Babbo Natale non deve morire. Sottotitolo: la solita favoletta moralistica che vi propino ogni anno. Quest'anno pure peggio.

Elfi, gnomi, goblin, folletti e tutti gli abitanti del "mondo di là" sono nervosi, insofferenti.

Sentono il peso di un’agitazione sopra le loro teste e non possono porre rimedio. Un’incertezza.

Li vedi andarsene in giro per la foresta distratti, intenti a perdere tempo. Siedono negli angoli più bui dei grandi negozi di giocattoli senza alcun interesse a ciò che accade intorno a loro. Sono apatici.

E’ come se – dice uno – come se non credessi più nel Natale, ecco. Sento la fiducia vacillare.

Ma no, che dici – gli risponde l’altro – è una crisi temporanea, vedi che prima o poi gli passa.

Io non credo che gli passerà, i medici sono stati chiari. Lui è furioso.

Gli passerà, gli passerà. Come quella volta che riformarono il calendario e tenne il broncio per un po’. Poi gli passa, vedrai.

Insomma, il problema arriva dall’alto, dal Quartier Generale.

I medici sono stati chiari: glicemia che a digiuno oltrepassa i duecentocinquanta, trigliceridi a trecento e quel dolore retrosternale che non accenna a scomparire. Per non parlare del fegato e di un principio di gotta.

Così non si va da nessuna parte. O si cura o cede il posto.

Senza contare che le direttive dell’OMS  sul punto sono inequivocabili: quest’uomo rappresenta un antimodello, influisce sull’opinione pubblica e smantella tutto il discorso sulla prevenzione. Così non si va da nessuna parte.

Sto benissimo, bofonchia il vecchio, cercando di allacciarsi i pantaloni dello scorso anno, senza alcuna speranza di riuscirci. Vi ho detto che sto benissimo e non intendo prepensionarmi per far piacere a uno di questi giovanottini efebici e smilzi alle prime armi.

Le renne si scambiano uno sguardo che la dice lunga: l’anno scorso hanno sopportato quello che credevano fosse il carico maggiore dalla notte dei tempi, di più non possono. Proprio non possono, non è questione di cattiva volontà, diamine. Lo faccia almeno per loro.

E se…e se le affiancassimo uno stagista, per quest’anno?

Non ho bisogno di stagisti né di veline.

Potremmo pure ipotizzare un’operazione di facciata, una cosa ben costruita e nel frattempo lei si ritira per un paio di settimane in una beauty-farm dove la rimettono un po’ in sesto…sa quei programmi di frullati e crudité e poi tanto movimento, respirazione, meditazione? Che dice?

Fuoooori di quiiiiii, tuona Babbo Natale col suo vocione.

Quando finalmente è solo si porta la mano al petto: questo dolore non accenna a diminuire, lo sa. Non dovrebbero farlo arrabbiare, ogni volta è peggio. Si siede un po’ affannato e di colpo si assopisce e inizia a sognare.

E’ la notte del 24 dicembre di molti decenni addietro. Fa freddo e sulla slitta il vento è radente.

Sta sorvolando l’Europa: qua e là brilla qualche fuoco, si sente odore di gas e carne bruciata. Si sposta sugli Stati Uniti. L’albero di Natale del Rockfeller Center è enorme, le due renne chiuse in gabbia ai lati della Prometheus Fountain si vergognano un po’ di essere lì, dopo quanto successo nel Pacifico.

Pochi giorni prima ha ricevuto una letterina da una ragazza che si chiama Hilda Dajč, che gli racconta quanto sta accadendo a Belgrado. Una lettera che lui conserva gelosamente, anche oggi che lì, in quel posto, c’è una bellissima discoteca e tutti hanno dimenticato.

Babbo Natale russa. Lo sanno tutti gli abitanti di Rovaniemi, che hanno le case con le pareti insonorizzate per riuscire a dormire nel resto dell’anno.

E sanno anche che quando Babbo Natale russa non bisogna mai svegliarlo: sta espellendo tutta la cattiveria del mondo, la fa a pezzetti, la trasforma in suono. E’ per questo che c’è tanto freddo e tanta neve, da quelle parti: il suo respiro, durante la notte, gela tutto quello che c’è all’intorno.

 

Certo, all’epoca avrebbero potuto opporsi, come quando una comunità si oppone alla costruzione di un inceneritore o al passaggio di un’autostrada, ma erano brava gente e hanno subito capito la gravità del problema.

Fuori dalla stanza i medici e i responsabili di marketing fanno capannello: i secondi sono sconfortati, e i primi soffiano sul fuoco. Ci sono alcuni economisti di fama internazionale  che non sanno che pesci prendere: il punto di pareggio non si riesce a raggiungere e occorre che Babbo Natale si faccia carico di risolvere la questione. Anche i bambini cattivi hanno diritto a tutto quello che chiedono: sennò ci saranno scorte inutilizzate che non potranno essere smaltite, con tutto quel che ne conseguirà.

Babbo Natale spalanca la porta dello studio e li aggredisce a colpi di pancione, mentre tuona: via di qui, non ci saranno contrattazioni. Non voglio royalties, non voglio indicazioni, non entro in partecipazioni societarie, non rinuncio alla pizza e soprattutto – SOPRATTUTTO – toglietemi dai piedi quello stilista frocio che mi ha sostituito la pelliccia d’orso con piume di struzzo ecologiche e mi ha fatto le pinces ai pantaloni.

Momento di sgomento.

Uno degli account alza timidamente il dito. Con voce tremante dice: lei non dovrebbe usare quella parola. Non è gentile.

Quale parola?

Quella che ha appena detto.

Pinces? Struzzo? Stilista?

No, quell’altra. Quella che non posso ripetere, non è politicamente corretto.

Tutti gli altri si producono in uno sguardo d’assenso, mormorano: embè, sì, non sta mica bene dire così.

Volete dirmi che non è frocio?, chiede Babbo Natale.

No, no. Cioè sì. E’ solo che quella parola lì non va bene. Non dovrebbe usarla.

La renna Rudolf si avvicina e gli bramisce qualcosa all’orecchio. Per un attimo parlottano. Babbo Natale ribatte: se la mettiamo così nemmeno obeso va bene. E neppure vecchio rincoglionito.

L’account si rivolge agli altri come a cercare una soluzione, ma all’improvviso sembrano tutti distratti.

Allora?, chiede Babbo Natale con la frusta dalla parte del manico. Allora?

Ha ragione, scatta l’account. Le toglieremo il frocio dalle palle, vecchio rincoglionito obeso del cazzo! Ma in cambio lei ci lancia la ragazza sul mercato.

Quale ragazza?

Sheila, la ventenne che le abbiamo presentato la settimana scorsa. Se la porta sulla slitta e finge che sia la sua fidanzata.

Ma se avrà almeno centovent’anni meno di me! Non è bello, questo. Non va bene, preferisco riavere il frocio e le pinces.

Lei non può fare quello che vuole!

E chi lo ha detto?

Attimo di panico. Avanza un giapponese dallo sguardo impassibile: lo dico io. Sono il più grande fabbricante di giochi elettronici del mondo. E’ a noi, che deve la sua popolarità degli ultimi anni. Le conviene andare in giro con la ragazza prima che facciamo un’altra Pearl Harbor.

L’account suda e bisbiglia: non sta bene dire questo, cerchiamo di abbassare un po’ i toni, tutti.

Babbo Natale si sente mancare, il dolore alle costole non gli dà tregua. Non era questo, che voleva. No, davvero.

Se è questo che volete – che volete davvero – allora io mi ritiro. Se è questo che volete io mi ritiro, ma se solo uno di voi, uno qualsiasi, si permette di sfruttare il mio nome come logo commerciale, io lo trascino in Tribunale, dove sapete che la battaglia è persa davvero.Non c’è un solo cavillo cui possiate appigliarvi, ho la proprietà di tutti i marchi: da Santa Claus a Nonno Gelo, da Deda Mraz a Jólamaður, compresi Dancer, Prancer, Vixen e tutti gli altri.

Un vento gelido soffia nell’anticamera. Eppure Babbo Natale è sveglio, non sta russando. Qualcuno deve aver aperto una finestra, da qualche parte.

Tutti gli occhi sono fissi sul giapponese, che resta impassibile: nessun problema. Sapremo sostituirla egregiamente senza arrecarle offesa.

Escono tutti. Babbo Natale congeda anche Rudolf e si accascia sulla sua vecchia poltrona.

Da un cassetto della scrivania tira fuori un foglio sgualcito e si piazza gli occhiali sul naso:

Caro Babbo Natale,

non so se riceverai mai questa mia lettera, ma se fosse possibile vorrei che mi rispondessi. Mi raccontano i miei genitori che tanti anni fa scendevi attraverso i camini e lasciavi dolci e piccoli giocattoli nelle calze dei bambini buoni. Mi raccontano anche che ti muovi su una slitta trainata da otto renne e che vivi in un paese chiamato Finlandia. Io ho nove anni e mezzo e so che qui solo alcuni hanno il camino. Noi no, ad esempio. So anche – me lo ha spiegato il mio papà che lavora in un grande ufficio – che anche la Finlandia si trova in Europa e che tu vivi lì, ma tecnicamente sei una specie di extracomunitario. Volevo chiederti, caro Babbo Natale, non se esisti veramente, io ci credo, ma se prendi tante medicine come Michael Jackson per mantenerti giovane. E anche se hai una moglie, o è morta come mia nonna o se hai dei figli, che lavoro fanno. Insomma, queste cose qua. E poi per ultimo vorrei sapere dove prendi i soldi per  i regali. Papà dice che molti ricchi portano via dalle banche tutti i soldi e li mettono in altri paesi, per non farsi scoprire. Tu, per esempio, come fai?

Tuo affezionato Lillo da Ragusa.

 

Caro Lillo,

vorrei risponderti accuratamente

così inizia la lettera. Poi si alza e fa un giro della scrivania. Imbocca un cioccolatino. Apre un altro cassetto della scrivania e tira fuori una pistola. Gioca con la canna, se la passa tra il collo e la tempia, la riscalda con la sua manona e sorride. Per la prima volta ha voglia di essere bastardo, di essere come tutti.

Caro Lillo,

prendo moltissime medicine, è vero. Mi servono a mantenermi giovane e forte, funzionano meglio se le mischio con dei liquoracci forti che vendono da queste parti.  Non ho mai avuto moglie, ma ho amato molto alcuni bambini che poi ho dovuto uccidere, perché non raccontassero ciò che avevano visto e fatto con me, e posso assicurarti che non c’era nulla di edificante, in queste storie. Se non conosci la parola edificante fattela spiegare dal tuo papà. Grazie al mio stato di apolide evado sistematicamente le tasse senza essere perseguito. Vorrei poterti dire di più, ma poi sarei costretto a uccidere anche te e la tua sorellina e forse è il caso che mi fermi. Troverai nella busta qualche banconota che ho falsificato di recente. Sono fatte bene, puoi spenderle senza rischio.

Quest’anno non avrete Babbo Natale, non lo avrete mai più. Probabilmente al mio posto ci sarà un frocetto palestrato, un tronista. La colpa è del signor Yasuda, un muso giallo dal cazzo piccolo. Scusami per questa parolaccia, ma ogni tanto scappano anche a me.

Per ultimo vorrei dirti che non ho figli, sono troppo impegnativi e non crescono mai.

Tuo Babbo Natale

 

Ci siamo, Rudolf, ho finito. Spedisci questa lettera per me.

Poi si inginocchia davanti alla finestra, guarda il cielo per un’ultima volta e si tira un colpo in bocca. Il testamento lo ha scritto molti anni prima, quando ha cominciato a intuire. E’ zeppo di nomi, cognomi e responsabilità. Forse insabbieranno tutto, chissà.

Il Natale non esiste. Il Natale è una truffa alla nigeriana.

Babbo Natale non ha più voglia di giocare. Babbo Natale non vuole più fare il prestanome.

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11 Risposte to “Babbo Natale non deve morire. Sottotitolo: la solita favoletta moralistica che vi propino ogni anno. Quest'anno pure peggio.”

  1. 8e49 Says:

    è che è difficile commentare questo post, ci son dentro, mascherate, moltissime cose (o almeno io ce le ho viste) quindi tocca leggerlo più volte e rimanere sempre lì, un po’ spiazzati (come sai a me personalmente rimanere spiazzato riesce bene) (ora vado ad allenarmi ad aggredire le genti a colpi di pancione, anche questo mi riesce bene, ultimamente)

  2. Flounder Says:

    è che tu parti da un buon principio di cooperazione, come dice Quine. possiedi la carità interpretativa, la grande virtù di pensare che ciò che non sia apparentemente chiaro o comprensibile d’acchito sia comunque portatore di senso. 🙂
    dico che è una grande virtù perché a me difetta e mi complica non poco la vita.

    pensavo ieri mattina, mentre lo scrivevo senza pensare (che sì, è così, i contenuti sedimentano e poi escono nelle forme che vogliono loro, e qua dentro si annidano tanti di quei fatti che la metà basterebbero), ecco pensavo ieri mattina che per un fatto di consuetudine il Natale non poteva iniziare fino a che io non scrivevo il post di Natale.
    poi l’ho scritto e il Natale non è cominciato lo stesso, anzi, potrei dire che se ne è andato del tutto.
    se si potesse riformare il calendario almeno solo per quest’anno e farlo slittare verso la fine di febbraio, io ne sarei grata.

  3. anonimo Says:

    mi hai fatto ricordare che avevo in mente un post sul Natale, forse domani lo scrivo
    se non dovessi scriverlo o come è più probabile se nessuno dovesse leggerlo, intanto vorrei dire che il ciccione in rosso non frequentava il natale della mia infanzia; nè lui, nè i regali; c’era un albero finto spellacchiato ed ecologicamente sempre con le stesse palle che si rompevano di anno in anno, perchè erano di vetro soffiato, e una me la mangiai pure, o meglio i suoi pezzetti mi furono estratti con la pinzetta dalla lingua. I regali, sempre approssimativi, rispetto alle nostre desiderata, ce li portava la befana, che mi faceva pure una certa paura, comunque molto emozionante. Quando poi mia madre mi spiegò la verità, pure seccata dal fatto che non c’ero ancora arrivato, mi feci regalare una radiolina tascabile, quelle che sisentivano le partite la domenica, girai le spalle al Natale e me lo sono andato a cercare molto dopo; quando ho cominciato a lavorare, ma questa è un’altra storia,
    siamo quì per seppellire Cesare, non per lodarlo, baci

    cav

  4. aitan Says:

     Meno male che ci restano la Befana, Batman e Berlusconi, va
    !

  5. Flounder Says:

    foto di Hanging Rock

  6. giorgi Says:

    auguri flo, troppo di corsa per leggere la tua storia natalizia. Baci baci

  7. anonimo Says:

    Il nostro sistema sanitario ci chiama a raffinare le tecniche esistenti per la raccolta di informazioni per la salute della famiglia e di sviluppare metodi più precisi, sia possibile e opportuno per consentire al medico di famiglia per ottenere la diagnosi corretta della situazione sanitaria della famiglia, per realizzare un intervento mirato prevenzione della salute. per la necessità di una migliore salute delle droghe buone che si possono ottenere in Online Pharmacy

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  11. anonimo Says:

    buongiorno Utopie tendono ad essere le teorie o credenze sul concetto di comunità come associazione di volontariato il cui scopo è il bene comune, tipo e pari relazioni. Ci sono molti esempi e una quantità di documentazione su entrambi i soggetti della comunità 'e' utopia ', ma non necessariamente i due termini sono collegati. Per esempio, una 'comunità' è una comunità e di una utopia, il libro di Tommaso Moro Utopia è un'utopia e di una 'missione' è una comunità. buy viagra

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