Uno/a busca lleno/a de esperanzas el camino que los suenos prometieron a sus ansias

Un po’ credo che sia colpa mia, perché io non sono una buona seguidora. Non lo sono proprio nella vita, come mai lo potrei essere nel tango?

E’ che sono poco dimessa, poco paziente e dunque se vado in milonga è per ballare e tutto questo fatto del fare tappezzeria non lo posso concepire, è impensabile; sicché se vedo qualcuno che mi pare piacevole da ballare (uso il verbo ballare in modo transitivo. Sì, lo so, grammaticalmente è scorretto, ma ha una sua precisa valenza alla quale non intendo rinunciare per compiacere due accademici della crusca da strapazzo), dicevo, se vedo qualcuno che sta fermo io mi avvicino, che lo conosca o meno e dico qualcosa tipo: ma che è? Battiamo la fiacca? Siamo venuti per contemplare?

Oppure: ma io e te non abbiamo mai ballato?

No.

E non pensi che sarebbe il momento di iniziare?

E se invece lo conosco, ma poco, esordisco con un: ma tu pensi di invitarmi nella serata di oggi o per il mese prossimo?

Ora, lo scenario che può generare un modo di fare simile, è il seguente.

Il tanghero può pensare, a freddo: chésta è scema.

A quel punto può decidere di rifiutare applicandomi un bollino di repulsione.

Ad oggi non è mai accaduto, pe’ grazia ‘e ddio. Per lo più lo stupore è tale che la mia sortita non ammette repliche, anche perché chi mi conosce non fa una piega, ma chi non mi conosce resta sempre un poco interdetto dal fatto che quando tiro fuori la faccia tosta sono sempre di una serietà mortale, senza concedere spazio al riso.

Una volta iniziato il balletto, il tanghèro può provare due sensazioni: o pensa che non so proprio ballare, e dunque conclude allora chésta è proprio scema ‘overo e mi rimette il bollino che si era risparmiato prima.

Oppure un poco gli piace e pensa: meno male, jà, poteva capitarmi di peggio.

E così dalla volta seguente io me lo trovo nei ballerini di fiducia senza dover fare più sforzi.

Diciamo che la tecnica mi ha ripagato di tutta la mia principiantitudine; un poco alla volta ho conquistato piccole parti di maschio territorio tanghèro, ottenendone un doppio beneficio, il primo di sottopormi a un costante e progressivo apprendimento, il secondo di suscitare un effetto emulativo, sicché il pincopallino che vede ballare l’amichetto suo con una perfetta sconosciuta che ogni tanto lo muove a riso, pensa: e se ci balla lui, ci devo ballare pure io, ecchecca’, innescando una spirale di azzeccamento virtuoso che produce sostanziali benefici nella principiante avida di perfezione che sarei io medesima.

Adesso apro e chiudo in fretta una piccola parentesi per dire che forse questa modalità di approccio ha pure degli effetti collaterali che finora non avevo preso in considerazione e che cominciano un poco a emergere, ma magari ne parliamo in dettaglio un’altra volta.

La vera questione che invece qui si pone – e che in parte è collegata agli effetti collaterali – è una questione di natura squisitamente economica. Di teoria economica.

Ci pensavo  ieri mattina, che non mi riuscivo a ricordare com’era il fatto. Poi mi hanno suggerito: utilità marginale.

Sì, ecco, utilità marginale.

Questa la definizione: il concetto di utilità marginale, la cui definizione potrebbe essere “utilità dell’ultima unità consumata di un dato bene”, discende dalla “legge di utilità decrescente”. Secondo questa legge, il consumo di ciascuna unità successiva di un dato bene accresce la soddisfazione o utilità totale, ma sempre più lentamente, finché viene raggiunto il punto in cui il consumo di un’unità addizionale non darà più alcuna soddisfazione.

Ma la definizione non è completa se non ci abbiniamo l’altro concetto, il Saggio marginale di sostituzione, ossia la quantità di beni a cui si è disposti a rinunciare per ottenere un’ unità aggiuntiva di un altro bene e mantenerne costante l’utilità.

Ora, anche se non sapete di economia, capite bene la gravità degli enunciati: arriva un momento in cui se ne ha bisogno sempre di più, proprio come fosse una droga, e tuttavia la soddisfazione massima sarà sempre più difficile da raggiungere, fino a che o succede qualche cosa che ci sconvolge o tutto quello che accadrà non ci farà né caldo né freddo. Ma soprattutto: a cosa sarò disposta a rinunciare per massimizzare la mia soddisfazione in quella cosa là?

Sicché forse ne concludo che il mio approccio non fa altro che accelerare i tempi della flessione della curva di utilità, avvicinandomi pericolosamente al punto di sazietà, prima del quale sarò disposta a tutto – pure a sacrificare la dignità – pur di procacciarmi un’unità di bene tanghèro supplementare.

E chiedo dunque a  voi economisti, o esperti e professionisti milongueri che avete più esperienza di me: come fluttuerà il mio tango market nei prossimi mesi?

Mi troverò a firmare cambiali, mutui? A contrarre obbligazioni che non sarò poi in grado di onorare?

E’ che gli effetti collaterali mi stanno cominciando a fare un poco preoccupare.

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37 Risposte to “Uno/a busca lleno/a de esperanzas el camino que los suenos prometieron a sus ansias”

  1. essenziale Says:

    di economia non capisco una mazza (si può dire non capisco qui da te?) ma su droga ed effetti collaterali posso consigliarti di leggere qualcosa sulla politica della riduzione del danno!

  2. Flounder Says:

    essenzia’, fammi un riassunto utile alla causa. oper esempio: a che stadio bisogna arrivare per farti passare il tango dalla Asl?
    e l’equivalente del metadone in questo caso cos’è? qualche dose di paso doble?

  3. ilcavaliere Says:

    donna Flò,
    forse state scherzando, ma m’era parso ne capiste di più di uomini maschi, tangheri e no.
    Qualsiasi maschio che viene invitato, esortato, scosso, da una bella sconosciuta pensa prima, subito, e assolutamente soltanto una cosa:
    “con questa si cucca come quando e dove voglio”. Che tu lo inviti a fare la spesa al diper di, o a cambiarti la gomma che hai bucato, il maschio, su questo non elabora nessun tipo di sovrastruttura psico, filosofica o politoco economica, il circuito mente corpo è limitato, il pensiero è unico. Quindi in una situazione di ballo, storicamente ed antropologicamente legata alla esibizione ed all’incontro dei corpi, non c’è dubbio alcuno. In una situazione di Tango, musica nostalgica, struggente, malinconica, final, e pertanto e perforza, maledettamente trascinante arrapante, coinvolgente, tendenzialmente non dovrebbe essere altrimenti, che sennò scusate, per fare un po di movimento asettico, ci stà l’aerobica in tutina rosa e asciugamano in spalla.

  4. Flounder Says:

    cavaliere caro, e secondo te il titolo di questo post sta qua per caso?
    e io oltre alla curva economica proprio questo volevo dire, che dopo tanti anni di lotta per la parità, perché ci riconoscessero un’anima, una volontà e un’intelligenza oltre a quella cosarella là, basta che una dice: scusate, abballiamo?
    e tutto il fatto dell’evoluzione della specie ricomincia come se mo’ mo’ fossimo usciti dalla caverna.

  5. Zu Says:

    Flounder, mi fai tornare in mente l’intervento in mailing list del mio amico Franco, a proposito delle difficoltà comunicative tra maschi e femmine riguardo alle avances:

    Minchiate.

    Noi interpretiamo *qualunque* messaggio, come anche l’assenza di qualunque messaggio, come una possibile profferta sessuale.

    Nel senso che la sola *esistenza* di voi donne costituisce di per se stessa una spudorata profferta sessuale (troie!).

    Questa cosa si definisce con l’acronimo L.D.S.M.C.T.L.D.(Legge Del “Sai Mai Che Te La Dia”)

  6. Flounder Says:

    uhmammammadellasaletta, zu.
    mo’ mi metto paura pure di rispondere a questo commento 😀

    (nientedimeno coltivate una mailinglist in cui cospirate contro il sesso debole ed elaborate strategie di attacco?
    e mi posso iscrivere pure io con un nick da masculo per leggere tutte queste nefandezze?)

  7. Flounder Says:

    zu, comunque dicci all’amico tuo che stamattina mi sono comprata un vestititino a normativa L.D.S.P.P.C.T.L.D.E.I.T.O.P.S
    (Legge Del Stasera Pare Proprio Che Te La Do E Invece T’O Ppuo’ Scurda’)

  8. Zu Says:

    Figurati: la Zonker’s Zone, nonostante le apparenze, è una list già dominata dalle femmine (proprio come la sala da ballo).

    Tu, comunque, a stuzzicare così a vuoto fai peccato (io se fossi Dio m’incazzerei a veder sprecato il mio ben).

  9. Flounder Says:

    nonono, questo è un blog per bene, non pozzo rispondere, no 😀

  10. essenziale Says:

    no no, tu nun può pazzià accussì, tu adesso posti una foto del vestitino a normativa L.D.S.P.P.C.T.L.D.E.I.T.O.P.S o similare…
    eccheè!

  11. Flounder Says:

    giammai!
    o dal vivo, o niente.

  12. hobbs Says:

    ci sono centri di recupero, ti danno il metadone, che poi sarebbe il ballo liscio nelle balere, a dosi sempre più basse, poi se riesci a guardare ballando sotto le stelle per otto puntate sei fuori dal tunnel. A me è successo con il calcio, adesso non riesco nemmeno a giocare col subbuteo.

  13. didolasplendida Says:

    è da un pò che penso alle dipendenze
    e non solo a quelle primarie dell’alcool del gioco delle droghe del sesso ma anche a quelle che sembrano innocue ma in effetti non lo sono perchè sempre dipendenza creano come andare in palestra, stare al pc, mangiare un cioccolatino tutti i giorni alla stessa ora e mo anche il tango
    l’uomo è un animale dipendente e poi se pensi che la vuole anche se ti offre un caffè figurati cu nu giro e tang

  14. Su Says:

    vestitino! vestitino!

    brava, approvo!
    Potere al vestitino L.D.S.P.P.C.T.L.D.E.I.T.O.P.S
    🙂

    io pure stamani.
    anche se ancora non sono capace ad invitare io,al ballo.
    però certi vestitini un po’ lo fanno al posto nostro, no? 😉

  15. varasca Says:

    hahahaaa, il vestitinoooo!!…. :-))))
    beh, io, quelle rare volte che una mi vuole ballare e si espone 😉 mi sento onorato, cos’altro?
    quanto all’economia, non me ne intendo, ma confiderei in un costante afflusso di nuovi ballerini/e a rendere meno minaccioso il futuro. (per ballare. per ballare benissimo, mi sa che è altra cosa..)

  16. aitan Says:

    eppure questo testo lascia prevedere uno spiraglio, fuori dal túnel milonguero

    (¿e senti, ma la conosci la versione di Uno realizzata da Martirio e figlio?)

  17. zaritmac Says:

    Stanotte, sul palco con le assi di legno sconnesse di un teatro livornese al momento adibito a Milonga (con tango alla thingel), mi sono fatta di seguito tre milonghe (che, cazzo, quando ti invita uno nuovbo – e lì erano tutti nuovi – è sempre una milonga…) e sette tanghi con un tanguero semiprincipiante, ma bravo e lieve, di quelli che “non devono morire”, del quale mi hanno colpito tre cose: mi ha invitata per dovere di ospitalità, ma poi non mi ha mollata più tutta la sera; mi ha detto “sei un fuscello” (!) e fatto fare una serie di ganci che manco a crederci…; ha mostrato lo spirito giusto nello sperimentare insieme modi di intesa tra due diverse “filosofie” del tangare principantesco (tipo incrocio fisso sul quinto o dietro guida dell’uomo? Il Mimmo che sai è per la seconda, e così io, dunque. Ma mi sono adeguata sul palco livornese) e ci siamo divertiti da pazzi. Tra una tanda e l’altra mi sono avvicinata a uno e gli ho chiesto se trovava molto disdicevole che fossi io ad invitarlo. Non ha mostrato di trovarlo disdicevole, ma quella era una Milonga alternativa come il Thingel. Era strano che fossero tutti miei “compagni occasionali” di tango. Ma è stata una notte di divertimento puro. Manco a dirlo, son rientrata alle 4. E ho trovato sul cell. spento una panzuta scenata di gelosia. Cose ‘e pazze!…;-)

  18. Flounder Says:

    non vi posso lasciare un momento da soli, che mi riempite il blog di commenti.

    buongiorno, eh.

    hobbs, che risate mi hai fatto fare. mi immagino uno scenario ospedaliero, da desensibilizzazione. mi mettono alle orecchie una cuffietta con Troilo, nel frattempo misurano il battito cardiaco. poi arriva lo psicologo e chiede: che cosa le ricorda questo?
    il medico intanto compila la cartella clinica e scrive: si notano miglioramenti complessivi. all’ascolto di musiche degli anni ’20 la paziente resta indifferente; qualche piccolo sussulto si registra andando verso gli anni ’40. una piccola crisi isterica all’ascolto di un paio di testi in tedesco, immediatamente sedata con venti gocce di Tinghel Tomentoso.

    dido, io ci penso sempre alle dipendenze, convinta che non si curino ma che semplicemente si sostituisca una sostanza con un’altra. non so ancora cosa abbia messo al posto delle sigarette e da cosa dipenda allo stesso modo. mi pare niente ancora, ma aspetto l’erompere di una nuova dipendenza a breve.

    su, in verità non accetterei mai che un mio vestitito si facesse interprete delle mie intenzioni, rischiando anche magari di sostituirmi nella presa di decisioni vitali e quantomeno impegnative per le successive sei-sette ore. 🙂

    eh, caro varasca, lo so che vi sentite onorati, lo so. mi sto specializzando in frasi a effetto, sull’ultima tanda, detta anche tanda killer dalla mia amica: occhio con ciglia flap flap e vocina suadente. La frase più convincente è: come posso andare a dormire felice se non ballo l’ultima tanda con uno dei miei ballerini preferiti? Flap flap

    Aitan, mannaggia a te, non la conosco. Me la mandi, che Martirio mi piace assai? Ma tu veramente vedi uno spiragli? ma sei sicuro che non è lo spacco diuna gonna o la losanga di una calza a rete? 😀

    Zarit, non ti possiamo lasciare un momento da sola a te, che subito te ne vai a fare le trasferte, lasciandoci qui a lenire le ferite dei tuoi spasimanti affranti e sconsolati?
    (se tu sapessi che abbiamo fatto mentre non c’eri…ahhhh…se tu sapessi…non te lo possiamo dire!)

  19. Zu Says:

    aspetto l’erompere di una nuova dipendenza a breve

    Certe piccole smanie

  20. zaritmac Says:

    Flou, e se lo sapessi tu. Che io proprio no che non te lo posso dire. E domani è un altro giorno… Poi si torna, uff.

  21. Flounder Says:

    zu, secondo te l’acquisto reiterato di scarpe con tacchi a spillo sempre più alti è considerato dipendenza o tic nervoso?
    o è una smanìa?

    zarit, e io proprio che no, non lo voglio sapere 😀

  22. varasca Says:

    le tue ciglia flaflappeggianti le immagino come il bacino che jessica rabbit “soffia” al detective (l’ho rivisto di recente), sorta di farfalletta che si libra sulla pista per attraversare la sala, inesorabile 🙂 e sciaff! appiccicarglisi sulla guancia.
    … e chi te la rifiuta, una tanda killer così?!?

  23. Flounder Says:

    oddio, varasca, è una citazione assai impegnativa.
    a questo punto jessica direbbe: ehi, tu. hai un coniglio in tasca o sei contento di ballare con me?
    😀

  24. Zu Says:

    zu, secondo te…

    Per rispondere, vorrei prima effettuare un sondaggio (no, non mi fido degli exit poll).

  25. Flounder Says:

    un sondaggio su chi?
    come?
    con che metodo?

  26. Zu Says:

    su di te.
    direttamente.
    da concordare.

  27. Flounder Says:

    no intermediari, no televendite? 🙂

  28. Vivianaaa Says:

    ah ah ah… ho letto tutto d’un fiato.. sei fortissima! sei una grande! non è tanto per femminismo che parlo, ma epr praticità… la tappezzeria deve farla chi va per guardare, mica chi va per ballare! le tue tecniche di procaciamento di unità aggiuntive di beneficio tanguero sarebbero da inserire nei migliori manuali 😉
    baciiiiiiiiii

  29. Flounder Says:

    vivianaaaa (ma si deve sempre urlare?), ma che piacere averti qui, o mia novella musa ispiratrice 🙂

  30. cf05103025 Says:

    cara Floù,
    ho appena visto un film del 1944,
    in bianco e nero, molto bello, di Siodmak, “La donna fantasma” e mi sono consolato, sono tornato indietro nel tempo ed ho visto la bella latinamericana Chica Monteiro che faceva:
    chica chica buum
    chica chica buuum….
    e ondeggiava il suo bel bacino armoniosamente, ritmicamente.
    Ed ho immaginato di essere fuggito,
    per non pensare, in un’isola che non c’è.
    O forse nelle strade nottune, umide di Brooklin alla ricerca di un paese fantasma, quello della mia fantasia, che è sempre diverso da quello reale: questo qui, che calco con i piedi, stanotte.

    Mario

  31. ilcavaliere Says:

    si Mario
    i miss Chica Monteiro
    and we find Borghezio

  32. Flounder Says:

    ma mo’ secondo voi il Presidente del Consiglio, con tutte le veline che tiene, non ve ne trova una uguale uguale a Chica Monteiro per farvi contenti?

    (vado a esercitarmi in un chica chica buuum di protesta)

  33. ilcavaliere Says:

    come non smetterò mai di ripetere la bellezza è un fatto di rapporti, e il rapporto principale è quello tra pieni e vuoti, rumore e silenzio.
    Una monteiro era una nota squillante in un mondo del 1944, cupo e silente, annichilito dai fascismi e dalle conseguenti guerre e pulizie etniche. Oggi le veline stanno dappertutto, tutto squilla tutto suona tutto canta, tutto colora illustra dimostra. Non c’è bisogno dell’olocausto per apprezzare un sorriso, per l’amor diddio; ma dove niente si distingue, niente rimane, niente migliora niente

  34. Flounder Says:

    hai scritto una cosa bellissima, cavaliere.
    mi ammanterò istantaneamente di malinconia.

  35. ilcavaliere Says:

    madame, siete voi che conducete con invitante grazia ed intelligenza ogni discorso

  36. Flounder Says:

    cavaliere e mario, ecco a voi.

  37. cf05103025 Says:

    Grazie Floù e pure al Cavaliere, già…
    no a quello là,
    però a questo qua, sì, certo

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