I wish you a Happy Xmas

La questione sta assumendo una complessità crescente.
E’ da mesi che sottopongono quesiti a lavoristi, avvocati di diritto internazionale e c’è anche un’interpellanza specifica che giace inevasa all’ILO.
I problemi sono di tre ordini: il primo è se la distribuzione di strenne nel periodo natalizio vada considerata lavoro interinale, a progetto o a tempo indeterminato.
Non solo: si tratta inoltre di stabilire se l’attività di Babbo Natale debba essere intesa come lavoro autonomo o dipendente e, in quest’ultimo caso, se ricondurla alla categoria Commercio, Artigianato o chissà cos’altro
Il terzo, discendente dal secondo, riguarda l’armonizzazione internazionale delle normative che regolamentano il diritto allo sciopero.
E su questo i Babbi Natali di tutto il mondo interrogano da mesi la giurisprudenza, i codici, gli antecedenti.
Ma antecedenti non ce ne sono.
Uno sostiene che nemmeno gli avvocati, tecnicamente, sono dipendenti da nessuno. Però scioperano.
Allora bisogna controllare se l’Albo dei Babbi Natale preveda espressamente questa possibilità.
Di fatto, nella sala plenaria, c’è una gran confusione, e alle questioni sull’opportunità e la possibilità di organizzare lo sciopero, si mescolano le richieste di tutti.
Il Babbo Natale giapponese, che già da tempo ha proposto di esperire inutilmente tutte le necessarie procedure di raffreddamento e conciliazione, insiste per portare avanti le modalità del suo Paese: pelliccetta nera anziché bianca e si va avanti nel lavoro.
Propone inoltre la creazione di circoli di qualità per migliorare la catena distributiva.
Il Babbo Natale cinese non è d’accordo.
Già dall’anno passato gli hanno fatto notare che a causa della consistenza numerica della popolazione, le renne in giro sono troppe e le emissioni gassose superano la soglia limite.
Ma non ne vuole sapere niente, e nemmeno vuole aderire allo sciopero.
Il Babbo Natale greco e quelli della CECA sostengono l’esigenza di flessibilità sulle date e che loro adottano da sempre questo modello, con ottimi risultati.
Baba Noel, il collega iracheno, si lamenta contro le questioni internazionali di sicurezza e gli sconfinamenti dai cieli territoriali, che ogni anno gli fanno perdere un sacco di tempo, per non parlare delle perquisizioni per vedere se sotto la giubba c’è una pancia o una cintura di dinamite.
Quello armeno  tira fuori l’annosa questione della sovrapposizione di competenze e l’armonizzazione dei calendari.
Per non parlare della Befana, che punta il dito sulla specificità del caso italiano, la discriminazione sessuale e il fatto che negli altri paesi non c’è bisogno di rivolgersi sempre all’icona sessuale femminile per fare Natale, che altrove vanno bene i Magi e lei non ha più voglia di fare la velina sulla scopa, con tutti i doppi sensi che ne conseguono.
La traduzione simultanea si stampa sui volti dei partecipanti che annuiscono e concordano con lei: e basta, co’ ‘sta Befana. Basta, non la possiamo vedere più.
E si va avanti così, per giorni e giorni.
Fuori dal Xmas Convention Center giornalisti di tutto il mondo aspettano, asserragliati in una minuscola hall, microfoni alla mano, per comunicare al mondo le decisioni del consesso babbonatalesco.
Cosa decideranno? Lo sciopero sarà proclamato?
E cosa comporterà concretamente?
Conoscono lorsignori tutte le limitazioni al diritto di sciopero?
Hanno considerato che si tratta di interruzione di pubblico servizio a tutti gli effetti e con possono andare in sovrapposizione con lo sciopero dei macchinisti ferroviari né del personale paramedico?
Ma soprattutto: cosa chiedono, concretamente?
Una riforma del comparto?
Un nuovo regolamento dei traffici aerei?
Il riconoscimento come categorie protette?
La rimozione del blocco alle nuove assunzioni?
Nessuno lo sa, non trapelano indiscrezioni.
Fino a che il portavoce dei Babbi Natale esce per comunicare con la stampa e le televisioni.
Si fa largo tra telecamere, microfoni e taccuini e annuncia che rilascerà le sue dichiarazioni solo a John Erwin dell’Irish Garden Magazine, a Maria Esmeralda Baroja di Cocina Cilena Moderna e a Suwandee Chattarooper del Mudawana Aenigmistics.
Gli altri, vadano a casa.
Domani leggeranno le notizie dai loro colleghi.
La platea dei giornalisti si rivolta, invoca il diritto dell’opinione pubblica, la trasparenza, ma non c’è niente da fare. Il portavoce è irremovibile.
Immediatamente le agenzie di tutto il mondo lanciano la notizia, agitando governi ed emittenti radio.
Partono le ricerche a tappeto sui curricula e le identità dei giornalisti prescelti, ma sono dei tipi talmente insulsi e privi di esperienza, che il mistero si infittisce. Non emerge niente, nemmeno un gossip di quart’ordine, nemmeno uno scandaluccio piccolo così.
I giornalisti vengono accompagnati in una saletta dove potranno rivolgere al portavoce tutte le domande che vogliono.
John Erwin inizia con una serie di questioni legate alle differenze tra le conifere nei due emisferi. Prosegue la Baroja con alcune domande sul vegetarianesimo e le culture alimentari nordiche nei periodi natalizi. Chattarooper solleva il problema se la sciarada con svolgimento a diagramma:
 

 

Mio figlio non fa compiti a Natale
Mentre nel caminetto ardeva il xxxxxx
vedevo disperarsi quello sciocco:
sbuffava sopra il libro di yyyyyy
sciogliendo in bocca un buon xxxxxxyyyyyy

 

sia adattabile anche a popoli con tasso di analfabetismo superiore al 12% della popolazione.
Il portavoce risponde amabilmente a tutti e li informa che la protesta dei Babbi Natale si svolgerà nelle piazze e nelle strade. Che cercheranno di portare avanti le loro rivendicazioni in forma del tutto pacifica, ma che in caso di provocazioni, non si fermeranno di fronte a nulla.
Le questure di tutto il mondo vengono allertate, le protezioni civili pure.
Non sono stati precisati infatti i luoghi in cui svolgeranno le manifestazioni né il contenuto delle rivendicazioni.
A pochi giorni dalla Vigilia le capitali tremano, per timore di attentati e pericoloso crollo delle presenze turistiche. Milioni di capponi si fregano le zampe esprimendo la loro solidarietà alla protesta.
La prima manifestazione, quella dei Babbi Natale italiani, viene infine fissata unanimemente per il 16 dicembre. A seguire, scaglionate nei giorni a venire, quelle negli altri Paesi.
A Roma il corteo prenderà inizio alle 9.00 da via della Conciliazione, attraverserà il Tevere, proseguirà fino a Via Arenula e si arresterà al Colosseo.
Il sindaco è preoccupatissimo, teme che le forze dell’ordine possano scegliere di sodalizzare con i manifestanti, in questa forma di protesta talmente inattesa e imprevedibile da non consentire alcuna forma di organizzazione.
Si consulta con la Santa Sede e stabiliscono di comune accordo di infiltrare alcune unità scelte nel corteo.
Il 16 dicembre piazza San Pietro ha il colore del sangue.
I manifestanti – Babbi Natale senior, Babbi Natale precari, co.co.pro., Babbi Natale stagisti e cottimisti – si dispongono ordinatamente in due ali che ricordano l’apertura del Mar Rosso e il passaggio di Mosè e iniziano silenziosamente a marciare. Nemmeno una parola, solo un coro muto che risale dai ventri e dai diaframmi, simile a un muggito triste.
E’ stato richiesto ai giornalisti di tutto il mondo di tenersi lontani. Le riprese saranno possibili solo dai balconi o dagli elicotteri.
Per tutta la giornata si susseguono le dirette televisive in mondovisione, le fotografie si ammassano sui social-network e sui siti di tutto il mondo.
La marcia silenziosa procede, si snoda come un lunga e placida biscia nel letto di un fiume, sinuosa, ondulante.
Arrivati al Colosseo il portavoce chiede un microfono e una serie di interpreti.
Poi annuncia: la nostra marcia si ferma qui. Non ci saranno regali per nessuno, le tredicesime perderanno all’istante e per intero il potere di acquisto e tutte le letterine verranno rinviate al mittente. Non abbiamo altro da dire.
Bambini, banchieri e ministri di tutto il mondo piangono davanti alle televisioni. Piangono le multinazionali della telefonia mobile, i produttori di dolciumi, i gioielleri. Crollano in borsa svariati tour operator e si dimettono il Consiglio di Amministrazione di Toys e Fao Schwartz.
Il Capitale mondiale è in ginocchio.
Qualcuno tenta un colpo in extremis e lancia slogan del tipo: Scegli i tuoi regali e paga a Babbo (Natale) morto, Zara propone senza successo una linea di underwear con il logo Xmas o Xmenos?. Partono le svendite anticipate in tutto il mondo. Ma niente.
Al Quartier Generale dei Babbi Natale si fregano le mani.
Ce l’abbiamo fatta, che pensate?
Bah, direi di sì, risponde uno.
Il messaggio è stato chiaro, forte, E poi il rosso, tutto quel rosso. Avranno capito la citazione?
Uno ride sguaiatamente: nero perde, rosso vince, rien ne va plus!
Sì che l’hanno capita. Stupidi non sono. Esasperati sì, ma scemi no.
E poi un colpaccio, quello delle tredicesime. Abbiamo sfruttato bene la circostanza. Tanto non contavano niente manco prima che glielo dicessimo.
Adesso finalmente la smetteranno di dire che non esistiamo, cominceranno a crederci di nuovo. Capiranno, che siamo in grado di fare magie.
Questa volta le vinciamo le elezioni, vero?

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4 Risposte to “I wish you a Happy Xmas”

  1. aitan Says:

    Un ringranziamento dalla gilda dei babbinatale.

  2. aitan Says:

    fe de errata:

    si stampa sulle volti dei partecipanti  >  si stampa sui volti dei partecipanti 

  3. Flounder Says:

    grazie, corretto' 🙂

  4. anonimo Says:

    in ogni caso buon natale.
    saluti matho

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