Ma tu me vuo' bbene? …assaje…

Ci conosciamo da anni, da sempre, da quando eravamo ragazzini. 

Tredici, quattordici  anni, marinavamo allegramente la scuola e le mattine di primavera volavano, sotto l’ombra dei tigli.

Abbiamo continuato a frequentarci, in venticinque anni ne sono successe di tutti i colori. Oggi abbiamo le nostre famiglie, i figli, un lavoro rispettabile, una casa al mare, tutto in ordine, tutto in perfetta regola.

Continuiamo a parlarci e ad essere amici come tanti anni fa, o almeno così appare nella forma.

La prima volta capitò una quindicina di anni fa.

Ero a cena da Luigi e Claudia, subito dopo il matrimonio organizzato in tutta fretta per mascherare la gravidanza alla famiglia di lui. Tornando a casa mi infilai nella borsetta un paio di CD e un candeliere d’argento.

Da allora non ho mai smesso di rubare.

No, non sono cleptomane. E nemmeno invidiosa. Semplicemente rubo, in attesa che qualcuno di loro mi smascheri. Sono diventata abile e destra. Mi bastano pochi istanti per appropriarmi delle cose più disparate: maglioni, libri, gioielli, telefonini.

A casa ho grandi ceste e svuotatasche appoggiati dappertutto. E’ lì che deposito la roba, e poi me ne dimentico. Non mi interessa davvero appropriarmi delle loro cose.

Nel corso degli anni sono diventata più sicura, sfacciata. Se vengono a casa mia non mi preoccupo di nascondere, è tutto in bella mostra, in bell’evidenza. Se qualcuno domanda, lo fa in modo discreto, senza spingersi troppo oltre.

Toh, ma questo è uguale all’orecchino di ametista che mi ha regalato mia suocera e non trovo più…

Prendilo – dico io – a me non serve, ne ho uno solo

No, no, sto dicendo solo che assomiglia.

E ancora:

Il mio telefonino…l’ho lasciato qui la volta scorsa, ecco dov’era!

Ma dalla volta scorsa sono passati due mesi, e tutti e due facciamo finta di niente. Sento la rabbia che sale e piano piano torna al suo posto.

Io osservo, senza muovere un dito, senza spostare un sopracciglio.

Continuano a frequentarmi, come se nulla fosse. Abbiamo un accordo tacito, un legame implicito.

E intanto io alzo la posta, passo ai portafogli, agli oggetti preziosi.

Non nascondo nulla.

Mi trattano con la bonomia di sempre, mi fanno le loro confidenze, come venti anni fa. So che Francesco ha un’altra, ed è la moglie di Stefano, che all’improvviso non è più depressa. So che Marco sta facendo investimenti sbagliati con i soldi di Paolo, e spera che le borse si riprendano prima che venga a scoprirlo. So che Silvana è incinta per la terza volta ma Gianni è fuori per lavoro da quattro mesi. So che Federico paga le rate dell’auto falsificando le fatture dell’azienda.

So tante di quelle cose che faccio fatica a ricordarle tutte.

Continuo a rubare. Per il gusto di osservare i loro sguardi spaventati e il modo in cui reprimono la rabbia, per vedere fino a che punto possiamo arrivare. Nessuno ne parla.

E’ il prezzo che abbiamo stabilito per preservare il valore più alto che possediamo.

Si chiama amicizia, no?

———-

Questo vecchio racconto è dedicato oggi, improrogabilmente, ad HangingRock. Segue messaggio: le parole non sempre si ammalano. A volte vengono rubate o prese in ostaggio da altri. Sappi che non è stata torta loro una sola virgola. Domenica sera porta la refurtiva e tenteremo uno scambio. Non voglio testimoni.

Tua Flounder.

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24 Risposte to “Ma tu me vuo' bbene? …assaje…”

  1. HangingRock Says:

    su certe cose non scendo a compromessi: la refurtiva potrà essere ritirata esclusivamente presso il luogo in cui il furto è avvenuto.
    inoltre pretendo documentazione fotografica probatoria che le mie parole siano ancora in vita e che non abbiano perso un grammo del loro peso.

  2. Flounder Says:

    ..e tu pensi di mettermi in difficoltà con una richiesta di prove?
    tzè.

    a me?
    a me che trovo dovunque parcheggio a Napoli e posso dirottare gli aerei con la forza del pensiero e far fulminare tutte le lampadine a marechiaro?
    ancora a questo, stiamo?

    ma che altro devo fare per darti prova dei miei superpoteri?
    devo camminare sulle acque? moltiplicare i gin tonic e gli anacardi?

  3. farolit Says:

    i furti d’amicizia sono un ossimoro impunito, doni quasi.
    io (che ricordo tutto, rubo la memoria altrui e la conservo come fosse mia) i miei amici li prendo “a maleparole” contundenti, assai, io che non sono violenta per niente. ma loro – gli amici – solo così si ricordano che esistiamo, quando gli faccio male e mi ringraziano

    P.S.
    Flounderella davvero puoi tutto? puoi anche vincere le elezioni? o almeno fare cadere gli sgoverni?
    😉

  4. aitan Says:

    M’è venuto in mente un mio amico, un mio compagno di classe del Liceo, che chiamerò Graziano (anche perché si chiama proprio così). Alla sua festa dei 18 anni trovammo su uno scaffale di casa sua uno splendido vaso di cristallo pieno di penne di tutte le fogge e colori, tutte le penne che avevamo perso in 5 anni di scuola… “Questa stilografica era la mia”, “Quella lì me l’aveva regalata la nonna alla prima comunione”. “La rossa era del professor Pezzella, ne sono sicuro.” “Ma no, quella l’ho perso io in quinta ginnasiale.”
    Dopo gli volemmo ancora più bene.

  5. harveyz Says:

    finché non rubi loro il cuore o l’anima, che vuoi che sia.

  6. FiocoTram Says:

    >inoltre pretendo documentazione fotografica probatoria che le mie parole siano ancora in vita

    E se poi gli è venuta la Sindrome di Stoccolma?

    >moltiplicare i gin tonic e gli anacardi?

    SI’.

  7. barbara34 Says:

    ahah e qui devo fare una confessione. A 15 anni rubavo come una matta le cose più cretine nei grandi magazzini. Che brivido! Ho ancora dei reperti immacolati tipo gommine Hallo Kitty. Una volta rubai una specie di Oscar perché o avevamo perso o non ci bastavano i soldi per un regalo per un compagno…
    mi hanno beccata per un paio di calze a righe gialle e bianche che non erano nemmeno granché…. 😦
    ma forse sono un po’ in OT?
    a proposito FIGLIOLE noi si scende a Napoli si organizza una bevuta collettiva? 🙂

  8. cf05103025 Says:

    A uno che rubava così, cioè ‘n mio amico de nome Vinicio c’è venuto anzi catapultata addosso la Sindone di Stoccolma o de Chambery, (nun se sape mai in queste cose ‘soteriche),
    essendo che come se fregava la biro altrui ci veniva la faccia tutta butterata de sbrufoli schifosi o vaiole nere, talvolta se si fotteva ‘l telefonino.
    Laonde per cui il fatto avvenne appunto quando si trovò in specifico a Stoccolma co’ gita scolastica e s’asciugò, (dopo furto suddetto de telefonino di tal Enrica Bordigon, sua limitrofa), co’ salvietta comune e ne venne appunto tutta sbrufolata de rosso, la salvietta ovverossia Sindone.
    Da cui il caso appunto venne esaminato da cospicui medici&chirurgi e se ne dedusse fatto psico/somattico detto come dicevasi Sindone di Stoccolma, cioè come rubi subito si manifesta come vizio & visus patente.
    Ma come ben si sa, li addetti a le pubbliche italiche amministrazioni fanno vaccino subbito, come da evento automatico & obbligatorio, contro simile & visibile demostrazione de furto, onde salvare la faccia, come da espressione medesima.

    MarioB.

  9. Flounder Says:

    farolit, io invece no.
    ai miei amici non dico MAI nulla di spiacevole, MAI nulla di sgradito, MAI il mio profondo punto di vista sulle cose che essi fanno.
    chiedi in giro, chiedi in giro.
    (raga’, non mi fate fare brutta figura con faroli’ :-D)
    invece poi, sul fatto dei superpoteri, la questione è complicata.
    funzionano uno per volta, così se cerco parcheggio non posso pensare alle elzioni.
    i superpoteri mi permettono di essere congedata dai carabinieri che mi fermano in piena notte senza esibire patente e libretto, ma non mi proteggono dalle ganasce.
    è che sono così potenti che non ho ancora imparato a governarli.

    aitan, io pure avevo un compagno di classe che chiameremo Olindo (che a dispetto di ciò che sembra, proprio così si chiamava), che riusciva a infilarsi nei pantaloni e sotto i maglioni ogni ben di dio.
    però era un tipo onesto. a casa dei miei, per esempio, chiedeva di essere perquisito prima di uscire.
    una volta prese una magnum di Chivas di mio padre, una cosa enorme.

    harveyz, nel racconto sì. il protagonista ruba oggetti ma in realtà è metaforico: sostituisce pezzetti di anima con crescenti ipocrisie.
    io no.
    io faccio un’altra cosa: scrivo il destino su metaforici foglietti che metto in una metaforica cassaforte, alla Giucas Casella.
    ultimamente però non sono mica tanto contenti, i destinatari delle mie profezie.
    proprio per niente.

  10. Flounder Says:

    fiocotram,
    mi sai che ci hai preso in pieno. le parole della signorina Hanging non accettano di lasciarmi. ieri pomeriggio raccontavo una vicenda a mia figlia, che mi ha guardato stupita: mamma, che strano, la stai raccontando come se fossi Hanging, proprio col modo suo.
    la questione si fa problematica.
    [quella dei gin tonic, intendo dire ;-)]

    barbara, io invece siccome tengo un SuperIo che la metà bastava, non ho mai rubato in un supermercato nemmeno uno spillo, per via del senso di colpa che poi non mi avrebbe dato pace.
    da grande, molto grande, tipo cinque o sei anni fa, mi hanno accusato di furto di cosmetici alla Upim.
    ho montato un tale casino, ho chiesto il direttore, la polizia, la perquisizione, che alla fine l’impiegato si è prostrato.
    idiota.
    (e però fa parte di quelle cose che mi mancano, questo lo ammetto. come fatto di brivido, che po lo sappiamo, non è l’oggetto in sé)
    quando venite?
    io non ci sono nel ponte del primo maggio, ma nel fine settimana prossimo sì.
    domenica sera però è milonga, salvo che non vogliate passare sul mio cadavere 😀

    mario, il furto di penne e matite dalle scrivanie dei colleghi è antichissimo. credo che risalga addirittura all’epoca degli scribi.
    ci vorrebberop le catenelle, come quel film di Totò, dove Titina de Filippo attaccava le posate alla tavola per paura che i commensali le rubassero.
    negli anni invece ho collezionato accendini a iosa, una sindrome compulsiva. adesso che ho smesso di fumare non so che farmene, forse organizzo una vendita clandestina.

  11. barbara34 Says:

    ok bru terremo presente, ma non si può venire a vederti milongare? 🙂

  12. Flounder Says:

    e certo che sì 🙂

  13. biancanera Says:

    allora, io e te, invece, non ci si rivede…
    (magari un dì farai un salto in quel di toscana, chissà…)

  14. Flounder Says:

    ma perché? scendi pure tu?
    ci state pigliando gusto, eh? 😀

  15. ZoeLog Says:

    O mamma mia Flounder, che cosa spietata che hai scritto: rabbrividisco.
    “Ciò i peli che mi fanno la ola”, come diceva un qualcheduno… e anche: “L’inferno sono gli altri”, come diceva un qualchedun’altro…
    (come vedi le mie citazioni spaziano dalle stalle alle stelle, e versavice) 😉

    🙂

  16. Flounder Says:

    ehhhh, esagerosa. spietata, mo’.
    un poco cinica. appena appena.

    (negli archivi di questo blog, sì, ogni tanto, ci stanno disseminate perle di spietatezza vera. lo confesso)

  17. biancanera Says:

    avendo rotto il ghiaccio, cara Flounder, faccio sì che non si richiuda la crepa, ché poi mi tocca aspettare altri nove anni, vedessi mai.
    ma stavolta è un altro giro.
    ho in mente cose privatissime, e antiche, antiche, antiche.
    per ques’estate, invece, è già previsto un viaggio premio con tutti i livornesi e pisani che sognano una milonga a marechiaro (istigati da Zarit, ovviamente…)

  18. Flounder Says:

    mhhh…ieri sera c’era una luna tonda tonda, piena, un cielo terso.
    mmm…e già mi stavo sognando quella bella milonga di marechiaro…mhhh…ma non è che poi quelli – i livornesi e i pisani – vengono e non se ne vogliono andare mai più?
    no, perché con una luna così e il mare sciàff sciàff il rischio c’è, eccome.

  19. biancanera Says:

    e se la luna è tonda e piena e il mare sciàff sciàff se li incanta tutti quanti ché si mettono a fare l’ammore a marechiaro come i pesci, io ce li lascio. però io torno qua. alle scogliere diCalafuria e Calignaia che, ormai, sono roba mia più delle "fenestella". che vuo’ fa? 🙂

     

  20. aitan Says:

    Ma ci stanno pure tutte le curve, i tornanti e gli ottovolanti del mio destino nella metaforica cassaforte?, ché io è meglio che non lo so che ci sta là dentro, perché nel mio karma c’è scritto che in questa vita qua mi devo ribellare a tutto quello che in questa vita qua sta scritto nel destino; e se poi io lo so, va a finire che mi ribello e faccio il contrario di quello che devo fare, che poi proprio quello che sta scritto e dovrei fare dovrebbe essere…
    Va beh, s’è capito sto un po’ confuso e vado avanti con le spalle al destino correndo tutti i rischi del caso. Ma tu non me lo dire quello che faccio da qui a domani alla reincarnazione prossima ventura.

  21. aitan Says:

    sorry, tra “domani” e “alla reincarnazione prossima ventura” ci va una disgiuntiva che m’è rimasta nel tragitto tra il tasto e il dito.

  22. Flounder Says:

    ahahaha, aitan. a te questo fatto proprio non ti piace. è già la seconda volta che ti ribelli al mio chiacchierare sul tuo destino.

    e va bene, non ti dirò nulla.
    ma sappi che vedo, prevedo e stravedo, come amelia la strega che ammalia.

  23. aitan Says:

    Sai, flo, noi su questa cosa ci scherziamo, ma io lo so che in fondo per me si tratta di una cosa piuttosto seria. Ti basti sapere che nella mia saga familiare c’era un veggente e sua moglie, medium, che vivacchiavano alle spalle di mio nonno e prevedevano il futuro dei suoi 9 figli scritti su schegge di ossa e fogli affumicati. Col senno di poi sembrerebbe che molte previsioni si sono avverate, ma io sono vent’anni che mi chiedo quanto abbiano condizionato il futuro di quei nove bambini gli aggettivi che li descrivevano. Insomma, molte volte le parole più che prevedere la realtà, la creano.

  24. Flounder Says:

    lo so, aitan, mi ricordo.
    è vero, comunque, le profezie che si autoavverano sono potentissime.
    si legano anche al post di sopra.
    io se da un lato penso che le parole non contano niente, e prendo in considerazione solo i fatti, dall’altro so pure che le parole modificano consistentemente la realtà.

    (mo’ per esempio mi sto raccontando tutt’un fatto io sola, nella speranza di mettermi proprio in quella situazione là, mi sto facendo un training autogeno esagerato)

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