Corpi di confine

Gli uomini del mare ne conoscevano, di storie e canzoni. E lei restava ad ascoltarli per ore.

Accostava il naso all’uniforme di suo padre e ne respirava l’odore di chiuso e di sale.

Quando tornava a casa si fermava tutto. Tutto. La terra smetteva di girare intorno al suo asse e per cinque, sei giorni, massimo dieci, sarebbe stata una lunga giornata senza nuvole, di pieno sole.

Sua madre si scioglieva i capelli, tirava fuori gli abiti migliori.

Lei non sarebbe andata a scuola per tutto il periodo. Niente e nessuno avrebbero avuto la porta di casa aperta. Neppure un’alluvione, nemmeno la guerra.

Il tempo si fermava, per tutto il tempo che lui sarebbe rimasto con loro.

Iniziavano con gli argenti e i cristalli, con le tovaglie di lino e pizzo e mano a mano, nel corso dei giorni – in questi giorni in cui null’altro era possibile se non godere dell’esistenza dell’uomo  – passavano a piatti e bicchieri sbreccati.

Una volta, ricordava, avevano finito per cenare su fogli di giornale, con le mani, mentre in cucina si accatastavano piatti e posate che sarebbero stati lavati dopo, solo dopo la sua partenza, quando con uno scatto fulmineo la terra avrebbe ripreso il suo moto, rincorrendo la nuova stagione.

Ma sua madre era bella, bellissima, trasfigurata.

Cantava di giorno e di notte.

Sua madre aveva i capelli neri di genìa turca e suo padre gli occhi a mandorla di una nonna mongola e un cognome duro, con consonanti gutturali e perentorie.

Sarebbe cresciuta così, lei, tra suoni che non le sarebbero mai stati alieni.

Una figlia unica ovattata tra cuscini di favole e mondi lontani.

Da sua madre avrebbe ereditato i capelli neri e foltissimi, che ancora oggi porta sciolti sulle spalle.

Da suo padre la statura e gli zigomi alti.

Da quel misto di razze e ascendenze nel sangue, la capacità di essere a suo agio dovunque, con chiunque, l’incredibile capacità di toccare le persone nel loro centro esatto, di ricordare le loro diversità e omaggiarle in tutti i modi possibili.

L’ho conosciuta tanti anni fa, nello splendore e nella magia dei suoi quarant’anni, e da allora non ha mai smesso di stupirmi e turbarmi.

Fin dal primo incontro, quando mi appoggiò le mani alla vita, scendendo dolcemente sui fianchi a sottolineare le forme. Lasciai che mi toccasse tutta, io che non amo essere toccata da estranei. Sentivo che era una misura.

Da sempre mi regala cinture e collane, di ritorno da ogni suo viaggio. Non sono ornamenti, mi dice. Non sono solo ornamenti, nulla è mai solo ornamento. Tutto diventa parte, tutto si inserisce e trasforma, tutto lascia traccia e scia.

Non sono ornamenti, mi dice. E’ per segnarti i confini che non hai.

 

(ad E., di cui amerei essere la biografa)

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20 Risposte to “Corpi di confine”

  1. fuoridaidenti Says:

    mi riconosco quando leggo queste cose dove ti riconosco. chiunque sia E. l’invidio (in senso buono, ovviamente)

  2. anonimo Says:

    Il confine delle mgatx qutm dm che non sanno imbgx al atnt caila e che qumnquvt di icbchlhgh mmnou ad ogni costo.
    Quel che non può liilgi dtlhnt deve essere htimgomma.

    Specchio nciamillt e camxcstbma a tutte am dbpbifx

  3. aitan Says:

    invidio anch’io E.
    E l’anonimo non lo capisco
    (mi sono applicato poco, ma ho tutta l’impressione che non capirei anche se m’applicassi molto)

  4. zaritmac Says:

    smisurata piccola donna, a volte vorrei essere anch’io un’iniziale di cui valga la pena di invididiare la biografia. Scrittura di una vita con una curva dolce, senza schianti, rimpianti o pianti.

  5. anonimo Says:

    che ne dici di “sono tutte trappole per topi”?

  6. Flounder Says:

    E. è una persona bellissima.

  7. anonimo Says:

    pulsioniescatologichefuoriesconodatuttiip(h)ori

  8. elsecretario71 Says:

    AITA’: non so se ti succede lo stesso, a me capita con certe opere d’arte, poesie, quadri, istallazioni, pezzi teatrali, ma anche frasi tirate fuori e messe lì ad asciugare al vento. Mi fermo a rifletterci e non ci cavo un ragno dal buco.
    Poi mi interrogo sulla mia capacità di comprensione, sulla vastità, sulla capienza, o sulla pertinenza di quel poco di cultura che ho.
    Poi, fatti i conti, alla fine, con i miei limitati limiti, ancora non riesco a capire se mi trovo di fronte a geniali colpi di genio o ad enormi scemità.
    Questa cosa mi ha tenuto a lungo occupato, in molte occasioni, chè sono una personcina intellettualmente onesta, e sono pronto ad ammettere l’ignorantità mia, quando c’è, o l’insensibilità sostanziale della mia apparente sensibilità artistica.
    Mo’, però, dopo lunga e minuziosa operazione di tassonomica classificazione, sono pervenuto ad un punto abbastanza fermo: ci sono cose che, sul momento, producono un effetto intelligente, dopodichè uno si rende conto che non c’è granché da capire !

  9. anonimo Says:

    come non essere d’accordo con il #8, nella maggior parte degli scritti siamo difronte a un bel ” non c’è niente da capire”

  10. anonimo Says:

    infatti!

  11. elsecretario71 Says:

    precisazione:

    il #8 NON si riferiva a questo post, né – tantomeno – alla totalità di certepiccolemanie…era un semplice corollario al commento di AITAN…chi ha orecchie x intendere inTenda, gli altri inRoulotte !

  12. Flounder Says:

    io posso andare nel bedendbrekfast? 😀

  13. aitan Says:

    Capitami, secretario, capitami, e in genere vale la prima impressione che mi spinge da subito ad approfondire il non inteso o voltare pagina e passare ad altro oggetto di fruizione. Capitami soprattutto con la musica, ci sono brani che mi sembrano inascoltabili ma mi irretiscono e chiedono di essere sentiti e risentiti fino in fondo, e se trovi la chiave ti si schiude un mondo di sensazioni nuove e ti convinci che di certo valeva la pena del pieno ascolto; ma ci sono anche brani incomprensibili di primo acchito che tali resteranno per sempre alle mie orecchie, perché li sento respingenti fin dalle prime battute e so dal principio che non mi sottoporrò alla pena di andare avanti, e neanche indietro.
    E chest’è!

  14. ilcavaliere Says:

    Aitan, similmente mi capita che certe musiche non riesco ad ascoltarle perchè avverto la insostenibile sensazione di perdere tempo, certe altre musiche non vorrei finissereo mai perchè attribuiscono qualità al tempo e mi sembra di esserene parte in qualche modo ordine o numero

  15. tristantzara Says:

    Per me il mare apre e la montagna inabissa i pensieri e le azioni conseguenti.

  16. elsecretario71 Says:

    e il deserto fa compagnia alle emozioni, la foresta isola le sensazioni

  17. anonimo Says:

    ma vi sentite quando scrivete?

    banalità ammantate di pretese pseudointellettuali.

    sveglia!!!! sicuramente potete fare di più

    scommetto che non vi divertite più a fare questi giochetti..
    prova ne è che i migliori chiudono e forse si ripresentano sotto mentite spoglie o coperti dal’anonimato 😀 per un nuovo inizio scevro di cotatante banalità

  18. anonimo Says:

    forse qualche refuso in meno non avrebbbe stonato

  19. elsecretario71 Says:

    #17 …e l’ironia non riscuote successo…men che meno nei banalissimi commenti anonimi 😉

  20. ilcavaliere Says:

    cotatante di quelle sberle!!!!!

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