Hse nao: la beauty farm e l’origine del totalitarismo. Tecniche per la fabbricazione del consenso

Io poi avevo continuato a rimandare il giorno di fruizione del famoso regalo di compleanno soprattutto per mancanza di tempo.

Ma anche perché aspettavo il giorno giusto, alla fine di una settimana particolarmente impegnativa.

E non ultimo perché il regalo era consustanziato a un buono che per circa tre mesi è scomparso dalla mia vista.

I malevoli dicono che è colpa del mio disordine;  la verità è che sono ignoranti e poveri di spirito e non sanno che l’universo si allarga e si restringe a suo piacimento, che la materia può assumere forme distinte e che il disordine – soprattutto il proprio – è un concetto ormai démodé anche per gli studiosi del Caos.

Ma insomma, finalmente venerdì scorso mi decido e prenoto questo percorso di benessere presso la beauty farm cittadina.

E qua bisogna fare una precisazione, ma anche due.

La prima è che io non mi rilasso. Nel senso che la mia stanchezza, il mio stress sono fatti cerebrali. A nulla serve mettermi sdraiata in un luogo silenzioso e tranquillo. Anzi. Nella totale assenza di movimento, il cervello si muove come un criceto sulla ruota e io ne vengo fuori peggio di prima.

Io sono una che si rilassa nel movimento, nell’azione e soprattutto all’aria aperta.

La seconda cosa è che non amo essere toccata da mani appartenenti a corpi che mi siano meno che intimi. E pure quando mi sono intimi, succede che a volte faccio fatica e dico: statt’ quieto!

Vabbè, allora vado.

Tutto un marmo bianco, marmo grigio, marmo rosa, legni asiatici, incensi, petali di fiori di qua e di là, radica, musica di sottofondo, ambienti diversamente riscaldati, luci soffuse.

Dovunque, in ogni sala, una fontana con un filo d’acqua corrente che simulava lo scorrere di una cascata, la pace, il panta rei e che a me faceva venire solo voglia di fare pipì.

Per prima cosa mi hanno portato in un bagno turco, venti minuti, a sudare.

Quando ho pensato che da lì a un minuto sarei morta, che la fine era così imminente da non avere dubbi e le scene della vita passata mi sfilavano davanti agli occhi come un film e io finalmente  avevo perdonato e benedetto tutti, mi hanno preso, avvolto in accappatoio asciutto e bollente e portato in una stanza fredda e da lì sottoposto ad un percorso di docce: la prima, micronizzata e gelida da morire; la seconda, tiepida e con un getto d’acqua che riproduceva la spirale del Dna avvolgendo la vittima in un tunnel di tepore e benessere; la terza, due getti infuocati in forma di maglio sulle clavicole, senza possibilità alcuna di sottrarsi.

Ma quando ho avuto l’esatta percezione che la  pelle fosse sul punto di staccarsi e che avrei visto tendini e nervi affiorare tra i muscoli, la biutyfarmessa è venuta in mio soccorso con un secondo accappatoio caldissimo ad avvolgermi per portarmi all’hammam.

Questo hammam aveva al centro una specie di altare sacrificale in marmo bianchissimo, sul quale mi hanno adagiata e poi aspersa di acqua calda che facevano colare da una ciotola di legno, alternando movimenti di violento sciàààfff a pacati e sensuali schlooott.

Poi è arrivato lo scrub. Le cellule morte volavano dovunque: un’ecatombe. Avrò perso almeno due millimetri di circonferenza corporea.

E poi di nuovo sciàààfff. E poi di nuovo schlooott.

Poi un olio saponoso e le mani della biutyfarmessa che andavano andavano andavano senza chiedere permesso, manco fosse stata intima.

E poi di nuovo sciàààfff. E poi di nuovo schlooott.

E poi ho guardato un orologio ed erano passati in tutto solo quaranta minuti. M’è preso il panico: e che mi faranno nel resto del tempo?

Con un terzo accappatoio profumato e caldissimo mi hanno deportato in una sala con una vasca enorme e un idromassaggio potentissimo.

Tenuta là dentro per oltre mezz’ora, con una tale potenza di getto che mi sembrava di aver fatto due ore di aerobica ad altoimpatto: i muscoli totalmente massacrati. Lì ho cominciato a cedere, ho capito che non è possibile sfuggire alle loro logiche di rilassamento, che a un certo punto bisognava arrendersi, pena il peggio.

Nella vasca idromassaggio ho capito che se volevo uscire viva da lì dovevo collaborare e fare tutto quello che mi veniva richiesto.

All’uscita dalla vasca un quarto accappatoio asciutto e caldissimo mi aspettava.

Ho istantaneamente represso il pensiero dell’ecoinsostenibilità delle beauty farm, temendo che potessero decodificarlo telepaticamente e ho seguito la biutyfarmessa in sala massaggio.

Un cocktail di oli che non hanno esitato a definire essenziali, ancorché totalmente superflui, mi ha steso definitivamente. Molto probabilmente la miscela conteneva triptanolo e cloroformio.

Nei trenta minuti a seguire non so cosa sia accaduto, non rispondo di eventuali conseguenze ed eventualmente mi dichiarerò prigioniera politica o invocherò la seminfermità mentale, secondo le accuse che mi verranno mosse.

So solo che quando ho riaperto gli occhi, riavvolta per l’ennesima volta in un accappatoio caldissimo, asciutto e profumato, la biutyfarmessa languida mi ha detto: adesso la accompagno in sala relax.

Un brivido di terrore mi ha percorso la schiena: sala relax? Ma perché, finora che abbiamo fatto?

In sala relax mi aspettava un bicchiere con un liquido rosso sangue, ghiacciato e dal sapore totalmente indefinibile, insieme a due biscottini anch’essi dal gusto raro e inclassificabile. Probabile che si tratti di cibi predisposti dalla Nasa per missioni spaziali, l’equivalente proteico di un pranzo di matrimonio in dodici portate, a giudicare dall’effetto corroborante.

All’uscita – era buio all’uscita, e io ci ero entrata di primo pomeriggio –  anche se sembrava brutto chiedere, perché a caval donato non si guarda in bocca etc etc, ho fatto finta di voler diventare cliente abituale e mi sono informata su quanto mi sarebbe costato ripetere l’esperienza: un niente, considerando tutti i detersivi impiegati nel lavaggio degli accappatoi, le pantofoline in plastica monouso da smaltire, i fisici nucleari coinvolti nella preparazione delle tisane, l’acqua lasciata a scorrere per ore, le foreste disboscate per ricavare mogano e wengè.

Un niente, veramente. Mi hanno fatto subitissimo una tesserina per ottenere favolose agevolazioni e omaggi, che so, un armadietto vista mare, una seduta di aromaterapia al gusto di fungo porcino, o una confezioni di fanghi terapeutici da passeggio con bendage firmato.

Uno dice: eh vabbè, Flounder, lascia perdere le valutazioni morali e dicci se almeno ti sei rilassata veramente. Ti sei rilassata veramente?

E che volete che vi dica? Certo che sì. Rilassatissima. Come no.

Secondo me con un carrarmato facevano prima.

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19 Risposte to “Hse nao: la beauty farm e l’origine del totalitarismo. Tecniche per la fabbricazione del consenso”

  1. DarkAndLight Says:

    ma neanche Frodo ne ha passate tante

  2. anonimo Says:

    ma infatti, è quello che dico anch’io:
    aria aperta, camminate e una bella schiacciata con la mortadella.

    come ci siamo ridotti.

    :))

    lisa

  3. varasca Says:

    oh, come ti capisco 🙂
    soprattutto la questione del criceto che, se tutto è calmo, non può for altro che correre sulla sua ruota!

  4. anonimo Says:

    sentite, non state a sentirla. io l’ho vista subito dopo il trattamento. teneva la faccia pisenlòv, stava tutta mosciamoscia, con un vestitino a fiori frufrù da femmina che secondo me si è autoprodotto per reazione chimica dopo la bevuta del bibitozzo e da cui usciva una pelle così liscia che ci ho dovuto fare per forza un potipoti sulla zizza.
    quindi vedete voi se sono stati soldi spesi bene o no.

  5. ilcavaliere Says:

    quella volata che il barbiere mi fa lo scianpo, a me piace
    mi piace quel sentire la mia testa scricchiolante di cervicale, spellacchiata di capelli, intasata di pensieri con tutte le cartelle sempre aperte, mi piace di sentire che per un momento c’è qualcuno che la prende, la lava, l’asciuga come un qualcosa che ne valga la pena, ma non per me, per qualcun altro.
    Giusto due minuti ogni tanto
    ma fa piacere no?

  6. elsecretario71 Says:

    cavaliè….basta pagare !

  7. Flounder Says:

    e insomma, a volte non è neppure necessario pagare.

    scrive Sebastiano Messina su Repubblica di oggi che il deputato Losacco ha accusato il Presidente del Consiglio di aver usato l’elicottero blu per andare alla beauty farm di Mésségué.
    Si chiede: esistono forse i massaggi presidenziali? le saune ufficiali? Le tisane di Stato?

    tutto ciò è terribilmente ingiusto, cari compari miei.

    soprattutto abbinato poi alla lettura della precedente pagina in cui si racconta che nella casa dei casalesi arrestati dopo il blitz permanevano tracce di cene con astici e aragoste.

    a cosa hanno diritto dunque i poveri e onesti fannulloni?
    qual è il loro destino?
    farsi vicendevolmente poti poti su zizze e panze?
    è questo?

    va bene.
    se è questo ci adegueremo 😀

  8. Zu Says:

    il poti poti è ecosostenibile, equo e solidale.

  9. aitan Says:

    Che bel post… Mi sono ricordato di un posto del profondo nord (quello sopra il mitteleuropeo, non quello padano) che si chiamava qualcosa come Mille e una Sauna. Mi prenotarono per mezz’ora e io credevo che sarei impazzito. Forse impazzì davvero. Perché volli restarci fino al tramonto. E ci sono tornato altre intere giornate. Fino alla fine del profondo nord.

  10. ilcavaliere Says:

    Secretà
    non so nemmeno io se sono più acorto di soldi o di tempo

  11. pispa Says:

    è difficile rilassarsi tra le mani degli altri,
    io appena mi son lasciata andare che giravano gli occhi in cerca di quiete, mi son drizzata sul lettino dicendo “è tardi è tardi cappero, devo andare!”
    mi ha guardato desolata, ora non lo farei più, ora sprofonderei lì, sul posto :)))

  12. Flounder Says:

    [ma quanto sto lavorando, quanto? e quanto mi vorrei accicciare invece altrove?]

  13. ipsediggy Says:

    [ma quanto sto lavorando, quanto? e quanto mi vorrei accicciare invece altrove?]

    aò, e rilasséte..

    (specchio riflesso senza ritorno!)

  14. Flounder Says:

    ‘a bello, specchioriflessosenzaritorno non me l’ha mai detto nessuno.
    vuoi litiga’?

  15. SeVeraMente Says:

    No, la Beauty Farm non la reggerei. Odio essere toccata da mani estranee.
    Passi il potipoti con l’amica del cuore. Ma pagare per essere seviziata no. 🙂

  16. ipsediggy Says:

    eccome potrei? potrei eccome!
    in realità non potrei, però facciamo come se. occhei? ci stai? stai sotto tu? io ti tengo ii polsii atterra eppoi ti meno il naso colla cravatta. di che colore la vuoi?

  17. Armandos40 Says:

    …posso proporti un beautyfarm ?

  18. Flounder Says:

    a me?
    no, no. al massimo un’uglyfarm.

  19. anonimo Says:

    Eheheh… Flounderina… odio quei posti (biutifarm, postacci-della-finta-salute-salutista-benesserista, etc. etc.) e malguardo la gente che li frequenta con assidua assiduità.
    Il mio corpo è mio e me lo maltratto io!
    Il mio sogno erano le Terme Romane…
    Bah!
    Un sorriso a te.
    EnArcheEnOLogos

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