Aprile è il più crudele dei mesi. Sottotitolo: esistere è resistere.

Mi piacerebbe in questo momento potermi definire isterica, ma la sintomatologia parla chiaro: mi mancano le paralisi, l’astasia-abasia, le parestesie e la belle indifférence.

Sicché non saprei come chiamare quest’alternanza di riso e pianto, di iperpresenza e distacco, di grottesco e dramma autentico. Come se fluttuassi, come se entrassi e uscissi da me e dal mondo che mi circonda. Come se perdessi continuamente il senso e mi affannassi a ricercarlo per perderlo di nuovo e perdermi.

Volendo potrei parlare di terremoti, magari lo farò in un altro momento.

Anche lì c’è del grottesco, per esempio su come i diversi nella disgrazia tornino ad essere uguali a noi, per poi tornare ad essere diversi quando tutto sarà finito. Ho appena finito un libro bellissimo che spiega come e perché accade questo: è l’esasperazione della logica dell’uno del pensiero liberale, il narcisismo delle piccole differenze, l’esito della democrazia e dei censimenti.

Sembra che ciò che da sempre appassioni scienziati e filosofi sia l’incremento spontaneo di nascite e matrimoni dopo le grandi calamità. Quasi che fossero beni rifugio. Lo credo anch’io.

E in verità è proprio di terremoti, che ho voglia di dire. Interiori, personalissimi.

Del senso di precarietà in cui galleggio, della fragilità dell’esistenza. Di chi c’è e sparisce all’improvviso, senza avvisare.

Di ciò che ci stiamo perdendo nel passare dei giorni: due polmoni di qua, un altro di là, un paio di prostate, una vescica, un seno, il senso della vista, il senso del tatto e il riso.

Chi offre di più? Suvvia, che aggiudichiamo, faccia la sua offerta per restare in vita, per rimanere aggrappato alla barca. Presto, che non c’è tempo.

Per anni e anni ho avuto il terrore di finire i miei giorni in assoluta povertà, stracciata come una barbona, demente.

Era una fantasia, la drammatizzazione della paura della perdita. Anche della perdita del controllo.

Poi mi è passata, ci è voluto tempo per sradicarla.

No, sradicarla no. Per attutirla, attenuarla. Le paure non si sradicano, al massimo si addomesticano.

Si sistema una lettiera in un angolino, le si porta un poco a spasso e ogni tanto una carezzina sul muso.

Poi tornano, come bisognose di attenzione.

La mia è tornata più smagrita, oggi ha scelto altre immagini per rappresentarsi.

Volendo, forse ne farebbe a meno, è stanca anche lei. Potendo, mollerebbe.

Ma è scritturata per questo, è il suo mestiere. Sembra quasi scusarsi di essere di nuovo qui.

Potendo essere isterica, lo sarei. E trascinarmi a terra come una tarantata e urlare fino allo sfinimento, fino a svuotarmi. E poi dormire, dormire a lungo e senza sogni.

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20 Risposte to “Aprile è il più crudele dei mesi. Sottotitolo: esistere è resistere.”

  1. anonimo Says:

    scarsa fantasia, assonanza, semplice coincidenza ? Abbiamo titolato entrambi il post in questo modo.

    ps. ammazza quanto so’ piccoli i caratteri di verifica antispam…

  2. ilcavaliere Says:

    Il buon Thomas Stearns risulta imprescindibile in tutti i ricordi e i desideri che impediscono il dolce dormire che la nuova primavera ci offrirebbe. A parte la passione per il trash che reputo una categoria insostenibile, spesso trovo nel tuo scrivere delle cose che sento e leggendole riesco a vederle notarle forse anche a nominarle. Il controllo delle mie reazioni ha forse superato una soglia di normalità, di umanità forse. Oppure, al contrario, il mio approccio è troppo umano, sta di fatto che affronto imperterrito situazioni che in tanti altri vedo rompere le dighe della serenità non appena si annunciano, ma dentro sono un ammasso di vetri rotti, un bisogno di dormire finalmente libero narcotico profondo disteso atonico.
    Tengo d’occhio la sveglia, mancano 90, 70, 45, 30 minuti, non riuscirò a riaddormentarmi, nanche stavolta, ecco adesso manca un minuto, mi alzo, va tutto bene è tutto a posto, il pianto si annoda tra esofago e collo e non c’è più tempo buongiorno

  3. Nonostantetutto Says:

    Almeno un sogno, uno piccolino dai, di quelli che quando ti svegli neanche te lo ricordi più.

    E che ne sapite vuie delle donne tarantolate ? 😉

    Conoscete il film di Edoardo Winspeare?

    “Signurì vui v’avite calmà nu’ poco!”

    😉

    Buonanotte.

    Rob.

  4. Flounder Says:

    una delle memorie più antiche che porto – remotissima – è nella grande sala da pranzo di mia nonna paterna, con questo enorme tavolo rosso, lunghissimo.
    e alla fine di questo salone un televisore grande, e io che entro e vedo un pezzo di documentario con queste donne che si agitano per terra.
    era un vechio lavoro comemntato da Quasimodo, questo l’ho saputo molti anni dopo.
    credo che sia uno dei ricordi più pervasivi e intensi di tutta la mia infanzia.

  5. elsecretario71 Says:

    ah, l’imprtinting !
    🙂

  6. anonimo Says:

    Si sono anonima ma sincera: bipolare, si chiama distrurbo bipolare, seppure in forma non grave.
    Ti può aiutari l’analisi VERA, non guarirti, ma farti ben convivere ed essere consapevole di questo “disagio esistenziale”. Alcuni farmaci leggeri, che prenderai tutta la vita, salvo brevi intervalli disintossicanti, ti aiuteranno a mantenere l’umore più stabile e ad essere costruttiva, a realizzare te stessa e le tue potenzialità aiutandoti ad essere “costante nell’umore”. Le persone che soffrono questi disagi, da sempre nella storia ne sono stati affliti grandi personaggi, possono finire male, perchè nei momenti di euforia, sono incosapevoli dei rischi che corrono e di quanto “perdono”. Tuttavia sono ricche di sensibilità energia e intelligenza, ma chè non sempre riescono a rivolgere a proprio vantaggio, perchè a volte troppo euforici per essere “costruttivi” altre troppo depressi “per fare qualunque cosa”. E’ un peccato. Diventarne consapevoli da giovani e farne una risorsa, con i mezzi dell’analisi e della farmacologia attuale è possibile, perchè non farlo?

  7. Flounder Says:

    signora anonima, vi ringrazio assai per i pratici consigli, ma qua il bipolarismo, la ciclotimia, i disturbi di personalità e tutte queste cose non ci azzeccano proprio.
    anzi, qua il problema è proprio opposto: una tale saldezza di nervi nella disgrazia che non ci si riposa mai.
    siamo militanti, che vi credete?

  8. anonimo Says:

    Insomma la perfezione, ciò a cui dovrebbe tendere ogni essere umano.

    Imparate o voi miseri mortali non baciati dalla fortuna di essere dei disgraziati, vittime dell’altrui volere e mai artefici del proprio destino.

    Imparate come diventare i padri padroni (vale anche per le madri) di chiunque abbia l’ardire di attraversare il vostro territorio riducendo l’altro a un succube segugio.

    Imparate come dichiarare di essere i depositari del verbo anche quando voi stessi avete appena declamato il contrario.

    Imparate come sottrarvi agli umani sentimenti di tristezza, rancore, spossatezza bensì permeatevi delle virtù degli dei dell’olimpo: saldezza di nervi nella disgrazia, magnanimità, saggezza, lungimiranza

    Imparate ad assurgervi ad ago della bilancia delle emozioni del mondo, laddove il vostro terremoto interiore non è in alcun modo paragonabile ad un banale evento reale che si vocifera abbia sconvolto la vita di migliaia di persone.

    Imparate ad assurgervi a paladino del mondo, solo gli altri possono mollare voi no, fate credere che vi sacrificherete per il bene del pianeta e gridate: genere umano non credere di poter soffrire ci sono io che lo faccio per tutti.

    Imparate che quel che dite è più importante di quel che fate, quindi potete dire tutto ed il contrario di tutto.

    Imparate che è più importante quello che volete rispetto a quello che risentono gli altri

    Questo si che è veramente trash, altro che le mutandine, quelle erano solo volgari

    Complimenti

  9. Flounder Says:

    utenteanonimo,
    ciò che sconvolge la vita di milioni di persone è ciò che – né più né meno – sconvolge la vita del singolo: è la perdita, o la reale minaccia di perdite, delle persone care.

    dopodich̩ vi consiglio di curarvi come propone la gentile signora anonima qua sotto Рgiacch̩ manifestate un astio del tutto immotivato, inopportuno e gratuito, aggravato dalla mancanza di conoscenza reciproca Рe chiudo anche i commenti, perch̩ non mi piace la gente scostumata.

  10. Nonostantetutto Says:

    Devi vedere assolutamente Pizzicata di Eduardo Winspeare, che tra l’altro conosco, viene spesso a Castro, ed è molto amico dei miei innumerevoli cugini che vivono a Lecce.

    Nel Salento ci sono fior di studiosi sul fenomeno della Taranta (Giorgio Baglivi e Ignazio Carrieri tanto per citarne due tra i più famosi), e pensa la città di Taranto si chiama così proprio in evocazione di tale fenomeno.

    Per non parlare della tarantella.

    Insomma essere tarantolate, ogni tanto, fa parte dei DNA delle donne di Sud, per cui non vi preoccupate, anzi nei giorni della taranta le donne possono fare ciò che vogliono, proprio perché ritenute incapaci d’intendere e di volerein quanto in preda al veleno della tarantola.

    Approfittatene, questo è il mio consiglio … e Buona Pasqua a voi ed ai vostri cari.

    Ma non c’è nulla che in questo momento della vostra vita assolve, metaforicamente, il ruolo di veleno?

    Pensateci.

    Rob.

  11. ilcavaliere Says:

    a- il documentario sicuramente aveva a che fare con i lavori di Ernesto de Martino di cui ti consiglio qualsiasi cosa
    b- La melencholia non è una malattia, nel rinascimento era addiritttura ritenuta una specie di virtù artistico intellettuale, adesso che la scienza più di moda è la biologia, si vuol affrontare tutto come qualcosa da “curare” a botte di pasticche , Carosone a parte, fanno girare le scatole, tutti questi che ti fanno la psicoanalisi pret a porter non richiesta
    – il dolore, la perdita, stanno nel pensiero di una persona, il pensiero si analizza e si discute con le idee prima, molto prima che con le affezioni della psiche presumibili in base alla cultura dei test giornalisitici

  12. ilcavaliere Says:

    ps
    un bacio forte 🙂 !

  13. sempreinbilico Says:

    Se oggi avessi scritto qualcosa, avrei scritto qualcosa del genere. Ma non bene come l’ hai espresso tu. Hai dato voce a come mi sento. Grazie. = ]

  14. anonimo Says:

    Ehm … qui nessuno fa psicoanalisi non richieste, ci mancherebbe, anche se in passato l’ho fatta e di diversi tipi, proprio per questo sono pienamente consapevole di non averne la competenza … in uno spazio commenit ad un post poi neanche il più fulgido dei luminari si arrischierebbe.

    Ecco una volta fatta questa dovuta precisazione desidero solo aggiungere che se, improvvisamente, on anche non imporovvisamente, una persona dichiara e ammette pubblicamente di essere in un momento di surmenage, è quasi automatico, per chi ha svolto certi lavori su di se, suggerire alcune riflessioni. A fin di bene e non altro.

    Lungi da me dare consigli terapeutici, ci mancherebbe.

    In ogni caso ritengo di avere con la scrivente un rapporto non solo basato sul web, che mi consente di poter esprimere alcune riflessioni. Che tali intendono rimanere e se altri proiettano nelle mie parole certe conclusioni vorrà dire che il problema è loro non certo mio.

    Altre considerazioni, queste si non richieste, lasciano, come dire, il tempo che trovano, come diceva mia madre.

    Un caro saluto a tutti e Buona Pasqua anche se in ritardo.

    Rob.

  15. Flounder Says:

    buona pasqua in ritardo.

  16. anonimo Says:

    E’ una vita precaria quella del blogger.

  17. ilcavaliere Says:

    Mamma, ho appena ucciso un uomo,
    Gli ho puntato una pistola alla testa,
    Ho premuto il grilletto, ed ora è morto,
    Mamma, la vita era appena iniziata,
    Ma ora l’ho lasciata e l’ho buttata via
    Mamma, Non volevo farti piangere
    Se non sarò tornato a quest’ora domani
    Va avanti, va avanti, come se niente fosse stato
    Troppo tardi, è venuta la mia ora,
    Rabbrividisco
    Il corpo mi fa male in continuazione,
    Addio a tutti, devo andare
    Devo lasciarvi tutti ed affrontare la verità
    Mamma, Non voglio morire,
    Qualche volta vorrei non essere mai nato
    Intravedo una sottile sagoma d’uomo,
    Fulmini e saette molto, molto spaventoso

    da un testo di Alfredo Mercurio

  18. Flounder Says:

    cavaliere e roberto carissimi,
    ho iniziato ieri sera un libro che vi piacerebbe assaissimo: Il codice dell’anima di Hillmann.
    ovverossia della necessità di recuperare la bellezza

  19. anonimo Says:

    ma come… anni e anni di morigerata nonché onorata carriera da utente anonima e poi zac! – arriva un chicchessia e mi ci fa arrabbiare ‘sto po’ po’ di donna?
    santocielo, ma… è uno scandalo!
    qualcuno faccia qualcosa!!

    :)))

    lisa

  20. Flounder Says:

    eh lisa, succede, succede.
    (come stai?)

    e poi volevo dire al signor roberto che mica ce l’avevo con lui, diamine 🙂

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