospetto che non siamo davvero niente, pallido scherzo nelle mani di una Creazione insensata, la posta in gioco di una scommessa di cui non siamo mai stati informati.

Vorrei che lo leggessi davvero tutto, questo numero.

Così come noi lo abbiamo letto e messo in piedi per te.

E vorrei che arrivato alla fine ti sedessi un po’ vicino a chi ami. Lo abbracciassi. Anche in silenzio.

Che in mezzo a tutta questa guerra non sappiamo quanto tempo ci resta, e nemmeno possiamo indovinarlo.

buran

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44 Risposte to “Venti di guerra”

  1. cyrano56 Says:

    bentornata! 🙂
    lieta di questa tua decisione, spero vivamente che tu abbia salvato le immagini dell’anima nuda dell’edizione precedente 🙂

  2. barbara34 Says:

    è incredibile come avere a che fare con i testi degli altri, leggerli, tradurli, ti coinvolga ai confini dell’immedesimazione, non è forse così? un brindisi e un grazie.

  3. ipsediggy Says:

    ma con chi ce l’hai??
    ;-))

    (welcome back, in minimal compact edition)

  4. VENTODITERRA Says:

    Ciao Flo

    ben tornata … pero’ la mia sezione preferiti di Splinder mostrava altre tue parole, incipit di altre storie forse di guerra o forse no … chissa’ dove son finite …

  5. essenziale Says:

    Vedo che sei tornata in una forma più intimista ed anche più essenziale…
    Noto che hai cominciato a leggere Calvino (L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui…)
    L’invito a sedersi un po’ vicino a chi ami ed abbracciarlo anche in silenzio è da accogliere prima ancora di cominciare la lettura.
    Mi ricorda quel “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio”
    Grazie per il lavoro che avete fatto.

  6. Zu Says:

    Che nitore. Anche così, il blog t’assomiglia.

  7. atvardi Says:

    Ti volevo dire che Rybka è anche il nome di un programma di scacchi – il più forte.
    E che ti ho odiata, nell’assenza.

  8. essenziale Says:

    Free
    Aung San Suu Kyi
    Free
    Burma


    se avete voglia e
    tempo firmate qui

  9. Su Says:

    🙂

    [senza fronzoli]

  10. aitan Says:

    c’è che mi fa piacere non vedere più quell’odiosa pagina celestina, c’è che con tutta questa pulizia e in stile minimal certepiccolemanie è perfino più bello, e c’è che lo aspettavo questo buràn

  11. didolasplendida Says:

    bentornata anche se in stile buranesco

  12. Flounder Says:

    avrei voluto essere qui con voi, oggi, a stappare qualcosa, anche solo idealmente, per la bellezza del lavoro svolto.
    invece chi mi è più intimo sa che sono stata altrove, sono sveglia da ieri mattina senza mai passare per il letto, ormai da circa trenta ore, e con me mia figlia, per un controllo diagnostico che, pur non avendo dato un esito perfetto, è stato comunque molto buono.

    la frase finale di questo post, che suona forse un po’ manieristica, ha un suo perché ben preciso: la sera in cui abbiamo chiuso formalmente il numero ho ricevuto una telefonata che mi annunciava la morte di Katia, moglie di un mio compagno di liceo.
    lei la guerra contro la sua malattia non è riuscita a vincerla.

    per il resto, il blog non riapre, ma mi era doveroso utilizzarlo per segnalare l’uscita di Buràn, giacché mi ha seguito per tutta l’estate, con fogli sparsi e volanti su tutte le spiagge che ho frequentato, nei treni, a letto di sera.

    il perché e il percome direi che non sono importanti, fanno appello a una serie di elementi quali l’etica della comunicazione, un bisogno di ritegno e l’assoluta necessità – in questo momento – di una sorta di autoprotezione.

    i blog, non tutti, questo sì, altri pure, sono una sorta di radiografia emotiva, di anamnesi sentimentale.
    la vita di un blog fornisce lo storico di ciò che si è, laddove venga ovviamente rispettata l’etica di cui dicevo più sopra.
    nel mio caso le mie parole mi rappresentano totalmente e da quelle è facile risalire a spaccati intimi, toccarmi corde sensibili, è facile conoscermi.

    come dice CalMa nel suo post, siamo noi, lettori e letti, divoranti e divorati.
    e io troppo vulnerabile, in questo momento, per mostrarmi.

  13. e.l.e.n.a. Says:

    questo è un commento a blogger unificati.

    insomma per dire che ho letto nell’ordine
    flou ,
    calma ,
    effe e
    bustro
    tutti e quattro a parlare di buràn. tutti a dire cose che raccontano un medesimo
    sentimento e un medesimo orgoglio (la loro creatura cresce bene).
    ma è come guardare lo stesso cristallo da punti diversi
    ognuno riflette qualcosa che ne compone l’insieme.

    bravi.

    adesso andrò a scaricarmi questo numero 3

  14. fuoridaidenti Says:

    vieni qui fatti divorare 🙂

  15. melancholia Says:

    L’ho letto il tuo Buràn. E’ bellissimo questo progetto. Ho pianto tanto per Il sogno delle farfalle…ai miei figli vorrei insegnare a sognare, spero siano sogni diversi da quello.

  16. Petarda Says:

    due pensieri per te, floflò, uno ammirato e uno affettuoso. 🙂

  17. mrka Says:

    quei rumori di sottofondo delle lumache… ah, flo.

  18. cybbolo Says:

    il tam tam segnalativo buranesco blogosferico è una ventata d’aria fresca che dona una sensazione di rigenerazione.
    il leggere i racconti, poi, sonda la profondità di ricezione in sensibilità profonde e particolarmente interessanti, lontanissime eppure molto vicine al contempo e fa sentire bene, cittadini del mondo.
    avete fatto un lavorone e fate bene ad esserne fieri tutti.
    per mia parte modesta: i più vivi complimenti.

  19. katiuuuscia Says:

    ho appena scritto di un qualcosa di simile.

  20. Bhuidhe Says:

    La scelta è ricchissima, ci vorrà davvero del tempo per dare a questo Buràn tutto ciò che merita.
    Jane

  21. AminaAmina Says:

    Ti invito, se credi, a firmare gli appelli pro causa Birmana:
    Petizione AvaazPetizione Amnesty
    Grazie. Un sorriso 😉

  22. carrino Says:

    io davvero non ho parole.
    un’ooperazione bella e di valore, di grande valore.

    a te, a voi tutti, i miei più sinceri e invidiosi complimenti.

    lrc

  23. carrino Says:

    letto il tuo commento.
    niente. dicevo, ho letto il tuo commento qui. punto.

  24. giorgi Says:

    Sicuro che lo leggerò tutto, lo sto facendo. E queste tue parole commuovono, mettono i brividi. Grazie Flo’

  25. atvardi Says:

    Noi le siamo vicini, Flo.
    Da questa scrivania lontana l’abbracciamo, sinceri.

  26. anonimo Says:

    beh vedo che l’articolo sul mattino ti ha spinto a riaprire il blog … un attimo i giornali dovevi scomodare? 🙂

  27. barbara34 Says:

    Flo mettici il link. sono curiosa di leggerlo… 🙂

  28. Flounder Says:

    barbara, il link è sul sito di Herzog.

    per il resto, l’articolo è posteriore all’uscita di Buràn e a questo mio post e neppure fa riferimento a questo blog, in cui le mie parole sono scomparse tutte a vantaggio di quelle altrui.
    è scaturito da un incontro del tutto casuale.

    ancora grazie a tutti dell’attenzione tributata a Buràn.

  29. Modesta Says:

    un bacio

  30. aitan Says:

    io l’ho letta, sul Mattino, e mi sono tutto inorgoglito

  31. amelia1 Says:

    sì, è la vulnerabilità il punto debole. e l’unico tesoro che si possa chiamare tale e che rende un uomo un uomo.

    (sono qui)

  32. cf25302015 Says:

    ciao flounder,
    un caldo abbraccio
    verdemare/bri

  33. Borbonico Says:

    bentornata

  34. zaritmac Says:

    Questepiccolemanie così essenziali e nobili nella loro scarna eleganza… Questo buràn che fa così bene e tanto male. E mi tira fuori due parole che hai già così bene detto tu: duro e esaltante. Io l’ho letto tutto. E non me ne sono liberata ancora; per fortuna. E grazie a voi.

  35. CarusoPaskoski Says:

    Non si fa così.

  36. cf05103025 Says:

    carissima Flou,
    non ci venivo più,
    perché vedevo scritto sul blu,
    che non c’eri.
    Ora ti rivedo
    e son contento

    MarioB.

  37. manginobrioches Says:

    flo flo, mica lo sapevo che avevi aperto una fessura per farci passare un vento così pieno di cose.
    e capisco anche perché vuoi chiudere: il blog a volte è come camminare con un foro nel petto. o con un buràn nel petto.
    non si può, non sempre.
    ti abbraccio.

  38. aitan Says:

    mioddio, ma ora ci toccherà aspettare il prossimo numero?

  39. CarusoPaskoski Says:

    Ti ho vista, stanotte, lingua di sirena.
    Eri nuda davanti all’Oceano.

  40. anonimo Says:

    qui e qui vicino sono notti che le parole appaiono e scompaiono

  41. Flounder Says:

    ero nuda. nudissima.
    e stamattina me ne sono vergognata.

    ma voi non dormite mai?

  42. Modesta Says:

    ti ho visto anche io mentre lasciavi il libro delle frasi fatte e degli amori disfatti, nuda mentre ballavi un tango
    un bacio

  43. anonimo Says:

    tango?
    ma dov’era il tango?
    no, no. il tango era proprio l’ultimo dei miei pensieri.
    (era un’antica nenia bretone, di guerra e ritorni a casa)

  44. Modesta Says:

    eh ma io ti ho immaginata tangheira
    🙂

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