انتفاضة

Ti scrivo dalla fine del mondo, dal buco nero dell’universo, da questa landa desolata.

Ti racconto quel che posso.

C’è chi non capisce, chi parla per banalità, le solite stesse banalità che rimbalzano da un microfono all’altro di certi talk show o da un commento all’altro di certi blog, squallidi almeno quanto la televisione che ci rappresenta e che ci meritiamo.

C’è chi si veste da sociologo e politologo dell’ultim’ora e spiega, parla, descrive e spezza una lancia a favore di quel tizio o quella tizia, amici suoi, che lui li conosce, son brava gente, a dispetto del loro essere campani, differenziano la spazzatura, lo ha visto con i propri occhi, pagano le tasse per la raccolta, per tutto, pure il canone rai,  son proprio brava gente, certo non saranno tutti così, però dai, ce n’è di brava gente anche lì, ci sono stato, non m’hanno rubato il portafogli, mi hanno trattato bene, come una famiglia. Nemmeno li ho visti gettare i sacchetti giù dai balconi, sembravano normali, come noi.

Una volevo addirittura sposarla, ma non posso vivere lì e neppure voglio sradicarla. Lo faccio per il suo bene.

C’è quello che gioca al bastian contrario e ti risponde che sì, ma fino a un certo punto. Perché se vivi lì vuol dire che sei comunque e per forza di cose connivente, che sei quanto meno assuefatto a certe storie e allora in fondo te le meriti, perché non combatti, perché ti fa comodo il parcheggiatore abusivo, ci sono più avvocati che medici perché c’è più bisogno di farla franca che della buona salute, si laureano solo perché c’è disoccupazione e hanno tempo libero, ma in verità non c’è nemmeno la disoccupazione, è solo che nessuno vuole lavorare, vogliono la vita facile, e poi fanno troppi figli e non hanno nemmeno gli occhi per piangere e poi per forza, per forza devono buttarsi nell’illecito e intanto il Paese paga per tutti.

E c’è il bastian contrario del bastian contrario, che gli risponde: e poi? Se invece vengono qui? A rubarci il lavoro, a sporcarci, a marcirci, a imputridirci, a contaminarci? Ci hanno riempito fabbriche, scuole, università, seggi parlamentari, restino a casa loro, tanto ci sono abituati, una chitarra, un mandolino, sorridono sempre. E poi si fa una canna, un trip, un acido, arrivati chissà da dove, chissà come, roba buona, l’ho presa da loro, cazzo se è buona, come ce l’hanno loro, nessuno.

C’è chi si chiede quale sia il senso di una protesta così, devastante, di questo peggiorare le cose capovolgendo cassonetti in mezzo alla strada, incendiando, aumentando il degrado, ed è da qui, signora mia, che si vede che è gente senza dio, senza patria, senza appartenenza, che distrugge le sue stesse cose, le abbrutisce, che è senza grazia, rassegnata, sola con se stessa, che finge di pregare, di sperare, che si inginocchia davanti al sangue liquefatto ma poi dimentica tutto e grida che è stato dio a dimenticarla.

C’è chi non ama le polemiche e dice che sì, non importa, che in fondo questa gente va aiutata, questa terra va sostenuta, costi quel che costi, anche il doppio, anche il triplo, anche il tutto per tutto, anche più del tutto, ci pensiamo noi, siamo i poteri forti, siamo le istituzioni, abbiamo i controcoglioni, apportiamo le riforme strutturali, demaniali, epocali. Arriviamo, facciamo, interveniamo, ci impegniamo, decidiamo. Negoziamo, negoziamo. Negoziamo. Ne godiamo. Scompariamo.

C’è chi la fa semplice e ti parla come fossi un’idiota: ma perché non ve ne andate tutti? Tu perché non te ne vai?

E ti senti veramente idiota perché lo hai ripetuto tante volte il perché, ci credevi, lo sapevi il perché, che non è uno, sono due, tre, sono dieci, ma dopo tante volte ha perduto di senso, come una frase ecolalica che dopo un po’ non significa niente, ti ipnotizza, a me gli occhi, le orecchie, a me tutto quel che hai e in cambio niente. Ripeti un perché dietro l’altro e ti si sgretolano in bocca, amari, aspri, allappanti.

Ti scrivo perché non so dove andare, non posso andare e forse ho paura di andare, più di quanto ne abbia di restare.

Perché il male che ti appartiene lo conosci, lo fronteggi anche quando non lo puoi dominare.

A volte è il bene che non conosci a spaventare.

————

(di ciò che trovo scritto in giro, ho apprezzato molto, moltissimo, questo. e più dettagliato, senza alcuna forma di letterarietà, questo. e ancora questo, bellissimo, sul colore Sud.)

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33 Risposte to “انتفاضة”

  1. didolasplendida Says:

    c’è un silenzio inquietante per le strade del mio quartiere, pochi veicoli che non strombazzano, persone in giro ce ne sono, donne coi carrellini per la spesa, vecchi pensionati, i ragazzi sono a scuola, nessuno è disposto a sorridere, come se stessimo vivendo un lutto collettivo, lo stesso silenzio lo avvertii quando morirono i ragazzi del melarancio

  2. essenziale Says:

    Credevo in una possibile rinascita della città (ed a regime dell’intera regione) fin da quando l’allora candidato sindaco ancora ‘ncacagliava!
    Poi ha seguito un corso di dizione, forse anche lui bramava fare l’attore…
    Ho contribuito con alcune idee al suo primo programma di governo: ero persuaso del cambiamento.
    Le scelte di vita mi hanno portato altrove. Non mi sono mai pentito anche se non è stato facile.
    Se decidi di cambiare città, di cambiare aria, e decidi di farlo oltre i trent’anni, devi avere coraggio.
    Il governatore siede ancora oggi in poltrona. Alcuni di noi che hanno contribuito alla sua elezione a sindaco nel 1993 tornano a Napoli da turisti carichi di tristezza…

  3. Flounder Says:

    lo spleen ha raggiunto la soglia di sicurezza, come il livello delle polveri tossiche nell’aria.

  4. cybbolo Says:

    si può sperare che la munnezz’ diventi trendy tanto da poterla rivendere a peso d’oro in pacchetti-souvenir ai turisti.
    poi, però, i cinesi ci fregherebbero l’idea taroccando tutto e rivendendo a prezzi di saldo…
    non vedo scappatoie

  5. finazio Says:

    Io sono tra quelli che se ne sono andati, ma non per l’invivibilità, il sociale o cosa. Ho seguito il cuore. Ma le facce disperate che si incrociano per strada non le ho mai scordate, ed ogni volta che torno lo sono sempre di più. Sempre di più.

  6. zaritmac Says:

    Non so perché, Flounder, ho letto tutto il post con un brivido nella schiena. Oh, sì certo, fino a un certo punto è facile comprendere perché; quale analoga desolazione afferri lo stomaco di chi vive tra gli stessi afrori. Ma no, Flounder. E’ l’ultima frase che mi gela. O forse perché le fa da trampolino la penultima, che somiglia (nella mia testa, forse, solo nella mia testa) a quel vivere mancandosi di rispetto di cui si discorreva su un divano esposto ad uno spiffero. Assuefazioni a pieni a tutti i costi senza ipoteche sui futuri, vuoti senza costruttività, ribellioni che sembrano rese. Non so, Flou, forse non c’entra. Ma mi scorre ancora un po’ di freddo nella schiena, se la rileggo quell’ultima frase là.

  7. Flounder Says:

    prima di quella frase là ce ne è stata un’altra, quella che ha gelato me.
    me l’ha fatta leggere Hanging, sul bell’articolo di Saviano uscito su Repubblica.

    la riporto qui, ampia di senso come la mia, che non si riferisce solo allo stato di emergenza. è più vasta, ingloba altri sensi, contiene una serie di prezzi da pagare, anche a livello personalissimo.

    Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l’eroe epico che strappa le braccia all’Orco che appestava la Danimarca: “Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla”. Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.

  8. zaritmac Says:

    Dopo avermi ripetutamente gelata, per scaldarmi, ora ti lasci offrire(!) un Porto.

  9. Flounder Says:

    zarit, mi lascerei volentieri offrire un porto sicuro.

    addio.
    i miei destini di segretaria di commissione selezionatrice per esperti regionali nonché la mia funzione di assistente di produzione all’inviata specialissima che fra poche ore atterrerà in questa valle di lacrime per sputtanarci davanti alla Spagna tutta mi chiamano.

    non tornassi mai più, sappiate che è stato bello. a tratti.

  10. Flounder Says:

    un’ultima cosa: mi hanno detto che oggi è il delurking day

    così, se vi capita.
    senza impegno.

  11. Flounder Says:

    un’ultimissimissima cosa: essenziale, voi del KGB siete dei romantici. assai.

  12. Effe Says:

    c’è poi che abbiamo, qui al nord, l’invidia della monnezza.
    Essì.
    Che cosa sono questi nostri cassonetti mezzi vuoti tutti ordinati in fila, questi sacchdettini striminziti che uno si porta dietro, uscendo di casa al mattino furtivo e ingobbito per non farsi vedre dai vicini, per non far parlare le malelingue su quel poco, pochissimo di spazzatura prodotto.
    Ci abbiamo l’invidia, e spargiamo il contenuto del nostro sacchetto stento e differenziato sul marciapiedi, mentre nessuno ci vede, e poi, con aria innocente ma esasperata, gridiamo alle finestre appena accese: Basta, non se ne può più d tutto questo degrado moale e materiale, di tutta questa inciviltà, mo’ me ne vado dai mei parenti a Casoria, mo’ me ne.
    (così, per alleviare lo spleen)

  13. essenziale Says:

    Cara Flò Flò,
    lei dovrebbe sapere che quelli che vivono nell’ombra sono sempre stati romantici, idealisti e sognatori…
    E che resteranno tali -nell’ombra intendo- alla faccia dei delurking day!
    E che se non dovesse tornare mai più spero sia perché ha trovato quel porto sicuro…
    E che se avesse bisogno le lascio il mio numero 003344556677, se fossi momentaneamente impegnato le risponderà la mia segreteria telefonica!
    E che noi del KGB siamo anche un po’ teste di…

  14. riccionascosto Says:

    Megghiu ‘u tintu appruvato, ca ‘u bbonu ‘a ppruvari, è un proverbio nostro, ne parlavo anche nel post dell’anno nuovo.

    Ma letto così, da te, assume un altro significato (o forse ero io a volergliene dare uno positivo, chissà).

    (e comunque, potrei ripetere qui, sano sano, il commento che hai lasciato da CalMa. Ma vuoi pure il bacione?)

  15. zaritmac Says:

    spiacente, come sai non è (più) il mio genere 😉

  16. Flounder Says:

    riccio, io pensavo che ‘u tintu fosse il vino rosso, alla spagnola. giusto per restare in tema di porto.
    (ma a proposito: chi lo porta?)

    essenzia’, vuje nun state bbuono c’a capa…

    flavia’, tu sei troppo bello.
    del resto i tuoi parenti di Casandrino me l’avevano detto.
    (lo spleen sta tutto qua, tra la bocca dello stomaco e la gola. adda passa’)

  17. hobbs Says:

    chapeau.

    ci furono inviti convinti, durati decenni, a turarci il naso. I tempi cambiano al punto da volerci convincere di prima mattina che a certo tanfo ci si può abituare, col vantaggio di liberare in una botta sola una mano e il naso.

  18. anonimo Says:

    Negoziamo, negoziamo. Negoziamo. Ne godiamo. Scompariamo.

    C’è chi la fa semplice e ti parla come fossi un’idiota: ma perché non ve ne andate tutti? Tu perché non te ne vai?

    Bella quest’immagine, rende assai bene.

    Morgan

  19. Effe Says:

    (siccome non l’ha chiesto nessuno: ma che l’è, quel titolo?)

  20. Zu Says:

    (io avevo chiesto a Google, che mi rispose: Intifada.)

  21. Flounder Says:

    buongiorno e buonasera.
    (sì, Intifada, nel suo senso ampio)

  22. amelia1 Says:

    i luoghi comuni sono la salvezza dei più. un bel cimitero, insomma. e noi ogni giorno a passeggiarci dentro, cercando dis-trazione.

    (bravà)

  23. anonimo Says:

    “a volte è il bene che non conosci a spaventare”.

    sì.

    f_e_d

  24. anonimo Says:

    più di ogni altra cosa.

  25. anonimo Says:

    in assoluto.

  26. arduous Says:

    signurì comme state? avete visto quanta munnezza ci sta in giro? mi vergogno, vi devo dire la verità, mi vergogno assai assai…

  27. Flounder Says:

    arduous, mai quanto mi vergogno io, di essere molecola, atomo e parte integrante di tutto questo.

  28. Effe Says:

    e pensare che abbiamo sperato molto, da napoli, negli anni scorsi.
    Eravamo tutti napoletani

  29. Flounder Says:

    sì, ma noi (noi e pure voi) siamo fatti così, senza nulla togliere alla sincera espressione dei sentimenti: un giorno siamo tutti napoletani, un altro giorno birmani, un altro ancora andamani post tsunami, un giorno rom.
    poi la domenica, davanti al pranzo comandato ce scurdammo ‘e tutt’ cose.

  30. Flounder Says:

    (fed, sono contenta di sapere che ci sei. molto)

  31. anonimo Says:

    🙂

    f_e_d

  32. anonimo Says:

    vedo solo adesso il riferimento che dai nel tuo blog a ciò che ho scritto.
    ti ringrazio.
    amaro e ironico al punto giusto, e bello anche il tuo post.
    grazie ancora
    lisa

  33. arduous Says:

    signurì, veramente io mi vergognavo della foto che ci avevo messo sul mio bloggo che poi ho levata e che poi ci ho rimesso un’altra volta piccola piccola però… perché, scusate, come napoletano mi ci dovevo vergognare di quacche altra cosa? forze vi riferite al napoli che da quando non c’è più maradona non vince più? e non vi preoccupate che domenica a quelli del milàn li facciamo nuovi nuovi!

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