Count down

Il precedente numero di Buràn – quello sul conflitto – ci aveva stancato molto, per l’intensità emotiva. Non sono solo quella trentina di racconti, ma  la massa di quelli cercati e letti per arrivare a questi trenta.

Su questo numero, quello che uscirà a giorni, pensavamo che ci saremmo rilassati, data la maggiore leggerezza del tema.

Macché.

E’ che questa volta gli autori si sono scatenati nei convenevoli e nel social network. Decine e decine di mail, questa volta anche con gli autori delle foto.

Perché una volta effettuata la selezione, chiediamo i permessi, e ogni volta tocca spiegare perché e per come. E ogni volta io vorrei fare dei copia e incolla, ma poi non ce la faccio, e a ognuno scrivo qualcosa di personalizzato.

In questo numero c’è gente pazzesca, c’è gente che si conosceva tra loro anche prima di trovarsi insieme su Buràn, al di là degli oceani. C’è gente che da sperdute, glaciali e remote province del mondo mi scrive in un italiano perfetto, appreso chissà dove e perché e mi racconta di pezzi di vita, inverni freddi, traslochi e famiglia lontana. C’è gente che racconta della sua estate a Capri, del suo inverno a Pompei, di quella volta che.

C’è gente.

Ecco, è questo.

C’è un sacco di gente. C’è un reticolo stretto che è insieme contenimento e prigione. Che la rete non è infinita, e per quanto lontano tu pensi di arrivare, trovi sempre uno che è amico di un amico tuo e al quale in qualche modo – tuo malgrado – risulti legata.

Non mi sbagliavo, quando giorni fa scrivevo che siamo tutti qui, affacciati su questo pianerottolo di esistenza.

Ed è per questo che ultimamente sono molto più silenziosa.

Mi perdo in serate di ballo mute, totalmente mute. Nelle quali non voglio sapere nulla, nemmeno il nome dei miei compagni. Come se cercassi angoli depurati dalla parola, dallo scambio verbale, abitati solo da gesti e movimenti, privi di interazione sonora.

Sei timida?, mi ha chiesto uno qualche sera fa.

Sono quello che vuoi tu, basta che non chiacchieriamo e balliamo. Che sono piena di parole, delle parole di tutto il mondo.

Sono piena di parole, in un momento in cui le parole non mi servono a niente.

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16 Risposte to “Count down”

  1. Audrey22 Says:

    Grazie mille per il commento di incoraggiamento 🙂

  2. aitan Says:

    ((ma tu, quanno truove ‘nu poco ricietto?))

  3. Flounder Says:

    spera mai.
    sono consustanziata alle mie attività 🙂

  4. didolasplendida Says:

    hai ragione
    è come quando c’è troppa luce e cerchi un pò di buio per riposare gli occhi

  5. essenziale Says:

    Tu conosci Stanley, tu conosci Stanley Milgram e la sua teoria!

    Timida Flò Flò.

  6. Flounder Says:

    come ho detto altrove, link di qua, link di là, e mai nessuno che ti regalasse un Cartier 🙂

    essenzia’, invece parliamo di cose serie: io questo signore qua, come al solito, non lo conoscevo. allora me lo sono andato a cercare e mentre leggevo arrivavo a pesanti conclusioni. pensavo al nazismo, per esempio, a certe organizzazioni paramilitari, alla burocrazia, alla chiesa.
    (l’aggravante della chiesa è che ti dà un doppio messaggio: da un lato dice che tieni il libero arbitrio, dall’altro ti impone le regole per esercitarlo)

    poi pensavo a una conversazione avuta qualche giorno fa con HangingRock sull’origine vera dei sensi di colpa. la fanciulla mi ha illuminata sul fatto che derivino non da cose commesse, ma dalla percezione della nostra parte animale, che ci soggioga nostro malgrado. anzi, più cultura e sensibilità ci sono, più senso di colpa emerge, per la vergogna di non essere riusciti a stanare il residuo di belva.

    mettere insieme queste due informazioni suggerisce un paradosso: l’essere umano ha bisogno di una regola forte e di una struttura, non tanto per educarsi e superare l’animalità, ma per darsi il diritto a essere animale sotto la responsabilità e il permesso di qualcun altro.

    mo’ me ne devo andare, però mi piacerebbe che tu che ne sai tante, me ne dicessi qualcuna pure a me.

  7. Flounder Says:

    uh gesù: ho aperto solo ora il tuo link e ho trovato tutto un altro fatto, i sei gradi di separazione.

    ma no, no, io parlavo del fatto delle scosse elettriche agli sconosciuti.

  8. anonimo Says:

    ma che, da passera mi diventi torpedine?

    🙂

    lisa

  9. Flounder Says:

    lisa, ma infatti io poi a un certo punto, mentre leggevo tutti i fatti di Milgram e le scosse, senza aver visto il link originale, mi chiedevo: ma Essenziale che avrà cercato di dirmi?

    cercavo la connessione col post, un senso recondito. alla fine mi sono arresa e pensavo pure di essere scema. 🙂

  10. sambigliong Says:

    OT

    Sei timida?, mi ha chiesto uno qualche sera fa.
    Sono quello che vuoi tu, basta che non chiacchieriamo e balliamo.

    sarebbe un bell’incipit
    (è il secondo che scovo; l’altro è da orasesta).
    ciao

  11. giorgi Says:

    Aspetto con ansia tutte quelle parole di tutto il mondo.

  12. ipsediggy Says:

    la gente sono strani.

  13. Flounder Says:

    la gente è strana, iggy.
    (ed è puttana, anche quando non te l’aspetti)

    buon compleanno postumo

  14. ipsediggy Says:

    già, chi più chi meno, battiamo tutti.
    eggraz, graz!

  15. aitan Says:

    vedo che finalmente c’è

  16. Flounder Says:

    shhh, shhhh.
    (dovete prima lavarvi le mani)

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