Corpo di mille diavoli! (il seguito)

Avevo detto che sarebbe stato tango, ed eccomi. Ma in realtà non è di questo, che scrivo. E’ un pretesto, è di sensi e senso, di apparenze e consistenze, che sento e scrivo e cancello e riscrivo.

La questione è che si dice che il tango è un ballo sensuale.

E vabbè, direte voi, grazie assai, questa è la scoperta dell’acqua calda.

Invece la cosa è più complessa di come appare. Cioè, è chiaro che lo si sa, non è che lo si scopre all’improvviso. Diciamo che però, a un dato momento, può verificarsi un insight.

L’insight permette di risistemare il tutto che ci circonda secondo una nuova modalità di apprendimento, immediata e tangibile (o tangabile?), che annulla i nessi preesistenti e li rimpiazza con una nuova e più duratura comprensione, che non necessariamente richiede di essere verbalizzata.

Insomma, per non andare troppo per le lunghe, nel nostro caso l’insight si è prodotto a seguito della scoperta del verificarsi di erezioni in corso di ballo, per quanto discrete e compìte esse fossero. Una scoperta accidentale, figlia della serendipità.

Un fenomeno che o ignori, ritenendolo altro da te e continuando bellamente a ballare, o non ignori,  facendoti carico di precise responsabilità personali nella faccenda e innescando una serie di riflessioni tra te e te. Tutt’è  stabilire se una tanda è un banale insieme di componenti elementari e non necessariamente correlate o è una Gestalt.

Ovviamente io mi colloco tendenzialmente nella seconda possibilità, con tutto quel che ne consegue.

Ora,  questo post ha dormito diversi giorni.

Come una sorta di lievito madre è stato quotidianamente alimentato da conversazioni, confronti, carteggi, pratiche sul campo, riflessioni solitarie, incontri casuali e abbracci reiterati.

L’amico mio, che non balla, mi dice: a me fa impressione questa cosa, che si va lì, ci si allaccia corpo a corpo con uno sconosciuto, così vicini come solo a letto si fa, e poi ci si lascia senza nemmeno sapere chi, e come, e perché. Ma com’è, questa cosa qua?

Che se io fossi una intellettualmente disonesta gli risponderei: ma dài, in fondo è solo un ballo, mammamia come sei pesante!

E invece la stessa domanda me la pongo pure io, e un poco mi rispondo che è come quando prendi il treno e parli agli sconosciuti, rivelando dettagli così intimi che non diresti nemmeno a una sorella.

Solo che una volta che uno m’aveva fatto piedino in treno, io avevo reagito come una  pazza.

Che invece uno sconosciuto di cui nemmeno so il nome mi pigli, mi arravogli, si azzecchi faccia a faccia e per dieci minuti abbondanti mi possegga più o meno carnalmente, con mio sommo piacere e devozione, mi pare un fatto non solo normale, ma per lo più assai desiderabile.

In realtà il post sul fotografo non era peregrino, ma propedeutico: il corpo, questo corpo qua, il mio e il vostro, è portatore di verità su noi stessi che non ci verrebbero rivelate altrimenti. Gli uomini con cui ballo meglio, ai quali più mi abbandono, sono decisamente sovrappeso. Oppure hanno una certa età. Oppure la barba che punge, che è una cosa che in condizioni normali mi farebbe venire l’orticaria.

E pur tuttavia.

Pur tuttavia a me mi piacciono. Ma assai. In modo furioso, folle, irrazionale, rapinoso, cannibalesco. Assai.

Se però li avessi incontrati fuori dal contesto milonguero – mettiamo al bar, a una riunione all’isola A6 o al cineclub del martedì – il loro corpo non mi avrebbe prodotto lo stesso effetto, uno sfioramento di guancia mal rasata m’avrebbe fatto venire la dermatite, il dato anagrafico m’avrebbe fatto pensare: vecchio bavoso.

A questo punto dobbiamo affermare, con sufficiente certezza, che la bellezza non ha nulla ha che vedere con l’indice di gradimento, che la proporzione aurea impatta solo visivamente, ma a livello tattile, umorale non ha alcun potere. Che ciò che agisce nel piacere e nel desiderio è una cosa riposta, inconfessabile e innominabile. Un mistero. Una cosa che o si rifugge per timore, o la si osserva con sgomento o alla quale ci si abbandona con improvviso senso di liberazione.

Direte voi: e vabbè, sapevamo pure questo.

Lo sapevo pure io, che c’entra. Ma ultimamente mi pare che lo so un poco meglio.

E più ne so, meno so di me.

E meno so di me, più lieve vado. Quest’è.

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46 Risposte to “Corpo di mille diavoli! (il seguito)”

  1. zaritmac Says:

    Più ancora che tutto questo, quello che mi ha colpito è extratestuale. La conferma di quanto affermato fin dai suoi primi ingressi in sala dalla nostra comune e sensibilissima amica: non è quello che si vede da fuori. E’ il mondo che si crea dentro. Qualcosa – a dire il vero – che mi riporta a quanto frequentemente mi ripetono i miei maestri: la coppia crea una circolarità nella quale si chiude. Tutto avviene lì dentro. Solo la chiusura di questo cerchio consente alla monade-coppia di aggirarsi senza scontrarsi in milonga. Le mani agganciate devono essere la chiusura del cerchio, il punto di sutura. Il mondo viene automaticamente esisliato fuori. La spigolosità di una coppia in posizione errata genera impatti, scontri, persino malesseri che disturbano non solo la coppia, ma – come in un effetto farfalla – si espande nell’intera sala. Tutto si svolge, invece, in quel cerchio, quando funziona. Il tango è un cerchio, diceva Mimmo con aria suadente. E non si può non credergli. Quando sei fuori, guardi “da fuori” il corpo dell’uomo che rappresenta, nel momento dell’abbraccio nel ballo, l’altra metà del cerchio, lo esamini, lo misuri, te ne distanzi. L’edificio così sezionato mostra le sue gibbosità, le curve di troppo, le escrescenze quasi oscene. Ma quando sei dentro il cerchio, quando sei il cerchio, o meglio la corresponsabile della sua circolarità implosa su se stessa, vedi la parte interna dell’archittettura circolare, dove niente è di troppo, tutto è limato sulla curva dei due corpi fusi, è funzionale al mantenimento del precario equilibrio dello stato nel moto. Il tango, credo, è anche questo: stato nel moto, l’impegnativo compito di tenere l’asse di un corpo in un moto talvolta anche vorticosamente circolare. Il sesso ha molto a che fare con questo. Non parlo, ovviamente di fatti tecnici o di riferimenti ad evoluzioni acrobatiche da kamasutra; mi riferisco all’equilibrio tra il mantenimento del proprio asse (la coscienza tattile, carnale del proprio essere) e l’abbandono sintonico e sincronico al moto che consente il conseguimento di un ritmo consonante. Anche il sesso è la chiusura di un cerchio. La quadratura di un cerchio – adirittura. Così m’è parso fin dall’inizio tra l’abbandono e la docilità all’ascolto e il manenimento del proprio equilibrio. Devi arrenderti, ma non uscire sconfitta. Darti, ma conservare te stessa. Cedere con l consapevolezza fisic così forte del cedere da riconquistare coscienza della appartenenza del tuo corpo a te stessa. Questo probabilmente devia un po’ dal contenuto del tuo insight, ma non credo se ne distanzi troppo. La chiusura del cerchio diventa prevalente, predominante. Lasci che ti goccioli tra i capelli l’altrui sudore, respiri fiti non sempre gradevoli, stringi il braccio su camicie zuppe che da fuori disgustano, sostieni l’intrusione di una eventuale erezione sganciando completamente la percezione dal corpo che stringi e ti stringe. Quel corpo e il tuo corpo non hanno volto. Hanno un’identità temporanea ma fortissima. Tanto da scardinare ogni remora, ogni pudore, persino ogni buongusto. Non sono certa che non esista un forte rischio di confondersi e confondere la fascinazione del tango con quella dell’uomo che ti possiede in quel cerchio. Mi sovviene che una volta mi hai messa in guardia dall’innamorarmi di un maestro di tango. Mi viene in mente che forse quel cerchio, quel mondo è un luogo che consente di fare l’amore senza innamorarsi e senza che questo sia solo sesso. E forse ha ragione chi sai quando afferma che non abbiamo bisogno di fare sesso, di innamorarci, nemmeno, percHè siamo “oltre”. Forse “oltre” è lo spazio racchiuso di quel cerchio. Che apprtiene a due e da fuori non si può vedere. Mi scuso dei refusi. Commento di getto. E di getto, ti abbraccio. In un cerchio perfetto.

  2. Flounder Says:

    sì, però la prossima volta metti qualche a capo.
    sennò divento cecata 😀

  3. FiocoTram Says:

    >A questo punto dobbiamo affermare, con sufficiente certezza, che la bellezza non ha nulla ha che vedere con l’indice di gradimento, che la proporzione aurea impatta solo visivamente,

    Io, per amor di brevità, sottoscrivo 🙂

  4. aitan Says:

    l’importante è che vai lieve,

    (leve muito leve
    […] e eu não sei o que penso
    nem procuro sabê-lo.

    questo non è Discepolo né Gardel questo è Pessoa

    Che secondo me in qualche eteronimo dei suoi ballava il tango pure lui)

  5. ilcavaliere Says:

    Nec aures me credo habere nec tango.
    (San Girolamo)

  6. cf05103025 Says:

    io so e sento che il tango
    è un continuo allaccio/slaccio
    io ti prendo ti acchiappo ti stringo
    quasi ti tolgo il fiato
    e poi ti lascio ti mollo ti allontano, ma poi ti riprendo
    ti afferro per la mano
    e ti trascino quasi sul cuscino
    e senti il mio sudore l’odore
    il suono rumore delle mie giunture
    anche delle mie suole
    e non parliamo d’amore
    ma forse di cose più antiche
    più serie,
    chissà, forse più vere

    Mario

  7. pispa Says:

    e l’apparenza inganna

    la conoscenza complica

    ma il rumore delle giunture che scrocchiano all’unisono a me fa ridere ogni volta, pure nel tango, e altrove

    anche questo è un mistero per me :))

  8. essenziale Says:

    E quest’è? Dopo tutte quelle storie: mi metto scuorno, nun tengo ‘o curaggio di scrivere certe cose…
    Inutile dire che la classe non è acqua: come scrivi tu di insight e serendipità, nessuno…

    Ma ecco che alcune domande sorgono spontanee:

    il tanda sarà pure una gestalt ma vorresti raccontare anche quel che accade durante la cortina?

    se con un partner che al bar ti scatenerebbe l’eczema atopico accade stu poco, non oso immaginare cosa potrebbe accadere se il suddetto fosse a te gradito: basterebbe il suo cabezeo per farti finire lunga, priva di sensi, in mezzo alla pista?

    Infine: indizi come l’isola A6 e il cineforum mi tentano a passare di martedì trascurando l’uso del rasoio dal venerdì precedente. Così, pe’ vedè…

  9. Flounder Says:

    essenzia’,
    innanzitutto ho tagliato, in nome dello scuorno.
    poi: il fatto delle cortine non lo so. che succede durante le cortine?
    poi: mo’ dico una cosa che mi fa perdere la faccia da tanghèra. io il cabeceo un poco lo schifo, mi dà fastidio.
    (resta valido comunque il lunga lunga – si far per dire, date le dimensioni – a terra, priva di sensi di cui sopra)

    pispa, l’apparenza ingnanna e la conoscenza complica mi sembra uno dei migliori aforismi che abbia mai letto: veritiero e tragico a un tempo.

    mario, questo fatto del cuscino mi piace, è vero. una delle cose più trasgressive di tutta la faccenda – per me che sono poco visiva e soprattutto olfattivo/gustativa/cenesestica – è quando torni a casa, ti metti a letto e dopo poco senti sul cuscino e su di te tutti gli odori della serata, riconosci quelli predominanti, sai a chi appartengono.
    altro che madeleines!

    cavaliere, tu mi fai troppo ridere.
    mi verrebbe da tradurre: chi nun tène orecchio nun po’ abballa’ ‘o tango.
    sicché risponderò: tièneme ca te tango 🙂

    lieve, aita’, lieve.
    mi metto pure un poco a dieta, che da quando ho smesso di fumare le conseguenze si vedono.
    (ps: ti ho messo una cosa sul tumblr)

    fiocotram, vedo ti stai esercitando. bravo 🙂

    zarit, ho meditato a lungo sulle cose che hai scritto. in particolare sul rischio della fascinazione.
    non so. ci son persone con cui amo molto ballare, molto, ma con le quali non condividerei nemmeno il tempo ulteriore di un caffè. e persone con cui amo molto ballare e con le quali farei anche dell’anche dell’altro, non necessariamente in senso carnale, ma anche.
    questa è una faccenda che non ha a che fare col tango, ma con il centro di se stessi: o ci sai stare o no.
    e se non ci sai stare sei preda di tutte le passioni effimere, rischiandole di confonderle con altro e lasciandoti confondere.

  10. zaritmac Says:

    Non mi tentare con le “passioni effimere” che ti allago di nuovo il blog. In fondo già sai quanto io consideri un ossimoro l’accostamento di tale sostantivo col seguente aggettivo. Sul piano esistenziale, più che verbale, intendo. Ma chist’ è ‘n atu fatto. Qui chiudo, calo la cortina; ché il fatto è che io non son tanto capace di tagliare corto e chi non impara ad andare daccapo è irrimediabilmente cecata, ma è un buio torbido che mi piace assai, come certe luci rosse delle sere senza polvere.

  11. Flounder Says:

    ci stiamo insultando con belle parole? 🙂

    (in realtà passione effimere non è corretto, per ciò che voglio intendere. la differenza è piuttosto tra passione e simulacro di passione, ma è troppo lungo da spiegare)

  12. ilcavaliere Says:

    Flouder
    comm’è bbell chi capisce, e tu mi capisci
    Agata

  13. essenziale Says:

    Qui si ricomincia a fare della cultura ma non era un blog di leggero cazzeggio?

    E giù a scrivere di passione e simulacro della stessa…
    Tocca citare il vecchio Calasso che definisce il simulacro come il luogo dove l’assenza soggioga…

  14. Flounder Says:

    essenzia’, dammi un’altra coltellata così e ti cito in tribunale.

    (mammamia, che definizione perfetta, che precisione, che nettezza)

  15. essenziale Says:

    la giustizia è lenta e costosa, gli atti noiosi da leggere…
    ti consiglio questo, decisamente più economico ed interessante

  16. Flounder Says:

    cèlo.
    sullo scaffale.
    ma non sono pronta a leggerlo, il risucchio del vortice degli amori epistolari essendomi intollerabile in questo momento e spero anche per il futuro.
    me lo conservo per la vecchiaia 🙂

    cavalie’, ma l’amica mia dove sta?
    che fine ha fatto?

  17. ilcavaliere Says:

    qua non si è vista,
    spero venga più tardi

  18. zaritmac Says:

    No! Mica ci stiamo insultando! ‘A cecata song’ io che non so mai mettere un vero Punto e a capo. Ma chiste, sì, hai ragione: so’ ati fatt’! Sui simulacri di passione si può pure discutere. Ma non se tu balli una serata sana! Prima, quando eri meno, “appetita” almeno si filosofeggiava sul divano…

  19. densingvol1 Says:

    a me il tango mi fa “noia”. preferisco la tammurriata.

  20. aitan Says:

    Il mio piccino,
    sfogliando un vecchio libro di latino,
    ha trovato, indovina, una pansè ….
    perchè negli occhi mi spuntò una lacrima?
    Chissà, chissà perchè!

    Ho visto,
    ho ascoltato,
    m’è piaciuto,
    e te ne sono grato assaje

    (Mo’ però mi metto un po’ alla ricerca del centro di me stesso. Però lo faccio lieve lieve, perché lo so, lo so bene, lo so, che alla fine che le cose più lievi son le uniche che il vento non riuscirà a portare via.)

  21. aitan Says:

    Nella parentesi c’è un “che” di più. Tu toglicelo, se vuoi, così diventa più lieve.

  22. cf05103025 Says:

    Mò mi sto immginando Aitàn che va al centro di sè stesso; io non ho mai visto Gaetano però me lo vedo già tutto turbino a spirale cavattapesca che se scava de dentro mentre il disco va e fa:
    Caminito que el tiempo ha borrado,
    que juntos un día nos viste pasar,
    he venido por última vez
    he venido a contarte mi mal.

    :-))

  23. SeVeraMente Says:

    Io del tango non ne so abbastanza, ma mi intriga parecchio…

  24. pispa Says:

    “cannibalesco” è perfetto flounder.
    e poi via, neanche un caffé insieme!

    come nei passi del tango, rapinosi furtivi e rapidi.
    è la vita, anzi, è la danza che spinge a farlo.
    perché col valzer che è più dolce, io son sicura che un caffé insieme si può tollerare.

    è la vita che va a ritmo, siamo nati tribali diecimila anni fa ma non siamo mica tanto cambiati. io ho tolto l’osso dal naso, ma i buchi nelle orecchie ancora ce li abbiamo.
    e per i più fortunati funziona anche l’odore del prossimo :))

  25. Climacus Says:

    l’uomo pingue che danza
    sanza i calli tuoi pestare
    ancor più leggero appare
    del longilineo sinepanza
    perché creder si deve
    che dello spirto il soffio
    che gravità insuffla
    (il rimario si fotta)
    promani più dal grasso
    che dal nostro mucchio d’ossa.

    Gran bel post, flouz. E’ scritto con maestria e con la brillante leggiadria dei bei tempi che furon.
    Questo capoverso mi piace da morir, perché scorre fluidissimo (si noti la prevalenza della esse che, insieme alla elle, è la più fluida delle consonanti, un vero mucolitico per le frasi che ansimano) e perché ci vuole grande ingegno e senso dell’umorismo per associare le erezioni alla serendipità e per connotarle come compìte:
    “Insomma, per non andare troppo per le lunghe, nel nostro caso l’insight si è prodotto a seguito della scoperta del verificarsi di erezioni in corso di ballo, per quanto discrete e compìte esse fossero. Una scoperta accidentale, figlia della serendipità.”

    Ricorda di togliere la acca.

    (è possibile che il tango provochi nelle donne il, aehm, lubrìco contrappeso che tutti gli uomini a/odorano all’erezione maschile?)

  26. Su Says:

    e ciò, a mio avviso, è consolante 🙂

  27. anonimo Says:

    Buon fine settimana da Maria

  28. elsecretario71 Says:

    grasso è bello…beccatevi questo !

  29. Flounder Says:

    buongiorno a tutti, buongio’.

    pispa, mentre leggo il tuo commento ascolto un bellisismo vals del disco di Cannavacciuolo che mi sono accattata ieri sera a Galassia Gutenberg.
    e confermo, sì, confermo, con cognizione di causa ed esperienza maturata sul campo: con alcuni nemmeno un caffè in più, ma son pochi, per fortuna 🙂

    SeVeraMente, è che qua sei capitata male: qua si fa filosofia spicciola (autrement dit: pippa mentale per qualsiasi cosa). se ti avessimo vicino ti sfiancheremmo di chiacchiere sul perché devi affascinarti ancora di più, cimentarti nella faccenda col tuo stesso corpo. ti instupidiremmo, ti convinceremmo che non hai altra scelta, che fino ad oggi hai vissuto menomata e manchevole, che devi rimediare quanto prima (chiedere ad Aitan con quale incisività qui si perora la causa).

    clim,
    ma quale acca devo togliere?comunque il fatto della serendipità è vero, credo che dipenda dall’essere principiante: il giorno che t’azzardi a sperimentarti in una figura un poco più arditi, e alzi una coscia nel tentativo di incrociartela davanti, senza sufficiente maestria nel calcolare tempi, traiettorier e angolo di gittata, STOMP, intruppi in qualcosa che non t’aspettavi.
    alllora poi lo rifai, per sincerarti della tua percezione, col piglio dell’analista.
    sull’inverso, ossia su cosa gli uomini maschi avvertano dalle donne femmine, io non so. bisognerebbe chiedere.
    di mio ci metto tutta la buona volontà possibile:-D

    su, immagino ti riferisca alla conclusione della faccenda. è molto consolante sì. buttare a mare un poco di tutta quell’autoconsapevolezza che ti sei costruita in una vita, che sai essere vera, verissima e che pure un poco ti imprigiona.

    buon fine settimana a te, Maria
    (ma Maria chi?)

    Secreta’, e tu proprio con me vieni a spezzare questa lancia? il mio ballerino preferito (in questo momento tragicamente posizionatosi al secondo posto per sopravvenuto SecreTango), quello che mi potrebbe fare di tutto, di tutto, senza che io abbia a protestare o a muovere un muscolo che non gli sia gradito, tiene un giro pancia che non se ne ha un’idea.
    ballare il tango con i magrolini è come stare a dieta contro il colesterolo: sai che nel tempo ti farà del bene, ma l’assenza di sale e grassi animali non dà sapore.

    e per finire, si sappia che qui è arrivata l’estate, ieri mattina, in tutto il suo splendore:
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  30. cf25302015 Says:

    noli me tang-ere ai magretti?
    :))

  31. varasca Says:

    flou,
    mi ricordo un post di malenamil, nelle sue cronache da B.A., in cui affronta la questione della “banana” con le amiche di lì, e loro le dicono, in sostanza, che è normale 🙂
    capita. quando mi capita spero che la cosa rimanga all’interno del mio mezzocerchio, e non ho idea se ci sia sempre riuscito! credo sia bello, al limite un complimento che il mio corpo fa alla dama, e come impedirglielo? fare come il fulminato finlandese di “il tango è la mia passione” e recarsi immediatamente alle toilette per prendere a schiaffi il colpevole? Naahh, tanto passa tutto con la fine della tanda, se non prima.
    altra è la bella questione del ballare con chi non neccessariamente t’attizza. e di ballarci pure bene. questa è stata una delle cose che più mi hanno sorpreso, iniziando a ballare. mi ha portato a ricalibrare tutta una serie di indici che mi ero ccostruito circa l’attrattività di una donna. realtivamente alla milonga, età, dimensioni e beltà hanno cessato di essere parametri affidabili. e non se ne sono posti di nuovi, se non che i nuovi parametri esulavano totalmente dall’aspetto esteriore.
    ed è vero, se la coppia “gira” bene, si crea una bolla – o cerchio – all’interno della quale i 2 si fondono, col sudore e tutto. e il fuori non c’è più.
    e le dame? ovviamente mi sono chiesto se anche le dame siano eccitate, qualche volta.. mai chiesto direttamente, ho solo osservato: mi sono risposto “eccome!”

  32. elsecretario71 Says:

    Varasca, proprio da te, compagnero, non me l’aspettavo: ricalibrare gli indici sulla donna va anche bene, purchè però non si trascurino i medi e gli utilissimi anulari, ma che non diventi una scusa, o una comoda scorciatoia…il fatto è che se passa PRIMA della fine della tanda la dama può pure rimanerci male: è ufficialmente MILONGATIO PRECOX

    (onna flò, perdonate, lassate pazzià: chell’ ‘e criature song’ e ddie !!)

  33. Flounder Says:

    brì, mo’ non esageriamo 😉

    varasca, sei la seconda persona che in 48 ore mi nomina questo libro finlandese che mi voglio leggere subitissimo.
    dici bene, ricalibrare il fatto degli indici. lo sbigottimento è tutto là.
    non so se ci azzecca assai, ma voglio citare un pezzetto di un libro che sto leggendo e mi sta facendo scompisciare dalle risate.

    Ma voi donne (…), possibile che siete sempre attratte dalle menomazioni? Insomma, uno si fa un mazzo così per sembrare promettente, affidabile, convinto delle cose che dice; studi, lavora, fa carriera, si veste alla moda, si rovina la vita insomma, e poi che cosa gli confidate quando decidete di dargliela? “Non mi piacciono gli uomini belli”; “La tua pancia mi dà sicurezza”; Le tue gaffes sono adorabili”…e che palle, almeno ditelo prima!

    secretango, ma che ci fate voi alle femmine con gli anulari, che ci fate?
    (o ve tuccate ‘o pietto e annascunnite ‘o bbene?)

  34. FiocoTram Says:

    >Insomma, uno si fa un mazzo così >per sembrare promettente, >affidabile, convinto delle cose che >dice; studi, lavora, fa carriera, si >veste alla moda, si rovina la vita >insomma, e poi che cosa gli >confidate quando decidete di >dargliela? “Non mi piacciono gli >uomini belli”;

    Beh, se uno decide di fare quel tipo di vita solo per far colpo, è il MINIMO che si merita…

    Voglio dire, è come il tipo che non fuma mai, ma quando è attorniato da donne o da persone importanti, accende la sigaretta per darsi un tono.
    Onta, disonore, e catarro cadano su di lui.

    E poi, se comunque te la da, che ti lamenti a fare, dico io…

  35. Flounder Says:

    e qua ti dò la risposta della tizia, Fioco Tram:

    Quanto sei fesso, Vince’. E proprio perché cercate di nasconderle, le menomazioni, come le chiami tu, che ci piacciono. Un uomo davvero imbranato è patetico. Uno che vuol fare il sicuro, ma poi ti accorgi che è un imbranato, ti fa succedere qualcosa. Capito?

    Capito? 😉

  36. Flounder Says:

    (ma è mai possibile che vi si deve spiegare proprio tuttotuttotutto?)

  37. Zu Says:

    E così, la via percorsa tra due punti altrimenti vicini sarà l’arzigogolo (e che almeno sappia ammantarsi delle giuste valenze).

  38. Flounder Says:

    (zu, non ho capito. quali punti?)

  39. FiocoTram Says:

    >Uno che vuol fare il sicuro, ma poi ti accorgi che è un imbranato, ti fa succedere qualcosa

    Istinto materno?

  40. FiocoTram Says:

    Beh, spero almeno che questo ragionamento non comprenda anche l’esempio del tipo che si atteggia con la sigaretta!

  41. FiocoTram Says:

    Il mio discorso alla fine è questo: è normale per noi uomini tentare di padroneggiare le situazioni. Per istinto, cerchiamo di proteggere e rassicurare la donna che ci sta vicina. Poi magari ci facciamo una figura pessima, ma magari il gesto è apprezzato.

    Io però personalmente prendo le distanze dalla tipologia di uomo che cerca di modellarsi secondo quello che ” ritiene” sia il modello di bellezza apprezzato dalle donne.
    Prenderei le distanze anche dalla donna che avesse un comportamento simile cogli uomini, beninteso.

    Un uomo poco sicuro di sé che cerca di dare il massimo, suscitando tenerezza, è da apprezzare, ma uno che si modella tipo manichino proprio non mi dice nulla.

  42. ZoeLog Says:

    Il fatto è che Varasca cogl’indici cià proprio una specie di fissazione: ché mentre i suoi li ri-calibra, quelli di certi altri li vorrebbe proprio AMPUTARE! 😉

  43. Flounder Says:

    fiocotram, ti avverto, ti stai addentrando in un campo minato.
    ma quale istinto materno, ma quando mai!
    si chiama: aderenza al principio di realtà.
    consiste nel fatto che – a monte – le défaillances ci stanno e si vedono tutte. sono un fatto genetico. e tuttavia sono quelle, che amiamo. l’esposizione della carne tenera dove un giorno, quando si renderà necessario, potremo affondare le nostre lame. 😀
    (e non mi parlare di sigarette, che sto al 27esimo giorno di astinenza!)

    zoe, lo avevo letto.
    la messa all’indice dell’indice. 🙂

  44. FiocoTram Says:

    >l’esposizione della carne tenera >dove un giorno, quando si renderà >necessario, potremo affondare le >nostre lame. 😀

    Siamo carne da macello, a questo punto tanto vale ingrassare! 🙂

    >(e non mi parlare di sigarette, che >sto al 27esimo giorno di >astinenza!)

    Coraggio! Ce la puoi fare!
    Almeno fin quando un tenero imbranato non tenterà di accendersi una sigaretta davanti a te per far colpo 😀

  45. zaritmac Says:

    #43- Concordo in pieno. L’istinto materno non è mica sempre per forza protettivo? A volte – spesso – si nutre e cresce di orgoglio pe’ ‘o scarrafone che è bell’ ‘a mamma soja. Le mamme sono a volte munite di airbag di San Daniele o fiocco di Parma sulle palpebre; non percepiscono le menomazioni nemmeno se le si sventolano sotto gli occhi. Le femmine son altro. Hanno certi periscopi impiantati tra le cornee e il cuore. Qualche volta li truccano con un rigo di eyliner come evidenziatore. Lame, sì, anche su questo concordo in cerca di carni tenere; ma anche esseri fragili in cerca di specchi in cui rassicurarsi raddoppiando la propria “tenerezza”.

  46. Flounder Says:

    ma anche esseri fragili in cerca di specchi in cui rassicurarsi raddoppiando la propria “tenerezza”

    soprattutto, Rita, soprattutto.
    ma in previsione della giornata che mi aspettava oggi, ieri avevo bisogno di vestire gli abiti della cinica.

    (ho un sacco di mail da leggere e cui rispondere. non lo farò. abbiate pazienza.)

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