Acqua storta, con ragione e sentimento.

Devo dire di Luigi Romeo Carrino e di Acqua Storta.

Io non lo so chi è Carrino, non lo so, non lo conosco. So solo che l’ho incontrato due volte e su di me esercita un fascino magnetico. So che la sua voce – che sia registrata, dal vivo o al telefono – mi ipnotizza.

So che la sua scrittura, conoscendo la sua voce, mi prende attraverso un canale uditivo.

So che conoscendo i luoghi e le ambientazioni del suo romanzo, io vedo la storia, la vivo.

E dunque so che quello che per gli altri può essere un romanzo, per me è un film. Più di un film: qualcosa che mi inghiotte.

La morte di Michele io la vedo dal pontile che porta a Nisida, a sinistra c’è uno scoglio enorme, a destra la terrazza di un ristorante dove ho cenato l’estate scorsa, col vento nei capelli e una gioia che non poteva durare.

La casa del padre la vedo attraverso i cumuli di immondizia e le puttane della Domiziana, come quella sera che andavo a una festa di imprenditori e mi sono perduta nel Villaggio Coppola, ed ero da sola e avevo paura e sapevo che ogni  movimento era guardato, spiato, controllato. E penso che viaggio sempre da sola, io, sempre. Di notte. E ogni notte ho paura, una paura che altrove non proverei: quella dei proiettili vaganti.

E vedo Mariasole. Mariasole che non parla e scrive parole difficili. Che dice al marito: andiamo via da questa città che non ci vede riparati, e quando lui non capisce cambia registro e urla: jammuncénne, mo’ mo’. Come un grido che squarcia tutto. Ha la faccia di Licia Maglietta in Luna Rossa e la sostanza della più pura tragedia greca, che si chiami Medea, Ifigenia o Antigone. Ha la faccia di donne che ho conosciuto da bambina e che oggi incontro sempre più raramente.

La casa di Salvatore la vedo nel ricordo di una serie di piani fatti di corsa, col fiatone, per arrivare in un vecchio appartamento sopra piazzetta Nilo. Era la casa di un amico, ma prima ancora era appartenuta ad altri: una torbida storia di amori omosessuali tra un ragazzo di ambienti malavitosi e un architetto, che gliel’aveva ristrutturata per farne un nido d’amore. Poi spariti entrambi, non si sa come o dove. In quella casa ho letto il mio primo libro di De Silva, accovacciata per terra

E poi il mare.

C’è il mare, in Acqua Storta. E a chi gli ha chiesto se una storia così avrebbe potuto ambientarla a Milano, a Bologna, lui ha risposto di sì.

Ma non è vero, Carri’, non è vero. In questa storia c’è questo mare qua, la segna così in profondità che non potrebbe mai svolgersi altrove: fattene una ragione, è così.

Di questo romanzo mi piacciono gli intermezzi piccoli, quelli che raccontano i pensieri che il protagonista non dice mai. Mi piace la lingua sporca, quell’italiano carico di spagnolismi che usiamo qui quando non parliamo in dialetto e ci sforziamo di tradurre espressioni intraducibili. Mi piace la lingua bastarda nell’uso delle preposizioni e in altre sottigliezze. Mi piace la scansione dei tempi, l’andare a ritroso nel tempo che mi ricorda appunto De Silva, i cui libri sono tra i pochi che riesco a ricordare, di un’asciuttezza che non lascia sbavature neppure nella memoria.

Mi piace il modo in cui Luigi lo ha presentato a Napoli, a una platea che rappresentava tutte le possibili sfumature sessuali esistenti.

Ma soprattutto mi piace la totale assenza di pretesa, in questa storia: la narrazione bruta dei fatti senza l’indulgere nel giudizio. Mi piace l’assenza di note esplicative.

E nel dramma che rappresenta, pure ho riso, ho riso moltissimo nel figurarmi la scena in cui l’amante porge le cuffiette del lettore mp3 all’amato per fargli ascoltare una delle loro canzoni, in una scena che potrebbe essere il Tempo delle mele, se non fosse che la canzone è questa cosa qua, una delle cose più trash che abbia mai ascoltato e di cui questo video è un grandioso rifacimento, che vi dovete sentire fino alla fine. Un rap dei Quartieri Spagnoli: è arrogante e prepotente, chill’ è ‘nfame, è ‘n’ommo ‘e niente, chilo è surdo, nun te sente, nun ‘e tène ‘e sentimenti…

 

V’o giuro, v’o ggiuro ‘ncopp’o bbene d’e figli che nel  giro di un mese me la imparo e ne faccio pure io una cover. Perché quest’uomo lo amoooooo, terribbbilmente lo amoooo.

e poi quando passa Carrino, vorrei che si leggesse questo qua, che mi piacerebbe che fosse come una pagina sua e stessero vicine vicine, azzecate azzeccate.

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24 Risposte to “Acqua storta, con ragione e sentimento.”

  1. barbara34 Says:

    emmannaggia, mi hai fatto venire voglia di leggerlo. che poi la magia della letteratura è quel percorso immaginativo che fonde noi e il libro in un insieme unico no? magari se lo leggo lo vedrò anche con un po’ della tua immaginazione!

  2. fuoridaidenti Says:

    c’è sia su nazioneindiana che su carmillaonline e allora ti dirò che tentennavo. tentennavo perché presi una sòla che non è poco da meridianozero. glisso su chi e sul titolo. però del tuo gusto mi fido ed allora me l’accatto e poi ne riparliamo

  3. Flounder Says:

    a me è piaciuto assai, tiene pathos.
    non è – come qualcuno può pensare – sulla scia facile di Gomorra, non c’è denuncia, non ha questo intento.
    c’è il fatto. la cronaca.
    c’è un amore che non purifica e non salva. c’è violenza, c’è sangue e sperma.

  4. anonimo Says:

    io me lo ricordavo, quell’odore di terra umida.

    lisa

  5. anonimo Says:

    curioso, socia, anche io segnalo un libro analogo (come contenuti, epperò tutt’altro contesto)

  6. essenziale Says:

    c’è che quando recensisci è come se mi accompagnassi di persona in certi posti o ti presentassi all’ora dell’aperitivo, sapendo che già sto là (parafrasandoti!) e mi viene nostalgia di certi posti e penso che quasi ci torno qualche volta…
    Il Carrino, poi, dovrà cederti parte delle royalty!
    ed il video… ma come l’hai trovato, pazza!

  7. Flounder Says:

    mi è stato segnalato il video originale, e poi ho scoperto che è uno dei video più imitati che ci stanno, è proprio un must.
    questo era il migliore.

    essenzia’, commentatore delle mie brame, tu dici dici e poi non vieni mai. e io mi devo sempre pagare l’aperitivo da sola.

  8. aitan Says:

    il tuo commento fa venire la voglia, vibra,
    ma questa canzone è veramente troppo bella, altro che trash,
    toglici da sotto quella fastidiosa batteria elettronica, arrangiala con percussioni alla Tom Waits ultima maniera e una chitarra alla Arto Lindsay e ne esce un capolavoro tropicalista made in Naples… mad in Naples as I am, you are, we are, we blog, weblog…

  9. Flounder Says:

    aitan, io da quando l’ho sentita tengo il gap cognitivo, sto troppo lacerata: a me mi piace assai.
    mi guardo allo specchio e cerco i segni visibili di un intamarrimento progressivo, ma non li trovo.

    sto pensando pure di farmi il ciddì per la macchina, ma mi metto un poco scuorno.

  10. HangingRock Says:

    il libro ci è piaciuto assai, lo sappiamo, ce lo siamo detto, glielo abbiamo detto a carrino, e tutti questi fatti qua.
    ma vogliamo parlare della bellezza di questa lettura della lettura?
    io poi non lo so, mi sento commossa (e non per la canzone di maria nazionale, come si potrebbe facilmente pensare!). è che questo post l’ho visto nascere, e l’ho visto crescere così da vicino, come se ci avessi mangiato nello stesso piatto, che mo’ che lo guardo resto con l’incantato stupore della nonna che chiede al nipotino, quasi si trovasse davanti a un tradimento, Ma cumm’è. Je t’aggio visto ajer’, e quann’ ti si’ ffatt’ accussì bbell?

  11. Flounder Says:

    quella mo’ pare una cosa da niente, ma questa canzone è fondamentale: dà la misura dei pesi del vuoto e di come i vuoti si attraggano.

    certi vuoti o li riempi consapevolmente di qualcosa o si riempiono di male.
    (avrei scritto molte altre cose, in questo post, ma avrebbero oltrepassato un limite troppo personale)

  12. anonimo Says:

    naaaa.
    per dargli quel tocco di tamarritudine in più, ci farei sotto una bachata, tipo aventura.
    un raggaeton, meglio ancora.

    lisa

  13. carrino Says:

    ma perché non avete sentito l’unplegged (che io ho gelosamente custodito, e io solo c’ho, fatti a crc e con classici tipo IPOCRISIA (Angela Luce)) :)))

    Bru’, e che ti devo dire? Mi ha squagliato il sangue in corpo (come san gennaro).
    che come le dici tu le cose, sono più belle di quelle che sono.

    e sì, stiamo (io e il mio editore) là là per accettare la proposta fatta per i diritti. e quindi un film può esse’ che lo fanno.

    e grazie.

    e che te lo dico a fare?

    e mi vado a leggere il testo.

    (io rosso come una pupacella)

  14. carrino Says:

    ah sì: il 4 aprile esce il disco nuovo di inediti, dopo 9 anni. autori del calibro di federico salvatore, lanzetta, ecc… ecc…

    ragione e sentimento è un cult, strano che tu non l’abbia mai sentito prima di mò.

  15. Flounder Says:

    lisa, se c’è una cosa che musicalmente io non posso sopportare, è la bachata.
    (solo musicalmente, eh :-))

    gino, se tu mi chiedessi una, una soltanto, delle canzoni che canta gigi d’alessio, io non saprei rispondere.
    io ‘sti neomelodici non li avevo mai coperti.

    questo fatto del film è troppo bello.
    io a fare la parte di Salvatore ci metterei quello là che non so come si chiama, quello che è meglio che non parla, che ha fatto l’Imbalsamatore e qualche altra cosa.

  16. Effe Says:

    signora, dopo il suo imprimatur, proprio ieri pomeriggio ho sentito un’intervista in diretta del Carrino su un network radiofonico nazionale.
    Ero alla cassa di un gorsso centro commerciale di giocattoli.
    Ho detto alla cassiera, ammiccando alla voce suadente del Carrino: E’ il più alto momento della letteratura contemporanea.
    Quella la cassiera mi ha chiesto un documento d’identità.
    Credevo volesse validare la mia critica letteraria, che giustamente mica ti puoi fidare del primo che passa.
    Invece era per la carta di credito.
    E’ l’anno del Carrino (bel titolo) e io ne ho piacere.

  17. essenziale Says:

    Tanto per cominciare l’aperitivo in piazza bellini toccava a te offrirlo!
    Poi, il romanzo del tuo amico carrino (per quanto mi intrighi) dovrà attendere: ho da finire la solitudine dei numeri primi (titolo bellissimo) di un giovane fisico torinese e, se qui al lavoro mi lasciassero un po’ in pace, cominciare questo numero di buran…

  18. Flounder Says:

    essen, per Buràn c’è tempo, almeno quattro mesi prima del prossimo.

    questo dei numeri primi deve essere bellissimo.
    ma quando diventiamo ricchi ricchissimi che non dobbiamo più lavorare e possiamo dedicarci anima e corpo ad altro senza doverci occupare delle necessità primarie che non siano aperitivi e cose così? 🙂

  19. essenziale Says:

    non diventerò mai ricchissimo!
    sono geneticamente avverso…
    ma qui non rinunciamo mai agli aperitivi, alle discussioni amene, alla buona tavola ed alle belle letture!

  20. anonimo Says:

    leggero’ il libro, si’.
    ma il video mi ha fatto piegare in due dal ridere.
    bellissimo!

    i

  21. Flounder Says:

    ma tu non puoi sapere, non puoi sapere cosa sarà la cover che produrremo. avrà anche la presenza maschile. e che presenza!

  22. Flounder Says:

    carri’, ha detto mammà che ci è piaciuto pure a lei.
    – mamma, ma non era troppo crudo?
    – un poco sì, ma ci azzeccava.

  23. carrino Says:

    e w la mamma!

  24. Flounder Says:

    lisa, ma come facevi a saperlo?
    ho trovato la versione di Ossessione degli Aventura, cantata da Maria Nazionale.

    (sto per fondare il Maria Nazionale Fan Club, vi avverto)

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