Atti di dolore. Sottotitolo: i bambini ci guardano.

E’ che ieri sera volevo scrivere una cosa tipo una legge di Murphy, circa il modo in cui le persone si lasciano.

Insomma, esiste una proporzionalità inversa tra la cura,  il tatto, la delicatezza e la sensibilità che si impiegano nel mollare qualcuno di cui non ci frega nulla e la sostanza dei sentimenti e del rispetto che si provavano fino a poco prima. Quasi che si trattasse di un risarcimento, un tributo postumo a qualcosa che non si capisce bene cosa sia.

Terra terra: più ti vuoi sbarazzare di qualcuno che non ti interessa, più ti senti in colpa per via di questo fatto, più finisci con lo spendere parole vuote e tempo inutile, e ti incarti in una cosa senza fine, una specie di negoziato che non porta a niente perché niente contiene, se non un’ossessione esegetica sulle inutilità che si sono dette e fatte. Soprattutto dette.

Perché il problema si pone soprattutto in quei casi in cui con l’altro si è intrattenuta una relazione casuale e di superficie, non priva di una certa bellezza e intensità,  per carità,  ma priva di spessore e progetto.

Di questo sono assolutamente certa: la fine di un amore profondo e ben strutturato nel tempo non produce simili aberrazioni, non genera questo senso di stridore tra il prima e il dopo.

E’ che la gente però ci tiene, ci tiene assai a non essere giudicata male, laddove una sana sincerità tagliente farebbe sanguinare l’altro nell’immediato, ma in prospettiva garantirebbe anche un maggiore rispetto all’immagine di noi che abbiamo inflitto quel dolore.

Per esempio: il tizio che mi ripeteva tutta la sequela di “perché non dipende da te sono io che non sono capace di amare e mi sento così e ho bisogno di stare solo e di ritrovarmi e tu sei meravigliosa e io la fetenzìa di sotto i piedi tuoi” secondo me faceva più bella figura – non solo con me, ma soprattutto con se stesso – se mi diceva “sienti, piccere’, a me fino a mo’ mi è piaciuto passare del tempo insieme a te, ma quell’altra là a me mi fa sbattere ‘o core, me leva ‘o suonno, mi fa venire voglia di volare, è una cosa che proprio non si può capire e che mi trascina; purtroppo ti farà soffrire, ma non ci posso fare proprio niente”.

Che uno là per là soffriva assai, questo è vero, e diceva pure una serie di maleparole, però poi nel tempo passava, si guariva, si apprezzava la lealtà, si conservava una specie di fiducia.

Nella peggiore delle ipotesi si poteva sconfinare in una cosa che avevo letto mesi e mesi fa in un libro di Proust, allorquando la donna, scoprendo che egli, il suo amato,  ama profondamente un’altra, soffre, ma pure un poco si conforta, al pensiero che non aveva sbagliato completamente la valutazione su di lui, e che tutto quest’amore che lui prova adesso per un’altra è comunque la prova provata che lui abbia in sé questo dono d’amore e che il fatto di non averlo tirato fuori con lei non dipendeva da lui, ma da lei stessa che non si era mossa a sufficienza ispirandogli siffatto sentimento.

Perché poi le donne pure so’ fatte un poco così, che nel dire: “è stata tutta colpa mia” da un lato si flagellano, ma dall’altro lato si consolano grazie al fatto che si autoattribuiscono un’onnipotenza che manco il Padreterno.

Allora io ieri sera cercavo di far capire questo fatto qua a un amico mio d’infanzia, che ci raccontava un fattariello in viva voce, ma ci stava poco da fare. E più ci diceva che si muoveva così, spinto dal senso di colpa per la sua felicità nascente e insopprimibile, più io controbattevo cercando di dirgli che non erano il senso di colpa e la nobiltà d’animo a muoverlo, ma la paura del giudizio e che quella là andasse in giro dicendo che lui era un chiachiello.

Uhm, diceva l’amico mio, che là per là si convinceva. Poi stava un poco e tornava alla carica: e se va in depressione e si suicida?

Enri’, ma che dici? Si suicida per te? Ma ti sei visto bene?

E che ne sai, la gente reagisce male, perde la cervella. Posso mai stare col senso di colpa per tutta la vita per una malata di mente?

Allora lo vedi che non te ne importa niente? Stai tranquillo, non si suicida: al massimo ci viene a dire che sei ‘n’ommemme’!

Ma secondo te so’ ‘n’ommemme’?

Secondo me un poco, ma non specificamente adesso. Già da prima, jà, non te ne importava proprio e facevi lo splendido.

Umh, ripeteva l’amico mio in uno sforzo di ricognizione intellettuale ed emotiva. Uhm. Ma se poi viene da te e ti dice che sono un ommemme’ tu glielo spieghi tutto questo fatto qua che mi hai detto a me e mi fai riabilitare un poco?

Assolutamente, Enri’ Ma dimmi una cosa: a te che te ne importa di essere riabilitato?

Uhm, non lo so. Così. Pare brutto.

Tornando a casa il piccolo clone ha ritrovato sotto il sedile dell’auto il quaderno di catechismo.

Mamma, mi ricordi che cosa sono gli atti impuri?

In generale, le schifezze. Dalle parolacce a tutte le cose sconce.

Mamma, lo sai che nell’atto di dolore c’è un errore?

Dove?

A un certo punto si dovrebbe dire: dai e invece si dice dei.

Fammi sentire.

Mi pento e mi tolgo dai miei peccati.

Rido. No, è giusto. E’ che si dice: mi pento e mi Dolgo dei miei peccati.

E che vuol dire dolgo?

Che mi dispiace.

Ma se mi dispiace mi Tolgo anche dai miei peccati. Se no non serve a niente. Ti trovi, mamma?

Il clone ha uno spirito pragmatico e un’impeccabile coerenza. Glielo scrivono anche nei giudizi di fine anno, insieme alla dignità, al senso di socialità e al rispetto delle norme.

Al suo amichetto del cuore che mostrava un atteggiamento un poco titubante, mesi fa ha detto: o sei innamorato di me o di Paola, di tutte e due è impossibile. Deciditi e fammi sapere, che non ho tempo da perdere.

La mamma del suo amichetto del cuore – che è una mia compagna di liceo – ne era sconvolta. Mi ha detto che il figlio non ha mangiato per un paio di giorni, tormentato dall’indecisione. Poi ha scelto. Il clone, ovviamente.

Hanno delle discussioni di una tale serietà e impegno da lasciarmi interdetta. Una capacità di parlare di sentimenti – anche dolorosi – da fare invidia.

E poi lui le scrive poesie d’amore commoventi, paragonando le esili braccine a bastoncini di zucchero e gli occhi a rilucenti smarties.

Comincio a pensare che oltre alla serietà, questi bambini ci diano punti anche sull’immaginario erotico.

Secondo me sono più fantasiosi di noi. Credetemi.

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32 Risposte to “Atti di dolore. Sottotitolo: i bambini ci guardano.”

  1. essenziale Says:

    Aveva ragione Benni con “L’amore passa”

    Scusami,
    ho usato
    la nostra canzone
    per una nuova
    relazione.

    e dincell’ a Enric ch’è propr ‘nu chiachiell!!!

  2. Flounder Says:

    se soltanto uno sapesse come si autodistrugge agli occhi altrui con certi patetici tentativi di apparire migliore di come è, si andrebbe a sotterrare per lo scuorno.

    (perché poi le donne parlano, ahhhh, come parlano tra loro, e quante cose si dicono, e come dopo il dispiacere ridono da pazze e dissacrano e massacrano e tutte le belle parole spese diventano brandelli e loro ridono di passati amori, e mostrano sms e lettere e mail e citano pezzi di conversazioni e poi ridono ancora che anche se poi volessero rimanere serie a soffrire non ci riuscirebbero)

    dicci a Benni che le canzoni non hanno colpa, sono patrimonio comune dell’umanità.
    il problema è quando uno si esprime a parole sue 😀

  3. pispa Says:

    curare gli ammalati
    vestire gli ignudi
    dar da bere agli assetati
    darla l’ultima volta ai mollati
    ..è che co’ st’ultima poi si finisce a pizza e fichi e daccapo!

    e coi sensi di polpa dimentichiamo i sensi di colpa e viceversa..
    ma nun è còsa, come dicite vujie, signora mia! 🙂

  4. riccionascosto Says:

    Ecco, io credo che il fatto che le donne parlino agli uomini non entri in testa (sarà che ognuno di noi tende ad applicare agli altri i propri parametri, e non solo quelli comportamentali).

    Comunque sia, credo che ognuna di noi abbia sperimentato qualcuna di queste scuse (mi sembra di averne letto un prontuario, da qualche parte) e che nessuna ci creda più. Anzi, forse sulla base di queste si potrebbe stilare un “bastardometro” tipo quello della trasmissione di Francesca Reggiani (mo’ se trovo, te la linko)

  5. Flounder Says:

    darla l’ultima volta ai mollati
    (nonché la sua versione speculare)
    è una delle cose più tristi che io possa immaginare.

    poi magari proprio quella volta lì viene male e si resta con un ricordo ancora peggiore.

    meglio un epitaffio.

    riccio, è vero. noi abbiamo un bestiario più o meno ampio di frasi fatte raccolte nel corso di una vita. la cosa che mi diverte molto è confrontarmi con questi cliché, cercare di capire come a uno gli possa venire in mente di dirti una frase tipo: Forse un giorno scoprirò che ciò che provavo per te si chiamava amore e soffrirò al pensiero che ormai sarà troppo tardi.
    oppure: Starti vicino mi ha fatto capire di non essere degno nemmeno di pronunciare il tuo nome, e subito dopo chiamarmi Giusi.
    voglio dire: bisognerebbe che gli psichiatri studiassero approfonditamente i meccanismi cerebrali che presiedono all’autocensura e capire come e perché vengono danneggiati mettendo il paziente in grado di pronunciare queste cose.

    ciò che invece mi manca – e mi piacerebbe moltissimo sapere – è se esista un bestiario parimenti ricco e reiterato di frasi che le donne usano in queste circostanze.
    a me viene in mente solo il classico: ti lascio perché ti amo troppo 😀

  6. Flounder Says:

    (e adesso vi saluto: iniziano dieci giorni di fuoco, modello “giro faccio cose vedo gente”. alcune belle, alcune orribili, alcune medie, alcune mammamiachemeraviglia, alcune ancora non lo so. cià)

  7. 8e49 Says:

    anche a me era venuto in mente il classico Ti lascio perché ti amo troppo.
    Però poi c’è l’altrettanto classico Con te ci parlo bene, ci sto bene, così bene che vorrei restassimo amici (anche noto nella versione Per me sei come un fratello, ormai)
    🙂

  8. zaritmac Says:

    Secondo me, lei non è a caso un clone…

  9. Zu Says:

    Chissà se per quelle similitudini golose il lui della mininennella (una bimba, un mito) s’è ispirato alla fiaba sarda “La bambola di pasta”.

  10. aitan Says:

    io poi per questo credo che l’unico modo per chiudere è smettere di parlar(n)e;
    insomma, più ci penso, più sono d’accordo con la bella figliolella: meglio togliersi che dolersi

  11. FiammettaG Says:

    talvolta si crede errando che la saggezza sia un qualcosa cui si arriva ad età avanzata, credo si dimentichi in realtà che si tratta di una condizione che possediamo fino forse agli 8-9 anni, poi ci abbandona…

  12. elsecretario71 Says:

    Quello il clone ci ha la sua brava “competenza emotiva”, che è appunto dovuta alla gemmazione cromosomica e all’ambiente di coltivazione. Ma resiste finchè il virgulto sta in serra.

    Ne riparliamo tra una decina di anni.

    Nel frattempo sii onesta fino in fondo con lei, e spiegaglielo bene che l’amore è una lotta e che bisogna saper essere disposti a tutto: perfino ad andare a letto con il proprio marito !

    Quanto al resto, se lasci qualcuno contro la sua volontà, il minimo che tu possa fare è farti odiare un pochino.
    Ma fin da subito, senza aspettare che ci arrivi da sola/o.
    Essere (almeno un pò) stronzi in certe circostanze è un atto dovuto.

  13. essenziale Says:

    che le donne parlano, ahhhh, come parlano tra loro, e quante cose si dicono, lo sanno anche i bambini e alcuni uomini la ritengono una cosa bella e provano anche un po’ di invidia perché tra uomini questa cosa è rara…

    e che una dopo il dispiacere possa ridere da pazza con le sue amiche raccontando fatti e parole vissute mi sembra moooolto sano…

    è quel mostrare sms e lettere e mail che mi lascia perplesso: se una dissacra e massacra a tal punto che tutte le belle parole spese diventano brandelli non si capisce quel conservare. Così da poter ogni tanto rileggere quelle parole? Continuando ogni volta a ripetersi quanto è stato stronzo?
    Si fosse detto quello era un gran bastardo ma scriveva da dio ed era anche una bella persona, capirei… rileggo perché oltre al dolore c’è stato altro…
    Ma qui si scrive di patetici tentativi di apparire migliore di come si è… c’è qualcosa che stride!

    E se tutti provassimo a vivere con un po’ più di leggerezza? Cosicché ogni parola resti tale senza diventare frammento di nulla?

    e a proposito di andarsi a sotterrare per lo scuorno:

    Basta non essere mai ingiusto per essere sempre innocente? Chi arrossisce è già colpevole; l’innocenza vera non si vergogna di nulla. (Jean-Jacques Rousseau)

  14. aitan Says:

    su lettere, e-mail ed essemmesse mi trovo d’accordo con l’essenziale

  15. Flounder Says:

    e qua a volo a volo, mentre preparo una valigia, mi imbocco un’ultima cucchiaiata di tiramisù, sospiro, miagolo e en passant mi intossico, vi dico che si è aperto un fronte di discussione parallela nella mia casella di posta elettronica.
    vi ragguaglierò al mio rientro.

    di me si sappia solo che sono un’iconoclasta: solita distruggere i resti di ciò che non furono amori ma pallide e penose imitazioni dello stesso, conservo tuttavia gelosamente due o tre lettere manoscritte che tuttavia mi rifiuto di rileggere ritenendo che qualunque frase d’amore, anche la più sincera, portata fuori dal suo contesto appaia indubitabilmente ridicola.

    (la frase di rousseau è bellissima e la condivido in pieno)

    continuo a ridere come una pazza sul fatto del Secretario, circa al dover essere disposti a tutto, anche a dover andare a letto col proprio marito 😀

    e per finire, in attesa che mi produciate il bestiario degli stereotipi femminili, chiedo alle femmine di questo spettabile blog: è vero veramente che vogliamo la sincerità?

    vado, va.

  16. elsecretario71 Says:

    ma quale innocenza…nùsom tùs desassassen, come diceva gian gabén

  17. ilcavaliere Says:

    For you I was the flame,
    Love is a losing game
    Five story fire as you came,
    Love is losing game

    One I wish I never played,
    Oh, what a mess we made
    And now the final frame,
    Love is a losing game

    Played out by the band,
    Love is a losing hand
    MOre than I could stand,
    Love is a losing hand

    Self professed and profound
    Tilter tips were down
    Know you’re a gambling man
    Love is a loosing hand

    Tho’ I battled blind,
    Love is a fate resigned
    Memories mar my mind,
    Love is a fate resigned

    Over futile odds,
    And laughed at by the Gods
    And now the final frame,
    Love is a losing game

  18. anonimo Says:

    secondo me non è vero proprio per un piffero.
    quella cosa della sincerità, dico.

    la sincerità è disinteresse, in qualche modo: vedi tu mai una forma d’amore disinteressato?
    (poi ci sono anche le forme d’amore in stato interessante, ma è tutta un’altra cosa :)) )

    lisa

  19. Carlyssima Says:

    in effetti la sincerità non guasta.
    se dovessi contare quanti mi hanno detto che non mi meritavano mi sentirei un nobel.

  20. Zu Says:

    “Meritare” si dice di un voto: se poi ti lasciano diventi un ex voto? In effetti, perpetuerebbe con altri mezzi il concetto di piedistallo.

  21. kappler Says:

    eccezionale questo tuo post: “Che uno là per là soffriva assai, questo è vero, e diceva pure una serie di maleparole, però poi nel tempo passava, si guariva, si apprezzava la lealtà, si conservava una specie di fiducia.” concordo.
    poi sui bambini beh… non ho figli ma ho dei nipoti: strabiglianti nella loro semplicità. Dovremmo impare da loro. Sul serio. Per loro esiste il bianco o il nero i toni di grigi esistono per noi adulti, per loro il solo concetto è inconcepibile…

  22. riccionascosto Says:

    Secondo me è vero veramente che vogliamo ci dicano sinceramente quello che pensiamo sia la verità.
    (in modo da potere dire poi, comunque, che l’avevamo detto).

    Ma poi quale verità? Perché la verità è un minestrone, infine (e ti grazio dell’autocitazione 😉 )

  23. scrivana Says:

    grande il piccolo.

  24. Scoglieraapicco Says:

    Io volevo dire solo: che bello questo post

  25. glider Says:

    farsi odiare si deve se ci si lascia.
    mica si vuol diventare coinquilini no? nel caso si può sempre rimediare con una bella riunione di condominio.

  26. cf05103025 Says:

    Cara Flòu,
    è un periodo irritante, più che altro quel che leggo sui blogghi non mi entra, non capisco un cazzo, cioè forse la mente mia s’intorcina su sè stessa e mi devo far visitare da ‘no psichiatrico.
    Ovvero l’unica cosa è che il fatto interessante era quello dei mi pento ( o mi pendo?) e mi tolgo dai mei peccati.
    Sarà quello che mi ha imbalsamato.
    Cioè io ho provato a togliermi dai miei peccati ma questi fetentissimi nani o trolls di mmerda m’inseguono come pazzi scatenati.
    Ho provato a scrivere:
    io mi pendo e mi dolgo dei miei piccati, cioè inteso come piccati ovverossia come fettine di carne tipo scaloppine maschili.
    In effetti, circa un mese fa cucinai alcune piccatine schifose e fui vituperato a morte dai presenti (anche dagli assenti, in seguito avendo saputo del fatto ignobile).
    E ci fu incrudelimento grave per i miei piccati.
    Cioè, uno non se la cava mai, col senso di polpa.
    E’ questione di karma, o di Parma, non so.
    MarioB.

  27. cf05103025 Says:

    Scusami Flòu ma mi ero dimenticato di dire, in questo mio dolorossisimo iperversare, che dopo il pranzo i presenti si mostrarono piccati per i piccati miei mal cucinati.
    Cose da pazzi.

  28. ipsediggy Says:

    badare al giudizio della gente è un errororrore grande+issimo.
    el senso di colpa lo si copra colla vita.
    che prosegue. fermandosi s’arrischia di morire prima della fine.

    trad “chiachiello”, pliz..

    [(che è? ti sta’imparando l’ardù idioma?-) eio che mi credevo ch’egli attimpuri erano i masturbini.. non si smette mai d’imparare..]

  29. didolasplendida Says:

    giustamente la bimba- che conosciamo bene- dice se mi sono pentita ho fatto tutto quello che potevo fare, dopo il pentimento uno si toglie cioè si tira fuori e non pecca più
    invece no nella nostra religione non basta il pentimento ci dobbiamo anche dolere,
    e lo dobbiamo fare con tutto il cuore
    altrimenti non vale
    poi dice che uno diventa ateo

  30. Flounder Says:

    io non mi voglio pentire e nemmeno dolere.
    anzi.
    ANZI!!!

    ma quanto vi sono mancata, eh?
    quanto? quanto?

  31. anonimo Says:

    ci mancasti come la dea Luna che in notte oscura ne priva dei freddi raggi, ma pur lucenti, che si rischiarano la via perigliosa….
    dico di sassi e ciottoli,
    ca se uno inciampa si scassa la capa, ecco

    Mario

  32. Flounder Says:

    mariobia’, uànema 🙂

    iggy, chiachiello —> omuncolo, ommemme’

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