Fatti non foste a viver come bloggher

Che ci fosse qualcosa che non andava, era evidente. Io ho scritto di un virus, l’altro giorno, e mica scherzavo. E’ qualcosa di contagioso.

Il mio blog per esempio si è ammalato nel pieno dell’estate, e nonostante le trasfusioni, le vitamine, i tentativi di rianimarlo, non è mai stato più bene come prima. Ci ho ballato dentro, sopra, sotto, intorno, ma è stato del tutto inutile. Si è dissociato da me, passa le sue giornate rincantucciato su un divano e non gli va di uscire. Non gli va di venire con me a vedere cosa accade fuori. Non si affaccia nemmeno più dalla finestra.

L’amico Fuoridadenti pure è astenico da mesi, frequenta scritture infantili per recuperare vigore e giovinezza. Di tanto in tanto si risveglia e parla di morte. Poi cala di nuovo in letargo.

Il fratello Aitan mi si è depresso nelle profondità invernali, con una scrittura sempre più smagrita. Si siedono a tavola, lui e il suo blog, e mangiano riso in bianco e petto di pollo arrosto. Così, di malavoglia.

Alcuni hanno chiuso e riaperto altrove, rifacendosi una verginità o un tumblr.

Nei dintorni di 8 e 49 si respira un’aria di controllata trascuratezza con picchi di regressione infantile. Dev’essere il destino dei numeri, era accaduto lo stesso anche a Quarantuno, che non è mai più tornato.

Ma che anche Herzog chiuda bottega è inaccettabile, è come quando ha chiuso Gutteridge a via Toledo, uno storico negozio di abbigliamento, enorme, che importava cachemire e tweed da sempre. Al suo posto una miseranda catena di vestiti fetenti made in qualchecosa, tutta copertura e riciclaggio.

La cosa più triste è che quando un blog sparisce non è che ci cambi poi molto la vita. Ci si abitua alla perdita di genitori e figli, figuriamoci a quella di un blog.

L’altra cosa triste è il giorno in cui mi sono accorta che a dispetto di quanto credessi, per qualcuno io ero solo un blog, nonostante avessi una sostanza fisica, un luogo, un nome, un viso, una somma di sentimento che non era puramente letteraria.  Credo che il mio blog si sia ammalato quel giorno lì.

La cosa bella è che quando alcuni blog scompaiono, ti restano le persone. Quelle non le devi linkare, non le devi commentare, non le devi mettere tra i preferiti.

Ti limiti a farci cose banali, di pura quotidianità. Come una notte in autostrada e un cornetto alle prime luci dell’alba, come una telefonata che ti riferisce il benessere di un amico comune, come la cura delle piccole cose per chi in un modo o in un altro sta male.

Non credo in un paradiso o in un inferno ultraterreni. Penso che ci si reincarni continuamente, penso che il paradiso e l’inferno non siano altro che qui, sulla terra, come prezzo delle nostre scelte o mancate scelte. E so per certo che non vorrei mai, mai, morire a un blog e reincarnarmi in un twitter.

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58 Risposte to “Fatti non foste a viver come bloggher”

  1. anonimo Says:

    forse sei sulla via della guarigione

  2. Climacus Says:

    hai così ragione che mi passa persino la voglia di contraddirti per gioco.
    No, aspetta. Il tuo blog non si è ammalato in estate. Ha avuto un calo di zuccheri solo di recente. Però quando il discorso si fa generale, allora vedi sopra. Potrei menzionare qualche blogger anch’io: debitiecoccole, tulipani, brekane, marika.
    Twitter fa schifo: forse è per questo che mi ci trovo così bene (anche se supero costantemente il limite di 140 caratteri).
    Abbandonerei il mondo dei blog solo se imponessero un limite di 140 caratteri ai commenti. Rabbrividisco.
    Su, riprenditi, flou, che c’è bisogno di te.

  3. Flounder Says:

    clim , tu eri assente.
    dopo l’estate avevo pure chiuso bottega, poi son partita per lavoro.
    ho latitato assai.
    prima, mio malgrado. adesso, per scelta.

    resta da risolvere un’importante questione: quando uno lascia un blog, cosa ci fa di tutto quel tempo?
    perché c’è un tempo che è difficilmente riciclabile, un tempo coatto di cui non puoi disporre liberamente e totalmente, un tempo che resta vuoto e che va riempito d’altro.

  4. Dconzero Says:

    e voi m’avete messo la malinconia addosso Signora Flounder, e non si fa così: ché una volta mi fate ridere fino alle lacrime e poi la volta dopo fino alle lacrime mi ci fate intristire;
    e mo’, per farci un dispetto, finisco qui da Lei quel discorso che ho appena accennato di là, dal Signor Herzog:
    se il Blog è solo ed esclusivamente un luogo di scritture allora sì, ci sta che prima o poi il virus colpisca, perché l’assenza è insita nella scrittura (sempre Deridda),
    È anzitutto l’assenza del destinatario. Si scrive per comunicare qualcosa a degli assenti. L’assenza dell’emittente del destinatore, della marca che egli abbandona, che si separa da lui e che continua a produrre effetti al di là della sua presenza e dell’attualità presente del suo voler-dire, perfino al di là della sua vita stessa, questa assenza che pure appartiene alla struttura di ogni scrittura [..]…
    se il Blog, invece, riesce ad essere IO, TU, LEI, chissenfrega dell’assenza, perché i blog passano le persone, quelle, no…

    p.s.
    prima che il virus estirpi del tutto anche il Suo blog, bisogna che mi affretti ad approffittare dell’invito che mi fece un po’ di tempo fa, riguardo certe tangherie di Napoli !

    ;-))

  5. Flounder Says:

    questo Derrida io non lo conosco personalmente, non ci siamo mai frequentati, ma quando lo incontro nelle parole d’altri mi fa sempre un certo effetto.
    perché poi ogni blog ha la sua ragione personale di crisi. si tratta di comprendere perché ha aperto, innanzitutto.
    a me questa cosa dell’assenza del destinatario mi tocca molto, giacché non ho mai creduto al pubblico indifferenziato quale destinatario del blog.
    per me ogni post ha uno, massimo due lettori ai quali si rivolge.

    in ogni caso io direi: freghiamocene del virus. accontentiamoci di esistere.

    a perte il lunedì, giorno di riposo ufficiale del tanghèro campano, dal martedì alla domenica non c’è che da scegliere: tu vieni e noi ti sequestriamo, lasciandoti libera non prima del pagamento del riscatto di almeno tre ore nette di milonga e un tot di cicicì tra femmine.
    e che femmine!

  6. Flounder Says:

    (e comunque di fronte alla morte siamo ciechi e ottusi, meschini e limitati. quando un bloggher muore – in senso virtuale – rinasce alla possibilità di una first life. tutti a piangerne la scomparsa, mentre lui vive fresco e tosto in una specie di paradiso delle urì, dove mangia e beve senza pensare al post che dovrà scrivere)

  7. Zu Says:

    Una roba così, dici?

  8. Flounder Says:

    una volta mi hanno fatto vedere questa.

    trovo fantastico: Fornicate using your actual genitals

  9. HangingRock Says:

    Allargo assai per poi chiudere, come in una volcada.

    Il fatto di base è che uno si apre il blog con una certa leggerezza, senza pensare che in realtà quello che potrebbe essere il diversivo di una serata di noia spesso si trasforma in un fidanzato. Senza quasi rendersene conto, da un giorno all’altro smetti di essere una cosa e ne diventi due, ti trasformi in una coppia, e così vieni percepito dagli altri, specialmente quelli che ti ha presentato lui. Al punto che spesso questi altri trovano cosa quasi sconveniente decidere di incontrarti senza il tuo blog, come se fossero usciti con la donna dell’amico, e così finiscono per parlartene in continuazione, come a lenire un senso di colpa; come a voler chiarire che non sono lì per avere un rapporto con te, ché la gentilezza e l’interesse che ti mostrano sono ancillari a un sentimento a monte, che li lega a lui, non a te.
    Peraltro, il fatto che tu sia l’autore di un blog non implica affatto che il giudizio su di lui sia un sottoinsieme, un’articolazione del giudizio su di te. Se lui piace, non è detto che piaccia tu, anzi. Se gli altri hanno voglia di uscire con lui, non è affatto scontato che altrettanto gradiscano fare la tua conoscenza, o godere della tua compagnia. Il blog, dal giorno in cui nasce, ha una sua vita autonoma, una sua personalità, un suo modo di comunicare su cui è pura illusione pensare di avere pieno controllo. A volte ritiene quello che vorresti dire, altre volte dice quello che vorresti tacere; si popola di commenti anche quando non ci sei; si riempie di interpretazioni, di dietrologie, di flirt, di tradimenti che potresti non conoscere mai.
    Di questa dimensione autonoma del blog bisogna prendere coscienza quando si parla del proprio rapporto con lui. E in questa logica va accettato che possa chiudersi ogni tanto in se stesso, o soffrire periodicamente di un calo della libido nei tuoi riguardi. Ma questo può essere solo un momento, non vuol dire che non ti ami più. Certo, non va escluso che vi troviate di fronte alla classica crisi del terzo anno (a quella del settimo non arriva che uno sparuto gruppo di amanti fuori corso). Ma al posto tuo sarei più ottimista. Magari il tuo blog è solo stanco di un anno di fuoco, in cui – va detto – lo hai sottoposto ogni due o tre giorni a sedute di sesso estremo che non era da tutti reggere; magari ha semplicemente saputo che l’amico suo, dopo cinque anni di amore incondizionato – coronato dalla nascita di non so più quanti figli – ha improvvisamente lasciato il suo blogger e quindi comincia a interrogarsi pure lui sul suo rapporto con te. Ma questo non vuol dire che sia finita.
    Come ti ho sentito suggerire in altre circostanze, ti direi di lasciarlo in pace per un po’ e di non stare lì a chiedergli perché sta così, e se ce l’abbia con te. Parallelamente, ti inviterei a un esame di coscienza. Non è il tuo blog che ha saputo che tieni ben due nuovi amanti, uno su flickr e uno su tumblr? Non sarai mica così ingenua da credere che piattaforme diverse non si parlino?

  10. Zu Says:

    Ahahahah, bella!

    Una volta, invece, una blogger (che poi ha cancellato quella raccolta di post) descrisse un incontro che aveva fatto seguito a dei contatti in chat. Lo sfigato in questione, sebbene la apprezzasse molto dal vivo (per inciso, trattasi di bella gnocca e ragazza brillante), le disse che non riusciva a parlarle e le chiese di tornarsene a casa per poterle scrivere via email.
    [il racconto era pregno di particolari rivelatori, peccato non poterlo più rintracciare]

  11. Climacus Says:

    io adoro questa:
    “”I like totally tried to get into First Life and those dudes were like, sorry man, you’re totally not old enough. I was like, WTF! Then I found out about Teen FL, and everything’s cool now.”

  12. Flounder Says:

    hanging, mia lettrice amata, ma lo vedi come sono questi uomini, lo vedi?
    prima ti dicono che vogliono un rapporto libero, disimpegnato, che vogliono prendere tempo, vedere nel frattempo anche qualcun’altra, capire se sei proprio tu – e solo tu – la penna della loro vita.
    poi non appena ti metti a flirtare con un flickr, apriti cielo.

    (col tumblr invece non ho moltissimo feeling. mi sembra un po’ vuoto, uno che si fa bello con le qualità altrui)

  13. cletus Says:

    non spesso, ma ognitanto, continuo a passare di qui. Concordo sul fatto che non siamo bloggher, ma persone che (ognitanto) scrivono su un blog. Aloha…

  14. Zu Says:

    M’ero sbagliato: l’episodio è ancora online.

  15. zaritmac Says:

    Credo, a volte credo seriamente, che ci sia nascosto uno dei motivi più autentici del vivere nella banalità di gesti minimi condivisi come l’azzannare un cornetto ed un’alba e sentirne tra i denti il sapore della stessa crema bigusto, i piedi forse gonfi, nelle braccia tornate a legarsi al nostro busto un W di vittoria per aver rubato finalmente la sala ed essersi riprese lo spazio per scarabocchiare tutto intorno coi piedi sporchi d’allegria la musica “nostra”, senza quei “ti-ti-ti”.
    E fare l’alba. farla, sì, come se si potesse impastarla come un pane e mangiarla e ffanculo gli angoli che ci aspettano altrove. L’autostrada non ha angoli. Nemmeno cantucci nascosti dove fingere di nascondersi e invece sognare di farsi trovare, ritrovare. Ritrovare. Ogni blogger abbandonato da un blogger abbandonante nutre per un po’ la speranza che ci sarà un clic per ritrovare. Poi, sì, si abitua all’eclissi, non senza un po’ di resistenza cancella un link. Lo fa come quando si mette in una busta (che alla fine si butterai via in un raptus di ri-ordino, pulizie di primavera, hoplà) il repertorio di ricordi del passato, scontrini con una data che non ci dice più niente, accidenti!, e questo-questo-chissà-perché-l’ho conservato. Si lascia per un po’ il link nascosto nel template. Lo si congela. Se ne ci stacca piano piano. Poi lentamente si dimentica. Ma una parte di noi tramonta, è una ruga in più. Non c’è che dire, di che protestare. Inutile ridimensionare: ci siamo fatti questa vita anche a forma di blog. E’ una stanza di una casa che abitiamo, pure quando ripetiamo “posso uscirne quando voglio. Io, oh, io sì posso uscirne quando voglio, il fatto è che non puoi tu. No, senti, eh, tu no! No, ma che fai? Non vale. Non puoi chiudere così.” Herzog era un luogo, Flounder. Certo non l’uomo. Quello vive altrove. Eppure quando un luogo diventa deserto ci scava dentro un vuoto. E diventiamo un po’ deserti anche noi. Non tutti i luoghi, certo, son luoghi che lasciano tracce. Alcuni sprofondano e nemmeno lo sai. Ma Herzog no, Herzog era una parte di quel Plurale. E oggi questa polifonia diventa un po’ più mono, anche monotonia, sì. Come un “ti-ti-ti”.

  16. sarmigezetusa Says:

    Ciao Flounder, come va?

    Volevo chiederti se possiamo usare questa foto fatta da te

    SIC 1

    per un articolo sulla SIC su una rivista… E’ una delle poche foto dello stato maggiore SIC esistenti al mondo 🙂

  17. Nonostantetutto Says:

    Ad ogni modo il termine link tradotto significa legame.

    Non ho mai pensato al mio blog come altra cosa da me, peraltro.

    Il blog è un’esperienza intellettuale.

    Una delle forme possibili del se.

    Ultimamente ho preso a divertirmi con altre installazioni ed, invece di chiudere il primo blog, che permane, apro altri segmenti. Sperimento. Evolvo.

    Sono magari semplici divertisment che mi portano via meno tempo, non sempre, che mi danno modo, però, d’interpretare la mia passione per il cinema in altri codici espressivi e verso nuove latitudini, anche ludiche perché no?

    La cosa importante, almeno per me, è, ogni tanto, cercare di rinnovarsi.

    In ogni caso domandarsi perché si fanno certe cose è sempre molto importante.

    Anche se l’anima, come diceva Antonioni in “Aldilà delle nuvole”, è in tutto quello che ci sembra inutile.

    Un caro saluto.

    Rob.

  18. aitan Says:

    Intanto questo mi sembra un post molto bello, molto intenso. Ed anche l’epitaffio di Herzog m’è piaciuto assai. Magari questa che sembra la fine è solo una nuova primavera. Un’altra larva che si fa palummella, borboleta, mariposa, butterfly, Schmetterling, papillon e farfalla (questo era un omaggio postumo a buràn. Aspe’, postumo? Ma, insomma, buràn, la creatura, in mezzo a questa ecatombe zei or not?).
    Magari, è come dice hangin’, trattasi solo di momentaneo calo del desiderio, e non è il caso di preoccuparsi più di tanto. E’ meglio ‘a campa’!
    E, comunque, condivido a pieno: il bello è che restano le persone, quelle che respirano, vivono, pulsano, puzzano e producono suoni e rumori nella realtà extravirtuale in cui abbiamo avuto la buona ciorta di incontrarci.
    Infine (si fa per dire), io il twitter non so cosa sia e nemmeno voglio saperlo, ma è possibile che dovevo venirne a conoscenza qui che anche Flounder c’ha un tumblr? So’ cose ‘e pazze!

  19. 8e49 Says:

    io ci ho avuto un poco di calo del desiderio, allora mi son fatto consigliare, mi han dato delle pilloline, avevano un bel colore blu, anche guardarle facevan venire voglia, allora le ho prese, il calo del desiderio è rimasto, però m’è venuto questo fatto dei picchi di regressione infantile 🙂

  20. Flounder Says:

    vanni, quella foto non è mia, ma di Petarda.

  21. anonimo Says:

    signurì, anche moribbondi, è sempre un piacere leggere i bloggi di voi che avete fatto le scole grosse.
    io il bloggo ce lo avevo aperto tanti anni fa che mi penzavo di acchiappare le belle figliuole che poi ho visto che nisciuna se la voleva fare la domenica sera con me e si è ammosciato mano mano, prima lui e poi io… o prima io e poi lui? boh

    comunque ci volevo dire ai giovani d’oggi: se volete aprire un bloggo per fare acchiappanza chiudetelo, è meglio!

  22. Flounder Says:

    (è che col tumblr sono ancora in una fase di conoscenza, per questo non ve lo presento. è come se vi portassi uno a casa vostra senza sapere ancora che tipo di rapporto intercorra tra noi e intanto poi voi vi ci affezionate e se lo mollo ci restate male)

  23. nuccina1 Says:

    beh i blog sembra che abbiano vita propria perchè mentre tu non c’eri sono entrata diverse volte.
    Avevo letto su altro blog che se i blog fossero condomini tu saresti stata una vicina di casa a cui chiedere una tazza di zucchero, cosi ho clikkato e mi sono accorta che questa signora Flounder la conoscevo anche io solo che era da molto tempo che non bussavo per farle visita, cosi in sua assenza e senza il suo permesso ho letto le sue cose.
    La padrona di casa era assente, eppure c’era il suo profumo, presenza costante.
    Che senso avrebbe reincarnarsi se basta dare aria al blog, aprire le finestre e cambiare un po’ i vestiti e gli arredamenti.
    Mi piace molto leggerti.
    Se dovessi reincarnarti fammi sapere dove e quando, vorrei essere
    presente :-))

    buona notte

  24. giorgi Says:

    Che malinconia, donna Flo’

  25. Flounder Says:

    a chi lo dite, donna giorgi.
    stasera tengo un peso così grande che non basterebbe un’intera blogosfera per assorbirmelo e portarlo via.

  26. Flounder Says:

    nuccina, vorrei reincarnarmi in una scritta in braille. che per leggere bisogna per forza toccare.

  27. pispa Says:

    come si fa?
    come si fa a dire “fermati ancora!”

    non si pole, è un fatto di desiderio e se la mente è altrove e uno o una scrivono sul bloggo, ma mentre scrivono guardano il soffitto da tinteggiare.. e allora lo sappiamo, è minestra riscaldata.

    sempre che anche un blog sia un po’ d’amore, e non d’acchiappo.
    che è diverso l’acchiappamento, anche se in qualche caso capita.

    prima di tutto l’ammore, l’ammore per le cose che si fanno.
    se no l’altro che legge lo sente, si gira, si copre di lenzòla e resta muto.
    🙂

  28. FiocoTram Says:

    >E so per certo che non vorrei mai, mai, morire a un blog e reincarnarmi in un twitter.

    Direi che sono totalmente d’accordo con questa frase;)

  29. Climacus Says:

    toglietele tutto ma non il suo braille.
    Ieri ho riflettuto a lungo su ciò che dicevi a proposito del tempo, flouz.
    Sono giunto alla conclusione che il tempo è un concetto insensato. Se esso scorre, dovrà pur farlo a una determinata velocità, ma se la velocità è spazio su tempo, come minchia si calcola la velocità con cui il tempo scorre? (questo è rubato a Wallace, lo confesso)
    Del resto, se non è il tempo che scorre, allora sono le cose stesse che scorrono sulla matrice del tempo. E’ il panta rhei di Eraclìto. Tutto scorre. Ma questo tutto come va inteso? Se il tutto ha l’iniziale minuscola ed è un coacervo di ogni cosa visibile et invisibile escluso il divenire, che è il motore immobile, allora possiamo anche immaginarci la Grande Ammucchiata mentre, sospinta dal principio di ogni mutazione, corre in direzioni casuali o verso una meta come fanno i rugbisti. Questo tutto, però, sarebbe contraddittorio perché mancante di qualcosa; in ultima istanza, il ragionamento si arenerebbe sullo spiaggione del paradosso di Russel. Ma se il tutto è il Tutto, e comprende anche il principio del proprio scorrere, si fa una gran fatica a sostenere il peso di un concetto che dà la nausea solo a guardarlo e forse si diventa parmenidei continuando però ad avere la nausea. Il divenire, del resto, altro non è che una funzione del tempo, o, viceversa, è il tempo ad essere una funzione del divenire: in un caso come nell’altro si ritornerebbe al paradosso dell’incalcolabilità della velocità di scorrimento. Il tempo che scorre ovvero il tempo congelato appaiono, come dicevo, insensatezze non appena si cerca di dar loro una concretezza e coerenza ontologica. Tornando al panta rei, mi piace sottolineare come anche l’attrito, che è ciò che si oppone al fluire eterno, dovrebbe fluire essendo parte del tutto. Questa è già di per sé una assurdità. Forse che Bertolucci abbia fatto imburrare a Marlon Brando l’ano della Schneider per alludere con la potenza delle immagini all’insensatezza del tempo?
    (avviene così: uno si sveglia e, sendendosi cretino, passa dalla flouz esprimendo al meglio la sua cretineria nella speranza di tirarla un po’ su di morale)

  30. Flounder Says:

    mammamia, Clim, e la mattina che ti svegli sentendoti intelligente che mi fai? 🙂

    (non mi tirale su la morale, è già a un livello che se non fosse paradossale definire scandaloso, lo sarebbe)

  31. ipsediggy Says:

    mio cuggino, ormai da qualche anno, fal resuscitatore di blogs.
    dice che costa poco..

  32. Flounder Says:

    e che ci fa tuo cuggino ai blogs?
    sentiamo.

    (che qua è pieno di ciarlatani, io non mi fido più di nessuno)

  33. anonimo Says:

    il mio, di cuggino, fa lo spingitore di blogger (si è ispirato agli spingitori di cavalieri di vulviana memoria), interessa?
    stee

  34. Carlyssima Says:

    Non sono mai riuscita a far superare ai miei blog l’eta di un anno… sono un po’ come un criceto cattivo che mangia i cuccioletti.

  35. nuccina1 Says:

    a volte gli occhi sanno toccare…

  36. Flounder Says:

    questa degli spingitori era un poco troppo difficile per me
    (sono stata segregata quindici anni in un covo sotterraneo senza radio né tv né rotocalchi settimanali. quando mi hanno liberato volevo vedere Carosello, ma mi hanno detto che non si faceva più).

    sicché – più esattamente – di cosa si occuperebbe codesta figura professionale?

  37. biancanera Says:

    spingitori di cavalieri,  dello stratosferico Guzzanti, Flou: qui
    ora devono inventare anche gli spingitori di blog, sì, come suggerisce Kafka

  38. Su Says:

    ma solo le grandi perdite cambiano la vita?

    E’ vero, un blog che sparisce non è una gran perdita, come non lo è scoprire che i tuoi biscotti preferiti non li faranno mai più.

    eppure porcamiseria le mie colazioni non hanno più lo stesso sapore, senza.

  39. ipsediggy Says:

    mio cuggino è un lobbysta professionysta della santerìa cubbana e parla tuttiggiorni cogli horishas, soprattutto col grande obatalà. fnno colazione insieme. colla frutta.
    per dirti, una volta, per monito, toccò un monitor sul quale appariva un blog tutto serio e serioso ell’ha trasformato in blog stupicréttinetto e ridarolo uhuhuh ahahah cosìcchél possessore della chiave d’accesso al blog (la passuorda) potéssi render conto chell’intensità della sua vita da bloggher tristoserioso l’aveva allontanato dalla sua persona totale.
    illuminato, trasformòssi in poco tempo in quella persona capace di andare a ricercare (e di far trasparire sul blog suo) quella stupicrettinèttinità e ridarolezza eheheh hihihi determinata, quella prima volta, dal dito indice di mio cuggino.
    eppoi costa poco.
    e sa fare anche la macumba, ché ha vissuto anche in brasile, qualche vita fa..
    eqquindi occhio a miscredere a mio cuggino!

  40. riccionascosto Says:

    Sì, Biancanera, ma io preferisco questo.

    E a proposito degli spingitori di blog, se ci chiamassimo Angela? 😉

  41. Modesta Says:

    cara la mia flo, pensavo giustappunto di chiudere bottega anch’io, anche se non posso paragonare il mio “diario esistenziale” col tuo gioiello… forse sono solo fasi, prima o poi arrivano, pensa se tu fossi ancora qui a scrivere tra 15 anni… forse farebbe un pò l’effetto di quei gruppi di amici chiusi su sè stessi e sul muretto di casa, che hanno avuto sogni e progetti ma non li hanno mai realizzati e che si ritrovano 20 anni dopo a parlare delle stesse cose, senza mai essersi spostati da quel muretto…. Di certo tu così non sei, perciò prenderei l’evoluzione così come viene. Pennac diceva che tra i diritti imprescindibili dei lettori c’è quello di non leggere… tra quelli degli scrittori ci sarà pur quello di non scrivere, ohibò!

  42. Flounder Says:

    la questione è complessa. dopo un po’ – dopo tanto – che hai un blog, per certi versi non sei più libero di scrivere. c’è una dimensione conoscitiva che è a un tempo confortevole, come si trattasse di essere tra vecchi amici, e dall’altro lato pure un poco opprime.

    in questo momento scrivere per me non è lieve, non è piacevole, ma equivale a scrivere di cose dolorose e io non riesco ad affliggere il prossimo nemmeno in privato, a quattr’occhi, figuriamoci in una dimensione pubblica come questa.

    l’altra questione è la qualità di chi legge. c’è gente in giro che per aver preso l’abitudine alla lettura del tuo blog insiste per farti anche amica, per entrare in qualche modo, a qualsiasi titolo nella tua vita, sfruttando sensibilità e debolezze che vengono esposte nella scrittura e facendone poi un pessimo uso.

    è questo che intendevo dire l’altro giorno, quando ho scritto che questo blog si è ammalato.
    abbiate pacienza 🙂

  43. Flounder Says:

    (lo spingitore di cavalieri è bellissimo, grazie di avermelo fatto scoprire)

  44. Flounder Says:

    su, certe cose non le devi scrivere.
    perché poi mi viene da ridere.

    anche le piccole perdite cambiano la vita, sì.

    pare una pubblicità, capisci a me.
    poi dopo fanno anche quella dell’adesivo per dentiere 🙂

  45. Su Says:

    ecco.
    e invece io che per una volta ero serissima.

    anzi quando l’ho scritto c’avevo un peso pur’io che non ti dico ( a dire il vero ce l’ho ancora)

    perché giusto un giorno fa è stato cancellato un blog forse sconosciuto ai più che però secondo me era molto bello, di quelli che a volte fa male leggere perché scavano come un coltello.

    quel che intendevo dire è : ok, non sarà la fine del mondo. so bene che sopravviverò lo stesso e starò pure benone, ma a me manca. Come ancora mi mancano, dopo anni dalla chiusura, altre voci che mi erano care.

    lo so che è un problema mio, affezionarmi a cose forse irrilevanti, ma non è che si può scegliere di essere come si è.

  46. ipsediggy Says:

    hai ragione. messaggio ricevuto.

  47. arduous Says:

    “c’è gente in giro che per aver preso l’abitudine alla lettura del tuo blog insiste per farti anche amica, per entrare in qualche modo…”

    signurì ma mica ce l’avete co mme? che io ci scherzo quando ci dico che ci voglio fare all’ammore co tutte le bleggher, che pe forza mi voglio ‘mpizzare e tutte quelle cose così… mò sto tutto pigliato collera…

  48. Flounder Says:

    ardù, ringraziate che vi rispondo: con tutti i pali che ci avete dato, a me e alle amiche mie, figuratevi se potevo mai pensare una cosa di queste.

  49. Flounder Says:

    (iggy, tuo cugino lavora solo sui blogs o può servire anche ad altro? mi servirebbero: una santerìa terapeutica, un voodoo efficace e una macumba senza possibilità d’errore. pago in contanti)

  50. pispa Says:

    no, è che poi a molti blog e bloggers e bloggeresse ci viene la malinconia, allora torna a leggere ‘na roba vecchia se hanno lasciato aperto, almeno.
    e un blog con la malinconia mi diventa violaceo, moscio come le mammole spampanate. e ti prende quel.. ti prende quel sentimento.. quando si gioca a moscacieca ti giri e non c’è più nessuno, e sei il più piccolo e …
    “fottuti bastardi, e mi lasciate qui da solaaaaaa!”
    :))))

  51. anonimo Says:

    16. Non 5. 16

  52. Flounder Says:

    ieri sera per esempio mi sono ricordata di una cosa che avevo scritto tanto tempo fa e mi credevo che stava qua, e invece non ci stava.
    e allora l’ho cercata sul pc e nemmeno c’era, perché era su quello che mi avevano rubato.
    e allora l’ho cercata con la waybackmachine e l’ho trovata.

    mi sono sentita un poco meglio.

  53. Flounder Says:

    (e il 5 chi è allora?)

  54. aitan Says:

    forse siamo sulla via della guarigione,
    lo dicevo io,
    vedrai che primavera!

  55. aitan Says:

    buràn non deve morire

  56. Flounder Says:

    aiuto, aitan.
    sono l’unica Buranica rimasta blogghicamente in vita?

    secondo me sotto c’è una maledizione, come il fatto di Montezuma.

  57. anonimo Says:

    se una scrive “ci sarò”
    non puo venir meno alla parola data

  58. Flounder Says:

    uh gesù, qua ci sta gente che si sposa davanti a dio e al popolo italiano, insaluteeinmalattiafinchemortenonvisepari e dopo sei mesi se ne va con la prima sciampista, qua ci sta gente che prima confessa di aver sterminato una famiglia e poi ritratta tutto, qua ci sta gente che prima presenta una piattaforma elettorale spacco qua e spacco là e poi non ne azzecca una sola, e io non potrei decidere di appicciare il mio blog?
    cose ‘e pazze!

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