La coscienza di Zen. Brevi raccontini di saggezza mascherata da profonda idiozia (o viceversa).

C’era una volta, in una remota provincia di un imprecisato paese probabilmente asiatico, in un tempo molto remoto e su un pizzo di montagna remotissimo, che ci volevano giorni e notti per raggiungerlo, un monaco famoso per i suoi consigli.

In realtà non è nemmeno sicuro se fosse un monaco, ma ci piace pensare così. E forse non dava nemmeno consigli, ma la storia così vuole.

C’era invero una lunghissima lista d’attesa per incontrarlo, nonostante la fatica e le difficoltà scoraggiassero molti. Ma evidentemente i bisognosi erano più dei molti. Erano molti e un tot.

Questo monaco – che per praticità e distinguerlo da altri monaci che in quel tempo spuntavano come funghi chiameremo Satria Bagus Pulosari Pon-go – era specializzato nella risoluzione di casi abbastanza impossibili.

Non totalmente impossibili, ma almeno un bel po’.

Un giorno si presentò a lui una signora molto afflitta e gli si inginocchiò ai piedi.

Venerabile Satria Bagus Pulosari Pon-go, sono qui perché ho perduto la motivazione a vivere.

Il monaco la guardò, osservò i vestiti impolverati, i piedi piagati nelle scarpe consunte, la pelle bruciata dal sole e tutte le tracce del lungo viaggio che la donna aveva affrontato per essere lì,  e le disse: signora mia, parliamoci chiaramente. Come l’ha perduta? E’ stato un atto di imperdonabile distrazione?

La donna strabuzzò gli occhi: come, di distrazione?

Signora cara, sulla motivazione ci sono varie possibilità: o la si perde per distrazione, o viene rubata, o la si lascia andare perché non è la propria o infine perché si è consumata, andava cambiata per tempo,  e per pigrizia o comodità si è lasciato che si sfilacciasse, senza sostituirla con una nuova. A quale dei casi è da ascrivere la sua perdita?

Non saprei, disse la donna. Non ci ho mai pensato. Non saprei proprio.

E si figuri come posso saperlo io, rispose  Satria Bagus Pulosari Pon-go. Torni a casa e quando ha le idee più chiare ci rivediamo. Magari mentre rimette in ordine la casa, la trova nel posto più impensato. Da quanto tempo non mette in ordine la casa?

Da tanto, da quando ho perso la motivazione a vivere, rispose la donna.

Lo vede che tutto quadra?, concluse il monaco. Vada, vada.

Settimane dopo si presentò al suo cospetto un giovane dal fare seccato: non ho più motivazione, disse.

Il monaco lo guardò e chiese circospetto: l’hai perduta?

Il giovane rispose deciso: sì.

Sapresti ricordare dove e quando l’hai vista per l’ultima volta questa benedetta motivazione?

Il giovane aveva le idee chiarissime: sì, rispettabile Satria Bagus Pulosari Pon-go, è stato il 27 giugno del 1985, a seguito di una gara sportiva di mezzo fondo nella quale mi classificai secondo. Dopodiché, nel ritirare il trofeo, mi accorsi che avevo smarrito la motivazione a correre ancora. La cercai dovunque, nei giorni a venire, ma non c’era. Sparita.

Mmmmhhhh, rifletté il monaco…e da allora non hai più corso?

Mai più.

E ti manca?

Per nulla.

Ne sei certo?

Certissimo.

Sei proprio sicuro sicuro sicuro?

E dàlli, rispose il giovane.

E allora cosa cerchi qui da me?

Voglio sapere solo dove vanno le motivazioni perdute, ecco. E’ una questione di principio.

Satria Bagus Pulosari Pon-go osservava nel frattempo i piedi del giovane seduto agitarsi freneticamente, mossi  da un moto insopprimibile, come di chi avesse l’impazienza di muoversi e fosse costretto a non farlo da forze ignote. Allora tirò fuori dalla tasca una mappa consunta sulla quale erano marcati con un cerchietto vari luoghi, enormemente distanti tra loro.

Le motivazioni perdute, spiegò, vengono conservate in questi depositi, distanti tra loro molti e molti chilometri. Prova a farti un giro, fino a che non ritrovi la tua. Se non dovessi ritrovarla, ti aspetto ancora qui. Ma ti aspetto tra non più di cinque giorni, ché poi dovrò partire per un lungo viaggio e starò via molti e molti mesi. Ti metto al primo posto nella lista degli appuntamenti, va’.

Il giovane partì e a gran velocità toccò tutti i punti segnati dalla mappa, ma della sua motivazione non v’era traccia.

Tornò sconsolato dal monaco.

Saggio Satria Bagus Pulosari Pon-go, ho girato il paese a piedi in lungo e in largo, ma della mia motivazione nessuna traccia.

Quanti chilometri hai percorso in questi cinque giorni?, chiese il monaco.

Millesettecentoventisette, rispose il giovane. Tutti correndo per non arrivare secondo all’appuntamento.

Il monaco gli consegnò un sacchetto: tieni, qui dentro c’è la tua motivazione. Conservala in un cassetto del comodino e non aprire mai il sacchetto, mai. Controlla ogni giorno che sia al suo posto e non la perdere mai più.

E se la perdo?

Ti rifai il giro dei depositi e poi torni qua. Però ti metto in lista a fine serata, te lo dico subito.

Un giorno arrivò un uomo di mezza età, con una faccia intelligente e tristissima.

Onorevole Satria Bagus Pulosari Pon-go, so che altri prima di me hanno varcato la soglia di questa dimora e hanno visto risolti i loro problemi, così vengo umilmente a chiederti di aiutarmi.

Cosa ti occorre, brav’uomo?

E’ come se avessi perduto la motivazione rispetto alle cose che amavo.

E cosa amavi?, chiese curioso il monaco.

Amavo lo studio e l’idea di diventare il più grande scienziato del paese.

E poi?

E poi, per quanti sforzi abbia fatto, per quanti riconoscimenti abbia ottenuto, poco a poco la passione è affievolita e oggi non trovo più motivo per essere ancora il grande scienziato che fui.

Uhm, disse il monaco, questo è un caso davvero difficile. Sono stati forse gli sforzi a demotivarti?

No, illustre Satria Bagus Pulosari Pon-go.

E’ stata la penuria di denaro a scoraggiarti?

No, magnanimo Satria Bagus Pulosari Pon-go.

Uhm…e cosa hai fatto in tutto questo tempo in cui svaniva la tua motivazione?

L’uomo iniziò a sciorinare una serie di fatti, eventi, e man mano che raccontava, la fronte gli si spianava: ho avuto tre figli, a due di loro ho insegnato a cavalcare, ho costruito una casa per la mia famiglia, ho assistito i miei anziani, ho toccato le sponde di fiumi e mari,  ho visto il sole tramontare dai monti…e poi diventavo scontento e volevo tornare allo studio, e poi di nuovo ricominciava il tormento. E nuovamente gli si disegnò sul volto l’infelicità.

Il monaco si passò la mano sul capo pelato, non riuscendo a comprendere il problema.

Ricominciamo daccapo, disse all’uomo. Che cosa ti disturba dell’aver perso la tua motivazione?

E’ come se, rispose l’uomo, è come se qualunque cosa io faccia, provi gusto solo a fare altro e per questo mi senta in colpa. E’ come se in qualche modo, qualsiasi cosa faccia, tradisca il vero me stesso, che è sempre quell’altro.

Benissimo, concluse il monaco porgendogli due braccialetti, il caso è risolto: qui ci sono due motivazioni. Il braccialetto rosso è quello della scienza, quello verde è quello degli affetti. Di volta in volta ne indosserai uno e ti comporterai secondo la motivazione prescelta. Quando sarai stanco metterai l’altro, e così di seguito. Dovrai attenerti nelle tue azioni solo al braccialetto che indossi.

E funzionerà?, chiese l’uomo. Funzioneranno sempre entrambi?

Moltissimo, rispose Satria Bagus Pulosari Pon-go, nessuno si è mai lamentato e non sarai certo tu il primo. Se non dovessero proprio funzionare, ti verrà un senso di colpa molto più grande di quello che hai portato qui oggi e dovremo passare dalla gestalt alle maniere forti.

E sarà doloroso?,  chiese lo scienziato.

Meno di quel che credi, concluse il monaco, ma non ci farai di certo una bella figura.

Infine si presentò una giovane donna.

Non dirmi che sei qui per la motivazione!, sbottò il paziente monaco, che ogni tanto avrebbe voluto qualcuno che salisse sulla montagna a raccontargli storie piccanti di tradimenti e dilemmi amorosi, vendette da compiere, maldicenze dei vicini.

Non esattamente, fulgido Satria Bagus Pulosari Pon-go, la motivazione ce l’ho, non so cosa mi manca. Forse solo un poco in più me ne serve, ma pochissima. Quasi niente.

Sono spiacente, rispose il monaco, ma io di motivazioni da dare ad altri non ne ho più, arrangiamoci in qualche altro modo. Potrei darti del denaro, del cibo. Un orologio a cucù. Che ne dici?

Non è ciò di cui ho bisogno, pragmatico Satria Bagus Pulosari Pon-go. Quello che mi serve è cambiare la mia vita, cambiarla completamente.

Cosa c’è che non va nella tua vita?

Sono triste, infelice, sola, mi lamento. Sono troppo remissiva e troppo arrabbiata, ogni giorno mi aspetto che accada qualcosa a scuotermi e non accade, faccio mille propositi e poi non so da dove cominciare per metterli in pratica, io ci metto tutta la buona volontà, ma poi la vita resta sempre la stessa, non è colpa mia se sono sfortunata.

Come ti ho detto, replicò il monaco, non ho motivazioni da offrirti. Arrivano il mese prossimo. Sicché dobbiamo escogitare qualcosa. Entriamo nel dettaglio: ma tu, per cambiare la tua vita, cosa saresti disposta a fare?

Di tutto, spiritualissimo Satria Bagus Pulosari Pon-go.

Di tutto di tutto ma proprio di tutto anche una cosa imprevista e magari non proprio regolare e pure in camera da letto?

Qualsiasi cosa. Non è la volontà che mi manca, penetrantissimo Satria Bagus Pulosari Pon-go, sono disposta a grandissimi sacrifici, è che vorrei solo un aiutino per iniziare, un punto che mi indicasse la via da seguire.

Bene. A che ora sei solita alzarti al mattino?

Alle otto, rispose la donna.

Benissimo. A partire da domani ti sveglierai alle sei e mezza, per almeno un mese consecutivo.

Ma è prestissimo, Satria Bagus Pulosari Pon-go, e con l’inverno che arriva il freddo mi gelerà i piedi e le mani, e sarà ancora buio. E soprattutto: cosa farò una volta alzatami così presto?

Ti osserverai alzarti così presto, rispose il monaco.

Non vorrei insistere, sagace Satria Bagus Pulosari Pon-go, ma mi sembra un fatto totalmente inutile, sussurrò la donna alquanto infastidita.

E come pensi dunque di voler davvero cambiare completamente la tua vita se non riesci nemmeno a svegliarti un’ora e mezza prima?

Poi Satria Bagus Pulosari Pon-go si alzò, con fare ieratico, e scomparve dietro una cortina, richiamato da una profonda motivazione alla minzione.

———-

Ho ritrovato questa mattina una cartellina di appunti di un corso sulla motivazione lavorativa e indecisa se chiuderla in un pacco bomba da inviare in una serie di sedi istituzionali o eventualmente rileggerla caso mai mi fosse sfuggito qualcosa di fondamentale,  mi sono detta che era meglio se respiravo in profondità e poi mi ci facevo una risata su. Ecco.

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15 Risposte to “La coscienza di Zen. Brevi raccontini di saggezza mascherata da profonda idiozia (o viceversa).”

  1. elsecretario71 Says:

    geniale !
    😀

  2. 8e49 Says:

    sì, geniale 🙂

  3. Flounder Says:

    pare che all’anagrafe il monaco Satria Bagus Pulosari Pon-go si chiamasse in realtà Gennaro D’Auria, ma sono in corso lunghissimi studi filologici per dimostrarlo.

  4. 8e49 Says:

    a proposito di gennaro d’auria, questo sitaccio lo conosci, vero? 🙂

  5. birambai Says:

    zeniale zì

  6. Flounder Says:

    otteqquarantano’, vicino a me: lo conosci questo sito?
    jamm’bell, jà. 😀

  7. cyrano56 Says:

    grazie 🙂

  8. cyrano56 Says:

    p.s.
    meno male che i blogger come te tengono duro: che tu sia benedetta per questo, Flo! 🙂

  9. Flounder Says:

    😀
    un blog è per sempre!

  10. anonimo Says:

    Stupenda!

  11. ladritta Says:

    era una vita che non passavo da queste parti perchè ho quasi del tutto abbandonato il mondo dei blog negli ultimi anni. e poi, sorpresa. ho trovato fra i commenti gli auguri da parte tua per il mio matrimonio. con l’intenzione di ringraziarti sno approdata qui, poi, beh…non potevo non leggere. non potevo non proseguire…fino a divorare tutte le parole che ci separavano. brava. brava e grazie. grazie.

  12. anonimo Says:

    mi ero dimenticata di quanto riuscissi a toccare determinate corde 🙂 un abbraccio mod sloggata

  13. aitan Says:

    E’ un racconto splendido. Fino ad ora lo avevo letto a pizzichi e muzzechi perché mi pareva troppo lungo, ma mo’ l’ho letto tutto e sì mi pare splendido per un sacco di ragioni che le enumerrei tutte se non mi fosse venuto un impellente voglia di fare la pipì.

  14. aitan Says:

    A pipì fatta sono venuto a mettere un apostrofo tra un e impellente che m’ero perso per l’urgenza pisciatoria.

  15. aitan Says:

    Per la fretta non ho contato nemmeno fino a 20, quando mi sono lavato le mani.

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