Pendolare significa non dover mai dire mi dispiace

Stamattina, nel mio solito treno affollato di studenti che vanno all’Università in orario comodo e di impiegati che prima portano i figli a scuola e vanno in ufficio in orario comodo e poi si stressano a fine mese per recuperare le ore perse, il signore che mi sedeva di fronte, che poi era pure giovane, anche più di me, solo che era uno di quelli che sono vecchi già da giovani e mostrano un certo modo di fare nevrotico che si rivela nel modo in cui si accomodano e nella disposizione che danno ai loro effetti personali sul sedile strettissimo, qua la valigetta, qua la giacca, qua il fodero degli occhiali,  insomma, il signore in questione, alle 8.43, ha  tirato fuori un breviario e ha pregato per sei, sette minuti. Anche dieci.

Poi lo ha rimesso in borsa e ha tirato fuori un libro di Lowen. Anzi, per la precisione, il libro era: Il linguaggio del corpo. Il che era incredibilmente coerente con tutto il personaggio.

Poi forse a seguire leggerà Amore e Orgasmo, però non li potrà riporre nella stessa tasca del borsello –  Amore e Orgasmo e il breviario delle preghiere – perché non vanno mica bene insieme, gli fa una cosa nello stomaco mescolare il peccato e il suo antidoto. Invece sì, ci starebbero benissimo, ma lui ancora non lo sa. Io glielo avrei anche detto, al signore nevrotico che era con me sul treno, ma non mi pareva il caso.

E un poco mi ha fatto pure tenerezza, ‘sto signore nevrotico che c’era un sole fortissimo e aveva con sé anche l’ombrello e non so perché, non so perché, in quel momento esatto ho messo insieme tutti gli elementi e ho pensato che quel signore lì soffrisse di problemi sessuali, anzi, ho pensato più precisamente che soffrisse di problemi sessuali a causa dei sensi di colpa e di una forte educazione religiosa e che la bioenergetica ne avrebbe fatto un maniaco sessuale o un assassino di donne in minigonna o un rapinatore di elemosine o, al peggio, si sarebbe castrato con le sue stesse mani e avrebbe finito i suoi giorni come chierichetto, quel signore che aveva anche la barba, da nevrotico. Quelle barbe tutte curate che seguono il profilo del mento lasciando tutto il resto pulito pulito senza un pelo e anche delle isole glabre sulle guance, perfettamente simmetriche.

Così ho pensato stamattina che quando viaggiavo in auto, e tutta da sola mi costruivo mentalmente le mie storie, rischiando sempre di frenare all’ultimo momento sull’ignaro automobilista che mi precedeva, perdevo un sacco di tempo, visto che le storie si fa prima a costruirle in compagnia, un po’ si guarda e un po’ si inventa. 

Che  in treno mi posso guardare il signore di fronte e pure la ragazzetta accanto mentre completava le frasette del libro di Giapponese I e a un tratto ha fatto un errore grossolano e inevitabile che mi è venuta voglia di correggerla. Ma non l’ho fatto. Cioè l’ho fatto dopo, alla seconda volta che ha commesso lo stesso errore. E ho cercato di spiegarle la regola, ammesso che esista, perché in realtà è più una regola d’uso che di teoria. E il signore con Lowen in quel momento ha alzato lo sguardo, quello sguardo perduto dietro gli occhiali da ipermetrope che gli facevano due occhioni così e gli avrei voluto dire: prima di Amore e Orgasmo legga La spiritualità del Corpo, sennò si spaventa.

Oppure avrei voluto chiedergli: senta, ma lei nel Presepe dove me lo piazzerebbe san Giuda Taddeo? Ma soprattutto: lei lo prega san Giuda Taddeo, che si occupa dei casi disperati, dei miracoli impossibili e delle cause senza rimedio?

Invece non ho chiesto niente e mi sono tirata un po’ giù il bordo della gonna.

Che questi qui che pregano e poi leggono Lowen a me mi fanno un  po’ paura. Ecco perché andavo al lavoro in auto, ora che ci penso.

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18 Risposte to “Pendolare significa non dover mai dire mi dispiace”

  1. anonimo Says:

    Sono il signore nevrotico. Guardi che le stava meglio la gonna dell’altro giorno, quella lilla a pieghe. Se poi si fida, mi piace molto anche quella sciarpetta di chiffon che indossa qualche volta al lunedì, ma solo quando è di buon umore e ultimamente molto spesso. Chessicrede, che solo lei nota le cose?

  2. Flounder Says:

    se non sapessi di non avere una gonna lilla a pieghe (perché non ce l’ho, vero che non ce l’ho? no, perché la sciarpetta di chiffon invece ce l’ho, ed è verde, però non l’ho mai messa ancora, quest’anno. invece la gonna lilla no, non ce l’ho, giuro), un poco mi metterei paura, ecco 😀

  3. didolasplendida Says:

    è vero, da quando non viaggio più in C30 oggi 130 non ho più l’ispirazione,
    ma tu statti attenta che questo signore mi pare pericoloso assai, te lo dice una che si è vista tutta la serie di amori criminali!

  4. aitan Says:

    Questo post scorre fluido e ha una lievità stilistica e una limpidezza strutturale che m’ha ricordato il nostro amico Francesco (che però lui non c’ha niente a che fare con questi signori tranquilli e inquietanti che viaggiano, leggono e fanno i personaggi dei racconti sopra i treni).

  5. zaritmac Says:

    Io mi metterei molta più paura di tutte quei personaggi che ti entravano in auto dai finestrini a raccontarti le loro storie. Perché un’auto ha un solo vagone e non ti lascia scegliere e scappare dagli ambulanti dell’anima, i controllori del cuore e tutti quei personaggi senza biglietto e borsone.

  6. anonimo Says:

    Quando c’è una gonna lilla(a portafogli?), una sciarpa, anche di seta, che la seta fascia e scende benissimo e una viaggiatrice di nome Flounder col piglio di una detective in anonimo, beh, è molto divertente e godibile. Complimenti! Curiosità e sensualità comprese.

  7. anonimo Says:

    io sono il signore nevrotico, io

  8. anonimo Says:

    ha capito? io sono nevrotico

  9. anonimo Says:

    io e non quello. io sono il signore nevrotico di cui lei parla nel suo post

  10. anonimo Says:

    io leggo lowen e io sono nevrotico e taddeo gaddi sa dove glielo pacem in terris

  11. anonimo Says:

    io solo io sono il Signore nevrotico che prega i padri della chiesa e legge lowen ma che crede che leggo solo lowen leggo pure reich leggo io

  12. anonimo Says:

    e ipermetrope un fischio io sono astigmatico nevrotico ma astigmatico

  13. anonimo Says:

    ma sa che è faticoso corrispondere alle fantasie degli altri?
    ma non mi poteva immaginare diverso?
    ne ho le tasche piene di questa parte.
    e poi si era detto “un paio di commenti”, mica dieci, ho altro da fare io che dare forma reale alla fantasia perversa di certuni.
    mi scusi.
    ora devo proprio andare.

  14. Flounder Says:

    ahò, aaaaanonimi.
    domani mattina esco in incognito. vi stano dalla carrozza 1 alla 3.

  15. anonimo Says:

    …quindi, in anonimo, sarà più Flounder che mai; e, irresistibile. Dietro gli occhiali(anche nel caso non li portasse, perché il medico non glieli ha prescritti) da miope incallita e, ferocemente, erotica. Potrebbe scrivere, indifferentemente e, con grande maestria, sia il continuo di Emmanuelle sia quello concernente il segreto di Fatima. O deliziarci sull’estasi religiosa, tipica dei santi. Già la vedo col velo bianco in testa e le mani giunte in preghiera. E agguerrita di penna, block notes e computer. Caspita, ma lei, Signora Flounder, questa volta indossa per davvero la gonna lilla, per giunta, con lo spacco. Lo spacco è tremendo, sa. I tacchi a spillo e le calze nere la slanciano. Signooora!, un pò di moderazione e morigeratezza, non le farebbero certo torto. Lei, Signora Flounder, è già bellissima e affascinante così per le cose che scrive…a proposito, com’è lei dal vivo? E il neo, dov’è il neo?

  16. Flounder Says:

    guancia destra.
    dove vuole che sia, un neo?

  17. alog Says:

    gentile signorina flounder,
    mi permetto di integrare la sua pur dettagliata cronaca. a suo maggior profitto, sappia adunque che la ragazzetta (come la definisce) accanto, mentre completava le frasette del libro di Giapponese I, non si sottraeva a più basse sollecitazioni, intrecciando col sottoscritto un interessante dialogo in linguaggio non verbale. insomma, volgarmente parlando, faceva piedino con me. evidentemente il linguaggio del corpo le interessava più di quel che altri potevano supporre, preferendo ella addestrarsi nella grammatica dell’alluce, piuttosto che nella sintassi dei nipponici (gente peraltro non analfabeta nell’arte del piedino). Peraltro, la ringrazio a nome dei pendolari morbosi tutti per aver lasciato il posto, tornando alla sua auto, a migliori, per noi, eventualità.
    A mai più rivederci.

    Il signore delle 8:43

  18. Flounder Says:

    la grammatica dell’alluce può esser traditrice.
    (in ispecie se il suddetto è valgo)

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