Casa di bambola

In principio è stato qui che ho conservato il male. Qui, in questa stanza che ospitava altre stanze e altre vite, dove tutto si fermava e nulla più poteva accadere.

Era qui, che di ritorno dall’esterno, dalla strada, venivo a purificarmi, a lasciare ogni scoria, a depositare ogni orrore.

Pensano di me che sia un angelo, che mai nessun pensiero peccaminoso mi sfiori.

Sembri una bambola, mi dicevano da bambina, e io abbassavo lo sguardo e sorridevo. Sotto gli occhi il sorriso, sotto il sorriso il corpo.

Candido, immacolato, puro.

Tutto il male appoggiato di là, nella stanza delle bambole, in quei piccoli corpi duri e fermi in posizione, incapaci di reagire e protestare.

Vedete, è stata una valvola di salvezza, per certi versi.

Quando mio padre la notte si avvicinava a sfiorarmi le gambe e poi più su, senza fermarsi.

Quando la pancia mi si è gonfiata e mi hanno fatto mentire.

E’ stato facile fingere di non esistere, e regalare il male ai miei piccoli pupazzi.

Una bambina con molta fantasia, hanno detto le maestre nel corso degli anni.

Una prodigiosa immaginazione. Il senso esatto e perfetto del gioco, la costruzione di regole e la loro trasgressione. Ed il mio sguardo limpido. Ed il corpo pulito e immacolato.

Anche il giorno in cui ho comprato il veleno per topi ed ho spostato il bambolotto più anziano nella stanza da pranzo, l’ho messo a letto e poi in una piccola bara di cartone.

E’ morto di vecchiaia, poverino.

Così hanno detto di mio padre, improvvisamente spirato nel suo letto.

E nei giorni in cui picchiavo i miei figli – sapete? A volte c’è una necessità di picchiare i propri figli, contro ogni logica e buon senso, è una necessità della carne, come un desiderio di ucciderli che devi stemperare in altro modo. Li picchiavo, dunque, e poi spolveravo la stanzetta dei giochi, con quei cavallini e le giostre in latta colorata. Che se togli a uno devi dare a un altro, e i conti tornano, tornano sempre. Ogni carezza tolta a loro era una cura per le mie bambole.

Chi dice che non hanno anima? Che sono vuote?

Che in fondo forse siamo noi le bamboline, né più né meno.

Il male è tutto lì, confinato in quella stanza, dove io muovo i pezzi, li scompongo, dove metto un senso. Dove a volte lo perdo.

Fuori da lì il mio sguardo d’angelo, il sorriso.

Quel mio corpo puro e immacolato dalle giunture mobili e il cuore termosaldato.

——-

Un ringraziamento a Biancanera, per la foto, e a Zaritmac, che in questo e in altri modi titilla la mia immaginazione.

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34 Risposte to “Casa di bambola”

  1. biancanera Says:

    onorata, signora Flou…
    peschi pure nel mio repertorio d’immagini nel modo che ritiene migliore, e continui a sfornare perle così luccicose.
    (complimenti: struggente questo post, più di quanto riesca a dire…)

  2. AntigoneStella Says:

    … mentre un lacrima scorre, io taccio. In questo silenzio incontro altre Anime, che sanno.

  3. zaritmac Says:

    Com’è che mi sembra che d’improvviso sia stata aperta una finestra e faccia molto freddo nelle mie case di bambola? Sebbene non ci siano miniature di scheletri dentro i piccoli armadi delle mie piccole case, c’è qualcosa di fermo, sì, d’incompiuto, forse, di sospeso. Un gioco di rimandi, di deleghe dell’esistere. Un gioco minimo, che però c’è. Senza omicidi, per fortuna, senza notti violate, sì. E mi colpisce molto che l’innocenza testarda delle mie miniature abbia suscitato in te visioni di tanto grande male e tanto dolore. Quello dei figli, di più. Quello di questi personaggi solo abbozzati che pure mi stringono il cuore più forte di ogni altro piccolo o grande orrore infilato dentro la tua casa di bambola.

  4. hobbs Says:

    chiederemo alla signorina zaritmac di titillare la tua immaginazione più spesso allora 🙂

  5. RobertoTossani Says:

    Un pugno nello stomaco, assestato con fredda precisione e con totale assenza di pietà.
    Non fa bene leggere questo, ma è bello leggerlo.

  6. Carlyssima Says:

    raggelante

  7. Flounder Says:

    bianca, era da tempo che volevo scrivere questa cosa, ma la tua foto è stata decisiva. quel bianco e nero mi sembra avere una pretesa di realtà sconvolgente.

    zaritmac, è che le bambole da sempre mi producono questo effetto, quali che ne siano le dimensioni o le fattezze.
    in questo caso poi le miniature sono ancora più inquietanti, come lo sono per me anche le collezioni. le cose che restano ferme, insomma, che alla fine assumono una vita propria, una vita che ci rimane segreta o che – peggio – assorbe i nostri segreti.

    la staticità contiene sempre dei segreti, di questo sono sicura, l’immobilità è al tempo stesso effetto e causa: si è prigionieri di qualcosa che ci raggela e non vuole essere modificato e al tempo stesso si coltiva questa stasi per timore che un moto brusco possa incrinare il vaso e condurre alla fuoriuscita di cose che si temono o di cui ci si vergogna.

    comunque dieci anni fa non solo non avrei mai scritto una cosa del genere, ma avrei avuto anche paura di pensarla. l’idea che una frase come quella sull’uccidere i figli mi attraversasse la mente , seppur per una frazione di un secondo, mi avrebbe fatto sentire un mostro.

    oggi so che i figli li uccidono quelli che si negano la possibilità di questi pensieri.

    scusate lo sproloquio, stamattina sto un poco logorroica.

  8. RobertoTossani Says:

    Sono d’accordo sul fatto che qualsiasi collezione sia inquietante e sulla correlazione con l’immobilità causa-effetto.
    E sono d’accordo anche sul fatto che avere il coraggio di pensare e di dire/scrivere alcuni pensieri terribili sia una forma di salute mentale.

    Scusa, ma oggi sono eccessivamente d’accordo con te 🙂

  9. Flounder Says:

    è confortante 🙂

  10. riccionascosto Says:

    Lo penso anch’io che i pensieri espressi siano una “valvola di sfogo” per qualcosa che, altrimenti, diventa pericoloso assai. Come una pentola a pressione senza valvola di sicurezza.
    Perché certe cose le pensiamo tutti, prima o poi, ma se le lasciamo andare (senza nasconderle nel profondo di noi stessi) riusciamo pure a liberarcene.

  11. Climacus Says:

    sebbene questa sia una collezione di luoghi comuni su comportamenti, atteggiamenti, desideri, psicologia delle vittime dei pedofili (non mancano tuttavia spunti interessanti) saluto con gioia il tuo ritorno alla narrativa.

  12. Flounder Says:

    secondo me non c’è nessun ritorno, clim. è proprio come dici tu: ultimi resti, scampoli.
    tipo saldi di fine stagione 🙂

  13. ilcavaliere Says:

    fllo,
    sembra scritto da Agota Kristoff

  14. Flounder Says:

    e tu una cosa più bella di questa non me la potevi dire.
    (del resto in questi giorni sto facendo gli stessi esercizi di sensibilità e insensibilità dei due fratelli: mi esercito al vuoto, al freddo, alla perdita. mi esercito al troppo, al caldo, all’indifferenza nell’ accorciamento delle distanze fisiche, alla minuziosa misurazione di un sacco di fatti)

  15. anonimo Says:

    Non so se avete mai notato che le bambole non possono guardare il cielo. Perché come alzano la testa, i loro occhi si chiudono. Le bambole possono solo guardare la terra.

    Bandini

  16. Flounder Says:

    bandini, pure a me mi succede questo fatto. come appena alzo un poco il viso e lo sguardo, per esempio per ballare o per baciare, si chiudono gli occhi.
    è grave? mi devo preoccupare?

    (e che dire allora di quando le rialzi di colpo e gracchiano: mamma, mamma. che spavento.)

  17. anonimo Says:

    Non è grave, è solo gravitazionale.
    🙂

    Bandini

  18. Flounder Says:

    e ve lo ricordate, ve lo ricordate questo fatto qua?

    “…dice:”Se si toglie la catenina, il pupazzo e lo spirito diventeranno un essere vivente”…beh, è scritto così….su un foglio. Era nella scatola insieme al pupazzo…”

  19. anonimo Says:

    era “sette storie per non dormire”. quel pupazziello assatanato ha popolato i miei peggiori incubi per anni 🙂

  20. anonimo Says:

    esatto,
    i due fratelli della città di K

  21. anonimo Says:

    E chi se lo scorda quel pupazzetto delle sette storie per non dormire!…zar

  22. Flounder Says:

    sì, era il terzo episodio di Trilogia del terrore, di Dan Curtis.

  23. pispa Says:

    le bambole, le bambole, che da piccine rappresentano il nostro corpo, come vorremmo essere, come ci immaginiamo da grandi.
    e a volte vengono buttate via e maltrattate da genitori indiscreti e poco sensibili, lasciando veri traumi di riconoscimento.

    come la bambina che sa di esistere dal giorno in cui la chiamano per nome, a otto anni 🙂

    i bimbi non hanno mica veli tra fantasia e realtà, come ci sopporterebbero se no, noi adulti? :)))

  24. Flounder Says:

    come la bambina che sa di esistere dal giorno in cui la chiamano per nome, a otto anni

    ecco cosa mancava in questa storia, un paio di righe sul nome, così poi il quadro delle ossessioni era al completo.

    leggevo su un libro di Françoise Dolto, sulla costruzione della femminilità nelle bambine, che in una certa fase della vita infantile, diciamo fino ai sei anni, è traumatico anche buttare le bambole smembrate o le singole parti superstiti.
    invece con tutti i braccini e le gambette dei bambolotti piccoli, mia sorella ci aveva fatto, nell’adolescenza, un mega ciondolo molto macabro, che ancora oggi indosso io in giornate un po’ pulp 🙂

  25. ilcavaliere Says:

    anche ne “l’eleganza del riccio” la protagonista si accorge di esistere il rpimo giorno che a scuola la chiamano per nome

  26. Flounder Says:

    ma me lo devo leggere quest’eleganza del riccio, sì o no?
    leggo troppi pareri opposti.
    lo devo fa’ quest’investimento, che già ieri ho speso sedici euri e cinquanta per M.A. Numminem?

  27. riccionascosto Says:

    Ecco, e dopo che hai deciso se comprarlo o no, lo dici pure a me.
    Che c’è chi dice che “proprio tu” (cioè io) non posso farmelo sfuggire, chi dice il contrario.

    Secondo te, mi piacerebbe?

  28. pispa Says:

    e sì, l’ho preso dal romanzo perché mi ha colpito veramente.
    e credo succeda nella mente dei piccoli

  29. Flounder Says:

    la verità sul riccio, per favore.

  30. ilcavaliere Says:

    la veritaaaaa?
    non mi permetterei mai
    di vero cerco di rimanere nel mio piccolo, dal quale, sul riccio direi:
    – scrittura garbata, essenziale, con giusta vena di umorismo
    Рla culura e la conoscenza filosofica della scrittrice, si gusta nello spessore e negli odori delle pagine, non ̬ odiosamente spiattellata didatticamente come tendono a fare i docenti che scrivono o girano film
    – i personaggi sono più simbolici che reali, ma questo sarebbe un problema se il libro manifestasse altre pretese
    – non sempre leggere è così decisamente piacevole

  31. riccionascosto Says:

    E comunque, la verità è che io sono elegante sempre (anche se la signora dice che ho il pigiama con le borchie, evvabbè).

    Si sappia. 🙂

  32. pispa Says:

    la verità?
    è bellissimo!

    secondo me. 🙂

  33. harveyz Says:

    e ce l’hai solo tu, la chiave, vero?
    così spero.

  34. Flounder Says:

    (shhh, è sotto lo zerbino….shhhhh)

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