Società  (in)civile

La prima mossa la fa il Presidente della Provincia, che riempie la città con dei cartelli enormi, in cui ci dice: caro concittadino, abbiamo istituito un sito di stoccaggio temporaneo della differenziata nel tale posto, in culo al mondo.

Vieni e portaci le tue cosette. Se sei un commerciante, ne hai l’obbligo, se invece sei un privato cittadino, è facoltativo. In ogni caso sappi che abbiamo bandito una gara e dal primo maggio ce la veniamo a prendere direttamente a casa tua.

Guarda caso la data, toh. Primo maggio.

No, non c’entra la festa dei lavoratori. C’entra che è allo scoccare dei 120 giorni di commissariamento e non mi pare affatto casuale.

E poi mi innervosisce la questione della comunicazione istituzionale: ogni anno milioni di euro – e questo mi consta personalmente, sulle mie mani – vengono bruciati in attività di comunicazione istituzionale su fatti che non vengono poi realizzati. E tocca fare pieghevoli, supporti audiovisivi, banner per promozionare e diffondere la produzione del nulla.

Vabbè, vado.

Non senza una certa contentezza scopro che ci va un sacco di gente: enormi container pieni.

Altissimi.

Non riesco a vuotare i miei sacchetti nemmeno se mi alzo sulle punte. Nemmeno se salto, facendo tintinnare tutte le mie bottiglielle.

Allora chiedo aiuto al tizio che sta lì, con la sua casacchina fluo.

Lui però dice no, che sta lì solo per vigilare e non è tenuto.

Gli chiedo se è tenuto a prendermi in braccio, ma non è previsto neppure questo.

Gli chiedo se posso lasciare le mie buste a terra, fuori dal container.

E’ vietato.

Allora placco un signore altissimo e gli conferisco l’incarico.

Poi mi rimetto in macchina e medito se passare alla disobbedienza civile o chiedere al comune una pensione di invalidità con accompagnamento.

Mi figuro la scena. Mi risponderebbero che è facoltativo.

Mentalmente desisto dal proposito.

La seconda mossa è in un depliant stampato su carta riciclata che mi trovo nella cassetta postale.

Mi spiega per benino che il polietilene va qui e il pvc va lì e poi mi informa che tre parrocchie si sono offerte per stoccare temporaneamente la differenziata in aree di loro competenza e che i depliant sono stampati con fondi propri, immagino gli stessi che il Papa ieri ha dichiarato unicamente di gestire, ma non di possedere.

E qui, sulla seconda mossa, l’irritazione cresce. Mi pare assurdo, troppo assurdo, che la Chiesa vada in concorrenza con le Istituzioni.

[NdR: l’uso delle maiuscole deriva da un’antica impostazione culturale, stilisticamente non sradicabile, ma che non rispecchia il personale sentire.]

Anche perché è quella stessa Chiesa che guidata da un parroco famoso ha osteggiato ad Acerra la costruzione dell’inceneritore ed è quella stessa identica Chiesa contro la quale la municipalità combatte per riprendersi il verde.

Ma d’altronde nel proliferare del nulla si creano dei vuoti. La Natura odia il vuoto, qualcuno dovrà pur riempirli, sistemarsi per traverso, infilarzi, inzipparsi.

La terza mossa avviene a scuola di mia figlia, dove veniamo convocati d’urgenza per una riunione su temi importantissimi.

Il primo tema importantissimo – che meriterebbe trattazione separata – è la presentazione di un volume di 316 pagine, in cui si affronta in senso filosoficosemanticoepistemologicopedagogico (parole dell’autrice, mentre in platea ci sono sempre le mamme africane e ucraine che si esprimono per “io fare, io dire, io pensare” che stanno lì senza capire un cazzo, ma doverosamente presenti, che già si sentono emarginate di loro e dunque presenziano sempre) nientedimeno che l’incredibile affinità tra la parola del Cristo e non so quale direttiva europea del settembre 2007 sulla centralità della cittadinanza. Trecentosedici pagine.

Il secondo tema importantissimo è invece che la scuola – possedendo un enorme e incolto giardino interno che da anni chiediamo di attrezzare per i bambini – si è offerta volontaria per stoccare temporaneamente (questo temporaneamente che ricorre sempre, ovunque, mi turba. Quest’idea di sospensione, di soluzione non definitiva. Oppure di cosa veicolata come transitoria che però nel tempo si assesta, si stabilizza, si incancrenisce) i rifiuti differenziati.

Così da domattina portate un sacchetto e un bambino, accudiremo entrambi. Cercate di non sbagliarvi: il bambino è quello con la tuta blu, il sacchetto è azzurrino.

E lì alza il dito un omino dimesso.  Lo conosco, fa parte di un comitato civico. E’ uno in gamba.

Tira fuori una grinta e un tono di voce impressionante. Dice: bene, provate anche soltanto a pensare di farla, questa cosa, e io non solo tolgo da qui le mie figlie, ma vi mando i Nas, perché non avete autorizzazioni a farlo, occorrono requisiti sanitari, un responsabile di sicurezza e tutto quanto. Provateci soltanto, e la scuola chiude in due giorni.

Sgomento nella troika di direzione scolastica: ma noi pensavamo di far del bene.

L’omino insiste e non si ferma: se proprio volete fare del bene, smettetela di sostenere tutti quei…(e qui partono a raffica i nomi di politici locali, nazionali, inquisiti, ciascuno con l’appellativo che si merita), che se stanno dove stanno è anche colpa vostra.

E’ la bagarre. Tutti parlano per conto loro, gridano. Qualcuno applaude, qualcuno storce il naso, si fanno gruppetti.

In un angolo le mamme africane, ucraine, polacche ripetono: io non capire, io non pensare, io che fare?

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31 Risposte to “Società  (in)civile”

  1. stefko Says:

    Avvilente. Non solo perché accadono cose del genere, ma anche per tutto ciò a cui porta questo…
    Incluso l’uso della gente del nord, ormai divenuto consuetudine, presente nei detti, nei paragoni, nei discorsi “comuni”, di tutti i giorni, di paragonare ogni cosa negativa e schifosa a Napoli…

  2. Flounder Says:

    ciao ste’, che piacere.

    c’è un altro fatto, che rende il tutto ancora più surreale: all’indomani dei suoi reportage, mi sorella rientra a Madrid dove nella sua cassetta di posta trova una lettera del comune.

    più o meno questo il testo: caro concittadino, come ben sai negli ultimi tempi ti abbiamo arrecato disturbo con i cantieri per il milgioramento della nostra città.
    adesso i lavori sono finiti, ma la città è polverosa.
    scusaci se da domani, e per qualche giorno, chiuderemo ogni notte al traffico una strada per lavarla ben benino.
    siamo certi che comprenderai che lo stiamo facendo per te, tu però scusaci ancora.

  3. cybbolo Says:

    strano che nessun ospedale abbia pensato di offrire lo stoccaggio della munnezz’ nel reparto malati terminali, badando bene affinché non si confondano i rifiuti col pigiama a righe quasi dentro i sacchi verdi impermeabilizzati rispetto a quelli dentro i sacchi neri semplici legati col cordino.

  4. Flounder Says:

    ma che bell’idea, cyb.
    la propongo subito.

    magari la signora Sandra – visto che ora può andare a passeggio – può usare l’argomento per fare pace con il direttore sanitario.

  5. Dconzero Says:

    grazie Flounder, meglio delle pagine utili i tuoi ultimi post…
    metto su casa a Napoli e amalgamare le mie emozioni con le tue considerazioni mi torna utile, molto utile…
    :-))

  6. Flounder Says:

    ottantanove ventiquattro ventiquattro…

    (vieni a vivere a Napoli? e poi vieni anche a ballarer il tango con noi?)

  7. essenziale Says:

    L’omino dimesso col dito alzato dovrebbe candidarsi a presidente del consiglio d’istituto.
    Poi destinare risorse fin dall’inizio dell’anno scolastico per la mediazione linguistica rivolta ai genitori.
    Impossessarsi del giardino scolastico prima che lo faccia qualche prefetto di ferro.
    Inibire l’utilizzo di risorse per siffatti lavori di 316 pagine: in una società laica, in una scuola multietnica, lo studio della religione non può essere incentrato su una Chiesa (questa sì con lettera maiuscola) ma su più Chiese e quindi sulla Storia delle Religioni.
    Voto l’omino qui e subito!
    E mi trasferisco a Madrid, tua sorella è carina?

  8. Effe Says:

    scusi, ma io ho già in previsione la soluzione finale del’emergenza rifiuti: un giorno verrà decretata per legge la fine dello stato di emergenza.
    La munnezza rimane, che c’entra, ma niente più titoli sui giornali (ci occuperemo di qualche bel delitto nel nordest, per par condicio), niente più servizi televisivi, e se vegnono sorelle da madrid per riprendere i luoghi, le portiamo in Svizzera, o nel Ladak.
    Lei lo sa, vero, che finirà così.

  9. Flounder Says:

    mai quanto me 😀

  10. Flounder Says:

    effe, mi dicono che i treni non vanno puntuali nemmeno in Ladakh

  11. essenziale Says:

    mai quanto te?????
    ebbbrava!
    ma lei fa la giornalista a madrid mica la parastatale a napoli…

  12. Flounder Says:

    ah no, eh.
    io faccio la coeditrice di una prestigiosissima rivista letteraria internazionale.
    si badi a come si parli!

  13. amelia1 Says:

    credo che non ci resti che piangere. qualcuno lo aveva detto, no?

  14. Flounder Says:

    ma no, ma no: è l’ironia, che ci salverà.
    (speriamo)

  15. pispa Says:

    io molto ridere, bravo lo mino!

  16. aitan Says:

    Mi ricordo di un ometto con la barbetta che lo chiedeva anche all’inizio del secolo scorso che fare?.
    Lui veniva da Simbirsk, ma non era un immigrato.

  17. Dconzero Says:

    caspita…essere introdotta in una tangheria da una coeditrice di una prestigiosissima rivista letteraria internazionale !!!…sarebbe un grande onore per me

    🙂

  18. Flounder Says:

    Dconzero, qui i tempi corrono, succedono cose. Gli eventi precipitano e bisogna assecondarli.
    Dalla sera alla mattina i cv mutano e si arricchiscono, nello spazio di poche ore.
    [ma non voglio darmi inutili arie, no. saranno i testimoni a parlare per me :-D]

  19. Flounder Says:

    aitan, caccio di nuovo i baffoni finti che ho usato l’anno scorso a san valentino? 🙂

  20. amelia1 Says:

    fino ad ora l’ironia contro la cattiva politica ha potuto poco. però, speriamo.

  21. atvardi Says:

    Risposta 1- la disobbedienza civile è consigliata. Diciamo dovuta. (starò leggendo troppe cose sugli anni 70?)
    Risposta 2- Alex Zanotelli è un prete coi controcoglioni e anche vecchietto che quando gli han detto che era troppo malato per stare in mezzo agli ammalati e puverielli d’Africa ha detto Bene, avete ragione. Torno in Italia, a villeggiare a Scampia. E lì c’è lui che, col suo zaino in spalla a 70 e passa anni suonati, litiga selvaggiamente con Bertolaso e gli dice dove può cordialmente infilarsi le sue Ecoballe, che, come amabilmente dice, di eco han poco e di balle molto. Que viva Zanotelli (che, tra l’altro, è parte di quella Gran Chiesa che nel seguire papa Bonifacio da una parte e Gesu dall’altra in quella scenetta di Dario Fo non avrebbe grandi dubbi).
    Zanotelli che, infine, dice che ce la stanno mettendo in quel posticino con la privatizzazione dell’acqua.
    Risposta 3 – I tavoli tecnici andrebbero aboliti. Oltre alla Giornata dello Stronzo propongo la Grande Giornata dell’Eloquio Verboso. Che per un giorno, un giorno all’anno, usiamo tutti terminologie desuete e parole magniloquenti. Che però, allo scoccare della mezzanotte, la smettiamo e cominciamo a parlare.
    Cazzo.
    (scusa la parolaccia magniloquente).

  22. Flounder Says:

    non pensavo a Zanotelli ma a Riboldi.
    ma la questione non è riconoscere se abbiano o meno i controcoglioni. la questione è di ambiti, di confini che vengono superati anche quando non ci azzecca.

  23. HangingRock Says:

    Teste n. 1:

    Signor giudice, sì, lo confermo. Ero con l’imputata flounder ieri sera, al teatro Bellini, in prima fila, ad assistere alla performance di tango e ciaccarella di Herrera.
    Lo spettacolo volgeva al termine quando la compagnia di ballo è scesa in mezzo al pubblico. E’ stato in quel momento che il giovane Manolòn Moreno Jiménez ha teso la mano all’imputata per invitarla a ballare, forse rispondendo al richiamo primordiale della maglietta a fiori. Signor giudice, lei non ci crederà, ma l’imputata si è alzata senza opporre la menoma resistenza e – a freddo, e per giunta con gli stivali di ferro – si è lasciata trascinare in un tango acrobatico alla Totò le Mokò, conclusosi con l’imputata che con un salto mortale con triplo avvitamento a sinistra è zompata sulle maschie ginocchia di Manolòn.

    Il commento a caldo dell’imputata, ancora accaldata per le acrobazie, è stato che il talento di Manolòn deve ancora giungere a maturazione per arrivare a ballarla al 100% delle sue (di lei) potenzialità.

  24. Flounder Says:

    (…e ti devo ancora raccontare il seguito…)

  25. Modesta Says:

    [NdR: l’uso delle maiuscole deriva da un’antica impostazione culturale, stilisticamente non sradicabile, ma che non rispecchia il personale sentire.]

    ….sottoscrivo, ci penso spesso anch’io quando scrivo Chiesa e non chiesa, ti scoccia se copincollo la spiegazione? :))

    e per il resto speriamo che sia una risata e non un muntagna e munnezz a seppellirci tutti…

  26. aitan Says:

    sì ci vogliono i mustaccioni, flo, perché qua ancora adda veni’ baffone, e adda balla ‘o tango miezz’e cosce e Maradona

  27. sabrinamanca Says:

    Addio, mia bella Napoli, addiio, addiio…che tristezza.
    E pensare che da piccola avevo fiducia negli adulti e pensavo che nel loro mondo tutto fosse “come deve essere” e da quasi adulta pensavo la stessa cosa dei politici!!!
    E mi sa che invece loro non sanno nemmeno da dove cominciare per levarsi la monnezza nella quale stanno immersi fin..qui!

  28. Flounder Says:

    buongiorno e buonasera.
    qua la situazione si degrada ora dopo ora, come una lenta discesa inesorabile.
    io domenica sono in piazza, con un tentativo di alfabetizzazione urbana: libri versus monnezza.
    regaliamo libri a chi ci porta i loro sacchetti e ci occupiamo poi noi di portarli al centro di raccolta.

    a quanto serve questa cosa?
    a niente, ma veramente a niente, se non a portare alla luce il fatto che la gente in qualche modo si muove, seppur nella consapevolezza della sua totale impossibilità a mutare effettivamente le cose.

  29. sphera Says:

    Applausi all’omino. E a voi per il “libro per monnezza”, che puoi dire quel che vuoi ma è una cosa proprio bella.E solidarietà alle mamme africane e ucraine, che gli è toccato venire in un paese che la pubblicità diceva che era civile.

  30. stefko Says:

    Flou, il piacere è tutto mio, davvero. Mi rammarico solo di non poter dedicare a te ed a tutti gli amici comuni il tempo che meritate.
    Ho sempre voluto vedere Madrid, perché dicono essere molto simile a Napoli, per alcuni aspetti… Magari però fosse simile anche nel campo della monnezza…

  31. zaritmac Says:

    Il seguito??!! Ma io dove’ero?

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