Fetenzìe sparse

C’è un coté irriguardoso e surreale nelle cose, sempre. Ed è questo che ci salva, è innegabile.

Quello sguardo trasversale che si distacca e ci dissacra. Anche qui, anche in questi giorni.

Mia sorella si sta facendo un cuore così, insieme al suo cameraman, da un lato all’altro della Regione. Sta ascoltando tutti: le gente, i medici minacciati, i consiglieri comunali.

Ha passato la notte con i pompieri e la mattina con i manifestanti.

Di corsa poi dal signor Cannavacciuolo: la storia tristissima di un pastore di Acerra che ha visto morire le sue tremila pecore, che ingenuamente brucavano erba maledetta. Alcune si sono riprodotte generando esemplari mostruosi. Una l’hanno ribattezzata Polifemo, per il gigantesco occhio spuntato sotto la gola.

Le hanno congelate, per non dimenticare, per mostrarle a chi non crede.

Poi è stata la volta del padre: un cancro fulminante che lo ha stroncato in soli quaranta giorni. Aveva un tasso di diossina nel sangue pari a 280, mentre il limite massimo è dieci.

In Italia questo esame non si fa: c’è un laboratorio in Canada, che ti fa le analisi per milleseicento euro, a spese tue.

Cannavacciuolo è stato fortunato. Un medico del Pascale, l’Istituto dei tumori, se ne è fatto carico.

Fortunatissimo: ha ottenuto un indennizzo di ben tremilacinquecento euro a risarcimento del piccolo inconveniente professionale.

In sette mesi quello che è cambiato moltissimo è il livello di percezione e consapevolezza della gente comune: anche parlando con il popolino, scopri che hanno introiettato nozioni mediche di ogni genere e tipo, per quanto si esprimano in dialetto hanno chiaro il quadro. Ormai sanno che senza differenziare non si va da nessuna parte.

Va in giro, mia sorella, dormendo tre ore per notte.

Due volte al giorno viene ospitata da qualche televisione locale per il trasferimento satellitare delle immagini.

Nel frattempo, al lato opposto della stessa strada, quella che io chiamo la superstrada della morte, che da un lato porta ad Acerra e dall’altro a Giugliano, Casal di Principe, Villa Literno e le sue baraccopoli di nigeriani, io accompagno Pierrick e Angélica nel loro reportage sugli allevamenti.

Qui, nell’impero dei casalesi, c’è una cosa unica al mondo.

L’alberata è una tecnica antichissima di coltivazione dell’uva, che sale fino a quindici metri su filari agganciati ai pioppi. Si chiama la vite maritata. Questi pochi chilometri quadrati sono l’unico posto al mondo in cui si fa questa cosa, e ne viene fuori un vino acidulo e aspro, che dà il meglio di sé nella sua forma spumantizzata.

Lungo la strada, letteralmente invasa da una fetenzìa che proprio non si può immaginare, c’è la puzza delle diossina, che è un odore che non so raccontare, che non somiglia a nient’altro di conosciuto. Lungo quelle stesse campagne dove trent’anni fa, bambina, mi turavo il naso per non sentire la canapa, che pure è terribile.

Vedo sulla mia sinistra un grande stabilimento. E’ una fabbrica, sulla quale campeggia la scritta: Concimi biologici.

Potrebbe essere una scena comica o drammatica, a scelta.

Il coro greco nella mia testa intanto fa il sottofondo, incessantemente. Innalza lai, birignai e lamentazioni. Insistono: perché non te ne vai? Perché non te ne vai?

Rallento e li interrompo: perché ho un ex marito che è peggio di un debito, ho passato l’ultimo guaio sulla faccia della terra. Questa è una tragedia e devo rispettare l’unità di luogo, tempo e azione. Altre domande?

Il coro ammette le mie argomentazioni e tace. Innalza solo i lai.

Il pomeriggio se ne passa per aziende vinicole.

Dall’una all’altra, piccoli paradisi dall’apparenza incontaminata, bisognerebbe transitare ad occhi chiusi, per non vedere da cosa sono circondate.

Pierrick vorrebbe chiedere quanto la situazione esterna impatti su tutto questo e come i poteri pubblici sosterranno poi all’estero il prodotto locale per non fargli perdere quote di mercato.

Gli dico: bevi, bevi che è meglio. Non ho voglia di tradurre queste domande e le risposte.

Così chiede quanto è costato l’ascensore che porta dalla cantina, profonda tredici metri, interamente scavata nel tufo, al terrazzo. Ci viene da ridere, che razza di domanda.

La sera nostra madre ci vede sfinite.

A mia sorella dice, in tono quasi di rimprovero: sei qui da tre giorni e ti abbiamo visto in tutto mezz’ora.

Lei risponde: non sono in vacanza.

Sì, vabbè, ma se questi telegiornali li fai un poco più tardi che succede? Tanto ‘a munnezza sta là, chi s’a piglia?

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40 Risposte to “Fetenzìe sparse”

  1. aitan Says:

    Questa è una tragedia e devo rispettare l’unità di luogo, tempo e azione è geniale. Nessuna altra domanda. Solo una piccola cosa che mi è appena capitata. Torno da un concerto. A un certo punto Marzuk, from Tunisia, in mezzo ai suoi melismi arabi intona un “Aversa munnezza, Aversa munnezza. C’amma fa? C’amma Fa?”. E ha tutta le ragioni per chiedercelo, per chiederselo, perché in mezzo a quella munnezza, ci abita anche lui, Marzuk, all’ombra delle alberate, immerso nella diossina.
    C’amma fa?

  2. Dconzero Says:

    c’amma fa
    aspettare la catarsi oppure continuare a credere pervicacemente che questi posti abbiano molto altro da esportare oltre la ‘monezza…

  3. blueout Says:

    anch’io Merlo spesso non riesco a leggerlo – diciamo quando ‘merleggia’, ed è manierista. Però spesso riescie a mettersi quel passo fuori dalle cose per osservarle senza concessioni alla retorica. La Capria per esempio ha cominciato a scrivere sulla questione munnezza sul corriere, e la mano gli è sfuggita. Continuo a pensare che la situazione è assai chiara: un territorio, che non controlli giorno dopo giorno, se ne va per i fatti suoi. Come un treno lanciato su un milione di scambi – andrà dove vuole/può. Sono 14 anni che non si è voluto risolvere questo problema. Tra commissari ad acta, presidente della regione, sindaco, prefetti… sono tutti colpevoli e collusi.

  4. didolasplendida Says:

    i figli cuociono alle mamme e
    ho fatto bene io che al biologico non ci ho mai creduto!

  5. barbara34 Says:

    io confesso che di fronte a questi discorsi sulla monnezza e derivati, e questo è particolarmente apocalittico, riesco solo a sentire un senso di angosciatissima paralisi.
    Mi ha molto colpito il commento di Aitan, mi fa riflettere sul modo in cui questo problema entra in circolo e attraverso quali discorsi diviene problema di tutti. Lo invidio anche un po’ per essere stato ad ascoltare Marzuk 🙂

  6. Flounder Says:
  7. zaritmac Says:

    La foto è bellissima. E tragica. Concordo con aitan: geniale il modo in cui rispondi alle voci di dentro. Molto quel da te che mi piace tanto. E la tragedia più grande mi pare quella che enuncia tua madre: “‘a munnezza sta là, chi s’a piglia?”…

  8. anonimo Says:

    ebbrava la tu mamma!

  9. HangingRock Says:

    L’altro giorno parlavo con un collega di un interessante progetto fotografico sulle marche dei sacchetti della munnezza. GS, DìperDì, Carrefour sono quelli che si portano di più.
    In fondo, dicevamo, a Napoli la munnezza è diventata la frontiera della pubblicità.
    Presto ci si renderà conto dell’enorme potenziale della sacchetta come veicolo pubblicitario (milioni di esemplari che costeggiano le strade, tempi incalcolabili di esposizione, zero autorizzazioni e zero costi, biodegradabilità in quattrocento anni).
    A quel punto vedremo abbandonare il modello classico di sacchetta, tipo “ford T”, disponibile solo in nero, e assisteremo ad un improvviso pullulare di sacchetti colorati come palloncini che, invece di volare, si trascinano a terra avviliti, gonfi di fetenzia come pance sopravvissute al cenone di natale.
    D’altra parte, visto che con la munnezza siamo destinati a convivere, ben vengano questi tipi di innovazione, anche a vile scopo commerciale, in grado di conferire un senso estetico, se non artistico, a queste vergognose installazioni.
    Tra qualche mese, c’è da scommetterci, il massimo dello chic sarà lo struscio per andare a buttare il sacchetto di munnezza firmato Dior.

  10. HangingRock Says:

    e comunque questa foto è meravigliosa.

  11. essenziale Says:

    Perdonami se mi ripeto!
    Ma fin dai primi giorni della potenziale rinascita si intuì che qualcosa sarebbe andato storto. Ricordo il neo sindaco antonio alla cerimonia per la madonna l’otto dicembre in piazza del gesù e qualche mese dopo in duomo per san gennaro. Nessun miracolo accertato da allora…
    Ed infine, solidarizzo col coro che ti dice di venir via dalla cavea!
    Ché per quanto sia una tragedia e devi rispettare l’unità di luogo, tempo e azione, potresti contrarre un debito con un’avvocatessa divorzista (alcune di queste hanno le…) piuttosto che con un ex marito…

  12. Flounder Says:

    (meglio che non rispondo, se no mi arrestano per apologia di reato)

  13. essenziale Says:

    signurì, e ghià, m’vulite dicere qual’è stu riato?

  14. Flounder Says:

    (facciamo che lasciamo perdere, jà. che è un terreno delicato e scivoloso assai)

    hanging, ma tu lo sai che questo fatto qua lo ha detto pure Forlani l’altra settimana, quando ha fatto lo spettacolo-presentazione?
    voi siete troppo tipi di tendenza, troppo.
    trendissimi.
    siete gente che anticipa le mode, che le crea.
    mo’ mi conservo tutti i sacchetti di harrod’s e maci’s e poi mi sparo le pose nel quartiere.
    e poi mi sparo le pose.
    e poi mi sparo 🙂

  15. finazio Says:

    La chiusa di tua madre è geniale, il post drammaticamente bello.

  16. Flounder Says:

    mo’ vi faccio un avvertimento: il prossimo/a che mi chiede “Perché non te ne vai?”, si carica l’onere di ospitarmi e occuparsi di me vita natural durante, insieme alla creatura, tutte le mie spezie, una serie di abiti a fiori, un tot di scarpette da tango e poco altro.

  17. e.l.e.n.a. Says:

    vuoi mettere la sciccheria di quelle griffate Vèrsace?!?

  18. Flounder Says:

    (stamattina mi eri oggetto di visualizzazione telepatica, elena. e pure con una certa insistenza)

  19. HangingRock Says:

    a me trend-setter non me lo aveva detto mai nessuno, nessuno. personal shopper sì, ma trend-setter mai, giuro.
    credo sia giunta l’ora di sottopormi a qualche seduta di auripensamento creativo. vuoi vedere che mi scopro pure comunista dandy?

  20. aitan Says:

    Un amico mio, trendissimo, architetto, barman e leader no-globàl, aveva la cucina tutta piena piena di sacchetti appesi al soffitto con scritte provenienti da mezzo mondo e anche di più. Erano tutti rigorosamente di carta, però. Io, appena ne vedevo uno più “disegnato”, glielo conservavo. Allora abitava a via Monteoliveto. Sono passati più di 10 anni. Mo’ se trasferito a Capodimonte, ché non gli piaceva il rumore del centro e i pullman parcheggiati a Piazza del Gesù. Devo andare a fargli visita. Così vedo pure se ha ancora la cucina arredata di sacchetti o se preferisce ammirare le installazioni dal balcone.

  21. Flounder Says:

    [certe volte il fatto che voi siate amici miei mi fa paura :-D]

  22. Flounder Says:

    ah, ovviamente nel pacchetto di cui al #16 ci sono anche una pizza e un mandolino.
    (giusto per completezza di informazione)

  23. e.l.e.n.a. Says:

    ma una roba tipo ologramma?
    ero molesta, insomma…

  24. Flounder Says:

    forse tipo ologramma, sì. non ne sono certa.
    credo mi abbia colpito molto – e in un modo che non so descrivere né spiegarmi – la questione dell’elephant man. continua a risuonarmi dentro.

  25. cf05103025 Says:

    cara Floù,
    hai scritto un pezzo bellissimo, brillante come quell’arcobaleno, anche colorato, dove ho visto palpitare vita e monnezza; non un pezzo “di colore”, ‘na cosa che mi lascia stupefatto, pure per l’alberata aversana che mai vidi, nè mai bevvi quel vino,
    grazie a te e a tua sorella che documenta, coraggio!!!
    Conoscevo pure io un Cannavacciuolo, ma stava qua.
    Non c’entra niente,
    ciau
    MarioB.

  26. Flounder Says:

    grazie, mario.
    la verità è che non immaginavo quanto tutta questa situazione esterna avrebbe potuto condizionarmi e farmi male. un male che non è di semplice appartenenza a un luogo, ma sta scendendo in profondità e si somma ad altre cose, altri pensieri, altre preoccupazioni.

    la prossima volta che ci vediamo ti faccio assaggiare l’asprinio.
    ci sono viti antichissime, anche di quattrocento anni, con dei diametri enormi. è una pianta resistente a quasi tutto quello che uccide le altre piante.
    altrimenti non si spiegherebbe.

  27. BellaLu Says:

    flounder, la tua foto è un ossimoro

  28. Flounder Says:

    è vero, Lu.
    mi sono inchiodata con i freni per fotografare questa cosa, giusto in mezzo alla strada.
    mi pareva un segno supremo, ecco.

  29. pispa Says:

    io credo che il problema si risolverà, col tempo, ci vorranno anni, perché vedi che è un problema di ogni regione non aver affrontato in modo serio e eco-compatibile la cosa dei rifiuti?

    i vostri sono posti così belli che non potete lasciarli in mano a quegli strunzi di mafiusi e politici 🙂

    se noi persone che abitiamo in italia tenessimo meglio l’ambiente, se ci impegnassimo, se i nuovi posti di lavoro e le ricerche vertessero (?) su questa cosa dell’ambiente più pulito,
    farebbero a fila per venire a trovarci!
    io lo so, spero che i giovani facciano industrie che si occupano di questo: del pulito, dell’ecologia vera applicata.
    è business e salute per noi e per il paese.

    (clap clap, me pareva un’intervento politico.. 🙂

  30. anonimo Says:

    MONNEZZA e 17 maggio? Incredibile…

    arrivo qui da herzog, flo’… a volte penso che il termine “serendipity” non sia solo riferito a un filmetto bellino ma niente di che:)*

  31. Flounder Says:

    incredibile davvero.
    (mi viene da sorridere — se invece non ci fosse da piangere, almeno per quanto mi riguarda — su entrambe le cose, separate e unite)

    intanto Pispa for President, eh!

  32. anonimo Says:

    Mi scuso per l’anonimato del 30simo commento (non 17mo nè 29mo), ero io, mf

  33. Flounder Says:

    (t’avevo capito, mf)

  34. carl8 Says:

    Non ho ancora capito perchè si è aspettato tutto questo tempo. Ed è inutile persino tirare in ballo le colpe ed i coglioni dei capi che governano il nostro paese. Non ho capito se c’è qualcuno di voi ancora che gioca con la salute degli altri. Però una cosa l’ho capita. La tristezza e la miseria della condizione umana non ha confini. Siamo tutti “toccabili”, frangibili e incoerenti.

  35. Flounder Says:

    ieri sera in strada, pieno centro di Napoli, abbiamo visto dei topi che se fosse stato un film di fantascienza, quelli un po’ apocalittici, avrebbe preso un Oscar per i migliori effetti speciali.

    mi era venuta in mente una scena di 1984, quando al protagonista viene messa di fronte al viso una gabbietta con un topo e al momento dell’apertura lo colpirà direttamente agli occhi, cavandoglieli.

    ecco, una cosa così vorrei per certuni.
    senza alcuna pietà.

  36. Effe Says:

    ma vedi sull’Aitanblog che non c’è speranza, né passata né futura.
    Svilupperemo per selezione polmoni capaci di assimilare diossina e occhi incapaci di vedere la bruttezza

  37. Flounder Says:

    ecco, effe. su questa cosa io invocherei la scientifica Hanging, che vi spiega pure a voi il fatto degli occhi, di come sono congegnati e cosa possono (o non possono arrivare a vedere).
    che a me è stata una cosa che mi ha impressionato assai.

    e poi stamattina vi voglio dire che siamo tutti un po’ mastella. anche voi, checché ne pensiate.

    (no, è che stamattina sto nel pieno del paradosso statale/regionale/comunitario. ne farei un post con nomi, cognomi, fatti e date, se non temessi poi di essere querelata per calunnia e diffamazione)

    mi dimetto, dunque.

  38. zaritmac Says:

    Mi si dica: c’è qualche parentela tra un topo cavaocchi in gabbia e una mozzarellina traversa?… 😉

  39. essenziale Says:

    Nel mentre arriva Hanging la scientifica ti lascio questo:
    Noi in un colpo d’occhio, percepiamo tre bicchieri su un tavolo; Funes tutti i rami, e i grappoli, e i frutti di un pergolato. Sapeva le forme delle nuvole australi all’alba del 30 aprile 1882 e poteva paragonarle nel ricordo con le venature di un libro rilegato in pelle che aveva visto una sola volta e con il tracciato della schiuma che un remo sollevò nel Rio Negro alla vigilia dell’impresa del Quebrancho.
    Borges

    e sul fatto di affermare che tutti stamattina siamo un po’ mastella-pastella ci andrei cauta: quelli di SMCP non stanno mica a pettinare le bambole!

  40. Flounder Says:

    zarit, me lo sono chiesto pure io.
    è solo una variazione sul tema 😀

    questo fatto di Borges è bellissimo.
    me lo ricordavo, ma in verità – come spesso accade – pensavo fosse una mia invenzione.

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