Ius gentium. Perché la vita è fatta di atti(mi).

Il primo atto sembra solo un atto di presenza, un atto puro di esistenza in vita. Invece no.

Ci presenti un pancino, il culetto, i suoi polmoni. Lanci un piccolo urlo, arrossisca, respiri.

Le daremo un voto, fin dall’inizio. Vuole un apgar nove? Se lo conquisti!

Come dice? Che non è colpa sua? Sua madre beveva e fumava in gravidanza?

Peggio per lei, non ha saputo scegliere. Si definisce incauto acquisto.

Cerchi  l’atto di compravendita, era scritto lì, tutto. Non protesti.

Il secondo atto è un atto dovuto. Si comincia presto. Che crede?

Sedersi bene con le gambe accavallate, contenere pianti e rabbie, dire buongiorno, buonasera e tutto quanto occorre. Se ha un cappello, lo tolga ai funerali. Se ha delle esigenze, le reprima. Senza sbuffare, questo non è consentito.

Il terzo è un atto notorio. Sillabi il suo nome, ci declini un’identità. Anche più d’una, quante ne vuole, tanto più tardi pagherà il conto e i cocci rotti.

Attenzione alle doppie, alla punteggiatura, agli accapi e a tutto ciò che nel tempo si accapiglia.

Probabilmente il quarto sarà un atto vandalico. Su oggetti, altri o se stessi poco importa. Bisogna rompere gli argini, scompigliare, lesionarsi. Strappare, sminuzzare, scoppiare. Ha la libera scelta: può scarnificarsi, se crede. O trasformarlo in atto creativo, non poniamo freni.

Il quinto o il sesto – secondo come la si veda (oppure quando, finalmente, la si veda) – si auspica sia un atto di costituzione. Non è da tutti, badi bene, e nemmeno vi è l’obbligo. E’, come dire?, un tentativo di salvezza. Ma solo un tentativo, non abbiamo contratti da sottoporle alla firma, né garanzie o clausole a tutela. E’ a suo rischio è pericolo, lei è lo scommettitore e insieme il bookmaker. Scelga liberamente, tanto il danno è suo. Come pure la gloria o la felicità, in questo siamo onesti.

L’alternativa è la possibilità di un atto impuro. Sicuramente più divertente, non c’è dubbio. E’ che non garantiamo neanche quello, capisce? Siamo senza espressione, è inutile che cerchi di scoprire da un guizzo a riso o un sopracciglio curvo se sia meglio la busta 1, la numero 2 o la 3. La purezza di fondo non esiste, tocca lavorare di gomito, smacchiare un peccato originale. Con gli aloni che le faranno per sempre promemoria. Sine die. Sine qua non. Sappia che in questi casi non è ammessa sinecura.

Prima o poi, se tutto procede, le toccherà un atto di donazione, talvolta anche suo malgrado.

Come dice? Se è definitivo? Se risolve qualcosa?

Non sempre, pensi che alcuni ne fanno una formalità, prima donano e poi dimenticano. Poi reclamano, rinfacciano. La recriminazione la priverà di ogni beneficio, sia oculato nel dare quanto nel prendere: l’atto di citazione pende come spada di Damocle. O peggio ancora l’atto di precetto, l’esecuzione forzata. Non dica poi che non sapeva. Che non voleva. Non è legale.

L’ultimo atto è spesso un atto di dolore.

Signore e signori, mi perdo e mi avvolgo nei miei peccati, perché peccando ho offeso voi, infinitamente degni e buoni di essere amati sopra ogni cosa. Propongo col vostro aiuto di non farlo mai più, mai più. E se lo faccio, lo trasformo in atto osceno, meglio se in luogo pubblico. Di quell’oscenità vestita di ragione, di logica e di senso.

Tanto alla fine calerà il sipario, comunque.

Nessun atto supplementare, non è concesso il bis.

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19 Risposte to “Ius gentium. Perché la vita è fatta di atti(mi).”

  1. gurb Says:

    neanche la chance della metempsicosi…? io ci contavo. Ma a pensarci bene si corre il rischio di un eterna replica in cartellone, un incubo da eterno ritorno. Forse meglio così, come dici tu. 🙂

  2. didolasplendida Says:

    mancano gli atti d’amore
    bentornata

  3. Flounder Says:

    non mancano.
    sono l’alternativa costruttiva possibile ad ognuno di questi atti.
    (stanno nella buca del suggeritore, dietro le quinte, in quelle parti del copione scritte in corsivo e tra parentesi, le cosiddette intenzioni)

  4. Flounder Says:

    e poi l’atto di costituzione.
    è l’Atto di amore per se stessi, l’unico che fonda (o rifonda) un’esistenza.

  5. riccionascosto Says:

    A volte l’ultimo atto è un atto di recesso.
    Una rinuncia assoluta, la dissoluzione.

  6. HangingRock Says:

    ah, finalmente. non ne potevo più di questa assenza.
    e il sesso dov’è? secondo me c’è un sesso per ognuno di questi atti.

  7. Flounder Says:

    ci penso un’altra volta.
    (di fatto avevo già scritto qualcosa sulla sessualità dell’horror vacui, ma non sono convinta ancora)

  8. Flounder Says:

    brava, riccio. atto di recesso mi è piaciuto molto.
    me lo palleggiavo ieri, tra le dita e i pensieri, incerta.
    è che più che un atto lo pensavo nella forma di diritto di recesso.

  9. elsecretario71 Says:

    l’atto di recesso è la formalizzazione concreta, ma eventuale, di un diritto di natura contrattuale non sempre previsto dai contratti medesimi.
    Bisogna fare attenzione al contraente…
    Se per esempio stipuli un contratto di fornitura di supporto e conforto morale con la chiesa cattolica, ponendo come beneficiario la tua anima, devi tenere presente che quell’azienda inserisce clausole che non consentono di recedere dall’esistenza in vita del corpo 🙂

  10. elsecretario71 Says:

    quanto agli atti d’amore, io attribuirei loro una valenza un pò più pregnante, secondo me potrebbero essere visti come l’espressione concreta di un principio fondamentale contenuto in leggi (morali) di rango costituzionale, e dunque superiore a quello di tutte le altre norme.
    Sarei cioè più portato a ritenere le fattispecie qui sopra elencate come casistica di comportamenti devianti rispetto alla norma costituzionale.
    Fermo restando che la mia costituzione è laica e i principi fondamentali che vi pongo alla base me li scelgo da me.
    Questo – a mio insidacabile giudizio – mi è parso il migliore. Non lo cambio nemmeno nei momenti di crisi più nera. Non foss’altro che avrei bisogno di una deliberazione a maggioranza qualificata, e mettere d’accordo i due terzi di me stesso è un’impresa complicatissima nei momenti di pace…figurati in quelli di crisi !

  11. Flounder Says:

    madò, screta’, mi sono ritornati in mente due tizi che si chiamavano Crisafulli e Kelsen (robe di gerarchie delle fonti, due vite e almeno trentasei atti fa) e mi sono venuti i sudori freddi alla schiena.
    e poi ho scoperto che le nostre conversazioni producono per lo più
    atti recettizi: è tale l’atto quando i suoi effetti si producono od iniziano a prodursi nel momento in cui sia pervenuto alla conoscenza del destinatario, da parte del quale eventualmente può essere richiesta una specifica manifestazione di volontà. :-*

    gurb, io non ce la farei mai e poi a ricominciare daccapo tutto il fatto. piuttosto mi dichiaro prigioniera politica.

  12. elsecretario71 Says:

    ‘onna flo’, non x mancarvi di rispetto, ma io mi ricordo numerosi atti dichiarativi, nonchè un certo – e non piccolo – numero di atti costitutivi…

  13. aitan Says:

    Io non dimenticherei l’atto grosso.
    Qualcuno, probabilmente Bertrand Russell, diceva che doveva buona parte della sua serenità al fatto di farlo due volte al giorno con relativa regolarità.

  14. Flounder Says:

    aitan, l’avessi scritto in stato di buon umore, non avrei sottovalutato.
    ancorché, come ogni gentildonna che si rispetti, sia una maggiore fautrice dell’atto piccolo, sempre e sorattutto dovunque 🙂

    secre, sull’atto dichiarativo sono d’accordo.
    l’atto costitutivo invece no, nella mia personale defizione, non lo penso come possibile transazione.
    l’atto costitutivo è solo ed esclusivamente rispetto a se stessi, è la scelta di campo rispetto a ciò che si sceglie di voler essere.
    poi ne conseguono atti di acquisizione, di fusione, di joint-venture 😀

    scappo al corso di inglese, cià.

  15. didolasplendida Says:

    allora mancano gli atti impuri

  16. zaritmac Says:

    Non ho letto. Confesso. Son qui a scrivere di getto. Che son contenta di vedere che Lei ha di nuovo i capelli lunghi, Flounder…Sa cosa si pensa dalle nostre e Sue parti di Parucchieri e catenacci ai blog.

  17. ilcavaliere Says:

    come c’ero rimasto male!

  18. ilpithecantropo Says:

    bè, intanto sei tornata. e questo è un fatto

  19. Flounder Says:

    e non ci rimanete male, jà.
    era chiuso in nome della tutela del lettore, soprattutto quello affettivamente più vicino.
    che ci sono circostanze in cui egli (o ella) si sfrantuma i cosiddetti, e ciò non è bello 🙂

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