Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo. Prolegomeni ad una trattazione ufficiale.

E insomma da qualche mese faccio un altro lavoro. Ossia: in genere penso, progetto, organizzo, eseguo, svolgo, mentre invece questa volta sono stata chiamata a osservare ciò che altri pensano, progettano, organizzano, eseguono e svolgono, sul territorio e all’estero.

Il che, se da un lato sembra terribilmente rilassante, è invece stressante, perché ci sarebbero volte in cui vorrei dire la mia, togliere le cose dalle mani delle persone, farle in modo differente, e invece devo stare buona buona a prenderne nota senza muovere un dito.

Osservare e registrare, registrare e scriverne.

Allora l’altra sera me ne sono andata ad osservare una riunione di un progetto sulla moda: un tot di aziende che producono pellami e un tot di giovani stilisti selezionati a livello internazionale da una commissione piena di nomi altisonanti.

La sfida: prendere ‘sti giovani e mandarli a visitare le aziende per un giorno, fidanzarli un poco con i produttori in nome di affinità e reciproche aspettative e realizzare, in una settimana, quattro o cinque prototipi ciascuno da presentare poi in un concorso nell’ambito di un famoso evento di settore.

Lo stilista che vince ottiene un premio in denaro e la produzione di una collezione a suo nome, che siano abiti, scarpe o borsette.

Pare un reality show. Il Grande Mantello.

I concorrenti, a turno, si presentavano e raccontavano le loro impressioni sulla giornata e descrivevano la loro idea progettuale.

La turca voleva fare una collezione dal titolo Corpo, in cui servirsi della pelle e trattarla a mo’ di pelle femminile. Io volevo approfondire, ma ho avuto un po’ paura.  La turca era ferrigna e preponderante, con una conoscenza dei materiali impressionante. Sono convinta che userà brandelli di pelle umana.

L’americana diceva una serie di beautiful, nice e sweet e poi versatilità versatilità versatilità drappeggi drappeggi e Pier della Francesca e Botticelli e Raffaello e beautiful assai. E poi si schermiva e diceva Oh my God e poi non abbiamo capito che voleva fare. Drappeggi. Forse una tenda.

L’italiana era svampitissima, rideva come una pazza, si emozionava e non finiva le frasi, aveva i capelli lunghi fin quasi a terra e certe idee da lasciare tutti a bocca aperta.

L’inglese era per un prodotto ecofriendly, assai sostenibile, materiali di riciclo, vintage. Se non è biocompatible non ci sto. Dovete essere tutti biocompatibili, il fashion chiede fiori e frutti e farfalle e legno e pietre. Pisenlòve tu evribody.

La danese era assai preoccupata perché la concia delle pelli confliggeva col suo ambientalismo, e dopo averle spiegato che erano pelli ovocaprine, di animali destinati in ogni caso al consumo alimentare, è entrata in crisi perché ciò confliggeva col suo vegetarianismo. Era biondissima, bianchissima, magrissima. Ho cercato di convincerla che si trattava di pelli di animali morti suicidi o di vecchiaia e mi pareva un poco più tranquilla.

E poi c’era lui, unico maschio del gruppo: l’olandese efebico, assai efebico. L’unico con un portfolio di design maschile.

Estratto e traduzione di dialogo tra Stilista Olandese e Produttore di moda femminile:

S: guardi, io nella sua azienda non ci vengo. Io sono stato selezionato per venire in Italia a fare l’uomo.

P: e lo so, lo so, ma non puoi fare pure un poco la donna? Perché nel tuo curriculum ho visto che in passato hai fatto pure la donna.

S: sì, è successo, ma adesso sto qui per fare l’uomo, e per di più non ho mai usato la capra o la pecora. Ho fatto alcune cose col maiale.

P: eh no, qui il maiale non lo trattiamo proprio.

S: è un peccato, perché il maiale dà belle soddisfazioni.

P: lo sento dire, ma è che qui abbiamo altre tradizioni, abitudini antiche. Qui l’uomo preferisce la capra o la pecora…

(forse nella traduzione ho omesso qualcosa, ma grosso modo giuro che era questo)

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18 Risposte to “Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo. Prolegomeni ad una trattazione ufficiale.”

  1. blogexperiment2 Says:

    divertente 🙂

  2. Median Says:

    Negli stessi giorni abbiam parlato entrambe di cambi di lavoro e dell’assurdo mondo della moda. Bello ritrovarsi ogni tanto 🙂

  3. anonimo Says:

    Se leggi soltanto il dialogo tra i due hai l’impressione di trovarti a metà strada tra una barzelletta, un porno o un’intercettazione telefonica:)
    C., quello chiattulillo…

  4. Flounder Says:

    e voi – cari lettori – preferite il maiale o la capra e la pecora? 😀

  5. anonimo Says:

    maiale, senza dubbio.
    (e senza puntini di sospensione)

    😀

    lisa

  6. anonimo Says:

    L’ultima, nei suoi diminutivi maschili e femminili, a seconda delle esigenze e degli istinti:)
    C.

  7. essenziale Says:

    APPLAUSI!
    per il tuo nuovo incarico, per la discussione folle tra i due e per il MAIALE che alberga in ognuno di noi!

  8. Flounder Says:

    a me poi mi viene da ridere.
    come saranno una borsetta e un paio di scarpe di pelle di maiale? unte tipo cotica?
    ci si po’ ffa’ pastefaggioli?

    stamattina sto assai ecocompatibile, ho preso un treno con la bici.
    la gente chiedeva: signo’, ma vuje site ‘ell’altitalia?

    ma perché? ma perché questo fatto qua che l’ecocompatibilità – in tutti i sensi – è funzione della latitudine?
    parliamone.

  9. riccionascosto Says:

    Io drago (ma questo, non era l’anno del topo? Il maiale si portava l’anno scorso, mi pare…)

  10. ilcavaliere Says:

    forse, c’è un motivo originario, storicosociogeomorfologico:
    La bicicletta è radicata da sempre nelle popolazioni di origina contadina stanziate nelle pianure (danesi, olandesi, cinesi, padana e toscoemiliana) Tranne le murge, al sud Italia, c’è poca pianura, in Campania, c’è quella sopra Caserta detta di Caiazzo, ma insomma nel quotidiano il contadino del sud camminava “a pere”. Il camminare a piedi è una peculiarità sudista, e specialmente Napoletana. La bici era un mezzo da viaggio ( mio nonno e mio padre la usavano per andare a Caserta e per trasportare le pellicole dei film, ma questa è un’altra storia) ed è rimasta nell’immaginario popolare un gioco per i bimbi, anche perchè, nel sud represso da dominazioni straniere e vaticane, la donna in bici è ancora considerata sconveniente.

  11. Flounder Says:

    camminava “a pere”.
    (per un attimo ho pensato si drogasse. poi ho pensato a pere come frutto, carboidrato con energia a lento rilascio…cavalie’, tu mi confondi. io però non mi riferivo solo alla bici, ma proprio a un generale rispeto dell’ambiente, alla sacralità della natura, a considerare la bellezza come un requisito indispensabile per abitare un luogo invece dello scempio edilizio etc etc)

    riccio,
    il maiale si porta sempre, a mio modesto avviso. 😀

  12. zaritmac Says:

    Pure secondo me il maiale è intramontabile. Ma pure la pecorina non c’è male. Il pecorino, volevo dire. Cioè la pecora, l’ovino, l’ovulo… vabbé sto un po’ confusa assai. E dire che in cima ai miei desideri c’è una sitibaik!…

  13. ilcavaliere Says:

    http://it.youtube.com/watch?v=O6fjHxrJ40A

  14. ilcavaliere Says:

    http://it.youtube.com/watch?v=erJNjDEg2r4

  15. FiocoTram Says:

    > è un peccato, perché il maiale dà belle soddisfazioni.

    Mah, insomma, eh…
    Ultimamente è diventato troppo esigente. E se non scelgo bene le parole da usare, si gira dall’altra parte e non mi mangia più.

  16. stefko Says:

    Eeeeh si, il maiale da belle soddisfazioni…
    E le oche no? Vogliamo parlare delle oche? Pure quelle secondo me… 😀

  17. Flounder Says:

    soprattutto, il fegato, ste 😀

    cavaliere, e che bella quella canzone, e che bella la voce della signora. da quanto tempo non la sentivo, mammamia.
    (poi voglio essere raccontata il fatto della bici e del trasporto delle pellicole napoli caserta, che secondo me è una bella storia)

    il maiale non si tocca. è sacro.
    da grande sposerò un domatore di salsicce alla brace 😀

  18. anonimo Says:

    si Flouder, hai fiuto tu,
    la storia del cinema di San potito Sannitico, è proprio una bella storia, talmete bella che sono cresciuto confonfondendo sogni, favole, leggende, tempi e luoghi, e non so più in che punto si separano dal resto

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