Solo la Fede vi potrà salvare. E all’occorrenza anche un paio di kebab.

(Gerusalemme, interno notte. Secreta’, io continuo a rimuginare su tutte quelle domande personali che ci hanno fatto all’aeroporto. Secondo me non gli importa niente delle risposte, ma solo delle reazioni. Se siamo terroristi, ci siamo preparati da casa e rispondiamo a tambur battente, senza imbarazzi. Se non lo siamo, invece facciamo le facce stupite e ci confondiamo. C’è però il rischio che al ritorno ci controllino ancora di più, ci potrebbero addirittura mettere in due stanzette separate e farci fare un confronto all’americana. E se ci fanno domande troppo intime noi che rispondiamo?

Donna Flo’, voi rispondete: niente sesso, siamo pellegrini!)

Sicché, in nome della par condicio religiosa, abbiamo dato spazio a tutti: i cattolici, i musulmani, gli ebrei, gli ortodossi e i gruppi minoritari. Due giorni di immersione nel Mistero, senza peraltro venirne a capo di nulla. Gerusalemme vecchia ha la forma di un Sudoku, solo che invece dei numeri devi riempire le caselline con simboli religiosi.

Per un fatto assolutamente non sciovinista, ma solo in nome di praticità topografica, imbocchiamo la Via Dolorosa dalla Porta dei Leoni e non ammettiamo interruzioni: tutte le stazioni della Via Crucis sono nostre. La casa di Maria, di sant’Anna, di Elisabetta, l’Ecce Homo, il Monastero della Flagellazione, la Chiesa della Dormizione. Qua Gesù vede sua madre al mercato, qua Giuseppe di Arimatea gli toglie la croce, qua la Veronica gli asciuga il sudore, qua Simone di Cirene fa un’altra cosa che non mi ricordo.

Tutto, abbiamo visto. Tutto. Siamo saliti sul Golgota tra bande di turisti religiosi di ogni dove, gli italiani col cappellino giallo, i russi rumorosi, i neri che zompano la fila facendo gli gnorri. Abbiamo infilato la manina nel buco in cui fu inserita la croce, ci siamo inginocchiati sulla pietra del Sepolcro.

La chiesa del Santo Sepolcro è una lottizzazione religiosa: questo a me e questo a te, una cappellina per ogni congregazione: qua i francescani, là gli armeni, più giù gli ortodossi, gli ucraini, i maroniti,  i copti, i melkiti e gli etiopi.

Mo’ però ci sta il problema di chi deve aprire e chiudere la Chiesa.

Per non far prendere collera a nessuno ed evitare ulteriori disaccordi, da sempre la chiave ce l’hanno due rispettabilissimi musulmani, che se la tramandano per diritto di famiglia. Ogni mattina alle quattro uno sale su una scala a pioli che sta appoggiata a un lato della facciata, si intrufola in una porticina, prende la chiave, la passa a quello che sta fuori, che apre e fa entrare tutti i fedeli. Stessa cerimonia alle otto di sera.

Poi tocca alle Sinagoghe.

Dopo la prima, ci arrendiamo subito. Non danno sfizio, sono brutte e non succede niente.

Poco più giù un gruppo di famiglie acchittate festeggiano il Bar Mitzvah: si sono portati i suonatori di corno rituale, i tamburelli, il fotografo. Lanciano caramelle tra gli astanti. Il povero tredicenne cui è dedicato il festeggiamento è vestito tutto di bianco, indirizza sorrisi tristissimi a destra e a sinistra. Le più eleganti tra le zie indossano la pelliccia, nonostante i venti e più gradi di temperatura. Si riconferma che l’ebraismo è un fatto di stile, ci sta poco da fare.

Ma noi abbiamo fretta: i musulmani ci aspettano, oltre un gigantesco metal detector.

Il piazzale delle moschee non è di facile accesso. Due ore al giorno di primo mattino e due nel primissimo pomeriggio. In mattinata abbiamo fallito. Riproviamo sotto il sole di mezzogiorno.

Lo zaino del Secretario ospita ottanta euro di spezie che opportunamente combinate potrebbero diventare un’arma di distruzione di massa. Laddove ci vengano sequestrate, useremo i calzettoni sporchi. Siamo pronti a tutto, pur di vedere la moschea dalla cupola dorata.

Finalmente guadagniamo il piazzale e il Secretario si incazza perché dopo tanta devozione non ci fanno neppure entrare nelle moschee a causa della nostra miscredenza. Inutilmente minacciamo di riportarci a casa le due colonne restaurate e regalate da Mussolini, ma non riusciamo in nulla. Non ci si entra da nove anni, probabilmente dall’attentato alle Torri Gemelle. Però non è giusto, eh. Dopo un’ora e passa di fila, due perquisizioni e tanta buona volontà non è giusto.

Il piazzale delle moschee è un luogo controverso: sta proprio appoggiato sul Muro del Pianto. Anticamente anticamente ospitava il Primo Tempio; poi il Secondo Tempio. Poi, infine, le moschee.

Per questa ragione agli Ebrei è fatto divieto d’accesso, che non sia mai che i loro piedini calpestino un luogo sacro. E visto che non si sa esattamente in quale punto del piazzale fossero edificati i templi, il rischio di commettere peccato è elevatissimo.

Andiamo a vedere un filmino divulgativo sulla distruzione del Secondo tempio, una specie di soap-opera americanissima che racconta la vita del povero Sadok, figlio del Grande Sacerdote, che all’improvviso resta orfano di mamma, padre e perde pure il fratellino. Sadok ha una tresca con la domestica di mammà, ma l’incendio distrugge tutto, priva i protagonisti delle energie affettive e quindi non c’è nemmeno il lieto fine. La mamma si rivolge alla domestica con accento di Brooklyn e sembra che stia recitando in una pubblicità di corn flakes.

Dice che questa cosa si chiama Edutainment, una crasi tra Education ed Entertainment. Io l’ho ribattezzata Religtainment. In ogni caso è una schifezza.

Ma la chicca deve ancora arrivare.

Secre, e me la dai una prova d’amore? Mi porti alla messa armeno ortodossa?

La suddetta si svolge alle sei e mezza della mattina e dura due ore e mezza. Grazie a un intervento divino, il giorno in cui decidiamo di andarci viene spostata alle otto, ma dura lo stesso due ore e mezza. Il Secretario dà grande prova di amore, ma non privo di condizioni e controprove: nella stessa giornata mi tocca il museo archeologico, decine e decine di pezzettini, frammentini e cosettini che io non capisco. Ma va bene così.

Torniamo alla messa armeno ortodossa.

Più che una messa è un musical, con una decina di interpreti principali e una ventina di figuranti, inclusi: due turibolanti particolarmente attivi, un inchiodatore di Cristi, che a metà funzione esce dalla chiesa con un martellone e nel silenzio generale inchioda, un portatore nano di Tiara, un dispensatore di benedizioni, sei o sette figuri neri incappucciati, i cui abiti hanno inserti di seta fucsia e turchese, un direttore di coro e un custode della compostezza. Ogni tanto si cambiano d’abito, sempre di spalle ai fedeli e cantano, cantano, cantano tutto il tempo.

Nel frattempo i fedeli possono fare tutto, sedersi, alzarsi, inginocchiarsi, andare nella cappelletta di fianco. E’ ammesso anche assopirsi. L’unica cosa che è vietatissimissima è incrociare i piedi, cosa per la quale vengo addirittura sgridata dal custode della compostezza.

Questi armeni non sono tanto ben visti dalla Chiesa Apostolica perché sono monofisiti, ossia credono in un’unica natura di Cristo, quella divina. Di conseguenza, come sospettavo già in loco e trovo conferma in quest’articolo, secondo loro la nostra redenzione non passa attraverso il sacrificio di Cristo. E qui aprirei il lunghissimo capitolo delle mie considerazioni sulla differenza tra le religioni che basano la fede sull’esibizione del corpo e quelle che negano lo stesso, ma invece lo richiudo subito e vi risparmio.

Ma soprattutto, in virtù del monofisismo, anziché praticare la consacrazione tagliando il vino con l’acqua, come avviene nel nostro rito, a simboleggiare l’unione delle due nature, questi furbacchioni di armeni ortodossi si tracannano tutto il cicchetto. E se proprio lo volete sapere, fanno anche un buon cognac e un fantastico dolcetto di pasta d’uva e frutta secca.

Alla fine della messa, completamente inebriata di colori, suoni, canti e incensi accuso i primi sintomi della crisi mistica che durerà diverse ore, fino a una spontanea remissione del sintomo o forse per intervento del Secretario che minaccia di abbandonarmi in un monastero di carmelitane scalze. Non lo so, non me lo ricordo. L’ultima cosa che ricordo è uno shawarma.

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13 Risposte to “Solo la Fede vi potrà salvare. E all’occorrenza anche un paio di kebab.”

  1. anonimo Says:

    Shawarma dobbiamo andarcelo a cercare noi o è per la prossima puntata? (questa storia mi sta entusiasmando, sto gà prenotando i biglietti per la prossima pasqua a Jerusalem. Ma chissà in quanti saremo)

  2. anonimo Says:

    continua così è interessantissimo…
    ciao Luciana

  3. anonimo Says:

    Bello , bello…
    G.

  4. Flounder Says:

    uau, gianlu e luciana. che onore !

    signora pessimesempio,  un poco di sforzo fatelo pure voi 🙂

  5. elsecretario71 Says:

    Tito. Più di Adriano, Tito aveva capito tutto. Distruggere bisognava. Non lasciare pietra su pietra e spargere sale sulla terra perchè non vi potesse crescere niente più.
    Una follia.
    Un infarto nella storia.
    Gerusalemme è il simbolo perenne dell’idiozia umana.

  6. elsecretario71 Says:

     qui, comuque, si dimentica…quando non si banalizza…altro ke babbi !
    file:///Users/ElSecretario/Desktop/Terrasanta%20da%20pubblicare/Armenian%20nights/brunarmena.jpg

  7. elsecretario71 Says:

    brunarmena

  8. anonimo Says:

    Vabbuò. Sto ppigra, scusate.

  9. Flounder Says:

    mo’ qua ci vuole un poco di pazienza, perché il capitolo successivo – che sarà totalmente privo di leggerezza e frivolezza – richiede un’elaborazione faticosa e pure un poco lunga.
    e siccome oggi sto assai contenta, non so se ce la faccio 🙂

  10. anonimo Says:

    sai che nel leggere i racconti da Gerusalemme mi viene di pensarti come se tu fossi dentro un polittico del 1300, piccina picciò con gli occhi allungati e il cielo d’oro intorno, mentre testi la buca del Golgota? 

    : ))

    lisa

  11. Flounder Says:

    oh, lisetta, credo che giorni fa ti siano fischiate le orecchie. non ricordo per quale circostanza ti ho nominato, mentre eravamo a spasso per Tel Aviv.
    il polittico va bene, basta solo che non mi fai fare la madonnina sull’acquasantiera 🙂

  12. anonimo Says:

    … accidenti, sono stata pure a Tel Aviv e non ne sapevo niente?!!
    (bello però, grazie 🙂 )

    lisa

  13. sabrinamanca Says:

    Alla televisione ho visto un reportage dei vari gruppi religiosi che se le davano di santa ragione, sembrerebbe quasi ogni anno, che tristezza! ma alla fine mi faceva solo ridere. Che bestia buffa, arrogante, supponente, l’uomo!

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