Non sono io ad essere paranoica, sono loro ad essere inaccurati e disattenti

Nel dolore sordo e costante che si è trasferito dalla caviglia alla pianta del piede e all’anca, decido di procedere – come da antica abitudine – ad autodiagnosi, che poi discuterò con il medico prescelto.

Questa posizione dialettica e assolutamente critica nei confronti degli eredi di Asclepio e dei suoi figlioli deriva da una reiterata serie di episodi di malasanità di cui siamo stati vittime in famiglia, nonché da una generica sfiducia nel genere umano e nelle sue capacità di studio e applicazione.

Seguendo questa metodologia, negli anni mi sono autodiagnosticata spesso sindromi rarissime da cui sono miracolosamente guarita grazie all’espressione sprezzante del medico di turno, e mi sono altresì specializzata nel riconoscimento di sintomi delle più svariate patologie.

Fatta la premessa, ieri sera ho deciso che volevo dare finalmente un nome a questa plantalgia di cui soffro ormai da mesi – fine aprile, per la precisione, insorta verso l’una del mattino di una domenica, non mi chiedete come faccia a ricordarmi questi dettagli, io che non ho memoria dei fatti e più in generale di niente, però questo me lo ricordo e mi ricordo anche tutta la serata, sicché potrei stupidamente concludere che si tratti di un male psicosomatico, ma non lo voglio pensare nemmeno per un istante – e dunque attribuirmi un neuroma di Morton o un morbo di Kohler variante II, non sapendo se prediligere la prima o la seconda possibilità.

Forse, lasciata a me stessa, la prima mi pare sicuramente più interessante. Certo l’idea di affrontare un intervento chirurgico non è cosa da poco, ma il piacere segreto dell’autodiagnosi non si ferma certamente di fronte a queste bazzecole.

La seconda è più facile da curare, un plantaretto e via. Però non mi dà sfizio, diciamolo chiaramente.

Io poi mi ricordo che da piccola, a casa di parenti e amici, circolavano quelle enciclopedie mediche, in stile Garzantine.

La includevo nella lista dei regali da richiedere a Babbo Natale e Befana, ma niente, non sono mai stata accontentata. Ho dovuto accontentarmi di becere divulgazioni su settimanali femminili leggiucchiati dal parrucchiere e rari aggiornamenti.

E per di più, negli anni a seguire, invitata più volte a giocare al dottore e all’ammalata, ho via via incontrato difficoltà nei pazienti, imputabili primariamente a tre cause: la prima, dovuta a una certa rigidità nel ruolo, che mi voleva sempre dottoressa in quanto io l’ammalata proprio non la volevo fare, nemmeno con il metodo Stanislavskij, la seconda, che i miei pazienti non avevano la mutua e neppure potevano permettersi parcelle private, e infine soprattutto il fatto che lamentassero sistematicamente dolori alle parti basse con complicanze di tipo urologico-genitale richiedendo una mia precisa specializzazione nel settore alla quale non ero interessata, preferendo invece praticare un tipo di medicina olistica.

Sicché per molto tempo ho abbandonato la pratica clinica, dedicandomi unicamente alla scienza,  e solo recentemente sono rientrata in corsia con competenza e cognizione di causa ed ampia soddisfazione del paziente che mi è stato assegnato. Un caso abbastanza semplice ma che comunque necessita di continuo monitoraggio e richiede attenzione e precise terapie. Un caso che intendo seguire personalmente senza affidare a terzi, sacrificando vacanze, fine settimana e quant’altro.

Si chiama deontologia.

In ogni caso, senza perdere tempo in altre ciance, nell’andare incontro al mio destino di paziente plantalgica, ho scoperto che c’è chi sta peggio di me.

E’ il caso del paziente Pietro, ad esempio, che su un forum di consulto, così scrive:

Salve, mi chiamo Pietro.
Da 4 anni mi capita una cosa strana, di tanto in tanto mi capita di avvertire dei forti dolori alla pianta dei piedi, come dopo molte ore passate sulla neve, e nello stesso tempo mi si occlude la narice sinistra. Questi sintomi spariscono, solitamente, o dopo avere digerito o dopo essermi liberato in bagno.
Vi chiedo gentilmente, cosa mi sta succedendo?
Grazie
Pietro

Non appena avrò un po’ di tempo studierò il caso Pietro, che mi pare ricco di spunti.

Ma qualunque contributo è del tutto insignificante rispetto alla traduzione in italiano di un articolo sulle metatarsalgie, che nell’individuazione delle cause e dei sintomi del  male, nonché delle terapie, oltre a quanto comunemente conosciuto, riporta quanto segue:

Cause: Povera fornitura di anima ai piedi

Sintomi: Dolore tagliente o di fucilazione in vostre punte

Terapia: Applicando un pacchetto del ghiaccio o un pacchetto di piselli frozen al luogo affected parecchie volte durante le prime 24 ore possono ridurre l’infiammazione e contribuire ad alleviare il dolore.

A questo punto mi resta solo da capire – insieme a pochi, pochissimi altri dettagli – se invece dei piselli extra fini posso usare anche la busta di fagiolini congelati o se rischio di compromettermi ulteriormente la quarta punta.

Sul fatto della povera fornitura di anima ci sono invece rimasta male, malissimo.

Non mi sarei mai detta questo, di me.

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22 Risposte to “Non sono io ad essere paranoica, sono loro ad essere inaccurati e disattenti”

  1. proteus2000 Says:

    Astragalo (a Mariangela)

    Da mesi ormai ti duole. E’ una pedestre
    tallonite, o fascite plantare.
    Ed è peggio del male il rimedio:
    rinunciare per sempre al tacco alto,
    ai tuoi eminenti stivali.

    Cosa somatizzi, non sappiamo:
    tutto bene al lavoro, a casa, in chiesa.
    Sei una brava mammina – nulla insomma
    che non funzioni, a parte quel sospetto
    di non essere buona, imprecisato
    come la causa di un’antica insonnia.

    Pare normale il piede
    (solo un po’ buffo l’alluce – ridiamo),
    ma nel cielo notturno della lastra
    ammiriamo traccianti, comete,
    l’aquila, l’acquario, Ganimede,
    mappe e disegni di costellazioni.

    Vorresti forse impedirti -congetturiamo-
    di scappare, saltare il fosso.
    Ma vedi là, quel punto luminoso
    come una supernova?
    Il malioso nome di quell’osso
    è astragalo.
    Sa di volo, di viaggi siderali
    e stregonesche pozioni.

    Da quel bozzolo certo gemmeranno
    degli astri nuovi, o prodigiose ali.
    E a nulla serviranno, ci scommetto,
    la tua nota prudenza, la scienza
    ortopedica, né il cortisone
    e l’umiliazione dei plantari.

    (La dedicai a un’amica, a suo tempo. Non ti offenderai mica se la riciclo. Lo faccio a fin di bene: Mariangela guarì immantinente, dopo averla letta)

    doctor proteus

  2. Flounder Says:

    o esimio Poeta e Medico impietoso,
    questa è una diagnosi psicomagica.

    L’astragalo no, non è colpevole
    io l’ho già assolto
    ma mi inquieta assai, mi creda,
    questo fatto del salto

  3. ArimaneBis Says:

    Ho provato a ritradurre in inglisc con Babel la preoccupante espressione “povera fornitura di anima ai piedi”. Be’, nulla da fare: “poor supply of spirit to the feet”!
    Siamo alla confusione delle lingue, decisamente!

  4. Climacus Says:

    eminenti stivali è proprio un bel tropo

  5. ilcavaliere Says:

    in senso metalettico?

  6. sarmigezetusa Says:

    sono loro sì

  7. Flounder Says:

    vorrei un teologo, tra voi.
    l’anima – ordunque – si situa nelle metatarsali esterne?

    c’entra qualcosa paolo di tarso?
    orsù, non lasciatemi nella tenebra dello spirito.

  8. Flounder Says:

    [e comunque ancora ancora a sapere cos’è un tropo ci arrivo, ma metalettico no, non lo so. ma è mai possibile che dint’a casa mia anna succedere ‘sti ccose che non capisco? 😀 ]

  9. elsecretario71 Says:

    ‘onna Flò…è una questione penale !

  10. Flounder Says:

    in che senso?

  11. ilcavaliere Says:

    mon cher,
    anche quella dell’arguto secretario è una metalessi, quando per passare dal significato di una parola a quello che si vuole intendere bisogna fare dei passaggi intermedi, è una specie di sinonimia, insomma è un tropo come lo sono l’ironia, la metafora ed altre forme retoriche con nomi meno usati di questi, la metalessi del secretario sembrerebbe effettuare un passaggio tra le tasche, mentre quella del proteus sembra percorrere più passaggi sulla cadenza del bel passo della nostra beneamata

  12. Flounder Says:

    cavalie’, quantevveriddio non ho capito.
    cioè: ho capito che sarà la metalessi, ma non ho capito il fatto delle tasche.
    ma c’entra per caso il fatto del dottore e l’ammalata?

    [secreta’, scusate, ma io questo fatto che voi mi facevate le metalessi a me non me l’aspettavo proprio. non so se esserne delusa o molto fiera :-D]

  13. ilcavaliere Says:

    che poi se uno spiega le cose è didascalico e se qualcosa si capisce e qualcosa no, è poetico
    allora noi mediocri si naviga a mezza costa e l’anima è un soffio e sarà pure che passeggiando tra le nuvole si lasciano impronte d’anima
    walking on your footsteps

  14. proteus2000 Says:

    Come dice una mia amica veneta che ha letto Jung, “semo tuti tacai”, siamo tutti collegati. E’ una specie di networrk: non solo di tendini e ossa tra di loro e con le nervature dell’anima, ma anche tra le anime.
    Per esempio, da quando tu hai pubblicato questo bel post e io ho azzardato una diagnosi, m’è spuntato un foruncolo sul naso. Un controtransfert difficile da capire. Bisognerebbe analizzare uno per uno gli step metalettici dal tuo metatarso al mio foruncolo.
    Tu che ne dici?

  15. Flounder Says:

    secondo me voi vi state prendendo gioco di me.

    (per una serie di salti metalettici e non prende invece corpo l’idea di una storia assai comica, di una coppia non più giovanissima che pensando di partecipare a un raduno di barefooter si ritrova in tutt’altro genere di vicende invischiata)

    proteus, potresti curarti con un metaplasmo: che so, un bell’impacco di ranuncolo al foruncolo?

  16. elsecretario71 Says:

    …ecco, io il -plasmo non lo accompagnerei al prefisso meta-, preferirei un più classico katà-, a sottolineare proprio il contatto fisico. Per i colti cultori del vernacolo, suggerirei un meridionale ‘nfaccia- !
    ‘nfacciaplasmo mi pare, infatti, una scelta anche più sonoramente aderente alla pratica significata dal significante. Ai più attenti non sfuggirà, inoltre, la sinestesia adombrata da siffatto neologismo.
    Neologismo partenopeo, partecipato (in quanto pure a me mi sta venendo una foruncolosi psicosomatica) e parte inutile !

  17. ilcavaliere Says:

    come diceva la nonna anarchica di mia madre (donna dal fisico possente che si divertiva a lanciare nei canali i clericali*)
    “la vita se un lampo, la mona se un stampo”

    *antenati politici dei democristiani

  18. elsecretario71 Says:

    Cavaliè, siete un uomo pieno di sorprese. Tutte apprezzabili, nonna compresa !

  19. blulu Says:

    io cambierei le scarpe da tango…..
    🙂

  20. carminedamore Says:

    Se non scrivessi così bene, ti direi sospirando: Non parlare a me di acciacchi!..

  21. Flounder Says:

    lo puoi di’ lo stesso, eh.

    (Lu, ho pensato in effetti di usarlo come alibi per giustificare un ennesimo acquisto, ma so’ troppo onesta. è proprio una questione di anima nei piedi, ci ho pensato a lungo. una cosa tipo: i piedi come depositari e custodi della virtù)

  22. minoredik Says:

    io ho raggiunto il mio apice, allorquando, assolutamente sprovvista di sintomi, ho deciso che la mia malattia fosse asintomatica: fegato.

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