Ogni giorno ha la sua pena, l’importante è arrivare fino a sera. A suo modo, un post di Buon Anno.

Pensavo allora a quanti modi esistono per distruggere un uomo.

Anzi, per la precisione, pensavo soprattutto a quanti ne esistono per distruggere una donna. Ché alcuni sono comuni, altri sono terribilmente specifici.

Se non fosse che gli elenchi, che ho sempre amato, vanno così inutilmente di moda, ne avrei stilato uno. Ma siccome sono bastian contrario, più che un elenco li ho accostati mentalmente in forma di ragnatela, di modo che fossero anche collegati tra loro, che si rincorressero, che si ingigantissero, che si riproducessero in sempre più ampie combinazioni, fino a ridurre l’essere umano in questione a una poltiglia di danni, a una maceria vivente, alla sua cancellazione.

Poi una parte di me, invasa dalla pena, urlava vendetta e mi diceva che no, che le cose non stanno esattamente così.

Mi diceva che dai campi di concentramento sono usciti quelli che cinque minuti dopo si sono suicidati e quelli che hanno messo su famiglie felici.

Mi diceva che dalle adozioni da parte della stessa famiglia vengono su un figlio disadattato e uno felice di stare al mondo.

Mi diceva che quando una mamma ti forza a mangiare con tutti i mezzi conosciuti, come se la sua stessa vita, quella di lei, fosse messa a repentaglio dal tuo non amare i broccoli, un figlio diventa obeso e l’altro scheletrico.

Mi diceva che quando fai un brutto matrimonio, ci sono alcuni che vogliono una seconda possibilità e altri che non la vogliono nemmeno sentire, mai più.

Mi diceva che quando un terremoto rade al suolo la tua casa, ci sono quelli che se la ricostruiscono come possono e quelli che aspettano il contributo statale.

Mi diceva che se resti senza una gamba, puoi passare il resto dei tuoi giorni a letto, coltivando piaghe da decubito, o partecipare alle olimpiadi per invalidi.

E mi diceva pure che questo vale anche di fronte ai trionfi, ai successi, alle cose belle della vita.

Che c’è sempre una doppia attitudine, a prescindere dai mezzi impiegati per distruggerti.

Volontari o involontari che siano. Mirati o generici. Casuali o sistematici.

Questa appena conclusa è stata una settimana così.

Una settimana in cui, di fronte a tutte le cose, ho guardato alla doppia attitudine.

L’ho fatto per me, gli esercizi si fanno sempre su di sé, in solitaria. Ho avuto degli aiutini, pero. Lo confesso.

Una settimana in cui si sono inanellate una serie di cose che normalmente mi fanno salire il sangue alla testa e mi fanno un dispiacere infinito. Una dietro l’altra. Provenienti da chi mi ama e chi mi ama di meno. E anche un poco da chi non mi sopporta.

Che queste ultime in teoria contano di meno, ma se uno ha deciso di farsi distruggere, poco importa.

Ecco, il punto è proprio qui. Voler farsi distruggere.

E’ qui e non altrove. Qui, qui.

La distruzione è negli occhi di chi si guarda. Nel modo in cui si pensa a sé.

Ma perché, mi domando io, e glielo domando a tutti i Vincenzo Malinconico (adorabile personaggio di Diego De Silva, che incarna lo stereotipo del permaloso senza costrutto, dell’uomo con la Sindrome da Sentimento Ferito) che abitano la mia vita, me inclusa: perché ci piace così tanto giocare a fare il Bambino Offeso, il Martire Violato, il Sopravvissuto all’Olocausto, la Vittima Immolata, l’Eterno Incompreso. Perché?

Ci possiamo rispondere che è un fatto di sensibilità, che come siamo sensibili noi a certe cose, nessuno mai.

Oppure ci possiamo rispondere che siamo fragili, fragilissimi, e tutto ci può rompere.

O che non lo vorremmo mai, ma forze più possenti di noi si adorcizzano e ci si avvinghiano, risucchiandoci tutti.

O ancora che siamo il bersaglio favorito di gente cattivissima, la cui cattiveria è acuita da particolari congiunture astrali ineliminabili che si incastrano karmicamente e indissolubilmente con le nostre.

Mi piacerebbe che invece una volta tanto ci rispondessimo che, ferma restando un’umanità di base e una sensibilità comune e il senso obiettivo di cose che obiettivamente fanno danno, forse alcuni di noi siamo un po’ stronzi, e che la potremmo smettere benissimo di fare questo gioco. Che tanto ormai non diverte nessuno, noi in primis.

Conoscono le nostre regole, le nostre battute, i cambi di scena.

Abbiamo imparato a reggere copioni, a controbilanciarli, addirittura a prevederli e prevenirli.

Ma quante energie ancora ci dobbiamo mettere in questa farsa?

Questa settimana, mi dicevo, questa settimana ho avuto diverse volte  in mano i mezzi perché la farsa non si trasformasse in tragedia. A volte li ho usati, con ottimi risultati. Altre no.

In alcuni casi non mi è sembrato giusto. Ognuno ha diritto, se vuole, sia alla sua tragedia personale, sia a tentare di distruggere –  spesso  in modi sofisticati e complessi, e in ogni caso galoppanti come un cavallo di ritorno – le cose che ama.

Non stava a me interrompere il processo. Eventualmente sottrarmici.

Vabbè.

Io mo’ tutto questo fatto lo vorrei lasciare nell’anno vecchio ed entrare nell’anno nuovo su una passerella preparata apposta per me.

Che di fatto è quello che sta succedendo, solo che se uno continua a giocare a Vittima del Destino e altri passatempi, non se ne accorge subito.

Questa settimana ho riso segretamente. Non degli altri.

Di me.

Ogni volta che ho interrotto o non ho interrotto – coscientemente – un processo vizioso, l’ho fatto segretamente, e segretamente ho riso.

Prima o poi qualcuno se ne accorgerà, lo so.

E mi piacerebbe che specularmente, a quel punto,  ridesse di sé. Che di riso non è mai morto nessuno.

E lo so, lo so che è più popolare la faccia appesa, la tragedia. Il sentirsi orribilmente sfregiati, orribilmente respinti, orribilmente insultati. Orribilmente importanti, in fondo.

Lo so.

Ma basta, dài. Basta. Basta tu, tu e tu. E basta pure io.

Questa settimana ho avuto l’estintore dalla parte del manico. E’ bellissimo.

Posso spegnere l’incendio ma anche colpirti sulla testa.

Intanto Buon Anno.

Ma Buon Anno veramente.

Nudi e senza portafogli, che è una delle condizioni estreme da doppia attitudine.

Annunci

8 Risposte to “Ogni giorno ha la sua pena, l’importante è arrivare fino a sera. A suo modo, un post di Buon Anno.”

  1. anonimo Says:

    "Nei prossimi mesi, Toro, prevedo per te un’inversione di tendenza che avrà valore di giustizia poetica. Non so che cosa succederà esattamente. Forse un avversario tesserà le tue lodi, una persona che ti ha ferito ti chiederà scusa o una forza della natura che in passato ti era nemica si schiererà dalla tua parte. Il 2011 sarà l’Anno dei capovolgimenti e delle rivendicazioni."

    Con tanti auguri

    Filippo

  2. Flounder Says:

    oddio. potrei risposare il mio ex-marito? aprire un'azienda col mio ex-capo?
    sentire mia mamma che finalmente dice: ho sbagliato? 😀

  3. GipoScribantino Says:

    Buon anno, signora Flounder.

  4. aitan Says:

    Mo' ci vuole il fatto che, nella vita, uno non deve starsene lì, fermo, ad aspettare che finisca la tempesta, ma deve imparare a ballare sotto la pioggia, magari un tango da ballare in due anche se non c'è nessuno intorno che si incrocia con la tua traiettoria o applaude distratto (perché secondo me, chi plaude a un ballo è sempre un po' distratto; ma questo è un altro fatto).
    E ancora auguri.

  5. Flounder Says:

    buon anno a voi.
    scrive Brezny, per il Toro:

    Da quale confusa baraonda vorresti allontanarti per non tornare mai più? Quali lezioni hai imparato così bene che ormai potresti andare oltre?
    Quale processo di guarigione a lungo termine vuoi concludere per cominciare finalmente la fase di costruzione?
    Sono ottime domande da porti se hai intenzione di pianificare la tua vita nei prossimi sei mesi.

    So rispondere a tutte e tre. L'ho fatto, nella notte tra il 31 e il 1°, prima di leggere l'oroscopo.
    Vacillo sulla secoonda, però. Lo confesso.

     

  6. anonimo Says:

    flo, hai dimenticato lo Sdegnato e il Martire del Lavoro

  7. Flounder Says:

    ma figurati. sono andata per semplificazioni 🙂

    ieri pomeriggio ho capito per l'ennesima volta, con estrema lucidità, che questi ruoli assolvono a una potente funzione: il proseguimento, indisturbato, sulla propria strada.
    di modo che la vittima non abbia a rimboccarsi le maniche per recuperare le lesioni, l'offeso non debba vacillare, lo sdegnato non impegnarsi, il martire del lavoro disinteressarsi della famiglia e così via.
    quest'è.

    torno al trasloco.

  8. Gardenia Says:

    Buon tutto a te
    g*

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: