Un'autobiografia (s)ragionata

Brunella detta Flounder nasce a Napoli il 24 aprile 1967, di mattina.

Da allora darà sempre bellissime feste di compleanno, ché tanto il 25 è festivo e si può far tardi senza problemi. Perché organizzati si nasce, non ci si diventa.

Nel 1969 vede l’uomo sulla luna e capisce che lei invece è un’altra. Scopre così il funzionamento della reazione a catena, il concetto di reciprocità, il calembour, la differenza tra mano destra e sinistra e la sessualità infantile.

Nel 1971 le dondola precocemente il primo dente, che perderà non prima del 1972. E’ l’evento scatenante della poetica della precarietà, che caratterizza tutta la sua opera successiva e permea lo spirito di sopportazione di quanti la circondano.

Nel 1974 sogna per la prima volta la palude, sogno che insieme a quello della madre superiora con il velo incollato ai capelli, la seguirà anche in vacanza all’estero. Per lo spavento cade dal letto e viene presa in ostaggio dalla sua produzione onirica, che si installa in modo del tutto abusivo e parassitario nella sua esistenza, senza licenza, senza pagare contributi e facendo i turni notturni, tutto al nero.

Nel 1978 deve essere accaduto qualcosa, ma non lo ricorda. Anni dopo pagherà profumatamente un analista junghiano per scoprire che non era accaduto praticamente nulla. Poi ne pagherà un altro freudiano per curare la delusione. Poi si fabbricherà dei ricordi fasulli per fregare l’inconscio. In un prossimo futuro conta di invertire il trend e farsi pagare per raccontarli. O anche di restare in silenzio, che forse è meglio.

Nel 1982 raggiunge il suo record personale di altezza: 1 metro e 52, ad oggi rimasto praticamente imbattuto.

Nel 1985 perde la verginità, ma per fortuna era assicurata contro furti e smarrimenti. Anni dopo la ritrova e scopre che in realtà la prima era solo una copia. Quella vera la mamma gliel’aveva conservata in cassaforte.

Nel 1989 si imbarca su un cargo battente bandiera giapponese dove si nutrirà per mesi di sushi liofilizzato e alga wakame. Cerca di organizzare la resistenza eurocentrica leggendo Il Grande Meaulnes, Il diavolo in corpo e La lingua salvata, poi cede sfinita allo strapotere locale e si abbandona a  Mishima e Tanizaki.

Nel 1993 ha una crisi depressiva e un gelo al cuore che cerca di curare omeopaticamente pattinando sul ghiaccio,  con discreto successo e qualche sbucciatura. Si appassiona ai fiori di Bach, a Carlos Gardel e al cous cous. La notte sogna catarticamente di uccidere la sua capufficio e di sparpagliarne le membra nei paesi ACP. Al mattino i sensi di colpa la rendono emaciata e vagamente somigliante a Leonarda Cianciulli.

Nel 1996, dopo molte insistenze e vibranti appelli da parte del suo fidanzato, alla fine accetta di lasciarlo (ad un’altra) e di fuggire (da sola)  nel golfo di Guinea, dove per mesi si nutrirà solo di igname e gamberetti postulandone le intrinseche qualità amnestiche.

Nel 1998 si infila in un tunnel e stipula – a sua insaputa – un mutuo con un avvocato civilista che un giorno la condurrà verso la libertà. Però un giorno, eh, mica adesso.

Nel 1999 si riproduce. La sua stanza da letto è ancora sotto l’analisi del RIS, che da anni cerca di scoprire l’arma del delitto.

Nel 2000 si imbatte in una conoscente che la schiaffeggia a bruciapelo apparentemente senza motivo. Dopo due ore di conversazione isterica si scoprirà che era la donna cui aveva lasciato il suo fidanzato e la cui vita ne è stata irrimediabilmente distrutta. Chiede un risarcimento, ma la pratica viene archiviata per scadenza dei termini di garanzia e rimborso. In compenso diventano amiche, che di questi tempi mica è poco!

Nel 2004 apre un blog senza licenza e la sua vita cambia da così a così. Da così a così. Aspe’…da così a così. No, da così a così. Mome’, che metto un disegno.

Nel 2006 inizia a farsi crescere i capelli, in laboratorio. Provateci voi, ve’, co’ ‘sti cespugli. Dai, provateci. Visto che non è facile?

Nel 2008 compie quarant’anni per la seconda volta e si innamora di un archeologo per la prima. Lui ama le sue rughe ma lei non lo capisce, ha un cuore da Demetra e un poco si schermisce. Talvolta ballano il tango e lei sospira e traspira. Lui di più, però.

Nel 2009 a scopo terapeutico e anche un po’ onanistico si reiscrive all’Università e quando le chiedono: ma tu stai con l’onda?, lei risponde: io? Ma se nemmeno guido il motorino! No, sto a piedi. Però non ride nessuno. Nello stesso anno compie quarant’anni per la terza volta. Lo scopo non è quello di entrare nel Guinnes dei primati, ma di consentire alle amiche più giovani di recuperare lo svantaggio di base senza timore di arrivare in ritardo. Si chiama altruismo.

 

Sto per entrare in questo nuovo anno di vita barcollante tra l’idea hillmaniana che il modo in cui agiamo è esattamente ciò che siamo e lo choc di aver appreso, questa mattina che Vio Barco, figlio di un ex presidente della Colombia e mio compagno di studi in giovinezza, alto, biondo, occhio ceruleo, di mamma svedese e di cui tutte noi fummo pazzamente innamorate e al quale preparammo con diligenza parmigiane di melanzane, tortellini col ragù e quant’altro, ha fondato una grandissima associazione per la tutela dei diversi, nel suo paese, dopo il suo intenso coming out.

Per un’incredibile coincidenza mi resta una foto che ho rivisto ieri sera e che ci ritrae insieme nel giorno del mio ventitreesimo compleanno, in cui siamo addossati ad una parete, lui sorridente e pacato, io con il viso impertinente.

Nei nostri sguardi mi pare impossibile scorgere ciò eravamo e ciò che saremmo (o non saremmo) diventati.

E’ per questo che le biografie si inventano, si rimaneggiano, si rimescolano: per cercare di scorgere nel caos una qualche forma di verità invisibile agli occhi.

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30 Risposte to “Un'autobiografia (s)ragionata”

  1. didolasplendida Says:

    e che il 7 maggio del 2006 abbiamo liberato insieme le parole non ne parli eh?

  2. Flounder Says:

    porca miseria, ci vorrà un analista reichiano per capire adesso il perché di questa rimozione 😉

  3. aitan Says:

    Non posso fare a meno di dirlo, anche se sono più deluso e incazzato della splendida, non posso farne a meno, non posso fare a meno di scriverlo: è una autobiografia troppo bella. Al meglio degli alti livelli flounderiani. A te questi 40 anni ti giovano.

    Viva il Giappone, viva la colombia e viva la liberazione!
    Oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao.

  4. ilcavaliere Says:

    a- aricomplimenti, non si capisce se è più bella la biografia, come è scritta o l’autrice 🙂
    b- ci pensavo da un pò, e leggendo questa tua ultima credo proprio che devi verificarti con l’ipotesi ergodica, (nb wikipedia non basta)
    c- auguri cube 🙂

  5. Flounder Says:

    grazie, signori miei.
    come sempre siete troppo buoni, stimolanti e pure ritardanti
    (nel senso che sto da ieri sera per comprendere quest’ipotesi ergodica. mi par di capire, caro cav., che il senso sia che a un certo punto, quando si è dimostrata una certa coerenza di stile, è inutile cercare e cercarsi in altre possibilità, tanto il modus è quello. e mi pare pure che alla fin fine una volta appurato questo fatto, ci si assomigli a dei frattali, e che il fattore quantità e riproduzione del pattern non influisca sulla costante della qualità. cavalie’, ho capito bene o no? shpiegami tutto)

    invece a questo punto ho trovato il mio lovaro.
    ci sono capitata per caso, attraverso un sito di studi tanatologici, eccolo qua.

    io mo’ a questi ci mando un curriculum, è una delle cose più tremende che abbia mai visto, ma al tempo stesso di un fascino totale.

  6. Flounder Says:

    ah, cavalie’, mi stavo scordando: ma questa cosa ergodica – metaforicamente parlando – è una cosa buona o malamente?
    è come se uno dicesse a un altro: si’ sempe tale e quale? chi nasce tondo nun po’ muri’ quadrato? etcetc

  7. elsecretario71 Says:

    io mo, x la ripresa estiva (il tavolo programmatico di un precario è a lunghissima scadenza: si preoccupa molto prima di dire di si ad ogni cosa, così ha più tempo x addolcire i bocconi amari…e magari di convincersi che lo zucchero non ci piace!), ho accettato uno di quei lavori che non faccio x soldi, ma x denaro…si tratta di scrivere alcune biografie di archeologi italiani che, nell’ultimo mezzo secolo, hanno rivestito il ruolo di soprintendente…tra questi – tutti ancora viventi – anche l’UNICO che sia mai stato CONDANNATO x ABUSO D’UFFICIO ed abbia effettivamente SCONTATO la sua pena…

    così, ero qui che mi pettinavo il cervello cercando di rimettermi in ordine i pensieri (x la verità già abbondantemente allisciati da altre preoccupazioni), e la soluzione mi si presenta spontanea:
    donna Flo’, mi volete fare da ghost ? Faccio la ricerca, vi passo i dati, e voi li mescolate, li rigirate, li trasfigurate…e x il conquibus facciamo a metà !!

    Così potete scrivere dell’ex galeotto – promosso ispettore centrake non appena uscito dal carcere ! – qualcosa tipo:
    “Nel 1978 deve essere accaduto qualcosa, ma non lo ricorda. Anni dopo pagherà profumatamente un analista junghiano per scoprire che non era accaduto praticamente nulla”
    😀

  8. elsecretario71 Says:

    e comunque, che vita interessante che avete avuto…che traspirazioni intense !

  9. ilcavaliere Says:

    Non penso si possa dire se l’ipotesi ergodicaè buona o cattiva, è forse divertente ed affascinate come tutto il pensiero fatto di libri e testa -senza data base- che ha animato le menti da Athanasius Kirker a Soren Kierkegaard
    . L’ipotesi ergodica, me l’ha spiegata Livia Capocasale, una scienziata di CdS, un giorno che le ho raccontato lo strano fenomeno per cui ovunque vada incontro qualcuno di CdS. Certe vite si sviluppano in un contesto che come la tavola da biliardo della dimostrazione ergodica è popolato di punti che sono altre vite, fatti, cose persone libri film canzoni nei quali sei destinato ad imbatterti e ti sembra che siano tutti i punti della tavola da biliardo anche se come dice Franco la Cecla puoi vivere mille anni in una stessa città ma ci sarà sempre una facciata, un vicolo, un angolo che non vedrai mai.
    Qunidi forse è una bella cosa perchè nonostante eterni ritorni e moti apparenti puoi star certa che hai una infinità di novità da incontrare
    :):)

  10. zaritmac Says:

    Dido, aitan, Flounder, io penso che invece noi ci siamo. Stiamo tra quei sassolini che hanno contribuito (magari pure solo un pochino pochino) ad inceppare il meccanismo degli anni cosicché la ruota gira a vuoto come una bicicletta appesa a un soffitto color cielo dove non fa mai tramonto. Un cazzotto benevolo che ha fermato la crescita poco dopo il metro e cinquanta e l’età poco dopo i quaranta, che a volte l’amicizia anche questo fa. Poi magari è tutta presunzione questo crederci sassi, eh.

  11. Flounder Says:

    Nel 2004 apre un blog senza licenza e la sua vita cambia da così a così. Da così a così. Aspe’…da così a così. No, da così a così. Mome’, che metto un disegno.

    scemi!

    (poi torno, che ieri sera ho pensato moltissimissimo a questa storia dele biografie)

  12. didolasplendida Says:

    anni fa
    l’avrò sentito dire da qualche vecchio, sempre inteso in modo scherzoso,
    “à vita è na chiaveca
    e ttu ssi à vita mia”
    quando vi dicono tu sei la mia vita, chiedete che razza di vita intendono

  13. hobbs Says:

    per due anni ne ho scritte (biografie) di inventate, in continuazione, mai una mia. Questa le supera tutte di svariate spanne. Touché.

  14. Flounder Says:

    (comunque il sottotitolo di questo post è: Un’autobiografia stagionata)

  15. Flounder Says:

    la scoperta improvvisa degli orientamenti sessuali del vecchio compagno di studi ha scatenato una ridda di mail tra le amiche che condivisero gli studi (nonché la passione).
    una roba da Sex and the City 😀

    cito, fottendomene della privacy:
    signora X.: e dire che una volta io lo avevo addirittura baciato, era così carino.
    signora Y.: credo che sia stato il giorno in cui ha scoperto che le donne forse non gli piacevano così tanto.
    😀

    di me ricordo una scena, in una delle tre ubriacature della mia vita, anche se forse era la quarta (ne ricordo poi una quinta in Spagna, più recente, con me sdraiata su una piattaforma di cemento) in cui gattoni gattoni su un divano dico: miao, al signor Virgilio spaventatissimo.
    poi ho vomitato e mi sono restituita un contegno 😀

    dalla terza ubriacatura si desume una passione innata per la biografia.
    tutto quadra.

  16. aitan Says:

    I – tanti…

  17. didolasplendida Says:

    Auguri!

  18. anonimo Says:

    Auguri Flou per i tuoi 40ter … un abbraccio Rossana.

  19. Flounder Says:

    grazie mille.
    ci vediamo all’ora e al luogo concordati.
    bisous.

  20. riccionascosto Says:

    Come dicevo… meglio 40ter che 41bis 😉

    Auguri anche da qui :))

  21. ghita Says:

    Buon compleanno!

    ghita

  22. e.l.e.n.a. Says:

    auguri flou!
    e che la festa cominci 🙂

  23. ilsistemauolter Says:

    ieri volevo augurarti buon compleanno e poi ho finito per pensarlo-senza-dirlo! tanti tanti auguri flounder 🙂

  24. pispa Says:

    marò, anche lei parla molto il 25 aprile! (aiut!)
    auguri per i terzi o quarti quarantanni, io li compio otto volte e ogni volta son più convinta.
    meno i miei amici che mi guardano strano.. 🙂

  25. ross1 Says:

    Flounder, dico a te quel che mi disse mia madre quando le feci osservare che anch’io stavo invecchiando e che avevo già compiuto quarant’anni ; lei che ne aveva ottanta osservò”Marò’ come si’ giovane!”

  26. anonimo Says:

    il 24 ero a Parigi a gustare un clafoutis coi lamponi degno d’un re… ma solo per festeggiare-non-dicendolo, giuro!

    🙂

    auguri, belladonna.

    lisa

  27. Flounder Says:

    credo di avervi ringraziato senza farlo, vero? 😀

  28. BellaLu Says:

    arrivo sempre tardi ai compleanni, comunque auguri, lo stesso. E, flou, sei sempre una sorpresa – davvero!

  29. anonimo Says:

    Molto divertente, auguri anche se in ritardo e cento di questi post, visto che il tuo humor mi è sempre molto gradito
    Ciao
    G.

  30. anonimo Says:

    Tra un alga wakame e un mishima ci dovrebbero essere un paio di paté ma si cade in fretta tra le pieghe della storia

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