Dimmi che kippa hai e ti dirò chi sei.

E allora a monte di tutto si deve sapere che il Secretario è uno storico rigorosissimo, “che conosce a memoria tutti i libri di Omero, li ripassa tre volte la mattina”. Io invece no.

Io mo’ mi dici una cosa e mo’ me la scordo. E soprattutto mi muovo per approssimazioni e giudizi sommari.
Il Secretario mi ha spiegato per almeno quattro giorni consecutivi tutti i fatti del Primo Tempio, del Secondo Tempio, di Tito, Adriano e Costantino. I mamelucchi, gli ayubbidi, i fatimidi. Erode, i Maccabei e non so quante altre cose. Io per un po’ me li sono ricordati, poi ho fatto finta di ricordarmeli e alla fine sono pervenuta a grandi e generiche conclusioni, che adesso riporterò qui attirandomi discredito intellettuale e anche un poco di ridicolo.
Prima conclusione: gli ebrei si dividono in due grandi categorie, i belli e i meno belli.
I belli sono gli ashkenaziti, alti, biondi e occhi azzurri, un poco troppo magrolini ma eleganti. I meno belli sono i sefarditi, bassi, tarchiati e un poco trasandati, coi capelli neri e gli occhi scuri e intensi.
In comune hanno un sacco di figli, almeno quattro, una circoncisione, i ricciolini  e lo Shabbat del villaggio.
Seconda conclusione: ci sono ebrei ortodossi, che si chiamano haredim ed ebrei non religiosi.
Terza conclusione: gli ebrei ortodossi si dividono in due grandi gruppi.
I primi si chiamano chassidim, cantano, ballano, si ubriacano e talvolta palpano le tette alle ragazze nubili. I secondi si chiamano mitnagedim e passano buona parte del loro tempo a criticare i costumi sessuali dei chassidim, ma non senza una certa confusione (e forse anche un poco di invidia), come si può leggere qui.
Quarta conclusione: essere ebrei è un fatto di stile.
E veniamo dunque alla kippa.
Ci sono quelle di raso, quelle di velluto, quelle all’uncinetto nere, quelle all’uncinetto colorate.
Poi ci sono i cappelli, con le tese larghe e strette, oppure tondi tondi di pelliccia, gli schtreimel.

 

Poi ci sono i cappotti neri di panno, quelli di raso, quelli coi bottoni e quelli con la cintura, le vestaglie bianche, quelle bianche a righine verticali, le maglie della salute con i fili appesi ai fianchi, i lacci di pelle per pregare che sembrano accessori sadomaso. Insomma, questa cosa secondo me è di un fashion terribile.

Se hai il cappello così sei antisionista, se hai la kippa colì sei moderato. Se invece ce l’hai fatta così prima o poi farai un colpo di stato. Quelli che hanno lo schtreimel vanno in giro con la cappelliera in mano, perché costa un sacco di soldi e non si deve rovinare.

Quelli con la kippa così mangiano kasher, quelli col cappello colì mangiano glatt kasher, che è un super kasher di cui non abbiamo ben capito le regole. Un giorno abbiamo mangiato un panino al salmone glatt kasher che era buonissimo, ma secondo me dipende solo dal fatto che erano quasi le tre del pomeriggio. In compenso il caffè faceva schifo, ancorché fosse un glatt caffè.

Tutti questi signori neri neri coi ricciolini abitano in un quartiere che si chiama Mea Shearim, dove al venerdì si organizza puntualmente una sfilata di moda, che culmina in una grande abboffata: lo Shabbat. Dopo cena, alcuni si astengono dalle carni, perché è peccato, altri invece sollazzano le proprie mogli, sostenendo che il sesso al venerdì costituisca buona azione doppia.

Da un punto di vista che ci sembra obiettivo e incontrovertibile, sosteniamo la tesi di questi ultimi e siamo disposti anche a discuterne per ore, se richiesti.

In questa Mea Shearim si deve andare tutti vestiti composti e castigati sennò si arrabbiano e volendo ti possono pure prendere a sassate. Secondo alcuni allo scoccare della fatidica ora dovresti anche lasciare l’auto là dove ti trovi e proseguire a piedi.

Questi signori non hanno la tv, non hanno il pc, non possono usare il web e nessuna di queste diavolerie moderne che inducono in tentazione. In compenso hanno tutti un  telefonino, ma il venerdì, se proprio proprio sono costretti a telefonare, hanno una tariffa più cara degli altri giorni, perché anche telefonare è un poco peccato e si sa che il peccato ha un prezzo da pagare.

Questi signori portano tutti gli occhiali perché studiano dalla mattina alla sera. Alcuni malevoli potrebbero tuttavia insinuare che i mitnagedim, quelli un poco bigotti, li indossino per eccesso di pratica autoerotica, ma non abbiamo prove a riguardo.

Poiché devono studiare, non possono lavorare e lo Stato provvede al loro mantenimento, benché buona parte di loro non riconosca la sovranità statale. Ma siccome fanno pendere la bilancia delle maggioranze in Parlamento, se li tengono buoni. Tipo come succede con la Lega.

Ultimamente poiché pare che le sovvenzioni statali stiano diminuendo, le mogli dei signori hanno iniziato a frequentare dei corsi di avviamento al lavoro, fianco a fianco con donne non religiose.
Il che, prima o poi, non sarà privo di conseguenze. Lifting, siliconi e botulini arriveranno anche qui, tanto per cominciare.
I più ricchi tra loro se ne sono andati a vivere nella città vecchia, che è divisa in tre quartieri:  quello arabo, fetente e zozzoso, sembra la Pignasecca a Napoli; quello cristiano è piuttosto pulito e sembra una Disneyland religiosa; quello ebreo, infine, è New York.
Per entrare in Sinagoga il Secretario si è comprato la kippa nera all’uncinetto, piccola piccola. Sarà quella dei  moderati liberali di sinistra,  quella del transgiudaismo o del giudaismo postdenominazionale? Vai a saperlo!

In verità sotto sotto io so che voleva quella con Pippo e Topolino, ma siccome è uno storico rigorosissimo non era cosa. La sera, per dargli maggiore credibilità e sostegno morale, dopo aver sfogliato a lungo il manuale delle regole per la crescita e lo sviluppo della brava moglie ortodossa, tornati in quella specie di ostello, volevo circonciderlo.

Si è salvato solo perché eravamo nel pieno dello Shabbat e non stava bene lavorare, nemmeno per la brava moglie ortodossa.

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7 Risposte to “Dimmi che kippa hai e ti dirò chi sei.”

  1. aitan Says:

    Per la barba di Noè, questo discorso si fa proprio interessante; sono disposto anche a discuterne per ore (e porterò una bottiglia di nocillo anche se non richiesta, absolutely glatt kasher, of course.) 

  2. elsecretario71 Says:

     vorrei solo aggiungere che kippah si scrive con l’acca (e si legge con l’accento sulla i)
    😀

  3. elsecretario71 Says:

     e che poi il fatto della classificazione politica delle kippot sta i questi termini qua:
    kippah nera di velluto-raso-stoffa: ebreo religioso osservante, indossa normalmente pure il talled (la sciarpetta della salute dell’anima con i fili annodati), anche quando non prega (perchè è convinto che la vita sia tutta una lunga preghiera) e vota per i partiti religiosi.
    kippah all’uncinetto sgargiante e colorata: ebreo religioso moderato, porta pure il talled, ma solo quando prega, e vota per la destra sionista.
    kippah all’uncinetto nera: religioso moderato, vota in genere per la sinistra liberale.
    a capo scoperto: ebreo secolare (vota a sinistra o non vota affatto) o forse ebreo mimetico

  4. elsecretario71 Says:

     e, infine, secondo me gli ebrei più belli sono quelli mediorientali o maghrebini, i mizrahim.
    e, x completare il quadro, non vi scordate dei falascha, o meglio i beta istrael, gli ebrei neri-veramente dell’africa orientale

  5. Flounder Says:

    secreta’, non mi chiedete rigore nel diario, sennò smetto subito.
    io faccio il diario alla flounder e voi fate lo storico rigorosissimo. i patti sono questi. 😀

  6. anonimo Says:

    ‘azz, ‘o secretario si arrabbiò. Voi lo chiamate in causa, svelate di lui particolari privati e lui che fa? vi richiama all’ordine. Continuiamo.

  7. elsecretario71 Says:

     no no, quale arrabbiato, quali critiche…non ci ho messo le faccine, ma sorridevo. lo giuro ! 
    x me continuate come vi pare.
    pure io, però 😀

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