Piovono pietre

 

Alla fine dispiace dirlo, ma il bilancio è in perdita. Perdita netta. E, quel che è peggio, al momento la stanza di compensazione è angusta

Nei giorni mi accorgo che le perdite, apparentemente creatrici di vuoti, in realtà si condensano e diventano macigni, pietre disseminate sulla strada che rendono il cammino difficoltoso. Diventano steli commemorative, ragnatele, trappole nascoste dall’erba alta.

Diventano incubi, paure del futuro, instabilità del presente.

Bisognerebbe cercare di essere un po’ felici, malgrado tutto. Ma mi accorgo che non ci riesco.

E nemmeno basta immaginare che concluso un anno si possa tirare una riga e andare a quella sotto.

Le pietre continuano a piovere dall’alto, sono grandine e danno freddo.

La vena malinconica mi si ingrossa sul collo e sposa quelle della rabbia che da anni mi segnano le braccia.

Il senso di perdita sovrasta tutto, è insidioso. Si annida tra fascicoli bene ordinati: contributi, ricevute, atti di compravendita, assicurazioni auto e moto, pagelle scolastiche, fotografie con la data sul retro, cartelline di plastica numerate.

Pensavo nei giorni passati che quando le persone spariscono, oltre al mondo degli affetti e dei ricordi, si sottraggono a funzioni precise, tanto pratiche quanto emotive, che da quel momento in poi dovrebbero essere assolte da altri o ripartite tra chi resta. Può capitare anche che invece non accada nulla, almeno temporaneamente, e che, per dirla con una metafora, ci si debba rassegnare a mangiare su un tavolo che ha perso una gamba, e sorreggerlo a turno.

Può darsi che qualcuno non voglia sorreggerlo e al suo turno si scatafasci tutto. O che qualcuno si dia il compito di sorreggerlo per tutti, e gli venga un bicipite così, sproporzionato. O anche che qualcuno lo sorregga, ma gli altri commensali continuino ad avere l’idea che i piatti stiano scivolando irrimediabilmente verso il pavimento e brontolino tutto il tempo.

Il bilancio è gravemente in perdita. E sono enormemente scontenta di me. Per tutto quello che da me promana e per le forme che prende.

Gesti e parole troppo sopra le righe. O troppo sotto. In ogni caso inadeguate.

L’aplomb, mio punto di forza da sempre, è scomparso. Scatto per un nonnulla, sono incapace di qualsiasi forma di continenza, ho istinti distruttivi e un umore ingovernabile.

E un’ansia che mi consuma la carne.

Nel pomeriggio ho stilato un lungo elenco, per temi e tempi. Dettagliato e preciso.

Gli elenchi mi rilassano, come le routine. Come l’ordine alfabetico, come i cicli ritmicamente scanditi.

Ci ho messo ciò che voglio e ciò che non voglio, ciò che desidero e ciò cui sono disposta a rinunciare, ciò che non tollero più nella mia vita e ciò per cui sono disposta al compromesso. Ciò che può essere corretto e i modi possibili. Ciò di cui si deve prendere atto che non può essere modificato. Impegni da mantenere, date da rispettare, progetti da rinegoziare o da abbandonare.

Ho impiegato due ore e alla fine avevo la mappa della mia vita. Impossibile orientarmi, al momento.

Uno di questi giorni la riguarderò e ci troverò probabilmente la X che segna il luogo del tesoro.

Uno di questi giorni spero di ritrovarmi nel punto in cui mi sono lasciata. O anche un poco oltre.

Vorrei un 2010 in cui piovono uva passa e fichi secchi. E stelle cadenti per rinnovare i desideri.

Intanto noi – signora Flounder e Secretario – ce ne andiamo a Gerusalemme a cercare un po’ di bene (e di liberazione).

Era la notte, e ‘l suo stellato velo  chiaro spiegava e senza nube alcuna;  

e già spargea rai luminosi e gelo  di vive perle la sorgente luna.  

L’innamorata donna iva co’l cielo le sue fiamme sfogando ad una ad una;  

e secretari del suo amore antico fea i muti campi e quel silenzio amico.

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14 Risposte to “Piovono pietre”

  1. aitan Says:

    Ma poi quando tornate da Gerusalemme, tutti carichi di uva passa, fichi secchi e stelle cadenti, ci voglio stare anch’io intorno a quel tavolo (sperando di riuscire a sorreggerlo almeno per un po’, e un po’ anche ad appoggiarmi come se ci fossero tutte e quattro le gambe, insieme a tutto quel ben di dio e le nostre chiacchiere allegre o quasi allegre.)

  2. hobbs Says:

    buon viaggio. appena posso, ti regalo un sestante.

    H.

  3. Flounder Says:

    Ogni anno decine di migliaia di turisti calano su Gerusalemme per ripercorrere il cammino dei profeti, e alcuni di loro tornano dal viaggio credendo di essere loro stessi i profeti. Questa patologia, ufficialmente riconosciuta dalla medicina, è un disturbo psichico chiamato Sindrome di Gerusalemme.
    Questa Sindrome fu documentata per la prima volta dal dr. Heinz Herman.

    ovviamente me ne ammalerò, come gli studenti di medicina del primo anno.

  4. Flounder Says:

    Sindrome di Gerusalemme
    (mi riconosco già il sintomo della creazione di sermoni, nonché il bisogno irrefrenabile di istituirmi in processione)

  5. anonimo Says:

    te lo auguro e ve lo auguro ogni bene, e meglio|
    Chissà perchè tutti e tutto a jerusalem, cristologicamente sarebbe Bethlem il luogo di nascita del bene, mentre il luogo del santo sepolcro è stato ed è il luogo di nascita di mali antichi, nuovi ed immortali,
    ad ogni buon conto shalom a voi!

  6. elsecretario71 Says:

     e allora × ×¡×™×¢×” טובה 

  7. anonimo Says:

    io dico che tra le tante perdite che tolgono e poi ingombrano di pietre le vie e i cieli, la perdita del tuo aplomb sia già un vagito di rinascita. Tante volte avrei voluto tirarti per un polso e strapparti via da quella gabbia del tuo aplomb; ora mi sembra che ci sa respiro nella rabbia ingovernata/abile e sacrosanta e forse di là si ricomincia, più forti perché più manifestamente fragili. Cold riritto ad esserlo. E a piangerne. E con le lacrime innaffiare la nuova pianta, la nuova mappa, la nuova via e una semina di stelle, fichi ed uva passa. Ti abbraccio, Rita

  8. Flounder Says:

    lo penso anche io, zarit.
    è solo che non mi so dosare.
    peggio per voi 🙂

  9. didolasplendida Says:

    dimmi il giorno esatto della processione
    preparerò le vesti
    e non vorrei mancare dal parrucchiere!
    ha ragione Rita sei troppo applombata, disapplombati un pò.
    Gerusalemme, Betlemme ricordano bambinelli
    che tu possa tornare/ritornare bambina
    e senti a me
    fregatene del tavolo che crolla
    prima o poi qualcuno lo rimetterà a posto
    e un’ultima cosa
    ma qualcosa di meno calorico di fichi e uva passa?
    divertitevi
    tornate presto e non fatemi stare col pensiero

  10. anonimo Says:

    beh buon anno…

  11. anonimo Says:

    buon anno, auguri e cose buone a voi viaggiatori!
    Tanto, tanto di cappello al tuo scrivere, al tuo prendere tutto quello che tieni in corpo e mettercelo quì, senza vuoto a rendere, e tantomeno a perdere. Grazie!
    Salam aleikum!

    cavaliere (del Tempio, in omaggio al vostro viaggio)

  12. ipsediggy Says:

    addirittura enormemente?
    ma coi fiori? mica che avrai smesso..
    a gerusalemme occhio ai medjoul! altroché uva e fichi 😉 e, mi raccomando, che sian palestinesi!

  13. giorgi Says:

    Buon anno, donna Flo’, pieno di fichi secchi, uva passa, stelle cadenti e desideri da realizzare

  14. Flounder Says:

    fra un po’ partono i resoconti 🙂

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