Glossario in una notte sospesa

Dici  Napoli,  tutto il male che c’è.  Ne potresti fare  un glossario,  dalla A alla Zeta, e nemmeno esauriresti tutte  le possibilità di ciò che  non va e che non funziona.

Alla A: ammuìna.

Alla Zeta: zoccole, nel senso di pantegane che infestano le strade, in queste notti di fuochi e fumo.

Dici Napoli, e tutti i paradossi che contiene.

I due parcheggiatori abusivi che ti dicono: signo’, in mano a noi state sicura, siamo due persone oneste.

E a modo loro hanno pure ragione.

Lo so che detto così non si capisce, che sembra un assecondare, un ridimensionare. Un consentire.

Ma a modo loro hanno pure ragione, credetemi.

Non è qui che si possono separare bene e male, con nettezza e rigore. Non qui.

C’è sempre qualcosa – qui – che ci addolcisce un poco, qualcosa che spezza e diluisce. Un lento fluire, una piccola emorragia che non sempre fa male.

Un po’ come sapere che perdi sangue e questo stesso sangue feconda la terra.

Un rimescolamento continuo, sotterraneo. Un armistizio in tempo di guerra, una pace non duratura ma che pure ti fa apprezzare la bellezza di certi giorni e certi luoghi.

Di qua il mare, il porto. Certi vicoli che passi e  pensi sempre a loro, alla guerra, agli Americani.

Sarà che di storie ne ho sentite tante, di quei tempi, di come ti entravano in casa, dei sorrisi di denti bianchissimi.

Di quando ti invitavano a ballare, di uscite notturne di nascosto.

Di là la città che sale, stretta. Di anime assiepate e occhi ciechi, di inferni senza speranza, di suoni gutturali, secchi e spezzati come pallottole.

In mezzo noi, talvolta.

Per certe strade che davvero ricordano la Terra di Mezzo, piccole oasi dove puoi fingere – anche se per poco – che fuori non accada nulla, che il mondo, tutto il mondo, possa ridursi a una sala da ballo.

Siamo entrate nel cuore della Terra, ieri notte. Un teatro sotterraneo di cui conoscevo solo l’esistenza. Un percorso di candele nel ventre della città e dieci, venti, quaranta, sessant’anni a ritroso.

Volteggi al centro della pista e intorno a te i fantasmi.

C’è qualcosa di simile, a Disneyland, nella casa stregata: la grande pista e una coppia evanescente, sola abitante del luogo, che volteggia incurante del tempo. Ricordo che quella volta sono rimasta come folgorata, e se pure sapevo che si trattava di un gioco, di un illusionismo proiettato, non ho potuto fare a meno di incantarmi, di paralizzare lo sguardo come se fosse stato vero.

Così ieri sera.

Intorno alle mie scarpe di raso e strass, altri piccoli piedi, invisibili agli occhi.

Scarpe di vernice che sussurravano, tacchi a spillo sdegnosi e fieri, fibbiette orgogliose e lucide.

Un mondo parallelo di milioni di passi e scalpiccii, mentre fuori la contraerea risuona e qui sotto la musica ovatta tutto.

E’ questo, ciò che ho visto ieri sera.

In superficie il travestito brasiliano ingombrava la strada con il suo suv e le tette rifatte, con la musica caraibica sparata a massimo volume in una notte stranamente silenziosa.

Ho aggiunto la W: wonder woman.

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28 Risposte to “Glossario in una notte sospesa”

  1. didolasplendida Says:

    pensa che ci andavo con papà a vedere il varietà
    il mitico salone margherita

  2. Flounder Says:

    marisella, io non riesco a dire quanto mi sono emozionata.
    sarà che era come entrare in una specie di tempio presente in tutti i racconti della mia infanzia, di abiti fruscianti e gran galà.
    sarà il fatto di trovarselo così, inaspettatamente, con quell’atmosfera retrò al centro di una città caotica.
    saranno un sacco di cose, insomma, ma per il primo quarto d’ora sono stata intontita dallo stupore.
    un viaggio nel tempo.

    (anche perché la fauna aiutava molto, era perfettamente adeguata)

  3. cybbolo Says:

    circa il tuo addolcire prettamente mediterraneo: proporrei di adottare questo testo come test reattivo per l’ammissione a posti dirigenziali che richiedono responsabilità ed equilibrio, dalla Wetfalia a nord, per vedere anche l’effetto che potrebbe fare…;-)))
    immagino teutonici sudare freddo per non tradirsi con reazioni incontrollate isteriche…;-D

  4. Flounder Says:

    cyb, io penso che quello che ci fotte veramente Рqui Р̬ la bellezza.
    certe dosi di sconsiderata bellezza che ti abbagliano così tanto da oscurare tutto il resto e riuscire a rendertelo sopportabile.
    (lo so che questo scatena la polemica, ma che posso fare, è così)

  5. cybbolo Says:

    e non è bellezza tout court.
    è bellezza associata in opportune dosi a indolenza, abbandono, strascichi, fantasie, malizie, musica, fatalismo e quant’altro di perifericobradipico sognante…
    un cocktail praticamente unico e irriproducibile altrove

  6. ipsediggy Says:

    non mi piace, come tutti i barocchismi sui generis. vale dirlo?
    le tue emozioni invece traspirano belle belle tralle e sulle righe(lle).

  7. aitan Says:

    Quando ho letto: Siamo entrate nel cuore della Terra, ieri notte. Un teatro sotterraneo…, già vi ho immaginate al Salone Margherita, e m’è sembrato di vedrvi al Café Chantant e me ne sono compiaciuto. That’s all, e non è poco, almeno per me.

  8. Flounder Says:

    iggy, sono d’accordo con te sui barocchismi. per quanto poi dal vivo sia molto meno carico di come appare in foto.
    ma è il senso di sorpresa, quello che ti prende. una cosa che non ti aspetti, un vecchio cancello arrugginito e dietro un altro mondo.

    mi sono ripromessa che chiunque si trovi da queste parti la domenica sera sarà mio ospite.

    capito, aitan? 🙂

  9. Climacus Says:

    bellissimo post, flou.
    Sognante sì, ma mai svenevole: tra tutta la bellezza che elargisci, come napoli, hai trovato lo spazio a tette così grosse da ingombrare la strada, a pantegane zoccole, a uno sguardo civettuolo un tantino snob sicuramente patrizio alle tue scarpe e a un grandioso gioco di parole come:
    “Non è qui che si possono separare bene e male, con nettezza e rigore.”
    Però.

  10. Flounder Says:

    climacus, sapessi quanto ti ho pensato ieri notte: per uno strano caso del destino (ammesso che esista il destino e – ancor più – gli strani casi) il musicalizador della serata si chiamava Climaco.
    sì, proprio così.
    per gli amici, Climax. vedi un po’ tu 🙂

  11. farolit Says:

    wonder Tanguera direi…

  12. Effe Says:

    tutti si erano riuniti in sala da ballo, e la musica era d’oro e seta, mentre fuori le mura la Peste Nera si mangiava intero il mondo
    (questo mi fa venire in mente; in fondo, mentre il Titanic cola irrimediabilmente a picco, tanto vale giravoltare fino in fondo tutti i balli in carnet)

  13. zaritmac Says:

    “Che è, bella? Che dici, tesò?”, praticamente una summa lirica di un famoso “ma Flounder che vvò?” … ;-))

  14. Flounder Says:

    zari’, questa la capiamo solo io e te 🙂

  15. BellaLu Says:

    aggiungo la U: urca che bello

  16. Flounder Says:

    alla U ci tenevo: usura

    sostituisco? 🙂

  17. essenziale Says:

    una decina d’anni fa, Colonnese (hai presente, vicino al conservatorio) pubblicò “Alfabeto napoletano”.
    C’era di sicuro ammuina, abbabbiare e cose così…
    Ed è vero, lì non si possono separare bene e male. Non avrebbe alcun senso…

  18. Flounder Says:

    ci giri, tu, intorno ai post. poi ci rigiri.
    poi lasci commenti dalla consistenza fisica, tattile.
    non te lo so dire in altro modo.
    è come se mi accompagnassi di persona in certi posti o ti presentassi all’ora dell’aperitivo, sapendo che già sto là.

  19. essenziale Says:

    ma prima o poi accadrà!
    ricordi “chi song io e chi sì tu”?

    ah, per me un prosecco, grazie!

  20. Flounder Says:

    (non oggi, non oggi, per piacere: ho i capelli che sembro la strega di benevento, non sono presentabile in pubblico)

  21. essenziale Says:

    appuntamento alle 19 in piazza bellini, allora.
    ti riconoscerò dalla cotonatura!

  22. Flounder Says:

    ma com’è ‘sto fatto? lo sai pure tu?
    e allora deve essere proprio così: il regolamento internazionale del blogghèr prevede che a Napoli ci si incontri a piazza bellini o – in seconda istanza – a casa hanging 😀

  23. egovirtuale Says:

    uno

  24. egovirtuale Says:

    e due, pari.

  25. HangingRock Says:

    signor essenziale, siamo pronti ad accoglierla nella seconda istanza della mia umile dimora. ci dica solo quando e le organizziamo una cenetta su misura. può scegliere tra una caciotta dalla linea essenziale, alla armani, e un imbuttunato barocco, alla cavalli. sempre che non preferisca un ascetico digiuno, modello “dalla sofferenza nasce l’arte”, alla gianni molaro.

  26. anonimo Says:

    non si può sempre giustificare…a modo loro hanno ragione certo… ma hanno ragione anche le persone oneste per davvero che pagano per chi è onesto a modo suo…mima

  27. sabrinamanca Says:

    E quale favola che si rispetti non contiene un antro scavato nel ventre della terra e pieno di nascoste meraviglie?
    Questa è una favola che diviene realtà, che cosa si può desiderare di più (a parte un lucano se si è in crisi di astinenza)?
    Volevo venire a Napoli ma chissà come e perché, la monnezza me ne tiene lontana.
    Appena Super DeGennaro l’avrà fatta sparire o inviata su Kripton verrò e esigerò!!! di andare in questo luogo magico (se ci ballano pure il tango crederò d’esser morta e in paradiso)

  28. elsecretario71 Says:

    ah…ecco…allora già ti conoscevo…mah …

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