Timeo Danaos et dona ferentes

Mi aspettavano, stanotte.

Me ne sono accorta infilando la chiave nella toppa di casa e iniziando lentamente a girare. Come se all’improvviso il brusio che avvertivo in sottofondo fosse scomparso. E sì che pensavo che quel brusìo fossero i miei pensieri, quelli che involontariamente mi affollano tutti gli spazi mentali non appena salgo in macchina e appoggio le mani sul volante.

Così quatta quatta sono entrata, ho acceso la piccola lampada sull’étagère di fianco alla porta e le ho trovate lì, in un silenzio che sembrava dire: eccoti, finalmente a casa, era ora, chérie. No, per dire: siamo qui da un pezzo, mancavi solo tu. Stai bene, cara? Benone, si direbbe, con questo nuovo taglio di capelli e questo maquillage un po’osé – non certo in assoluto, un po’ osé per te, che sei sempre così volutamente acqua e sapone –  sfaldato dal sonno, dal segno degli occhiali. Sembreresti anche affamata, si direbbe. Hai per caso davvero fame?

Ho deglutito, come quando si riceve una sorpresa non gradita. La visita di vecchi conoscenti di passaggio nella tua città, ad esempio. O quei vicini pettegoli e inopportuni che ti si piantano sul divano e non la smettono di sparlare degli assenti. O creditori stufi di attendere, che non andranno via finché non otterranno il dovuto.

Mi sono guardata intorno. La stanza era piena e se andavano spedite per i quattro angoli della casa, con sicurezza.

Alcune le ho riconosciute.

Quelle che conosco da sempre. Leggermente invecchiate, ma appena appena, quasi un niente.

Devono avermi letto nel pensiero, perché quasi in coro hanno affermato:  ci teniamo in forma, noi, in costante esercizio. All’età nostra, poi, è pericoloso lasciarsi andare, si rischia un tracollo improvviso, la scomparsa prematura.

Alcune tenevano in braccio delle creature più piccine, in tutto e per tutto somiglianti, come fossero state delle figlie o sorelline minori.

Un po’ alla volta si sono presentate tutte, anche quelle che avevo incontrato una sola volta in una determinata occasione, senza possibilità di approfondirne poi la conoscenza: meteore arrivate e sparite. Le piccine mi hanno fatto un inchino. Qualcuna aveva la faccia dispettosa e si intravedeva con chiarezza il germe di un cattivo carattere che non avrebbe tardato a svilupparsi.

Alcune non erano giovanissime, ma mi erano del tutto sconosciute. Ammiccavano sornione, per nulla disturbate dalla mia smemoratezza. Dicevano: embè, prima o poi bisognava incontrarsi. Con un sorriso di complice inevitabilità.

Ed erano contente di essere lì, partecipi di tanta bella compagnia. Tutte parlottavano tra loro, ridevano, mi lanciavano sguardi carichi di significato, di sottintesi. Erano belle, paffute e rubiconde. In piena salute.

Dopo i convenevoli di rito – nel frattempo arrivavo al frigorifero dove una di loro mi assisteva nella scelta di cosa mettere nello stomaco, giacché ero quasi formalmente digiuna e di questi tempi non è che possa permettermelo più di tanto, poi passavo in bagno a struccarmi e infine in camera da letto, dove almeno tre giacevano addormentate sotto il mio piumoncino, come se il mio letto fosse stato il loro, diamine – ho cercato di arrivare al dunque.

A che devo?, ho esordito. Volevo aggiungere “il piacere”, ma mi sembrava decisamente ipocrita.

Ma niente, cara, niente. Stai tranquilla, siedi qua. Nulla di incomodo, davvero. Una festicciola, tutto qui. Una riunione di famiglia, se vuoi vederla così.

E’ che siete tante, stasera. Ma davvero tante.

Ma non siamo mica contro di te, lo sai, del resto!

E’ che non ero tanto sicura di questo, ma non ho ribattuto per non intavolare polemiche in piena notte.

E allora – ho cercato di prendere l’iniziativa in modo gioviale e propositivo – vogliamo parlare di qualcosa? O data l’ora non è forse il caso di andare a nanna e proseguire domattina? Nel frattempo potreste riposare un po’ anche voi…

Mi hanno guardato deluse e francamente anche un po’ disgustate.

Data l’ora, data l’ora, ha ripetuto una delle più nerborute. E’ questa l’ora adatta, direi.

E le altre sembravano grosso modo annuire, salvo un paio di gemelline che sbadigliavano e sarebbero volentieri sparite.

Ho qualche strano pensiero, in effetti – ho esordito per non trascinarla troppo per le lunghe.

Ma lo sappiiiaaaaaamo, lo sappiiiaaaaaamo – flautavano alcune di loro. – E’ per questo che siamo qui, per assisterti, consigliarti, confortarti. Come sempre, insomma.

Mi facevano cerchio intorno, erano vicinissime. Alcune più distinte e nitide di altre, mentre un irrefrenabile prurito mi prendeva la testa e ne cadevano animaletti verdastri e color sabbia, carichi di zampette pelose. Mi sono detta che data l’ora se avessi chiuso gli occhi e poi li avessi riaperti all’improvviso, sarebbero sparite.

Ma facevano cerchio, ed erano sempre più vicine.

Deve essere stata l’alba quando mia figlia si è svegliata ed è venuta a cercarmi.

Che fai qui, mamma? Perché non dormi?

Adesso andiamo insieme, le ho risposto. Tu continua a dormire, io ci provo, magari adesso ci riesco.

Alla vista della bambina sono scappate via, come per un improvviso senso di vergogna. Un  paio le ho viste infilarsi sotto il letto. L’ultima, la più temibile, con sguardo severo mi ha detto: torno più tardi.

E come sempre, sapevo che era da prendere in parola.

 

——

Stanotte si sono date appuntamento nel soggiorno di casa tutte le mie paure, nessuna esclusa. Anche quelle che mai pensavo minimamente di avere. Ho provato a rabbonirle con tisane, biscottini, favole della buona notte. L’unica cosa alla quale non ho pensato è stata di tramortirle con il valium o farle esplodere, per quanto ne avessi i mezzi.

Credo di aver dormito in tutto un’ora e di avere avuto una pazienza sacrosanta, di aver ascoltato rimostranze e desiderata di ognuna di loro.

Stamattina avevo perso tutto il peso recuperato faticosamente in una settimana.

Quanto stancano, certe conversazioni!

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11 Risposte to “Timeo Danaos et dona ferentes”

  1. anonimo Says:

    Stancano, stancano tramortiscono (lì per lì ho pensato che fossero tante te).

  2. anonimo Says:

    lì per lì l'ho pensato pure io…ero terrorizzata :-Dflounder

  3. anonimo Says:

    cara,a mia sorella che mi telefona comunicandomi qualcosa di piuttosto simile, ho consigliato di scrivere….lo aveva già fatto.A te forse consiglierei certi panini napoletani che a me fanno un effetto ottimo sullo spirito e pessimo su frattagliame fisico, ma credo che tu te li possa permettere:- vapoforno a via leopardi fuorigrotta- panificio angolo via pignasecca con spaccanapolientrambi li fanno piccoli che te ne puoi mangiare quattro alla volta- caffè buona suetre via coroglio bagnoli -la pasta è tipo pizza, non brioches, la forma è a pagnottella, dentro non ci sono preoccupanti trovanti informi, non sono untisi consignlia in ogni caso di non farli scaldare:)cav

  4. anonimo Says:

    Non ho capito: e chi a napoli non ci sta, che deve fare, invece? Qui siamo di parte, non va bene: il consiglio ha da esse per tutti.

  5. giorgi Says:

    Anche le mie son passate di recente a trovarmi, forse è il cambio di stagione. Flo, credo che sia difficile annientarle tutte e per sempre. Forse non è nemmeno giusto.

  6. Flounder Says:

    Essere fecondi significa distruggersi, perché col nascere della successiva generazione quella precedente ha superato la sua acme: così i nostri discendenti diventano i nostri nemici più pericolosi contro cui non potremo mai spuntarla perché essi sopraviveranno e prenderanno il potere dalle nostre mani ormai prive di forza. La paura del destino erotico é assai comprensibile, perché ad esso é connesso qualcosa d'imprevedibile; sempre il destino nasconde ignoti pericoli, e la continua esitazione del nevrotico ad affrontare la vita si spiega con il desiderio di starsene da parte per non entrare in lizza con gli altri nella pericolosa lotta per la vita. Chi rinuncia all'avventura di vivere deve soffocare in se stesso il desiderio che lo spinge a questo, deve cioé mettere in atto una specie di suicidio. (…) Nella mia esperienza con ragazze posso dire che normalmente é la sensazione di paura quella che emerge in primo piano fra i sentimenti di rimozione quando per la prima volta si prospetta la possibilità di realizzare un desiderio, e in effetti si tratta di una forma molto specifica di paura: si avverte il nemico in se stessi, ed é il nostro stesso ardore amoroso che ci costringe con ferrea necessità a fare qualcosa che non vogliamo; si avverte la fine, la caducità da cui invano vorremmo fuggire verso ignote lontananze.Sabine Spierlein

  7. anonimo Says:

    cara,la questione che metti sul tavolo ingombro di altri oggetti interessanti è una questione tosta assai,prima o poi l'erotismo esce di scena e si deve affrontare uno scampolo di vita che è sempre meno scampolo, e che comincia con una perplessità da cui sembra difficile venir fuoriprima o poi bisogna rendersi conto che forse è proprio il caso di lasciarlo uscire, per gradi, ovviamente, cambiando, così come il ciclo della vita inesorabilmente cambia tuttoma come è difficile!Per  i fuori zona, consiglio di approfittare della ricerca del migliore panino napoli, per farsi un anche un bel viaggio; il migliore è l'arrivo da mare, poi da aereo, treno, a piedi, ed all'ultimo posto in Auto, almeno evitate gli accessi autostradali, con la domiziana da Nord ovest che attracersa i campi Flegrei, il miglio d'oro da sud est che attraversa quel che resta delle ville vesuviane, con l'appia da Nord che tange la reggia di CasertaDue giorni per le strade di questa città carnale possono far bene,dopo conviene passare oltrecav

  8. anonimo Says:

    E niente, sono qui con una paura che mi è venuta a trovare all'improvviso ieri sera e che per il momento non tiene nessuna intenzione di andarsene.Mi ha raccontato di essere stata generata nel tuo blog da un innovativo progetto di gravidanza cooperativa. Pare che le tue paure, fertilizzate dalla Cosa, abbiano innestato il proprio codice genetico nella creatura che mi si è appalesata sul letto mentre leggevo il tuo ultimo post.C'è da credere a questa storia, perché io questa paura non la conoscevo proprio, mentre lei sembrava conoscere benissimo le tue, anche se non ha voluto fare nomi. Dice di essere la paura delle tue paure, e che non se ne va di qua finché non me ne fai conoscere almeno due o tre. Ho l'impressione che si senta sola e che speri di ricevere presto compagnia.

  9. Flounder Says:

    uh, madò, che paura! 😀

  10. anonimo Says:

    e comunque si sappia: giovedì flounder era BELLISSIMA. bella come non l'ho mai vista!e si tratta di realtà oggettiva. Non c'è stato uno che, incontrandola in milonga con questo nuovo look alla valentina di crepax, non glielo abbia detto. vox populi, vox dei.quelle, le paure, sono schiattate d'invidia, per questo sono accorse in massa a rompere l'incanto.

  11. Flounder Says:

    nel corso della settimana sono passata da una valentina mal riuscita a un meg ryan prima maniera. secondo me va meglio.

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