Per la tua amicizia mi sanguina il cuore | Sii mio nemico – per amicizia. (William Blake)

Quelli che non chiedono mai, mai, mai, che non mi strappano nulla prima del tempo, ché sanno che arriverà il momento in cui inizierò a raccontare non sollecitata, e allora le  mie parole saranno pesanti  e gravi, dense e dolenti e nulla avranno a che vedere con la morbidezza del viso o il sorriso, e non si stupiranno del contrasto, non diranno che mai avrebbero potuto immaginare, e nemmeno diranno mi dispiace perché sanno che il mio conforto, l’unico disponibile, l’unico che mi è possibile, il solo che possa accettare è nella possibilità di denudarmi senza chiedere permesso e di non essere interrotta in questo strip-tease dell’anima né essere contraddetta nel flusso della parola e del pensiero.

Semplicemente guardata, ascoltata fino alla fine, seguita nel mio processo di tesi antitesi e sintesi e solo dopo, a prodotto finito, quando inerme giaccio, con i vestiti ai piedi e la pelle d’oca, la mia pelle imperfetta piena di nei e lentiggini, offrirmi un’altra antitesi e forse il sospetto di una sintesi nuova.

O forse nulla, lasciarmi far tutto da sola, semplicemente ascoltarmi, io che quando cado in ginocchio e dico aiutami è proprio questo che chiedo, metodi e insegnamenti per imparare a camminare sola. Non un consiglio, né un appiglio. Ma un sistema con cui contenere il mio annaspare e l’imparare a pescare per nutrirmi.

Ho ricominciato a tenere un diario, dopo non so quanti anni e il pensiero che mai più sarebbe accaduto. Dopo lo scorrere di milioni di parole parlate e scritte in pubblico, e la capacità di sublimare in narrazione ogni piccolo moto dell’animo e adesso invece mi pare di aver perso tutto, ogni pubblica abilità, ogni forma creativa e di  essere tornata indietro, come seguendo una spirale all’inverso.

Ricomincio un diario scritto a mano e come quando accade qualcosa di nuovo e insospettato io mi domando: è cosa bella o brutta?, so che a questo non so rispondermi, o forse mi direi che è cosa buona districarsi da sola una matassa e cosa brutta avere questo nodo, che dallo stomaco profondo mi ingarbuglia, o forse anche il contrario, ché è bene aversi ammatassata e male volerselo sbrogliare in solitudine.

Non lo so, davvero, e all’esercito di domande che io stessa mi pongo e alle risposte che mi metto in fila puntuali come un esercito di soldatini tuttavia non fornisco sufficienti munizioni e nemmeno indicazioni e strategie. Mi osservo, dall’alto, come una veduta aerea, un territorio che conosco a menadito e che non ama più ospitare le battaglie.

La peggior cosa che mi sia stata mai detta è stata mesi fa, a me che non so prendere conforto e nemmeno so offrirlo, se non in forme dure ed impietose, mi è stato detto:  quando frusti qualcuno lasciagli almeno un indumento indosso, usagli almeno questa pietà.

E lo farei, lo giuro, lo farei, se anche io sapessi lasciarmelo indosso, quell’indumento, mentre da sola o davanti ad occhi amati rapidamente mi spoglio e poi mi frusto. O lascio che mi frustino, con quella stessa onestà che vedo in loro. E non mi uso pietà, né indulgenza. Solo a cicatrizzare, dopo, grani di dignità. Di quel contegno che brucia quanto il sale.

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12 Risposte to “Per la tua amicizia mi sanguina il cuore | Sii mio nemico – per amicizia. (William Blake)”

  1. fuoridaidenti Says:

    Ué, e mò che è stat’?

  2. Flounder Says:

    abbiamo detto che non si fanno domande 🙂

    (niente, ma’, niente. ingorghi e accumuli vari)

  3. ilcavaliere Says:

    ma se c’è qualcuno che se merita una tesa di scale,
    basta che fai un un cenno piccerè

  4. ilcavaliere Says:

    This is the book I’ve never read
    These are the words I’ve never said
    This is the path I’ll never tread
    These are the dreams I’ll dream instead
    This is the joy that’s seldom spread
    These are the tears…
    The tears we shed
    This is the fear
    This is the dread
    These are the contents of my head
    And these are the years that we have spent
    And this is what they represent
    And this is how I feel
    Do you know how I feel?
    ‘Cause I don’t think you know how I feel
    I don’t think you know what I feel
    I don’t think you know what I fear
    You don’t know what I fear

    “Why” Annie Lennox

  5. Flounder Says:

    che vuol dire una tesa di scale?
    un invito al ruciuliamènto lontano da me?
    (mai sentita quest’espressione).

    se così fosse, no. anzi. tutt’altro.
    credo di avere gli amici migliori che esistano.
    addirittura prendo appunti mentre mi parlano 😉

  6. ilcavaliere Says:

    ravvisando un immeritao ed ingiusto dolore provocato da qualcuno che sembra aver confuso privilegio con occasione, mi proponevo di farlo ruzzolare per una rampa (tesa) di scale secondo un tradizionale criterio punitivo partenopeo
    altri esempi sono
    – la capata in bocca
    – o muorzo n’capo
    – lo spezzamento di cosce o della noce del collo
    – le foche (dita a”V”) in canna ( al collo)
    – far fare capa e muro
    – lo strascino (trascinare per i capelli nella pubblica via)
    – la festa di paccheri
    etc etc

    la tesa di scale è meno impegnativa e di pronta efficacia, per questo sembra più appropriata per chi non merita molta considerazione

  7. zaritmac Says:

    In piazza, l’altra sera, coi capelli raccolti a difendersi dalle ingiurie di un vento che non c’era, nuda, eri bellissima.

  8. anonimo Says:

    ohibò
    bri

  9. Flounder Says:

    (poi mi sono rivestita, eh!)

  10. anonimo Says:

    Ah!

    EnArcheEnOLogos

  11. ilcavaliere Says:

    gentile padrona di casa
    dalla sensuale scrittura enon solo,
    mi sa che tanti bblogghettari stanno a diventà facebookkisti, i commentari s’appantanano, ma ti garantisco che finchè scriverai almeno un lettore fedele lo avrai
    sayonara

  12. Flounder Says:

    caro Cavaliere, ciò che penso di Facebook è stato scritto da altri in un modo che sento del tutto mio, qui .

    ne concluderei che ognuno ha il passatempo che si merita.

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