Y despuès la noche enorme en el cristal

Decisi che ci avrei messo tutto, lì: tutto il corpo, tutta l’anima, tutta la passione.

Se mia figlia non è nata a tempo di tango è davvero per pura combinazione. Ma ci è stata lì, dentro, dal suo concepimento fino a tre giorni prima della sua venuta al mondo.

La pancia non mi pesava, per quanto fosse ingombrante.

Ballavamo in tre, lei cullata da uno sciabordìo di acque.

Credo che sia per questo che – fin da piccina –  non ha mai pianto, che non ci sia un solo giorno della sua vita in cui non si sia svegliata sorridendo.

Ho avuto la bambina più facile del mondo.

Nel buio dei cinema scalciava come un’ossessa, ma la sera appoggiavo la cuffia intorno all’ombelico e le facevo ascoltare Gardel o Troilo.

La muovevo su Piazzolla.

Le ultime settimane gli uomini avevano una paura tremenda, mi maneggiavano con cautela, mi risparmiavano i ritmi accelerati, temevano per quelle figure con troppe torsioni e movimenti bruschi.

Un mese prima di partorire, su una pista umbra, avevo visto una coppia di tedeschi splendidi. Ballavano con un bambino di pochi mesi nel marsupio.

Il pubblico ci guardava e rideva: una gravida e una puerpera inimmaginabili.

Io non temevo niente. Ero folle e impavida, fatalista e sciocca. Stupida.

Come solo si può essere stupidi quando non si è ancora caduti e ci si pensa invincibili. Invulnerabili.

Poi caddi, inciampai.

Decisi allora che ci avrei messo tutto, lì, in quei movimenti attenti e nella cura.

Nell’educazione.

Nel miglioramento di me per esserci sempre, nei momenti difficili.

Che sono stati tanti, tantissimi. Per anni, tutti i giorni.

Momenti che sono stati il nostro pane quotidiano, un lungo esercizio di riconoscimento di passi falsi e correzioni di rotta.

Il risultato è che oggi non amo le improvvisazioni stupide. Strappano i muscoli e il cuore.

Perché un movimento sia fluido, va padroneggiato.

Perché un affetto sappia muoversi, raggiungere l’altro e sostenerlo, occorre la stessa disciplina.

Perché una figura riesca, perché una forma a due abbia un senso – e sia bella a vedersi, e non turbi le articolazioni o il flusso del sangue o i pensieri – occorre sapere quando partire e dove fermarsi. Occorre che i piedi, apparentemente sospesi, conoscano le asperità del suolo e vi si poggino con fermezza.

Sono una donna poco frivola.

Sono una donna poco frivola, non ha senso immaginarmi in altro modo.

Ci metto corpo, anima e passione. Studio e attenzione, moltissima attenzione. Dedizione. Concentrazione.

Solo così posso essere tutta intera e compatta.

Toglimi un pezzo, uno qualsiasi, toglimi i miei appigli e smarrirò ogni forma di grazia.

Può piacere o non piacere, ma a questo punto si è quel che si è. Non si è per far piacere.

Ancor meno per compiacere.

E non mi basta ancora. Voglio nuovi passi da imparare e un cuore enorme da seguire.

Voglio imparare a stare su un solo piede, ad occhi chiusi e a credere che non mi si farà cadere. A fidarmi.

Tutta questione di appoggi e leve. E intrecci, intrecci forti. Non so cos’altro. Non lo so.

..y tu fatiga de vivir
y mi deseo de luchar
.*

* Maxi Gluzman, l’uomo che mi ha tolto il mal di schiena. Che non è una metafora, attenzione

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16 Risposte to “Y despuès la noche enorme en el cristal”

  1. fuoridaidenti Says:

    c’è quella piattaforma del nintendo, il wii, quella wireless che ci giochi a tennis e fai il pugilato. uno di quei giochini, che poi non è affatto un giochino, è stare permanentemente nel proprio baricentro. non so come si chiami ‘sto giochino, il mio amico Luciano ci si è preso una tendinite. a me non m’è riuscito. sto punto luminoso tutto fuori asse, come a prendere in giro. bisogna lasciarsi andare trattenuti. così poi riesce. non so spiegartelo meglio, dovresti provare.

  2. Flounder Says:

    mi sento come affacciata da un davanzale che dà dritto sul Caos. basta poco poco che esco dal baricentro e ci casco tutta. patapùmfete.

  3. anonimo Says:

    A me il tango è piaciuto fin da piccolo. Infatti, stavo fuori ai bassi e vedevo coppie di anziane e di giovani che ballando si guardavano pieni di gelosie. Poi, molto più tardi ho scritto un racconto, in cui metto in relazione il tango e i neonati, quelli sofferenti perchè ammalati di cuore. Tango e cuore. Genitori, tango e nascituri. E cosi, i neonati si muoivono sui pezzi di un cd di Piazzolla.

  4. pispa Says:

    il taiji è così: movimenti in equilibrio sempre.
    stabile sui due piedi anche mentre l’airone scuote le ali, o la tigre morde.
    che un nemico immaginario, anche spingendoti forte, farà fatica a farti andare giù.
    per questo mi piace, e mi fa bene
    ognuno trova il suo tango 🙂

  5. Flounder Says:

    anonimo 3, qualificati.
    e soprattutto facci leggere questo racconto.

  6. elsecretario71 Says:

    e qua quasi quasi mi vengono le lacrimucc(i)e, eh si che Maxi e Milva sono i miei taumaturgici maestri e quella di Calò la mia orchestra preferita, e pure che sono andato dai carabinieri a denunciare lo smarrimento, quello della patete, vojo dì, e me ne sono andato lasciando il passaporto sulla scrivania del piantone, e che se continuo così, oltre ai documenti, ai chili di troppo e ai capelli ormai inarrestabili, mi perdo pure l’imperdibile, che ne so ? le ascelle, ecco, oppure la barba…vabbè va, esco con la moto !

  7. Flounder Says:

    basta, rientra subito in ME!!! 😀

    (contro la perdita dell’imperdibile vado immantinente a stipulare una serie di assicurazioni e rassicurazioni. quanto costa, costa. siamo disposti a tutto, qua)

  8. anonimo Says:

    a me tutto l’effetto drammaticone del tango a momenti mi strugge; a momenti, invece, mi vien solo voglia di prendere una boccata d’aria fresca.
    una risata un po’ sguaiata, una presa in giro, una parodia del prendersi troppo sul serio. stamani va così.

    🙂

    lisa

  9. Flounder Says:

    il tango è un pretesto, lise’.
    è di passi che parlo, di movimenti e pause, di tecnica.
    di applicabilità in senso lato, di produzione di modi e sensibilità.
    che sia tango o rime o carezze, poco importa.

  10. giorgi Says:

    puoi imparare a stare su un solo piede: prova la posizione yoga vrksasana (l’albero)…. E fidati
    Un bacio

  11. Flounder Says:

    son bravissima a tenere quella posizione lì. anche dieci minuti. anche metaforicamente.

    il problema è quando da quella posizione lì mi si dice: dammi la mano, su. appoggiati. 🙂

  12. anonimo Says:

    Sono un amico di Luigi Carrino, dovrei parlarti. Mi scrivi a:
    massimilianopalmese@yahoo.it

    Grazie,
    M

  13. CruelReport Says:

    Ciao dolcezza, adoro questa metafora ballo/rapporto di coppia: fiducia nell’altro, sincronia di movimenti/intenti…

    Mi chiedo se esiste la stessa analogia tra sesso di gruppo e alligalli :-***

  14. Wosiris Says:

    proprio bello il pretesto che hai trovato per parlare di te.

    bello bello.

    ciao *

    r

  15. Flounder Says:

    ciao renato.

    france’. hai cambiato di nuovo nick?
    (tra sesso di gruppo e alligalli mi pare evidente l’analogia. mo’ sto studiando il rapporto tra tuca tuca e “mamma, ciccio mi tocca” :-D)

  16. CruelReport Says:

    @Flo – Ehehehe… tra pochi giorni divento perugino, ho preferito indossare un nick più settentrionale, altrimenti capiscono subito che sono terrone. ^_^

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