Archive for giugno 2010

Do the right thing!

giugno 9, 2010

E allora tu hai preso dei fogli e una penna e hai compilato la lista dei 101 desideri. L’hai fatta precisa precisa, non è che si possono scrivere cose vaghe e generiche o impossibili perché contro la genetica e le leggi del tempo e dello spazio. Non avresti mai potuto desiderare di svegliarti domattina più alta di venti centimetri o con vent’anni di meno, il destino si incazza e ti fa aumentare pure le rughe di espressione. Mica sei scema, Flounder, dài. Sapevi benissimo che ciò che hai scritto è tutto verosimile.
E poi hai scritto solo cose in positivo: voglio questo o quello, e mai non voglio questo o non voglio quello, che porta sfiga.
L’avevi fatta precisa precisa. Ci avevi aggiunto pure tutte le note a margine, nei giorni a venire, dopo averla letta tutte le sere e quando un po’ alla volta avevi capito che ci sono cose che sono alla tua portata ma non le ottieni perché richiedono troppo sforzo e responsabilità o perché in qualche modo ne hai paura. Tu per esempio hai paura del successo, ti boicotti da sempre. Del perché, poi, potremmo discuterne per ore, ma adesso non ci interessa.
Penso alle opportunità che non hai saputo cogliere, ci penso spesso.
E non per rimpianto o rimorso. Ci penso perché guardando indietro uno trova il filo conduttore e osserva che le cose che ti danno problemi sono sempre la stessa cosa, travestita in svariati modi, che lì per lì non sempre la riconosci, però poi quando è passato il tempo e ti allontani le vedi tutte in fila lì, le cose che non avevi saputo riconoscere, e ti dici che finché non le riconoscerai nel momento esatto in cui te le trovi davanti continuerà ad essere così, una sequela di occasioni perdute.
Ma non importa che siano perdute.
E’ più interessante osservare il denominatore comune delle occasioni perse.
Le tue ce l’hanno, Flounder.
Poi succede che il destino ti offre la possibilità del tutto imprevista di rischiare di soddisfare un desiderio superspecifico, il numero 6, per esempio. Il tipico desiderio che una volta esaudito se ne trascinerebbe dietro altri dodici, forse pure quindici. A cascata. Tutto un pacchetto di desideri, insomma.
Che tu quel desiderio lì l’avevi scritto perché sapevi che era proprio improbabile che ti venisse offerta, in quel preciso momento, l’occasione di realizzarlo. Così la coscienza di desiderare – ossia io – era messa a tacere, e la sicurezza di non ottenere pure veniva preservata.
Era una specie di desiderio-fusibile, diciamo. Quello che ti si accendeva quando saltava il sistema, il segnale di fuga, la fantasia di evasione. Era una specie di nostalgia dell’Età dell’Oro, di Eden, di Atlantide scomparsa. 
E invece no, carina. Non era niente di tutto questo. Che a me mica mi prendi in giro, pivella.
Era un desiderio vero, porca miseria.  Sono settimane che lo ripeti, che te lo assapori prima di dormire, che ti figuri nella sua realizzazione, che sorridi alle sue sfaccettature, alle sue conseguenze, che ti immagini come sarebbero i giorni e che ti vengono idee a iosa. Sono settimane che te lo costruisci nei dettagli e ci sguazzi dentro come una bambina felice. Sono settimane che ne hai una voglia matta, ti faccio presente che lo hai messo al numero sei della lista, è tra le prime sei cose che ti sono venute in mente, Flounder, è inutile che scambi i fogli, hai scritto i numerelli accanto. Ma se guardi bene è implicito anche nel desiderio numero uno, nel due, nel ventidue, nel ventitre, nel trentasei, nel sessantuno, nel sessantotto, nel settantaquattro. Insomma, sta là.
Macché settimane, mesi! E non voglio dire anni solo per non mortificarti.
Te lo ricordi che la lista l’hai fatta a dicembre?
Te lo ricordi la sera che sei andata da sola al ristorante e hai chiesto il numero di telefono alla cameriera straniera perché sapevi che ti sarebbe servito, anche se non sapevi quando? E non hai notato con quale frequenza stanno rientrando nella tua vita quelle cose che avevi messo da parte, appositamente per non vederle, e che ora te le trovi davanti praticamente tutti i giorni e pensi che sia io a stuzzicarti?
E soprattutto, non ti sei accorta che questo bivio, preciso e identico, ti si ripresenta per la terza volta nella tua vita, con le stesse modalità e che le altre due ti sei inventata di tutto pur di soffocarlo, questo desiderio? Di neutralizzarlo, di ignorarlo? Che mi hai chiuso nello sgabuzzino delle scope e poi ti è rimasto solo latte versato e riordino delle aspettative e l’ottuso convincimento che ci sono cose giuste e ingiuste e che le persone sagge scelgono quelle giuste, tenendo in debito conto i desideri altrui, proprio come fai tu quando ti boicotti?
E che ho dovuto fare gli straordinari per calmarti? E a me poi chi mi calma, voglio sapere. Mi calmi tu, Flounder? Vuoi dirmi quando è successo, che non ne porto memoria?
Come dici, Flounder?
Che vuoi lanciare una monetina per sapere nel profondo cosa vuoi?
Ma vaffanculo, Flo. Stavolta se ti boicotti ti sparo nei reni.
Tua agguerritissima e insopprimibile Coscienza
 
Cara Coscienza,
non per fare bastian contrario, ma non ti pare che il desiderio n. 89 sia un po’ in contrasto con quanto dici? E’ che a volte basta un pelino, per far crollare un sistema e non vorrei che poi…
No, eh?
Tua disaggettivata Flounder.

Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente.

giugno 2, 2010

Perché a volte le cose che diresti le hai già dette. E le diresti allo stesso identico modo. Perché a volte le cose tornano, in forma diversa e al fondo così simile.