I fatti vostri: Natale in casa Mastrillo.

Il 18 dicembre del 2003, in una giornata né troppo calda né troppo fredda, infestata di luminarie natalizie e traffico, Luigi Mastrillo, di anni trentasette e mesi due, professione geometra, nato a Cava de’ Tirreni e ivi residente da sempre  con la qualifica di scapolo stabilmente domiciliato presso l’abitazione paterna, a seguito di un diverbio generatosi tra le pareti domestiche cominciò a manifestare segnali di grossa inquietudine che in brevissimo tempo degenerarono, provocando l’angustia dei familiari tutti e la preoccupazione dei vicini.

Alle ore 17.46 del pomeriggio, già calate le tenebre, decise di incatenarsi all’albero di Natale eretto per delibera del Consiglio Comunale al principio del Corso Umberto I.              

Approfittando della collaborazione di due amici fraterni, tali Claudio Mola di anni trentacinque e  giorni quattro e Federico Galluppi, di età imprecisata, si servì di un filo elettrico recante centoquaranta lampadine a intermittenza variabile, minacciando di compiere un gesto inconsulto dinanzi a qualsiasi tentativo che mirasse a distoglierlo dalla sua impresa.

Dopodiché annunciò che sarebbe rientrato a condurre un’esistenza normale solo allo scoccare del 7 gennaio 2004, a conclusione ufficiale del periodo festivo.

Dopo i primi momenti di sbandamento e l’intervento dei Carabinieri, della Protezione civile, nonché del Parroco e di alcuni funzionari dell’Ascom, non restò che accettare la decisione. A nulla valse l’intervento delle televisioni di Stato e di quelle commerciali e la presenza di giornalisti delle testate nazionali e locali.

Alle domande che gli venivano rivolte dai media sul perché di un gesto tanto insolito, il Mastrillo ripeteva con voce monotona la prima strofa di una poesia appresa da bambino, come poté confermare la signorina Luise Maria, sua insegnante dalla terza alla quinta elementare, capello cotonato e una singolare ostinazione nel voler essere chiamata ancora signorina, nonostante avesse superato di molto la settantina.

Da indiscrezioni apprese sul conto del Mastrillo, pare fosse reduce da una delusione amorosa, avendo recentemente scoperto la di lui fidanzata, tale Maria Capone di anni trentadue parzialmente dichiarati, in atteggiamenti equivoci e di dubbio gusto con un collega dall’incipiente calvizie.

La Capone, intervistata ripetutamente, negò le sue responsabilità nella vicenda e la relazione attribuitale, sostenendo che le cose fossero andate invece diversamente, e che la rottura improvvisa col Mastrillo fosse invece da imputare a un’improvvisa e irriducibile insofferenza di lui nei confronti del collo di volpe fatto recentemente montare su un cappotto a sette ottavi confezionato dalla sarta Giuliani Assunta, di professione ufficiale bidella ma con trascorsi giovanili in un atelier di Roma, dal quale era fuggita a seguito di intolleranza al clima umido della Capitale e all’odore di trippa proveniente in modo sistematico dalla cucina della sua affittacamere.

Altre voci insinuavano sospetti circa la fragile salute mentale del Mastrillo, ma venivano smentite da conoscenti e amici, nonché dai due datori di lavoro, dagli operai del cantiere di Sala Consilina e dal medico della mutua, dott. Ferraiuolo Pasquale, classe 1949, specializzato in dermatologia e risultato decisamente fotogenico nonostante la cattiva illuminazione dello studio.

Dopo i primi giorni, densi di stupore, nella casa del Mastrillo fu indetto un consiglio per valutare l’opportunità di proseguire nei preparativi culinari, ignorando del tutto la faccenda (partito patriarcale, sostenuto da un fratello e due cognate), o se si rendesse invece necessario trasferire il tutto all’esterno e consumare il cenone all’aperto, per non abbandonare il congiunto (partito matriarcale, ampiamente sostenuto, ma  reo di aver corrotto i minori con promesse di dolciumi extra).

Nell’impossibilità di stabilire il da farsi con decisione unanime, una ristretta ma plenipotenziaria delegazione familiare si recò a colloquio con il Mastrillo stesso, il quale, interpellato direttamente sull’argomento, replicò ancora con la strofa della poesia natalizia, che nel frattempo veniva recitata in tutte le scuole di ogni ordine e grado a scopo scaramantico e propiziatorio.

Alle ore 18.32 del 24 dicembre, quando ormai la situazione era stabile da parecchi giorni e fu stabilito che la famiglia effettuasse dei turni a rotazione sulle diverse pietanze, per rifocillare il Mastrillo infreddolito, accadde un evento che modificò sensibilmente il corso delle cose.

Spontaneamente, senza alcuna sollecitazione esterna, il Mastrillo chiese di essere intervistato dalle televisioni per un messaggio a reti unificate, da mandare in diretta subito prima dell’annuale saluto del Presidente della Repubblica.

In caso contrario avrebbe estratto dalla tasca destra del giaccone l’accendino in suo possesso, dalla sinistra una bottiglina di benzina e si sarebbe dato fuoco.

Un’edizione straordinaria del telegiornale e un dispaccio diramato alle Prefetture spaccarono il Paese in due fazioni, dato rilevato in tempo reale dall’esito del televoto.

Il Presidente della Repubblica, immediatamente allertato, concesse la sua disponibilità.

Il signor Mastrillo Giuseppe, di età 71 e padre del Luigi, si rivolse violentemente alla moglie, incurante delle telecamere che assediavano l’appartamento.

Rose’ – disse con certa convinzione  figlieto è tutt’ strunzo!

La signora Rosetta non si scompose e replicò: tu nun capisce niente, chillo vuleva fa’ l’attore, no ‘o geometra.

Queste parole, trasmesse da un capo all’altro del Paese, produssero l’immediato intervento del responsabile della produzione fiction di una primaria emittente televisiva, che alle 19.27, in diretta telefonica, annunciò al Mastrillo che se avesse abbandonato il suo progetto, avrebbe ottenuto in cambio un contratto di un anno –  rinnovabile e con tutti i benefit del caso – come protagonista di una sceneggiatura in lavorazione. A ciò si aggiungeva un appartamento in comodato gratuito in una nota piazza della Capitale e una vettura di grande cilindrata e interni in pelle.

Eventuali contratti pubblicitari sarebbero stati valutati di volta in volta e soggetti ad approvazione previa verifica della compatibilità dei contenuti con la mission aziendale.

Alle 19.57, con le telecamere puntate in viso, i microfoni aperti, il Capo di Stato pronto a subentrare, gli elicotteri su Corso Umberto I, numerose fans in abiti succinti che celebravano prodezze sessuali mai avvenute col Mastrillo e l’intera popolazione cittadina riunita lì, incurante delle pizzelle, dei fritti tutti e dei capitoni che andavano raffreddandosi nelle rispettive abitazioni, il Mastrillo cedette.

Lentamente, senza proferire nemmeno una parola, si slegò dall’albero e si incamminò verso casa.

Prese posto a tavola come se nulla fosse, con indosso il cappotto e la sciarpa.

E mo’?, chiese il padre sprezzante, recuperando le fila del diverbio che aveva dato origine al tutto. E mo’ che vvuo’?

La signora Rosetta gli fece una carezza sui capelli unti e guardò seccamente il marito: Peppi’, chillo vuleva fa’ l’attore. Vai, bell’e mamma’, dicce ‘a poesia ‘e Natale.

Mastrillo Luigi, di anni trentasette, mesi due e giorni sei, come ogni Natale dal suo ottavo anno di vita, si alzò in piedi sulla sedia e declamò la poesia per intero, tra gli applausi dei fratelli, dei nipotini e delle cognate.

La signora Rosetta commentò con le lacrime agli occhi: bell’e mamma’, quest’anno l’hai detta ancora più bella, ancora più appassionata. Non lo pensare a tuo padre, quello dell’arte non capisce niente. La prossima volta che si permette di dire che sei troppo grande per la poesia, ‘o faccio correre.

Giuseppe Mastrillo pensò tra sé e sé che un figlio così proprio non se lo meritava, no.

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31 Risposte to “I fatti vostri: Natale in casa Mastrillo.”

  1. riccionascosto Says:

    Alla faccia del blackout invocato sul racconto di Effe.

    Non poteva essere Natale, senza un tuo racconto (Ma Luigi poi il contratto per la fiction l’ha firmato, sì?)

  2. riccionascosto Says:

    (lo so, non è chiaro; spiego, altrimenti sembra altro)

    Alla faccia del blackout (del ricordo) che tu hai invocato nei commenti al racconto di Effe.

  3. Flounder Says:

    riccio, se tu sapessi. io proprio non ce la potevo fare a non scrivere il racconto di Natale.
    e allora ieri pomeriggio me ne sono andata per certi vicoli a spiare un poco le chiacchiere della gente e farmi venire qualche idea. 🙂

  4. Carlyssima Says:

    Qui non è un “fuga dal Natale” è “In fuga verso il Natale”.
    Baci

  5. Zu Says:

    🙂

  6. cybbolo Says:

    sembra di leggere un vecchio reportage di Panorama.
    Mi è balzata agli occhi una verità incontrovertibile circa l’insopportabilità di un odore costante di trippa

  7. Effe Says:

    (adesso sì che è Natale)

    Signora, l’accusernno di facile partenopeismo à la siculo-Camilleri, ma vedete invece che c’è tutto un simbolismo, tutta una tragicità, nella figura tardo-decadente del Mastrillo, che riassume lo zeitgeis e il profilo sconfitto di una città – ma in fondo dell’intero Paese – che protesta contro se stessa, combatte, si erge pronta a tutto, si fa di fiamma, e poi s’arrende e si siede a tavola (simbolo magnifico e universale)

  8. sabrinamanca Says:

    A me Mastrillo ricorda Tommasiello (Luca de Filippo) in “Natale in casa Cupiello”, quando legge la lettera di Natale ai genitori e allo zio Pasquale.
    Comincia così: cara matre…
    http://www.youtube.com/watch?v=ZYLtDHOe9w4 Buon Natale!

  9. anonimo Says:

    Non mi deludi mai, tu

  10. 8e49 Says:

    per fortuna che non ce l’hai fatta a non scrivere il racconto di Natale, altrimenti io non potevo leggerlo, mi sarebbe dispiaciuto 🙂

  11. aitan Says:

    quoto effe,
    mentre il lato più
    partenobamboccione di me
    rabbrividisce empatizzando col Mastrillo
    (ca je pure vulevo fa l’attore, comico, o il mago, tragico)

  12. anonimo Says:

    sabrina, e sì che ricorda quello là.
    è che per me il Natale è De Filippo e sarà sempre così.
    [sono cresciuta in una famiglia tipicamente partenopea, con tutti i crismi della defilippitudine. i miei racconti natalizi servono a superare il trauma infantile 🙂 ]

    flo da un pc a prestito

  13. HangingRock Says:

    questo mastrillo un poco è ulisse, un poco le sirene 🙂

  14. Modesta Says:

    Signora Flo lei quando scrive ste sturielle me piace assai!

  15. Flounder Says:

    aitan, il mago tragico mi ispira una storia bellissima.
    già me lo vedo, indigente e dimesso, con un frac tutto sdrucito, che tira fuori dal cappello anziché una colomba bianca un pollo allo spiedo

  16. Doug Says:

    questa può sostituire quella del cappone che già mi piacque assai

  17. Flounder Says:

    mi piace che ti ricordi le cose vecchie.
    mi dà l’idea di non aver sprecato il tempo.

  18. pispa Says:

    madonna santa! a me sta cronaca dei nostri tempi mi fa paura… non riesco a leggere oltre “per delusione amorosa”.
    che ho paura che quello la prende la sfiletta e la fa a pezzetti, conservandone una parte per il cenone dell’Epifania.

    sò vecchia ormai, il cuore non s’abitua a ‘ste novità.
    Luigi, nun se fa accussì a papà.

  19. atvardi Says:

    Spettacolo!!!
    Flo, qui hai raggiunto lo spettacolo!!!

  20. SpherikaMente Says:

    RapsodiaColors.net

  21. didolasplendida Says:

    senti a me piacerebbe sentire anche la poesia

  22. carrino Says:

    ok per il pvt… (mi piaceva dirtelo qua)

    ma, tra le altre cose che volevo dirti, te l’ho mai detto che sei maledettamente brava?

    ammazza!

  23. Flounder Says:

    luigi, qua mi tocca rimandare e rimandare: sto invasa di lavoro, ho mangiato un panino tristissimo alle tre e mezza e non ho ancora cenato, sono stata nominata per il famoso serial familiare “L’isola dei cenoni”, la creatura si è ammalata con la sistematicità prenatalizia che la contraddistingue.
    (e grazie, grazissime, che detto da te è un complimentone)

    dido, io lo sapevo che tu mi avresti chiesto la poesia. volevo cercarne una orrida, ma non ci sono riuscita.

    atvardi, ci manca solo che faccio ‘a mossa 🙂

    pispa, vai tranquilla. niente splatter.

    e grazie degli auguri.

    e poi, per terminare, si sappia che sono arrivata 24esima. nella graduatoria, intendo.
    sono tutta contentucci.

  24. giorgi Says:

    Io pure vorrei la poesia…
    besos

  25. Flounder Says:

    l’avete voluta?
    peggio per voi.
    (dido, non ridere troppo)

    Mo’ vene Natale,
    nun tengo denaro,
    me fummo ‘na pippa
    e me vac”a cuccà.
    Quanno è stanotte
    ca sparano ‘e botte
    me ‘nfilo ‘o cazone
    e vaco a vedé’.

  26. essenziale Says:

    Bellissima!
    Dalle tue parti avrebbero detto: ha araputo ‘o cascione!
    Aperta la vena nostalgica, il passo successivo è l’ascolto di
    questo!
    Prima o dopo la mezzanotte…

  27. Flounder Says:

    allora non apro il link fino alla mezzanotte del 24.

    (e mi viene da ridere, perché ho scritto un altro racconto di Natale in cui questa frase ci azzeccherebbe moltissimo)

  28. essenziale Says:

    smettila di ridere e danci una sbirciatina (al link)!

    certo che lavorare voi del parastato…

  29. anonimo Says:

    ue’ qua vogliamo il racconto dove si arapa il cascione

  30. Flounder Says:

    mo’ no, mo’ tengo che ffa’.
    later.

  31. Flounder Says:

    ho preso atto, essenziale.
    come altro ci possiamo fare male, oggi? 🙂

    (bellissima)

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