Should the colon be sacrificed or may it be reformed?

E qua vi si devono dire parecchie cose. Innanzitutto che questo post parla di cacca.

In secondo luogo che la cacca non è qualcosa di privato, come finora abbiamo creduto, ma è qualcosa di tremendamente pubblico. Il passaggio dalla sua dimensione pubblica al fare della cacca un mezzo di controllo politico ed economico è brevissimo e si traduce nell’esercizio del potere sui corpi altrui.

In terzo luogo vi verrà detto che le cacche non sono tutte uguali. Alcune sono più controllate di altre, per ragioni che adesso vi verranno spiegate.

In quarto luogo si precisa che qui non si parla di Freud, di fasi anali e controlli sfinterici, con tutto quel che in psicologia clinica ne consegue o meno: avarizia, aridità, timore delle punizioni, autostima, fissazioni, ostinazioni, disorganizzazione e quant’altro. Nonzignore. Qua si parla di cacca e controllo sulle donne. Mo’ ve l’ho detto.

La frase che dà il titolo al post in realtà è il titolo di un articolo scientifico scritto nel 1893 da John Harvey Kellogg, medico chirurgo nonché papà del vegetarianismo nonché fratello di Will Keith Kellogg, che si impossessò della ricetta formulata dal fratello e fondò l’omonima azienda produttrice di cerali.

Il dottor Kellogg, quale membro devoto di una qualche chiesa americana, forse gli Avventisti, forse i Mormoni, era un uomo morigerato e timoroso di Dio, e ai suoi pazienti somministrava una dieta totalmente priva di derivati animali, aboliva alcol, caffeina e tabacco, mirando in questo modo sia alla pulizia del colon che all’abbattimento delle passioni.

In poche parole il cornflake nasce come purificatore e antiafrodisiaco.

Ammettiamo anche per un attimo che sia vero – e personalmente potrei sostenere il contrario, in termini tanto personali quanto oggettivamente energetici – e facciamo un passo ulteriore.

La maggior parte dei pazienti del dottor Kellogg erano delle pazienti. Donne affette dal dramma della costipazione che nella sua terapia, fatta di ricorso a cibi semplici,  salassi e purificazioni di ogni sorta, parevano trovare sollievo.

Ma andiamo avanti e pensiamo per un attimo a tutte le pubblicità sulla costipazione. Che si tratti di cereali, bifidi, lassativi o chissà quale altra sostanza per favorire l’evacuazione, il testimonial è sempre una donna. Spesso due. Una che è l’amica “liberata” e l’altra che invece si sente “prigioniera”.

Idem per tutto il marketing del mestruo, prima, durante e dopo quei giorni.

Ultimamente c’è una pubblicità sull’incontinenza, con tre amiche dinamiche sedute su una vetta di montagna. Avranno trentadue, trentacinque anni al massimo, e grazie al mitico pannolone hanno scalato la montagna senza bagnarsi i pantaloni. Ah, povero sesso debole!

Parallelamente, nel discorso della pubblicità, gli uomini evacuano senza drammi. Loro soffrono di altre cose.

Prendono aerei distrutti da riunioni snervanti e dall’emicrania e grazie all’ ammiccamento da parte della biondazza nordica di turno e pillolina di conforto, il mal di testa passa all’istante.

Condiscono insalate con oli senza trigliceridi, per saltare la cavallina oltre i cinquant’anni.

Restano bloccati da un mal di schiena a causa delle routine quotidiane che li vedono impegnati in attività di falegnameria, bricolage e trasporto carichi.

Loro si ammalano perché “fanno”. Noi perché “siamo”.

Ho letto un libro molto affascinante, carico di spunti e con una bibliografia corposissima che parte da Aristotele e finisce ai giorni nostri. Un libro che tratta della costruzione culturale della donna, a partire dal suo corpo, dalla sua fisiologia misteriosa.

Parrebbe dunque che il male e la malattia siano connaturati, consustanziati al corpo femminile. La donna è un essere pletorico, c’è da fare attenzione. Pandora il vaso lo porta dentro di sé.

Le malattie sessuali sono tutte veneree. D’altronde zeusee o gioviali sarebbe cacofonico o incongruo, ammettiamolo.

Nel caso degli uomini, invece, lo stato di malattia proviene per lo più da agenti e fattori esterni, da equazioni elementari e principi di azione e reazione.

Vale a dire che l’uomo ha un corpo, e poi anche tutto il resto, mentre invece la donna è un corpo e tutta la messa in cultura si svolge a partire dalla cavità in cui si annidano sangue, cacche, sperma. Umori prodotti in autonomia, proprio a causa della diversa composizione istologica, ormonale, oppure assunti per impregnazione. Il discorso dell’impregnazione è molto interessante, riguarda tra le altre cose l’azione salvifica del seme maschile su questa povera crista malaticcia. Ti salvo e ti domino. Ti impregno e ti trasformo.

Mi ha fatto venire in mente il bukkake e il gokkun, mi ha fatto venire in mente tutta una serie di videogiochi incentrati sulla figura delle gigantesse, creature cibernetiche enormi che si nutrono di piccoli omini. Il concetto di impregnazione va oltre il tempo e le culture. E’ fondante. E poi l’altra faccia di questo ventre misterioso che tutto inghiotte e tutto contiene. La Grandi Viscere che incombono, che incessantemente prendono e rilasciano, sporcano il mondo e al tempo stesso lo creano, dando vita.

Questo signor Remaury, l’autore del libro,  analizza il linguaggio della cosmetica e descrive questa povera Donna da sempre alle prese con l’ambiguità delle definizioni: da un lato una certa mollezza fisica,  una porosità del corpo, sotto le perenne minaccia di agenti interni ed esterni che non le lasciano pace. Dall’altro quest’appetito insaziabile che va contenuto e placato, per evitare la distruzione del genere maschile.

Descrive mirabilmente il senso di colpa che grava sulle Donne per tutte le trasgressioni che eventualmente vogliano agire contro l’ideale di salute e di bellezza imposto dall’alto. Le rende responsabili della salute dell’intero corpo sociale e – al tempo stesso – della sua perdizione.

La Donna è un Monatto.

Insomma, una gabbia dalla quale non si riesce ad uscire se non travestendosi con altri stereotipi a mo’ di mantello per tentare una fuga, peraltro  verso non si sa dove.

Giorni fa segnalavo su facebook questo articolo, che riassume un po’ il senso della faccenda.

E dunque questo corpo poroso, freddo e umido, ha il potere di trattenere e rilasciare come spugna.

Il corpo della donna – che assomma in sé corpo, cervello, psiche e immaginario altrui – può far ammalare il corpo sociale maschile, diffondendo ogni sorta di malattia venerea e psichica. Va dunque curato, fatto oggetto di prevenzione e profilassi, osservato, sezionato e ricomposto in forme gradite e accettabili per il mantenimento dell’ordine.

Ecco perché dovete fare la cacca tutti i giorni.

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15 Risposte to “Should the colon be sacrificed or may it be reformed?”

  1. Flounder Says:

    (se qualcuno commenta: che post di merda!, mi arrabbio forte, eh! 😀 )
     

  2. didolasplendida Says:

    non dico post di merda ma che siamo nella merda si!
    se avessi saputo che la mia defecata giornaliera doveva servire a questo popò di maschilismo ebbene mi sarei rifiutata, a costo di scoppiare e di schiattare
    e dove la mettiamo la tesi pseudoscientifica che se non hai figli, quindi non servi come campo di coltivazione, ti ammali, muori prima o muori dopo ma con qualche malattia?

  3. HangingRock Says:

    ma la cacca dell’uomo ha una funzione diversa dalla cacca della donna? e come si pone la pipì in questo quadro? la pipì pesa senz’altro di più nella differenza di genere.

    ora quasiquasi vado a pensarci un po’ nel luogo che più di ogni altro si presta a tali riflessioni (non è il letto, come si potrebbe facilmente pensare!) 🙂

  4. didolasplendida Says:

    per il marketing del mestruo però la vedo difficile

  5. Flounder Says:

    dice che il blog fa ostracismo, che separa il grano dal loglio, i commentatori che stanno di qua da quelli che stanno di là.
    dice che si difende a colpi di firewall rotante.
    io mica lo so.

    allora ne approfitto e copincollo il commento di un ostracizzato:

    L´idea che mi sono fatto è che il corpo femminile è molto più potente di quello maschile. Non siete capaci di parcheggiare (si entra sempre in retromarcia!) però ammetto che il vostro corpo è misterioso, complesso. L´immagine dell´uomo che purifica durante l´inseminazione è molto suggestiva ma è solo una notevole soluzione retorica (mica poco), perché è l´esatto contrario visto da me, siete voi che benedite acque inanimate. Se l´umanità è arrivata fino a qui è solo per merito vostro e del vostro equipaggiamento. E poi noi faremo pure la cacca tutti i giorni, però perdiamo i capelli e moriamo prima di voi. Per quanto riguarda la pubblicità, voi sarete strumentalizzate, e vi disegnano deboli, però considera che a noi giungono email da donne misteriose che dicono, enlarge your penis gianni (che uno pensa poi che è la fidanzata che ti manda questi messaggi) oppure certe sul viagra pure peggio, insomma pure noi siamo ostaggio del nostro corpo.
    also spracht Gianni

  6. Flounder Says:

    poi torno e parliamo seriamente, che oggi non è cosa.

  7. anonimo Says:

    Boia dè, un pochino maschilista?

    😀

  8. anonimo Says:

    Ho commentato io, qui sopra. ho dimenticato di firmare!
    Lindalov

  9. elsecretario71 Says:

  10. elsecretario71 Says:

  11. anonimo Says:

    E’ per questo che tendo allo stitico: non gliela voglio dare vinta, mannaggia. Comunque il migliore è lo spot sull’incontinenza con le trentenni.

  12. Flounder Says:

    in verità io non so se e come si comporrà mai la controversa questione.
    negli ultimi trent’anni, parallelamente a una maggiore assunzione di responsabilità femminili in un mondo tradizionalmente maschile, mi pare che si assista a una regressione dell’immaginario legato alla donna, anche e soprattutto in relazione all’iconografia.
    discutevo giorni fa con un altro blogger di come l’Altro venga spesso ridotto all’inorganico perché si possa meglio dominare. è il caso dei conflitti etnici, per esempio o degli stupri razziali.
    mi pare che lo stesso avvenga anche nelle società apparentemente civili.
    la riduzione dell’organico all’inorganico passa attraverso lo smembramento dei corpi, ad esempio. o in generale attraverso la riduzione dell’olos, dell’intero, alle sue singole componenti, che diventano oggetto e talvolta feticcio.
    mi pare che questo discorso sia assolutamente imperante nello sguardo che viene rivolto alla donna, sia ad esempio attraverso riprese televisive che zoomano improvvisamente su parti del corpo, sia attraverso la pornografia, che si focalizza ormai esclusivamente sul dettaglio anatomico privato del contesto, denudato, iperdepilato, forzato.
    le labbra delle donne, ritratte dalla pubblicità cosmetica e non solo, ce le mostrano sempre più in questa posizione di stand-by. non sono più sorrisi, ma bocche sempre più simili a quelle delle bambole gonfiabili.
    la mia idea è che di fronte a una "sostanza" femminile impura o che comunque spaventa perché segreta, non governabile, sconosciuta, prevalga oggi la cancellazione di quella stessa sostanza, attraverso la sua scomposizione.
    io in certi giorni mi metto proprio paura, eh!

  13. Omdahh Says:

    La donna per nove mesi contiene un Altro che non caca e non piscia.
    Che esiste senza "rifiuti" autonomi.

     
    Sembrerebbe il massimo dell’inorganico…

  14. Flounder Says:

    non confondiamo la biologia con la cultura 🙂

  15. Flounder Says:

    leggo questa mattina, da un testo che sto consultando:
    L’uomo crea, la donna procrea. Il primo con la mente, l’altra con il corpo. Per la Natura la conservazione della specie è talmente importante che essa è stata avara con la donna concedendole una scarsa capacità creativa nel campo spirituale per non distrarla dal suo compito. Il progresso culturale dell’umanità è quasi interamente opera dell’uomo e lo sarà anche in futuro, perché lo spirito creativo non si può acquisire con l’educazione o l’emancipazione.
    L’autore è Fritz Kahn, il testo della seconda metà degli anni ’60, e pubblicato tradotto in Italia nel 1985.

    Libro che a prenderlo seriamente viene da piangere, ma se si legge in chiave ironica, non marca di fornire spunti deliziosi, specie al capitolo sul matrimonio, dove si sconsiglia all’uomo di contrarre nozze con donne lesbiche, eccessivamente intelligenti o dai tratti fanciulleschi anche in età adulta. Queste ultime, a causa di una inevitabile corrispondenza tra fattezze somatiche e uteri retroflessi, e dunque incapaci di garantire eredi.

    accattatavillo.

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