La preghiera è una palla. Ma non nel senso che immaginate.

Trascinata dal vortice del rientro, dell’inizio scolastico, dei miei esami, quasi quasi mi stavo dimenticando di scrivere della costa.

Invece no, eccola.

E mo’ ditemi voi quale santa è capace di farvi guadagnare un giorno imprevisto di viaggio. Eh sì, a Marrakech ci siamo resi conto della discrasia tra pianificazione e prenotazione  e che ci ritrovavamo con una notte in più da spenderci in giro. Eh, e quella santa Yasmina che ci tiene!

Sicché abbiamo ripartito il tempo tra Essaouira, Oualidia, El-Jadida e Casablanca.

A Essaouira ci attendeva il destino, sotto forma di un alloggio che si chiamava Maktoub, che in arabo, appunto, vuol dire destino. E di un ristorante che si chiamava Mon Rêve, all’altezza del suo nome, ma non del suo conto, complice la signora Asmaa, che ci aveva condotti fin là per poi raccontarci a spanne della Mudawana, il nuovo codice della famiglia che nella pratica vieta la poligamia e per la prima volta istituisce il concetto di mantenimento dei figli in caso di divorzio.

L’escursione termica da Marrakech a Essaouira è impressionante: dallo sforzarmi di essere più leggera possibile – e coperta a un tempo per non turbare gli islamici –  all’indossare un fuseaux, un pantalone di tela, due o tre magliette, giubbotto e sciarpa tuareg in meno di due ore, ci si può anche rimanere secchi. Meno male che avevo preso quel paio di chiletti, nonostante il ramadan.

Essaouira è bellissima, sembra il Portogallo. In verità tutta la costa sembra il Portogallo, solo che nel Portogallo c’è il fado e in Marocco la musica gnawa. “Gli Gnawa sono i discendenti degli antichi schiavi provenienti dall’Africa occidentale (Sudan, Mali, Guinea). Integratisi in seguito con la popolazione locale, si sono organizzati in confraternite, creando un culto originale che mischia elementi africani e arabo-berberi. Gli Gnawa praticano, da secoli ormai, un rito di possessione (derdeba) che si svolge nel corso di un’intera notte (lila), da mezzanotte alle sette del mattino. I musicisti, dopo aver eseguito il loro repertorio profano, iniziano a suonare il repertorio sacro, alla fine del quale, aiutato da una veggente addetta al culto, uno dei danzatori entra in trance, posseduto dallo spirito invocato.”

Che non appena sono arrivata nel suk mi sono immediatamente comprata un disco, pensando di entrare in trance, ma niente. Di essere messa in contatto con qualche djinn, anche piccolo. Ma niente da fare.

E’ che io questa costa non la so descrivere, come tutto quello che è paesaggio e bellezza della natura.

Allora racconterò dei tipi rasta, gli alternativi.

Essaouira è la patria di un festival  di musica gnawa che ogni anno ha sempre più partecipanti. Alì Babà mi ha pure fatto vedere un film scemino ma simpatico, che sullo sfondo ha questo fatto qua.

E allora, al Caffè Sicilia, si concentrano tutti questi tipi auanagana, che a differenza degli altri marocchini, non solo si accompagnano alle femmine, ma pure a quelle straniere, violando le logiche degli spazi, della segregazione e della promiscuità. Tuttavia, anche l’alternativo di turno, con mio enorme stupore, non viola i precetti alimentari e sta lì, buono buono e morto di fame, ad aspettare le sette e un quarto per la zuppetta, il dattero e una sigaretta. Solo che poi si accende uno spinello.

Che a me questa cosa mi ha fatto ridere e stupire a un tempo. La trasgressione controllata.

Un’altra cosa trasgressiva sono le donne sulla spiaggia.

A Essaouira manco l’ombra, ma Oualidia, rinomata stazione balneare per casablanchesi ricchi e niente affatto turistica, la spiaggia pullula di mamme, nonne e ragazze emancipate e moderne, che fanno il bagno in burkini, sorta di jellaba in tessuto rapido da asciugare e che, non gonfiandosi di acqua, evita contemporaneamente ogni possibilità di annegamento, preservando l’estetica nazionale.

La platea maschile, accaldata e affamata, non disdegnava tuttavia i lati b decorosamente esposti da turiste straniere, in numero esatto di tre, me inclusa. Non abbiamo avuto tempo per condurre un sondaggio di opinioni sul tema, e dunque siamo rimasti perseguitati dall’inquietante interrogativo:  non cosa penseranno di noi, ma cosa penseranno di loro, i nostri uomini che ci consentono tutto ciò.

Cornuti e felici?

Fortunati e pappemolli?

Va a saperlo.

E intanto, mentre loro si preservano la virtù delle donne – ma anche questo è un luogo comune, più che altro vale il concetto della contaminazione, come ci insegna la brava Mary Douglas, quando dice che una società che difende ossessivamente le gerarchie e vieta gli sconfinamenti sessuali, è una società in cui il potere dominante, nel nostro caso quello maschile, si sente debole, insicuro – le loro donne fanno la fila dai chirurghi plastici di Casablanca per chiedere di sottoporsi con sempre maggiore frequenza alla ricostruzione chirurgica dell’imene, per evitare sgradite sorprese all’indomani della prima notte di nozze.

El Jadida è un’inutile città dominata dai portoghesi, che di bello ha solo una cisterna molto scenografica e dunque dopo un paio d’orette e anche meno spese nel tentativo di farcela inutilmente  piacere, puntiamo su Casa, come la chiamano affettuosamente i marocchini.

Dopo chilometri e chilometri di cammino a piedi per riuscire a ottimizzare fino all’ultimo tutte le risorse temporali, nutriti solo di tè alla menta , Yasmina chiude il nostro viaggio mettendoci davanti due italiani simpatici, con i quali finiamo imprevedibilmente a cena. Sono quei tipi che parlano di destino, di caso, di necessità, di energia, di inevitabile, di poteri superiori e hanno sempre una storiella a dimostrazione degli enunciati.

Quand’ecco che ci mettono al corrente di un fatto incredibile: la preghiera è una palla.

O meglio: gli effetti della preghiera sono una palla.

Ma non nel senso che immaginate. No, tutt’altro. Pare che la concentrazione di energia durante la preghiera serale sia monitorabile a vista. Per tutta la sera scattiamo foto al cielo – siamo a poche centinaia di metri dalla Moschea di Hassan II, la più grande del Maghreb – e man mano che la notte avanza e i fedeli nella moschea diminuiscono, le palle scemano.

Se non l’avessi visto non ci crederei.

Tornati a casa il Secretario recupera una foto del Salone Margherita e ci dimostra che anche il tango è una palla. Nel senso di cui sopra.

L’ho sempre detto, io, che tutto ciò che si fa con passione diventa energia, preghiera, pratica zen. Tutto.

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4 Risposte to “La preghiera è una palla. Ma non nel senso che immaginate.”

  1. giorgi Says:

    leggendo il tuo diario di viaggio marocchino mi hai fatto venire una gran voglia di tornarci, ma non più ad agosto, per carità. Eravamo quattro amiche e un unico uomo, in camper, itinerario classico via Spagna…Che fatica, donna flò, o meglio, Gazelle. Troppo lungo il viaggio per arrivare, sempre in fuga dagli accalappia turisti, troppo caldo, ma Ouarzazate all'epoca non era stato male come primo impatto con il deserto, soprattutto all'alba. E la piazza di Marrakech, vista dalla terrazza al tramonto quando inizia ad animarsi, mhhh, che piacere! Baci

  2. anonimo Says:

    Quanto sei bella da leggere Brunella, sei una bellissima scoperta. Grazie di cuore, davvero.Andrej

  3. anonimo Says:

    ci dobbiamo preoccupare?

  4. Flounder Says:

    no, p'ammore 'e ddio, non vi preoccupate. sto bene, un poco influenzata.

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