Gennaro Piccolo, classe 1930. Professione: miracolato.

[On]

Scusate, scusate caposa’, avite visto a Gennaro?

Chi Gennaro?

‘O miracolato. Si ‘o vedite, dicitele che mi serve alla stanza 24, tengo ‘nu paziente grave.

Oggi no, nun l’aggio visto. Ma si ‘o veco, v’o manno.

Ogni mattina, puntualmente alle sei, Gennaro Piccolo, detto ‘o Miracolato, si alza, con calma fa colazione, si rade. Si veste, con un abito classico alquanto malandato, si annoda i lacci delle scarpe e prende con sé una serie di lastre e di referti.

Poi guarda il cielo.

Se il tempo è buono si avvia verso la zona dei grandi ospedali, se è cattivo resta in zona, tra il primo Policlinico e i nosocomi del centro.

Poi ci sono dei periodi in cui anche se fa freddo e piove incessantemente, va lo stesso su in collina. A volte è necessario, come fossero straordinari obbligatori. Missioni speciali.

Qualche volta lo muove un sesto senso. Altre, la maggioranza, una soffiata degli infermieri che conosce da anni.

Genna’, dimane tenimmo un intervento impossibile, vedite ‘e sta’ cca’ massimo alle otto.

Genna’, venerdì mattina. Una sclerosi avanzata e un disordine neurologico grave.

Genna’, domani mattina al Santobono. Purtate ‘a creatura vostra. Una vasculite severa.

E Gennaro si porta la nipotina, la sveglia di buon ora con la promessa di un giorno di festa a scuola ed un gelato. Il copione è sempre lo stesso.

Il prologo vede l’apertura del sipario nella sala d’attesa. Gennaro entra e si siede, come aspettando il turno suo. Intanto osserva, scruta. Intanto ascolta lamenti, parole di conforto, ansie, attese.

Poi un infermiere lo chiama per la visita: Piccolooooo, signor Piccolooooo.

Sto qua, sto qua.

Venite a farvi visitare.

Il prologo è brevissimo, e dura al massimo una decina di minuti.

Poi attacca subito il primo atto, col rientro in sala d’attesa, tra gli altri pazienti che non gli staccano lo sguardo di dosso.

E che vi hanno detto?

Bene, tutto bene, a me è solo un controllo, giusto per scrupolo.

Ma si vede, tenete una bella faccia…mio marito, invece…shhh…guardate ma non vi fate vedere. Sta là. L’avete visto come sta sciupato?

Signo’, e se mi vedevate a me, allora? Morto, ero morto. Mi davano per spacciato, sei, massimo sette mesi di vita.

E poi?

E poi sono venuto qua e che vi devo dire, m’hanno fatto ‘nu miracolo. Signo’, tempo quattro mesi di cura e non tenevo niente più. Adesso nientemeno mi chiamano per andare ai congressi, pe’ ffa’ vede’ questa cura come riesce, insomma, per dimostrare come si sopravvive bene.

Ma voi che dite? Voi state fresco e tosto…Mari’, Mari’…haje sentito ‘o signore? Ma pure voi il pancreas?

Il pancreas? Signo’,  signo’…e che ne sapite? Pancreas e fegato.

Uh, proprio comm’ a mio marito. E siete guarito?

Perfettamente. E vedrete, vedrete, anche vostro marito guarirà. Voi non vi dovete scoraggiare mai: state di buon umore, sorridete, cucinategli cosarelle saporite. E po’…

E po’?

E poi fatelo stare quieto. Signo’, fatelo scherzare, divertitelo. Pazziàte.

Gli si accrocchia intorno, la gente. Chiede, vuole un racconto. E lui racconta, dettaglia. Guarito. Gua-ri-to.

Completamente.

Un miracolo.

Dal lunedì al venerdì Gennaro Piccolo lavora dalle sei alle otto ore al giorno, col consenso e la collaborazione di medici, infermieri e personale addetto alle pulizie. Per non perdere in credibilità va a rotazione in tutte le case di cura, per ogni reparto ha il referto giusto da esibire all’interlocutore incredulo, la lastra del prima e del dopo. E la creatura, la creatura recita la sua parte nei reparti pediatrici più difficili.

La vedete a questa qua? E’ nata che nun se puteva manco mòvere. E guardatela adesso, guardatela,‘sta palummella.

Va avanti così da nove anni, per una promessa fatta sul letto di morte a sua moglie, che si spense in pochi mesi e non volle vedere lacrime intorno.

Genna’, tu mi devi fare una promessa.

E dimmi.

Tu mi devi promettere che non piangi.

E nun ‘o ssaccio si so’ capace.

Invece tu me lo prometti. E ti chiedo pure di più.

Parlottarono per una mezz’oretta, fitto fitto. Poi lei gli dette la buonanotte e si addormentò per sempre.

Piccoloooooo, Piccoloooo, tocca a voi. Vi dovete fare il controllo.

Piccolo, ma comme facite a sta’ sempre così di buon umore? Ma non vi scocciate mai di fare questa commedia?

Quale commedia, infermie’. Io so’ miracolato.

Vabbuò, ja. Miracolato.

Infermie’, io so’ morto nove anni fa e ancora me ne vado in giro camminando. Che altro ancora vi devo dimostrare?

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39 Risposte to “Gennaro Piccolo, classe 1930. Professione: miracolato.”

  1. ipsediggy Says:

    melo preste resti? solo per pochi is tanti. telo rendo uguale, giurin giurella.

  2. Flounder Says:

    sì

  3. Zu Says:

    L’ultima frase sbaracca ogni difesa.

  4. Flounder Says:

    zu, l’ho pensato mercoledì scorso, immediato come una scintilla.
    ha dormito una settimana, per questa cazzo di frase finale che cancello e riscrivo, e cancello e riscrivo e mi commuove senza che riesca ad abituarmi a leggerla. che mi pare stucchevole ma non lo è per niente.
    ‘fanculo, va’.
    non tu. io, il vals e il comune senso del pudore.

  5. sphera Says:

    Mi ero sloggata, stavo per andare a dormire.
    Ma ho riallacciato tutto, apposta, per dirti che questa qui forse è la cosa che mi è parsa più bella che hai scritto. E forse senza forse.
    E non so perché mi piace tanto, e chisseneimporta. Perché io lo capisco quando mi piacciono le cose, davvero molto: è quando provo a fare del sarcasmo e non mi viene.
    E mi continua a venire un sorriso, contento che vola come cinquecento vanesse.

  6. Flounder Says:

    tu così mi imbarazzi.
    comunque è vero, è un ottimo metodo di misura: quando non si riesce a fare del sarcasmo.
    o anche il suo contrario, quando non ce lo si può proprio impedire.
    grazie, sphera.

  7. riccionascosto Says:

    E meno male che non l’hai riscritta, Flo’. L’ultima frase ti va dritta al cuore.
    E agli occhi.

  8. Flounder Says:

    questa è l’altra faccia della sprucida 🙂

  9. metallicafisica Says:

    Una Commedia perfetta, quella di Gennaro.
    Prometto di non piangere, Flound*

  10. Flounder Says:

    e a proposito di sprucida (che chi mi conosce sa cosa vuol dire e chi non mi conosce sappia che questo è ‘nu blog napoletano e se l’adda impara’), ci tengo a segnalarvi questo bel racconto qua.

  11. Flounder Says:

    mf, fate come a casa vostra.
    se volete piangere, piangete.
    se vi volete togliere le scarpe, toglietevele.
    se avete fame, aprite il frigo.
    il bagno è in fondo a destra.

  12. ZoeLog Says:

    Io di miracolato ciò il mio privato e personale. Che mi sta tra i piedi tutti i giorni, e tutte le volte che avrei voglia di strangolarlo mi ricordo che i miracoli esistono, appunto, e che sarebbe un gran peccato, a ‘sto punto, rovinare così tanto lavoro del soprannaturale…
    E finisce che mi scappa da ridere…

    🙂

  13. Flounder Says:

    zoe, anche se non esattamente nel modo in cui è scritta questa storia (nel senso che alcuni personaggi maschili nella realtà sono al femminile o si mischiano varie vicende e persone in un’unica narrazione), credo che questo sia il racconto più autobiografico e personale presente qua dentro.
    l’ultimo dettaglio – il nome di una malattia che mi mancava all’appello – ce l’ho aggiunto ieri sera, dopo un’ennesima telefonata di cattive notizie.
    a volte penso che il miracolo consista proprio nello stare, nel riuscire a stare.

    mo’ torno a occuparmi degli americani che mi arrivano a giorni, che pure là sto facendo i miracoli 🙂

  14. ZoeLog Says:

    Anch’io penso spesso che il miracolo consista nel riuscire a “stare”. 🙂

  15. anonimo Says:

    nello stare con la faccia sopra il livello. talvolta proprio appena e con grande lavorio del collo.
    stee

  16. varasca Says:

    è splendido, e solo per pudore, e rispetto per l’immenso amore rimasto col signor Piccolo, non ti chiedo se sai cosa si sono detti, in quella mezz’ora di sussurri fitti fitti.

  17. Flounder Says:

    guarda varasca, io te lo posso pure dire, in parte. salvando la privacy del signor Piccolo, che quello ci tiene.
    nella prima parte lei gli ha spiegato che il mondo si compone di fatti utili e fatti inutili.
    i fatti inutili sono quelli che servono al compimento dei fatti utili, ma questo non deve portarli a caricare di troppa importanza. sono fatti strumentali, ecco. e come tali vanno trattati, senza troppa preoccupazione, ma solo con attenzione.

    nella seconda parte hanno parlato invece dei fatti utili. ma qui non posso riferire.
    (pare non parlassero più. le cose importanti si dicono con gli occhi, negli occhi)

    poi ci stanno pure delle volte che io proprio non lo so, questi che si dicono.
    mo’ per esempio, per tutto un fatto di congiunzioni astrali, ieri sera sono andata a ripescare un racconto lungo, non bloggabile, che si intitola Jeux d’hiver e che sta fermo da anni perché non so i due protagonisti alla fine che vogliono fare e che si vogliono dire.

    e poi, stee, è così.
    però dicono faccia bene alla postura. te ne accorgi nel tempo.

  18. riccionascosto Says:

    Ecco, e ora che me l’hai spiegato, da noi sprucida si dice scucivula
    (io comunque pensavo parlassi di me coi lacrimoni) 😉

  19. aitan Says:

    Ma che bella storia,
    e che guappo finale!
    Muaaaa!

    (e la banda sonora, adeguata assaje)

  20. Flounder Says:

    eh aitan, ma tu lo sai quanto ci tengo alle bande sonore. la musica viene prima del testo, il testo è conseguenza 😀

    invece poi stamattina stavo pensando a un fatto che ti dovevo troppo dire, di un testo di un tango (mo’ non mi ricordo quale, lo cantava la Varela) che secondo me era la versione portegna (‘o ssaccio che si scrive con la tilde, non ti storzellare) di quella canzone napoletana bellissima, una delle mie preferite tout court, ‘a serenata ‘e Pulicenella. (ci sta pure il link al sonoro)
    poi te lo dico, qual era.

  21. Flounder Says:

    e comunque – amiketti indigeni – io parto lasciandovi una consegna: io adesso vado a fare un poco poco di tango in campagna, poi però voglio andare a procida a fare due giorni di mischiattosulloscoglioenonmimuovomancosiché.
    tenetevi pronti, foss’anche il prossimo fine settimana.

    chi vuole venire a Procida mette il dito qua sotto.
    qua, qua sotto, dove sta la mano. sce’, no nel naso. 😀

    cià. buon ponte.

  22. anonimo Says:

    Il 10 Maggio 2008 in occasione della Fiera Internazionale del Libro si svolgerà a Torino il III RaBlò, l’unico Raduno Bloggereccio aperto a tutte le piattaforme e ai loro amici. Il tema di quest’anno è “Ci salverà la bellezza”, se non hai già altri impegni sai dove trovarci.

    napolino

  23. zaritmac Says:

    Ecco il mio dito. E agritanga un po’ pure per me, ché lo sai quanto lo odio, il tango.E di gennaro, no, non parlo. Che le cose importanti si dicono con gli occhi. Bagnati o asciutti sempre occhi so’. Specchi di quella cosa che certe sprucete ce le hanno più grande. E che avite capito, signurì?! L’anema.

  24. ilcavaliere Says:

    napolino
    alla faccia del bicarbonato di sodio che bel tema!
    Y believe in beauty!

  25. sphera Says:

    Comunque la padrona, qui, se n’è andata. A fare il ponte. Ha detto anche, prima, di mettrsi comodi e levarsi le scarpe, e usufruire del frigo, pure.Quindi, si può anch efare un dibattito, sulla bellezza, la tristezza e il tango.Tu intanto vai un po’ a vedere in questo frigo, cosa c’è.

  26. cf05103025 Says:

    bella storia, la leggo solo ora!
    Ma dimmi, Floù, che devo fare io, devo venire al SantOmobono a conferire co’isso Piccolo Gennaro?
    Che avrei bisogno di consulenza urgente onde miracolarmi; non guasta n’intervento paragnostico al giorno d’oggi, specie se costa poco.
    Io ci potrei proporre a Gennaro ‘na SCN dove lui fa veder le lastre e io ci dipingo sopra scopo arteterapia per il paziente fiducioso.
    Cioè se uno tiene ‘na lastra brutta, io ci faccio ‘na lastra bella colorata ad acrilico che allevia l’animo esulcerato e tonifica i nervi.
    Ecco.

    Mario

  27. HangingRock Says:

    mammamia, e che nostalgia.
    in questo frigo c’è l’eco.
    facciamo che torni il più tardi possibile, ma il più presto possibile?

    intanto raccolgo la proposta di sphera aprendo il dibattito su tristezza, bellezza e tango.
    signora sphera, da cosa vogliamo partire? forse potremmo cominciare con una provocazione: la definizione classica del tango come pensiero triste che si balla è semplicemente inaccettabile:
    a) il tango non è un pensiero triste;
    b) il tango non è un pensiero.

    signora sphera, lei cosa ne pensa?

  28. aitan Says:

    (io, peresempio, penso che il tango non si abballa)

  29. anonimo Says:

    Che bella storia ^_^, godibilissima. Piccoloooooooo!!! heheheh
    Un saluto!

    K.

  30. Flounder Says:

    Tristeza nao tem fim, Felicidade sim

    (giusto per dire che sono tornata. poi ripasso. poi vi dico, poi.)

  31. crioterapia Says:

    ma come si fa a pensare che è sprucita una che si sceglie come nick il nome del pesciolino di ariel, bellissimo racconto, mi hai fatto tornare in mente quando all’esame di clinica chirurgica, il prof si interuppe per salutare con un cenno di mano un signore e poi disse “quello lo abbiamo aperto tre anni fa e poi richiuso così senza nemmeno metterci mano, gli avevamo dato poche settimane di vita, e invece….invece sono tre anni che viene a controllo….niente….non tiene più niente”. Accidenti! e che ne sapevo io che ò miracolato era di turno al policlinico nuovo?

  32. hobbs Says:

    metri e metri di pellicola ci girerei su. se solo non fossi un fabbro…

    ma bello bello bello. e pure n’anticchia de più.

  33. Flounder Says:

    diglielo, crioterapia, diglielo.
    io non sono spruceta, è che mi disegnano così 😀

    uè, buongiorno e buonasera a tutti.
    scusate assai, ma tengo da farissimo.

  34. Flounder Says:

    mi piaceva assai questo fatto di Napolino e la bellezza che ci salverà.
    sono assolutamente d’accordo: solo la bellezza ci salverà.
    solo che io non so se posso venire a Torino, anzi, penso proprio di no e mi dispiace moltissimo.

    sono d’accordo con Hanging sul fatto che il tango non sia un pensiero, d’accordo con Elena sugli eccessi tanghèri e meravigliosamente d’accordo con Vitango sui malcostumi.

    però stasera se riesco vi racconto di Agritango. ci vuole assai pazienza, è un post che vale per tre, con corredo fotografico e oltre.

    …ma in questo post si parlava di Gennaro…’sto tango da dove è uscito, mo’?

  35. HangingRock Says:

    Il tango è uscito perché questo post in realtà lo ha scritto Gennaro, che non ha detto affatto come sono andate veramente le cose.

    La verità è che la moglie di Gennaro, che proprio santo non era, aveva scoperto che il marito, come lei si addormentava, sgattaiolava da dentro al letto e se ne andava a passare la notte al Milongòn, un bar milonguero assai equivoco dentro al porto.
    Di questo fatto se n’era fatta una malattia, fino ad ammalarsi veramente.
    Gennaro, roso dai sensi di colpa, sul punto di morte le aveva promesso che avrebbe aperto, con la complicità del personale medico, un centro di tangoterapia occulta nella sala d’aspetto dell’ospedale per aiutare a guarire le signore malate in attesa della visita, invitandole lì per lì a ballare, perché potessero ritrovare la voglia di vivere e sentirsi belle e desiderabili come avrebbe saputo far sentire lei, se mai si fosse accorto, prima di quell’ultima mezz’ora, di avere una moglie.

  36. ilcavaliere Says:

    il dolore e la bellezza
    il dolore di Gennaro, il dolore di ospedale, corsie e lamenti, intimi affetti maltrattati da malattie, referti diagnosi e paramedici, è l’antitesi perfetta è la negazione assoluta della bellezza che in quanto assente, reclama necessità
    il dolore della nostalgia, tra le porte di città vecchie e popolose, si fa musica fado, blues, canzona, e tango ed è bello come il fronte del porto mentre la nave si allontana

  37. Flounder Says:

    mi sentirei di dire che qui il dolore di Gennaro si fa bellezza.
    però so di essere di parte e so che devo dirlo perché in qualche modo quest’idea mi conforta.
    poi fate voi.

  38. HangingRock Says:

    a-gri-tan-go!
    a-gri-tan-go!

    😀

  39. Flounder Says:

    mome’. ci sto lavorando 😀

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