Seconda stella a destra, questo è il cammino.

Arrivavo da Genova, dove abbiamo trascorso le vacanze pasquali. Una bella città, Genova, sicura di notte nei carruggi, nonostante il porto. Trasporti pubblici funzionanti, anche il Lunedì in Albis. Pulita. Puzza un po’ di piscio, ma insomma, non è che si pretenda la perfezione.

Arrivo a casa, dunque, e riprendo la routine, il solito tran-tran: sveglia alle sette meno dieci, accompagna la creatura a scuola nel centro storico, lascia l’auto al parcheggio sotterraneo antistante la stazione ferroviaria, sali su un treno e inizia la giornata di pendolare Caserta-Napoli.

Solo che stamattina il territorio era presidiato: decine di volanti della Polizia, tutte completamente equipaggiate, pattuglie a piedi, in motorino.

Ci sarà una retata, mi sono detta, anche un po’ soddisfatta.

Ché questa è la terra dei Casalesi, delle discariche abusive, della prostituzione selvaggia, delle licenze edilizie a pioggia. E’ la provincia che ogni anno finisce al fondo delle statistiche sulla vivibilità. E’ la città che fino a pochi, pochissimi anni fa, non aveva nemmeno una sala cinematografica.

Poi sono arrivati i grandissimi centri commerciali che hanno portato entertainment, benessere e riciclaggio.

Vabbè, non divaghiamo.

Dicevo che insomma stamattina vedendo tanta polizia, e transenne e traffico deviato, ho pensato anche un poco al peggio: una sparatoria, un attentato, il crollo di una palazzina per una fuga di gas.

Io poi ce l’ho questa vena un poco catastrofista, soprattutto negli ultimi tempi che la gente mi muore ai lati come se niente fosse. Dicono che è colpa dei veleni che respiriamo, quelli che stanno interrati proprio accanto alla città. Delle cose che mangiamo.

Ma invece no, finalmente una buona notizia: tutti questi pazienti servitori dello Stato e del cittadino non erano lì per qualcosa di brutto. Semplicemente vigilavano a che nessuno infrangesse la nuova area pedonale.

Il centro tutto diventa ZTL, ventiquattr’ore su ventiquattro.

Scusi, chiedo al primo poliziotto, come faccio ad arrivare in quella strada lì?

Segua il flusso delle auto, poi rientra da quella traversa sulla sinistra, parcheggia e prosegue a piedi.

Dopo circa quindici minuti riesco nell’impresa e deposito la creatura a scuola. Alla poliziotta che presiede alla traversa della scuola chiedo: e adesso come faccio ad arrivare alla stazione da qui?

La poliziotta riflette un attimo.

Io propongo una possibilità, ma no, c’è un cantiere appena aperto, in concomitanza col nuovo piano del traffico.

Un’altra, ma no, c’è isola pedonale anche là.

Poi la poliziotta ha un’idea e mi suggerisce un percorso alternativo per uscire dalla città, arrivare in un comune limitrofo, rientrare in città e dirigermi alla stazione dal lato opposto.

Ma lei poi col treno dove deve andare, signora?, mi chiede.

A Napoli, rispondo compita, nonostante la stizza.

E non le conviene a questo punto andarci in auto?

Respiro a fondo e poi le dico: non lo prenda come un fatto personale e neppure come un’aggressione a pubblico ufficiale, ma secondo me qua ci vogliono le bombe.

Lo penso pure io, risponde la poliziotta sovrappeso e bonacciona, vittima del ruolo.

Dopo altra mezz’ora raggiungo finalmente la stazione e mi intrattengo a chiacchierare con altri due poliziotti che prendono il caffè insieme a me.

Nel frattempo sono diventata aggressiva e polemica, lo ammetto.

Il più anziano dei due – ha un bel pizzetto canuto – si stizzisce e un poco si altera: signora cara, lei pretende di portare avanti istanze personali senza tenere conto del fatto che certe iniziative vengono prese per il benessere della cittadinanza tutta.

Mi viene in mente la metà di una frase che ho sentito da un’intervista a De André nella mostra vista a Genova, qualcosa a proposito del fatto che desiderare di avere dei privilegi sia umano, ma non ricordo il seguito, proprio non riesco a ricordarne la formulazione esatta. O forse mi vergogno di dirlo.

Non di me, mi vergogno, ma della tracotanza con cui chi difende un manipolo di commercianti e lo spaccia come un dono di vivibilità e progresso alla popolazione, ometta poi di preoccuparsi delle strade piene di buche che vengono a malapena rattoppate, della mancanza di trasporto pubblico per i bimbi che vanno a scuola, per il fatto che esista una sola scuola pubblica in tutta la città ad avere il servizio mensa, per la raccolta della spazzatura differenziata che non ingrana, per tutte quelle minuscole cose che dovrebbero rendere accogliente, bella e facile da vivere una città di provincia, differenziandola da città di quattrocentomila, seicentomila, un milione di abitanti.

Ha ragione, dico al poliziotto. Pensi che egoista, che sono.

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10 Risposte to “Seconda stella a destra, questo è il cammino.”

  1. ilcavaliere Says:

    abbiamo la sveglia alla stessa ora
    sarà una affinità elettiva o di percorso attraverso la citttà?:)

  2. Flounder Says:

    un’affinita lettiva 🙂

  3. Flounder Says:

    così, per completezza.

  4. didolasplendida Says:

    eh sì mo uno non si può fare nemmeno un castello col ponte levatoio!!

  5. ilcavaliere Says:

    Ce n’è anche uno a Varcaturo, il prprietario è affiliiato ai casalesi, pare, sarà una affinità per la condizione di stare tra mura alte e spesse?

  6. Flounder Says:

    si nun tieni ‘o castello abbusivo nun si’ nisciuno, hai voglia ‘e fa’!

  7. Flounder Says:

    e poi en passant due o tre fatti:

    1) la mostra su De André è proprio bellissima. qui un estratto.

    2) a Genova pensano che a Napoli si balli benissimo il tango, per via del Festival. Di conseguenza scrivono Buenos Ayres con la ipsilon, perché è un fatto pezzottato

    3) la focaccia allo stracchino può essere letale se abbinata allo stoccafisso in brandacujun

    4) stamattina ho fatto tutto il giro casa-scuola-stazione sotto una pioggia battente e completamente a piedi. ho impegato più del necessario perché mi sono fermata a fare questioni con tutti i vigili

    5) una bella frase letta stamattina: Se manca l’ispirazione, ciò che resta è la nuda, gratuita ferocia.

    ‘tatevi bene

  8. ilcavaliere Says:

    pro diversitate
    la ferocia delle donne è bella come la Nike di Samotracia
    la ferocia degli uomini è ottusa squallida e nefasta come un linciaggio

  9. ipsediggy Says:

    complimentei, io non ciela farei a farcela.

  10. FiocoTram Says:

    >3) la focaccia allo stracchino può >essere letale se abbinata allo >stoccafisso in brandacujun

    Mi piace vivere pericolosamente.

    Tornando al post…
    Di recente, per un periodo più o meno lungo, sono tornato al Sud.
    Ho sperimentato alcune delle stranianti sensazioni qui descritte, nonché l’impotenza di vedere un luogo bellissimo, proprio durante la stagione estiva, tramutato in una sorta di cantiere a cielo aperto.
    La zona in cui fino a pochi anni fa facevo il bagno chiusa per improbabili lavori i quali, ho sentito, andranno ad avvantaggiare un assessore locale, che si farà casa da quelle parti.

    Abituato per formazione personale a rompere le palle, ho vagato per settimane alla ricerca di gruppetti di scalmanati con cui protestare, organizzare sit-in, ecc.
    Niente.

    Tutti, come zombi romeriani, vagavano ciondolando, immersi nelle loro pretese di felicità… lavori che non decollano, fidanzate cercate e mai trovate, o trovate e maledette… e tutto quel che veniva fatto all’ambiente intorno a loro era visto con una specie di rassegnazione.
    “Evvabbé, il cantiere… evvabbè la strada interrotta… evvabbé…”.
    Mi è stato detto che i tempi stanno cambiando, che i giovani vengono qui e vogliono divertirsi.
    “Quali giovani” ho chiesto “A voi fa piacere non poter più fare il bagno in un certo posto, senza sapere perché DIAMINE è stato chiuso?”
    “Per il nostro bene” rispondevano come un mantra.

    Qui è tutto talmente surreale che ti sembra, non so… di essere l’unico a voler rompere i coglioni. Di essere come i matti agli angoli delle strade.

    L’unico momento in cui trovo pace è al mattino presto, quando i cantieri non sono aperti.
    La strada che faccio, uno splendido borgo antico, è costellata di bicchieri da cocktail lasciati negli angoli più impensati.
    Se fossi ancora piccolo, mi divertirei per questa cosa, pensando che sono stati i folletti a lasciarli.

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