Di mamma non ce n’è una sola.

Mentre scartabello una serie di testi in cerca dell’Idea – e più che dell’Idea della Chiave – mi imbatto in un saggio sullo sviluppo umano come processo bioculturale che si sofferma in particolar modo sul parentering. Come si dirà parentering in italiano? Stile genitoriale? Competenza parentale? Vabbè, ci siamo capiti.

All’inizio lo sottovaluto, poi mi ci appassiono.

E’ che io sono dell’idea che se incontri il Buddha per la strada non lo devi uccidere subito, ma gli devi dare mandato di uccidere la mamma, il capufficio, lo psicologo, eventualmente la suocera e il cane e dopo, a missione compiuta, freddarlo alle spalle col silenziatore.

E’ solo che questa volta il Buddha diceva cose  interessanti, sicché l’ho risparmiato.

Ho letto il saggio fino in fondo, quarantuno pagine, per scoprire che sono una mamma cinese.

E di colpo mi sono ricordata del libro di Bollea, Le madri non sbagliano mai, che avevo letto e profondamente assimilato mentre portavo con orgoglio il pancione, per rassicurarmi che qualunque cosa avessi fatto da mamma, sarebbe andata bene.

Più che altro per l’impossibilità di percorrere strade alternative, visto che siamo culturalmente condizionati. Mamma cinese. Mah. Cinese a chi?

Dunque mia figlia ha iniziato il suo primo giornalino scolastico, dopo la redazione a quattro mani di un romanzo d’appendice illustrato, insieme alla sua amichetta del cuore. Entrambe figlie di divorziati, avevano ipotizzato una storia d’amore con happy end, ma alla fine ci hanno ripensato e i due protagonisti, nonostante la casa, i bambini e il cane, si lasciano e lei finisce con uno più giovane.

Direi che il realismo non manca.

Ero stata tentata di patrocinare il lieto fine per preservare una sorta di infantile speranza, ma poi sono stata zitta. Se la comunità prevede il divorzio e il toy-boy, così sia.

Il fatto sociale batte il fatto individuale uno a zero.

Ma torniamo al giornalino.

Mia figlia lo inaugura con una vignetta – è particolarmente versata nel disegno – raffigurante un Berlusconi con le rughe del corruccio e visibilmente preoccupato e una didascalia che recita: L’amore vince sempre sull’odio, Berlusconi crede che  ci salverà dalla sinistra…ehehehehe.

La madre cinese che era in me – quando ho appreso della vignetta pensavo ancora di essere una mamma italiana – è stata innanzitutto orgogliosa, poi si è perplessa e  le ha chiesto se la maestra avrebbe apprezzato l’ironia e infine ha concluso che non stava bene, a dieci anni, esprimere posizioni così nette senza una precisa cognizione di causa e senza conoscere l’opinione prevalente. Per quanto condividessi, era dominante l’idea che a dieci anni si deve stare al proprio posto.

Come è uscito ‘sto fatto della mamma cinese?

Leggendo di vari studi condotti sul parentering nel mondo ho scoperto che le culture che si basano sull’interdipendenza – dunque quelle asiatiche, in particolar modo – producono bambini con un precoce sviluppo delle capacità di autoregolazione. Non solo. Parrebbe che le mamme cinesi tendano ad assumere in ruolo direttivo nel porre domande ai bambini sugli accadimenti, e a collocare i loro racconti entro precisi contesti relazionali che mirano all’armonia e a costituire il Sé non come fatto individuale, ma come parte di una comunità sociale.

E per finire, quando il figlio della mamma cinese vive qualcosa di spiacevole, anziché rassicurarlo, come farebbe un’americana o un’europea, la sino-mamma legge l’accaduto alla luce delle regole di condotta che è necessario rispettare nella comunità e orienta lo spirito del bambino al benessere comunitario piuttosto che a quello individuale.

Una mamma cinese, senza alcun dubbio.

Non una mamma come gli efé dello Zambia o i !kung san del Botswana, che si caricano i piccoli alle spalle e non ci parlano mai e li fanno allattare da cinque donne diverse. Non una mamma americana che invece di dirigere consiglia, e neppure una mamma inglese che commenta in un modo che vedevo fare alla mia amica Jane e trovavo curioso assai, così dissimile dal mio. E nemmeno una mamma giapponese che rende il figlio un principino per il primo triennio di vita, in prospettiva del training militaresco che lo aspetta alla materna.

No.

Proprio una mamma cinese, che mostra ai bambini oggetti sconosciuti e spiega come si usano, dettagliatamente. Una mamma che antepone l’interrelazione al principio di individuazione. Una mamma che privilegia al contatto corporeo l’obbedienza alla regola. E altre cose. Il che spiegherebbe le continue richieste della figlia di cene a base di germogli di soia, spaghetti di riso e cose così. Una cinesità inconsapevole, povera creatura.

Insomma, alla fine della lettura ero senza parole, convinta che il mio modello educativo, fatto di buona educazione ed enorme rispetto della comunità, fosse un fatto del tutto italiano.

Come potevo pensare una cosa del genere, osservando la mala educaciòn che ci circonda? Per stupidità, senza dubbio.

Pare che le mamme italiane siano come le portoricane: imboccano i figli e vedano nella trasgressione, nel capriccio, nell’insubordinazione, un momento di valorizzazione individuale e segno di personalità, anche se poi sbraitano. Ma sbraitano con orgoglio.

Le mamme latine sono quelle che creano i figli viziati, bulletti, con il delirio di onnipotenza e incapaci di procrastinare il momento di soddisfazione. I figli sfaticati, egoisti. I figli perennemente figli, i figli dittatori e insicuri a un tempo.

Mi sono chiesta da quale famiglia provenissi e mi sono risposta che vengo da una famiglia mista, con una madre mediterranea e un padre che aveva i piedi nello Yang-tze-Kiang, senza nemmeno saperlo. Un padre confuciano moderato.

Mi sono chiesta da quale famiglia provenga mia figlia e mi sono detta che viene da una mamma cinese e un padre confuso. Chissà cosa ne verrà fuori.

Mamma, stasera facciamo la pizza?

Sì, ma la mangi con le bacchette. Per coerenza.

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9 Risposte to “Di mamma non ce n’è una sola.”

  1. anonimo Says:

    cala madle, ma di floundel pelò ce n'è  una sola!

  2. apocrifo Says:

    Meglio orfani…..

  3. anonimo Says:

    auguli mamma 

  4. anonimo Says:

    carasono molto preoccupatoper anni ho disprezzato profondamente i genitori italiani, unici ed inconfondibili in ogni parte del mondo per la maleducazione e la perniciosità dei figli, pure belve a brigia scioltamio figlio di due anni ,se portato in un ristorante, si comporta esattamente come gli altri, a volte peggioal cinema è andata molto megliocomunque è veramente difficile far passare un modello di comportamentomi chiedo come sono venuto fuori io e i miei fratellie mi ricordo che mia madre mi ha picchiato poche  volte e mio padre mai, ma io non ho mai avuto paura di prenderle, io sono cresciuto con il terrore delle figure di merda che mi avrebbero potuto far fare in pubblicoma la coscienza di quanto ferisce l'imbarazzo, mi impedisce di immaginare qualsiasi strategia che lo possa contemplareallora come si fa? cav

  5. anonimo Says:

    To' : ho appena letto questo. Oggi cerco di capire che madre sono.

  6. Flounder Says:

    questo racconto è bellissimo, grazie.grazie anche degli auguri.poi penso un poco al fatto che dice il cav e cerco di capire se facciamo meno danno cercando di non farlo o se ne facciamo di più senza preoccuparci del danno che causiamo. 🙂

  7. Flounder Says:

    mi perdonassero, ma sto vivendo una crisi culturale. dopo aver scoperto di essere una mamma cinese ho altresì scoperto di provenire da una famiglia marocchina 😀

  8. XmarcocandidaX Says:

    ti ho messo il link

  9. Flounder Says:

    grazie, marco.

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