Meu coraçao nao se cansa etc etc.

Così ‘sta settimana mi è presa una specie di botta nostalgica per quando ero una giovane d’oggi.

O di ieri. Ma insomma, non importa, ci siamo capiti. Per quando avevo intorno ai venticinque anni.

Ma non una botta nostalgica sul tempo che passa, le rughe che vengono, le opportunità perdute e la falsa consolazione della saggezza acquisita.

No, no, proprio fatti pratici.

Tipo che volevo ritrovare la cassetta di Elizeth Cardoso – data per dispersa da oltre dieci anni –  per ascoltare Naquela mesa e Barracão e sono andata a casa di mia mamma a mettere sottosopra cassetti, scaffali e ante per cercarla, peraltro inutilmente. E mentre la cercavo mi sono chiesta: ma una volta che la trovo, dove diamine la ascolto? Dove esistono più i mangiacassette?

E già qui la nostalgia è dovuta scendere a patti con la realtà e farsi piccola piccola.

Poi ho capito che forse non la volevo ascoltare veramente, è solo che volevo ritrovare tutto un pezzo di storia personale e che questa frenesia nostalgica è iniziata l’altro giorno su quel benedetto pontile di Bagnoli, sotto quel cielo plumbeo e la pioggia e il ricordo dei Mondiali del ’90 e Lisandro e quell’altro là di cui non mi ricordo il nome che mi aveva regalato una cassetta di tango che pure vorrei ritrovare assai e che era nipote di un nazista fuggito a Buenos Aires e si vergognava moltissimo per via di questo fatto e soprattutto poi, pensando a quegli anni e alla musica, mi è venuto in mente Mario.

E insomma mi è preso l’attacco di nostalgia e non mi ha mollato più.

Dentro questa cassetta della Cardoso – e poi in terza battuta cercavo anche quella di Mysterious Barricades di  Andy Summer, che pure conteneva un abbondante pezzo di vita vissuta andata spersa in chissà quale altrove – c’era tutto il fatto di Mario Lima Brasil. E poi me l’aveva regalata lui al mio compleanno.

Questo tizio era un mio compagnello di studi e di casa, che all’epoca dei fatti io avrò avuto ventidue anni e lui una trentina ed era un musicista e pure un musicologo. Piccolo piccolo, col faccino da indio, magrissimo e barbuto. Credo che mi abbia insegnato a ballare la lambada, erano gli anni in cui si ballava la lambada, era difficile sottrarsi a quest’incombenza.

Insomma questo Mario Lima Brasil, che il padreterno o chi per esso lo benedica mo’ mo’,  dovunque egli sia, faceva degli studi complicatissimi, con tutta un’attrezzatura che non finiva mai, per creare musiche sintetizzandole a partire dai battiti cardiaci, dai respiri, dai rumori della natura.

Così ogni tanto noi dovevamo fare delle cose per lui, tipo una corsa fin quasi a morirne e poi affannarci al microfono, o passare un guaio e piangere in diretta per campionare il suono. Sull’ultimo punto ci accordammo per affittare dei film lacrimevoli e sul più bello lui fermava la riproduzione per acchiappare i pianti e i sospiri e qualche volta le risate. Mi ricordo benissimo di una sera che ci siamo visti Il Laureato in lingua originale coi sottotitoli in portoghese e forse quella sera abbiamo sintetizzato musicalmente il russare.

In cambio di tutti gli algoritmi che inducevamo, lui ci preparava certe colazioni brasiliane, la domenica mattina, che bastavano al fabbisogno calorico di tutta la giornata. Poi lavava pure i piatti.

E insomma un poco alla volta Mario ci disse tutto il fatto: lui era nato e cresciuto nella foresta amazzonica e ne era uscito solo a diciotto anni. Non sapeva cosa fossero un televisore, un semaforo, un telefono. Non sapeva niente. Uscì dalla giungla e stava morendo investito sotto una macchina perché non sapeva che si doveva guardare a destra e a sinistra.

E tutto questo perché i suoi genitori – una scrittrice e un sociologo, o uno scrittore e una sociologa, chi si ricorda più – si erano sottoposti volontariamente a un esperimento di isolamento per fare non so che ricerca e scrivere un libro sulla storia di famiglia. Una specie del bel film di Shyamalan, The Village.

Poi lui era uscito ed era diventato antropologo musicale e nel frattempo faceva pure non so che arti marziali. Un indio civilizzato.

Insomma, un personaggio unico.

Che io lo so che a voi stimati lettori di questo blog non ve ne può fregare di meno di Mario Lima Brasil, ma io in questo blog ci dovrò pur scrivere qualcosa, e soprattutto quando tengo il flusso di coscienza e nostalgia è meglio che lo scrivo, piuttosto che alzare il telefono e raccontarlo a qualcuno per condividerlo, che poi di là non so mai se faccia piacere o meno, nemmeno di qua, ma tanto di qua nessuno vi obbliga a leggerlo, però almeno io mi sfogo, mi passa la crisi di rimembranza acuta e prontamente rientro nel presente con prospettive di breve termine sul futuro.

Mi è preso un tale attacco di nostalgia che ho passato la serata di ieri a cercarlo nel web, ‘sto tipo,  e l’unica cosa che ho saputo è che ha diretto un’opera sinfonica di straordinaria grandezza, sulla lotta del popolo dello stato di Acre: Aquiry, a luta de um povo. E mi piacerebbe tanto ritrovarlo, sapere che ne è stato di lui, quanti figli ha, se ha messo qualche chilo, se si ricorda di quella volta o di quell’altra.

E soprattutto dirgli che la lambada mi ha sempre fatto schifo.

E anche che poiché nulla si crea, nulla si distrugge e mai, mai niente si perde veramente, io sono fiera di aver dato un mio battito, un mio sospiro, una mia lacrima e una risata per la costruzione di tutto quello che è venuto dopo.

Che io in realtà volevo scrivere tutto un altro post, ma la nostalgia non mi ha dato tregua. Ho tirato fuori tutte le foto, quelle di Mario al toga party, e poi è uscita fuori Catherine e poi un altro argentino che faceva il veterinario e mammamia come mi piaceva. E poi sono andata avanti così tutta la settimana. Abbiate pazienza.

[Meu coração não se cansa etc etc.]

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27 Risposte to “Meu coraçao nao se cansa etc etc.”

  1. zaritmac Says:

    A caldo: “Insomma, presa da questa ossessione… stive cu ‘a capa int’ ‘a cascetta…! ;-)) – musicasetta, eh!

    E poi, senti, tu hai conosciuto gente incredibile! E io il post l’ho letto fino in fondo. Che poi lo dicevo pure in giro l’altro giorno: io i post di Flounder, pure quando sono lunghi, li leggo sempre fino in fondo. Sarà che sono un tipo strano pure io ;-). E ja’ fatte sfottere nu poco. Che ti voglio bene più assai assai quando ti sfotto. E già penso a quella volta che nel futuro remoto tu racconterai di una sera che si disquisiva di cape e cassette (non musicasette! 😉 ) e forse sarà dentro quella cassetta che hai lasciato cadere il vestito verde che allora non trovi più. Modò! Comme so’ sgrammaticata! Che bella cosa!…

  2. Flounder Says:

    il vestito verde lo porto a stringere, oggi. tra dieci anni ricordamelo, che avrò sicuramente dimenticato di ritirarlo dalla sarta.

  3. Flounder Says:

    (zari, solo una cosa: pure quando racconto di voi a chi non vi conosce mi dicono la stessa cosa, ma tu conosci certa gente incredibile…no, giusto per farvelo sapere)

  4. aitan Says:

    Uanema! Elizeth Cardoso; Elizeth Cardoso e Jacó do Bandolim…
    Naquela mesa / tá faltando ele / e a saudade dele / tá doendo em mim.
    Uanema, uanema!
    Che poi a me mi interessa moltissimo la storia di Mario Lima Brasil; e mi fa pensare a certe musiche e canzoni indie di Marlui Miranda, quello che scrivi (andate, andate, cercatevela su youtube!) e penso che dovresti ricontattarlo questo Mario e farmelo conoscere.

    E poi, e poi, Coração Vagabundo è una di quelle 10 15 o 20 canzoni per cui potrei pure ammazzarmi se divento sordo (Che poi, tra parentesi, questa versione con Jacques Morelbaum è bellissima, però a me mi piace più assai quando la voce Gal si intreccia con quella di Caetano).

  5. ilcavaliere Says:

    quando la nostalgia fa scrivere
    quando scrivere viene giù facile come certe lacrime, una canzone, un saluto fidato
    quando la luce duole come i capelli nell’afa nebbiosa
    quando scrivere diventa una cura per l’anima e la cognizione di se,
    si legge facile,
    attratti e ritrovati con piacere nella memoria di chi l’ha saputa costruire

  6. farolit Says:

    A me Mario Lima Brasi interessa moltissimo.. con tutta la nostalgia che giustamente ne consegue.
    E mi interessano le “cassette musicali” che non riascolteremo mai più (e mai l’avremmo immaginato l’ultima volta che le abbiamo ascoltate) e mi interessi tu e questo modo di dire le cose così come vengono, così come sono.
    E io che amo la musica brasileira come facevo a non conoscere Elizeth Cardoso?
    Come facevo a sapere di non sapere se non m’imbattevo in questo post, in questa te.

    P.S.
    su Google ci sono diversi Mario Lima persino un Mariolima.com… magari lo ritroviamo!
    🙂

  7. anonimo Says:

    cioè, fatemi capire. io son l’unica che ha ancora in casa uno stereo a cassette e un paio di walkman?

    :))

    lisa

  8. arduous Says:

    signurì, scusate, ma pure i sciupafemmine devono fare quel questionario? no, peché sennò io me lo sparagno volentieri ché io a maike bongiorno non l’ho mai sopportato tanto… saluti e baci

  9. pispa Says:

    comunque, se capita di trovarli, il mangiacassette ce l’ho ancora, e pure (udite udite) un giradischi di buona qualità comprato da poco!!
    te lo spedisco, naturalmente, in nome dei vecchi tempi, i miei, i tuoi, quelli degli altri eccetera :))

  10. ilcavaliere Says:

    oltre allo stereo a cassette che ho a casa, dai miei ci sono ancora 300 cassette di cui la oldest è made in japan dei deep purple registrata nel settantaquattro, e suona ancora
    child in time……………

  11. Assuntina Says:

    abbiate pacienza. abbiate pacienza.
    pare che noi napoletani non ci dobbiamo sentire dire altro.
    po’, quando la pacienza ci scappa, e cominciamo a appicciare fuochi qua e là, teniamo pure torto.

    so’ pulizzie di primavera, no?

    le state facendo pure voi, signora Flounder, oppure state col maccaturo in mano ancora tutta pigliata dalla vostra saudade???

  12. Flounder Says:

    voi per esempio vorreste che adesso io vi rispondessi, vi scrivessi delle cosine…mammamia, ma io qua oltre alla saudade stamattina ho tutto un languore, una mollezza.
    tutto un sentimento alla Pino Daniele

    aitan, pure a me Coraçao Vagabundo mi fa quel fatto là. ma pure Insensatez e quell’altra di cui non ricordo il titolo: Minha namorada tem segredos tem no olhos mil brinquedos etc etc (e non ti innnervosire se ho scritto male, che il portoghese non lo so)

    cavaliere, io a volte penso modestamente di essere la reincarnazione di Sherazade: potrei raccontare fattarielli da adesso fino alla fine dei miei giorni.
    (di cassette ieri ne ho contate poco sotto le duecento, e ho trovato pure quella dei Sadici Piangenti e pure Liù si stendeva su di noi e ci dava un po’ di sé senza chiederci perché senza chiederci perché)

    farolit, ma tu quando ci vieni a trovare a napoli? (dico ci, perché faccio corpo unico con le due amichette mie). porta pure un mangiacassette, che ci sentiamo tutto il materiale.
    (questa cosa che non sapevamo, l’ultima volta che le abbiamo ascoltate, che fosse l’ultima volta, è metafora terribile. una specie di Besame mucho a tutto tondo. stamattina sono troppo languida per sopportare questa visione delle cose)

    lisa, da una giovane d’oggi come te non mi aspettavo una cosa simile. comunque ho scoperto che anche io ho ancora una piastra funzionante e ieri pomeriggio mi sono ascoltata certe cose bellissime.
    ho trovato anche un corso di inglese e uno di russo. però quelli credo che non me li ascolto. 🙂

    ardù, voi non tenete bisogno del questionario. voi siete un caso dispera…ehm…un caso perfetto di seduttore. state tranquillo. pensate ‘a salute.

    pispa, ma ti sei comprata il piatto o proprio il mangiadischi a valigetta?
    che oggetto cult, mammamia, il mio era rosso e bianco e poi lo abbiamo distrutto, riempiendolo di cracker sminuzzati per vedere l’effetto della velocità del vinile.
    (erano esperimenti di fisica, mica bravate così)

    assunti’, ce vo’ pacienza assai.
    qua stiamo un’altra volta nell’emergenza più totale. e non è solo la spazzatura, è tutto l’insieme, il contesto. certe rabbie che suscita la pretesa di imporre una legalità che non ci azzecca, tipo il divieto assoluto di parcheggio sotto il mio ufficio, da giorni, con ganasce e carrattrezzi, mentre contemporaneamente non puoi camminare perché le strade sono bloccate dai cassonetti rovesciati.
    altro che pulizie di primavera.
    ca’ ce vo’ o napalm!

  13. Carlyssima Says:

    però… mi piacciono i tuoi ricordi.

  14. anonimo Says:

    Pure io l’ho letto fino in fondo stu post tuoio, che poi nun è vero che sò sulo narciso e vanitoso e mi interessa sul o’ blòg mio che poi si riduce a Muzzarè.
    Pure a me mi piace assaje o’ cor’ che sfrenesia, ma non ci voglio pensare se divento sordo che è una cosa seria o’verament’. E se ci penso il cuore inizia a sfrenesiare.
    E pure a me mi arricordo di tutta l’umanità che ho conosciuo, la specola, lo spicchio di uomini, donne, vecchi, bambini, etero, omo, e mò pure questo antropolo musicale.
    Da nietzshiano scarsamente convinto di esserelo, ti ringrazio. Qualunque cosa significhi l’eterno ritrono dell’uguale, a me mi pare che sta botta e nustalgia toia è pure a’ mia…
    alfar

  15. Flounder Says:

    alfar, ma io non penso che tu sia solo narciso e vanitoso.
    quello che invece penso veramente di te è che pagherei per farmi un giro nella tua testa, che secondo me ci sono delle inquietudini e dei picchi lirici da stare sulle montagne russe. che io ci entrerei con una corda e un’imbracatura, tipo quelle da arrampicata, e una torcia e pure il cibo liofilizzato, che andando in giro perdi la nozione del tempo e poi ti viene pure fame 🙂

    carly, sono incerta se scrivere un libro dal titolo: “Le mie smemorie” o “I miei primi 40 anni bis”

  16. varasca Says:

    è un bel post, flou, perché fai quel che vuoi 🙂
    io sento le cassette quando torno al paesello,e funzionano ancora bene… mi sorprende sempre! e… il mangiadischi rosso e bianco… ce l’ho! un natale la nonna regala ai nipoti le vecchie fiabe sonore, ma come sentirle? mercatino delle pulci, e c’è questo gioiellino – funzionante – che portiamo via per una cifre ragionevolissima :-)))

  17. anonimo Says:

    è che a me mi frega la giovane d’oggi fuori, ma i rivestimenti interni sono anni ’50.

    :))

    lisa

  18. aitan Says:

    Nenhuma Dor, si chiama Nenhuma Dor, ed è sempre Domingo (1967, 1967! e non dico altro…)

  19. aitan Says:

    (ecco qua, ho lasciato il tag aperto, meglio è, così quella bella compagnella tua là -che chissà che fine ha fatto- non può dire che io tengo l’aleph nella capa)

  20. aitan Says:

    (io quando farolit viene col mangiacassette la voglio sentire pure io, dal vivo del nastro cingolante Liù che si stendeva su di noi e ci dava un po’ di sé senza chiederci perché senza chiederci perché e io siiiiiiiiiiii’ t’avrei trovata per far l’amore, t’avrei trovata per far l’amore)

    (poi magari mi porto un’altra volta pure alfar e allegramente ci rompiamo la testa (sua di lui) per vedere l’effetto che fa (che quello alfar è un bravo ragazzo e non protesta quando uno ci rompe la testa))

  21. anonimo Says:

    Ahahah, per fortuna hanno digitalizzato anche le robe strane per noi vecchietti.

    Un bacio (Keywords) Jack Tormenta

    (mi sembra una firma nobiliare, principe della X e conte della Y)

  22. cf05103025 Says:

    Cara Flòù,
    ades ti dico ‘na cosa sconsolatoria: sei sicura che ‘sto cristo di brasilian ti abbia contato la verità?
    Perché pur io ebbi ‘na certa cerchia di amici latinomericiani, in gioventù, eravamo culo e camicia, ‘n bell’assembramento di mattoidi (io compreso), c’erano alcuni venezolani, colombiani, due brasiliani, qualche argentino.
    Io li stavo ad ascoltare e mi veniva da stare sempre a bocca aperta, n’avventura continua, roba romanzesca, vite da films.
    C’era uno, Orlando Carvajal, che diceva di essere stato un pilota di caccia militari, che aveva studiato negli Usa, fughe rocambolesche, poi era divenuto disertore, scappato su ‘na nave contrabbandiera etc…’n altro, Federigo Estopinan, che andava ne la selvas a cacciare el tigre a cavallo, che suo padre ne aveva tremila di cavalli…e tutta ‘na serie di mirabolanti fantasie che non ti dico. Lasciamo perdere gli argentini che furono un capitolo a parte di ardente follia pura degna del miglior Borges.
    Dopo controprove che questi in genere contavano palle ed erano figli di ragionieri impiegati alla compagnie petrolifere,
    mi divertii e consolai lo stesso scoprendo così ove fosse l’origine del realismo magico….:-))

    MarioB.

  23. sarmigezetusa Says:

    Forse già sai, ma è uscito il mio nuovo romanzo. Se leggerai, commenterai, criticherai, mi farà piacere.

  24. Flounder Says:

    vanni no, non lo sapevo. i mei complimenti innanzitutto. poi lo compro, lo so.
    (ma quanto mi costate voi ex blogghèr che mi diventate scrittori?)

    marius, ti dirò che coi latinoamericana – ma pure con certi africani – io pure spesso ho nutrito il sospetto che si inventassero le vite. il che (non il Che), come giustamente sostieni, va pure bene. avevo tuttavia un’amica colombiana che mi raccontava che tutto il fatto di Marquez, quando raccontava della città che si era riempita di farfalle, lo raccontava pure la nonna sua.
    io credo che il realismo magico esista, non solo come fenomeno letterario, ma come modalità di stare al mondo.
    è che non vi ho mai raccontato di zia Unca.
    vi basti sapere che non faceva il bagno al mare perché a sedici anni era finita sott’acqua e da allora, fino alla fine dei suoi giorni, ci diceva che aveva un fruscio d’acqua nelle orecchie e quando soffiava il naso ne uscivano ancora pezzetti d’alghe e gamberetti.
    ed era seria, serissima.
    e non era sudamericana.

    keywords, io non sapevo che avessi la casetta nuova. l’ho linkata subito, poi nel tempo ti leggo tutto.

    aitan, ho trovato chicche superbe.
    e facciamo che anziché portarci alfar andiamo prossimissimamente noi da lui?

    varasca, io faccio sempre (o quasi) quello che voglio 🙂
    (mi preserva dall’isteria e dalla depressione)

  25. cf05103025 Says:

    Aahhhh, questa della zia Unca me la voglio rammentare a dovere, bellissima :-)))
    Marius

  26. Flounder Says:

    la zia Unca quando uno la conosceva, poi diceva: non è possibile, non può esistere una cosa così in natura.
    era deliziosamente assurda.

  27. anonimo Says:

    nooo, non è possibile. io sto sciumunendo da quando ho fatto l’ecodoppler e ho sentito il battito cardiaco con l’eco del flusso sanguigno. mi sono vergognata di chedere alla dottoressa la registrazione audio (ma po se po fà?) e non riesco a trovarla in rete. volevo farci una melodia assieme ad un mio amico musicista elettronico. ma che coincidenza

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