Poco, pochissimo. Lo stretto necessario.

 

Io ve lo giuro.

Io scriverei, se solo potessi. Ma non posso.

E non perché mi manchino il tempo e gli argomenti. E’ proprio che non posso: ogni parola scritta è una lama, una punta acuminata, un bisturi che incide.

Ogni pensiero compiuto un laccio scorsoio, una pietra al collo.

Eppure scrivere mi è stato dato come compito, in questi giorni. Perché la mia è una scrittura che cura, che aiuta. Perché scrivere è la mia maniera di arrivare al fondo delle cose, toccarle con mano, riuscire a guardarle, comprenderle e integrarle nuovamente dentro di me.

Ma in questo momento io non riesco neppure ad autocurarmi, non riesco in niente, se non a pensare.

E dio solo sa di quanto ne avrei bisogno.

Parlo sempre di meno, io che avrei chiacchierato anche con i sassi.

In questo momento vivo dentro di me, assemblo immagini, pensieri, ricordi, speranze. Cerco di disegnare un futuro e mi dibatto in un presente talmente vischioso da intrappolarmi. Un presente che mi inchioda al passato. Un presente in cui sto cercando di condensare e far vivere ciò che non ha avuto tempo e forse non lo avrà.

Un presente, soprattutto, in cui temo, più di ogni altra cosa, la perdita del potere immaginativo, del senso della cura e della fiducia. Che per me equivale a morire, in un certo senso.

Mi scuso, mi scuso moltissimo per non rispondere al telefono, per non rispondere alle mail, per rimandare ed evitare tutti i contatti umani.

Sono crisalide in un bozzolo. Forse ne uscirò incartapecorita, rinsecchita.

Che si salvino almeno le labbra, come nei sogni di chi tra molti mi vuol bene.

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15 Risposte to “Poco, pochissimo. Lo stretto necessario.”

  1. anonimo Says:

    in tanti soffrono,
    alcuni in silenzio altri urlando il proprio dolore,
    prima o poi passerà
    prima o poi si raccoglierà quanto seminato
    prima o poi si ritornerà alla vita, alla propria o a quella altrui
     

  2. apocrifo Says:

    La grandezza della vita (senza della quale non c’è respiro) sta nella scoperta del proprio nulla e del suo divenire strumenti di Dio. Vaglia ogni cosa e trattienine il valore. Vaglia ogni cosa: nulla è emarginato, nulla è dimenticato, nulla è nascosto, nulla è velato. Tutto è ricercato e guardato e misurato secondo la sua realtà.
    Un abbraccio gigante.
    Apo.

  3. Zu Says:

    Incartapecorita lo sarai tra mezzo secolo, rinsecchita mai. Devi solo ricordarti di bere, per idratarti anche dentro, per prenderti cura un po’ di te, anche.
    :-)*

  4. ipsediggy Says:

    è la suina, non ti preoccupare. poi, dopo il coso, passa..

    (hugs, warm)

  5. fuoridaidenti Says:

    mai post capitò più a fagiolo. stavo per farti una gigantesca cazziata.
    vabbuo’.

  6. Matho Says:

     Attendiamo fiduciosi e pazienti.
    Un abbraccio
    Matho

  7. Flounder Says:

    ho scritto queste poche parole mercoledì sera. giovedì mattina non sono andata al lavoro, mossa da un presagio.
    ho poi trascorso la giornata accanto a mio padre e sono stata contenta di averlo accompagnato fino alla fine, di averne raccolto l’ultimo respiro.
    che era stanco, povero, e aveva ogni diritto di andarsene, benché fosse ancora stramaledettamente giovane.
    un blog – soprattutto questo blog – non è esattamente un social network e dunque non mi fa specie scrivere qui di queste cose, così come nel corso del tempo ho scritto di altre, altrettanto intime.
    questo è un blog sostanzialmente letto da amici o da chi mi è affine per sensibilità e condivisioni. è una stanza chiusa, una camera caritatis, un luogo dell’anima.
    ci sono una lunga serie di post in quest’ultimo anno, che raccontano di malattia, di ospedali, di addii.
    c’è il miracolato, la fine del mondo, l’elenco degli atti di esistenza in vita, il malato che fa la sceneggiata ogni due o tre perchè prima deve sistemare la figlia, ci sono le riflessioni sparse e continue sul tempo, sul dolore, sulla memoria, sulla necessità di ancorarsi a qualche punto per non perdersi.
    c’è la vicinanza affettiva di tutti voi, che siete stati sempre presenti e discreti. sempre.
    vorrei poter scrivere adesso la storia che raccontavo a mia figlia giovedì sera, per asciugarle le lacrime, quella del paradiso dei motociclisti, in cui non esistono limiti di velocità, non fanno le multe e soprattutto nessuno si infortuna mai.
    corrono come i pazzi, in questo MotoGP dove vincono tutti.
    al funerale, preceduto da un drappello di amici motociclisti, qualcuno ha detto sorridendo e commosso che mio padre avrebbe sbraitato, nel dover sopportare la lentezza del feretro e non potersi aggregare ai suoi compagni, nel non poterli sorpassare nell’ultima curva.
    da lui eredito l’onestà, la lealtà, l’etica come Grundnorme e un profondo senso della dignità e della compostezza.
    (ci sono anche delle nevrosi, un pessimismo cosmico, un sottofondo di infelicità cronica, l’ossessione della puntualità e altre storie. ma a caval donato non si guarda in bocca.)

  8. Omdahh Says:

    Tuo padre si allontana come una stella perchè tu sei la luce che rimane.

     
    Mi permetto di salutarlo con le modalità del semplice osservatore: 
     
    Al naturale 
    -Ci sono le stelle
     
     
    Poetico 
    – Quando c’è vento si vedono le stelle
     
     

  9. amelia1 Says:

    non in bocca. nell’anima, sì.
    mi permetto, perché l’ho vissuto, di dirti che il tempo del dono non ce lo immaginavamo affatto come un addio. invece.
    ogni giorno ti donerà di se stesso.

    amelia

  10. VENTODITERRA Says:

    Un abbraccio.

  11. pispa Says:

    le parole non contano, sei quello che senti, ora.
    pispa

  12. anonimo Says:

    Un abbraccio.

    p.

  13. anonimo Says:

    Ti abbraccio forte
    ghita

  14. giorgi Says:

    Mi dispiace tanto, ti abbraccio fortissimo anch’io. Un bacio, anche a tua figlia

  15. GipoScribantino Says:

    Un abbraccio, Flo.

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