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Cronache di Narni(a). Sottotitolo: This must be the place.

novembre 2, 2011

La paura ti salva, ti salva sempre. Ti protegge, ma al prezzo di spegnerti. Come Cheyenne.
E’ quella paura strisciante, sotterranea, quella che ti confina nel limite e ti persuade che è dal limite che impari. Fino al giorno in cui scopri che il limite ha la forma di una gabbia, che non è più il tuo maestro ma il tuo carceriere.
Fino al giorno in cui ti guardi allo specchio e tra le rughe scopri che sei fermo altrove, perché ti è mancato il coraggio di andare oltre, e che tutti i tuoi movimenti erano solo un astuto girovagare intorno alla debolezza, per evitarla. Per fingere che non esistesse, mentre ci eri attaccato con un cordone ombelicale che non tagliavi mai.
Sono stanca.
La visione è di me che vado in giro con un enorme masso attaccato: me lo trascino in cucina, al risveglio, al momento del caffè, me lo porto su è giù per l’intera giornata, anche in palestra, continuo a trascinarmelo dietro mentre parlo, mangio e faccio l’amore. La sera sono sfinita.
Ero sfinita anche prima, quando mi riempivo di attività per non sentire la stanchezza, quando ancora avevo entusiasmo per sfidare il peso del masso e convincermi di essere più forte. Ero sfinita ma non lo sapevo.
Qualche notte fa ho ucciso uno scarafaggio volante. Chiunque conosce il mio terrore degli insetti.
Ma ero da sola in albergo, sotto Narni. Continuavo a fissare l’armadio ai piedi del letto, sperando che si aprisse e mi portasse in un altro mondo, quando ho sentito un ronzio e ho visto la bestia su di me.
Ho capito che la paura mi avrebbe salvato, anche quella volta, ma senza proteggermi: mi sono fatta forza e l’ho schiacciato. Poi ho vomitato, ma mi sentivo meglio.
Il masso si è rimpicciolito un poco.
Al mattino sono stata a visitare il Museo civico di Narni, uno dei più bei musei che abbia visto. Unica visitatrice, con la responsabile tutta a disposizione per me.
Un allestimento multimediale circonda la Pala del Ghirlandaio, la musica pare provenire direttamente dagli angeli che suonano una viola, nelle lunette superiori. Intorno è tutto buio, e ti senti davvero sollevata dagli angeli.
Il mio angelo custode si chiama Achaiah. E’ l’angelo che presiede alla comprensione e all’attività mentale. In altre parole, è l’angelo del problem solving, della scoperta della verità di tutte le cose, del coraggio.
Un angelo può essere anche una maledizione, se non lo si sa intendere.
Puoi finire per usarlo capovolto, come le carte dei Tarocchi, fino a che non scopri che sei tu – e non lui – ad essere al contrario.
Sono scappata di casa, ho detto alla mia guida mentre mi offriva una camomilla al miele.
Le credo, mi ha risposto conciliante. Ha esattamente l’aspetto di chi fugge da qualcosa ma non sa dove è diretta.
Pensavo mi prendesse in giro, allora ho replicato: glielo assicuro, è probabile che lunedì mi vedrà a Chi l’ha visto. Potrà essere fiera di telefonare in diretta e annunciare di avermi visto qui, nel suo museo.
Sì, ha risposto lei serafica, aggiungerò anche che al momento non dava segni di squilibrio, era in grado di sostenere un’interessante conversazione sugli allestimenti e gli apparati didattici e porre domande sul culto della dea Fortuna presso gli Umbri, nonché di intendere le risposte. E per di più aveva un bell’aspetto e una certa cura nel trucco.
Abbiamo riso insieme, io e la signora coi baffi. Che mi veniva da chiederle perché mai non si facesse una ceretta, visto che brutta non era. Ma poi sono stata zitta.
A Narni c’è un dipartimento dell’Università di Perugia, ti danno la laurea in investigazione. Mi è venuto un po’ da ridere, pensando a me, al mio angelo protettore e al senso che non trovo, mentre sono così abile a creare connessioni inaudite sul resto.
Ho continuato a chiacchierare con la signora e mi sono fatta raccontare della crisi, di come le città restino spopolate, del ritardo che scontano a causa delle passate cattive amministrazioni, del dramma di essere la città al centro esatto dell’Italia, geograficamente, e sentirsene completamente al di fuori. Ho pensato che avrei voluto rimanere lì, a cercare il senso in un posto che si sente senza senso e lo cerca nella storia, e magari trovarlo insieme, io e la città.
La paura ti salva, ti salva spesso. Ma più spesso ti impedisce di trovare il senso. Ti disperde in rivoli di azioni e ti evita le uniche che sarebbero realmente produttive.
Ho paura perché sono arrabbiata, sono così arrabbiata che mi faccio paura. Così arrabbiata e dolente che preferisco anestetizzarmi di paura per non sentirla, per non sentire niente. Preferisco trascinarmi dietro l’enorme masso piuttosto che mollarlo altrove.
Non tutte le solitudini fanno bene, a volte alimentano i risentimenti, li ingigantiscono. Ci sono cose che impari e poi dimentichi, proprio quando ti tornerebbero utili. Vengono schiacciate dal masso.
Il masso era talmente grande da impedirmi di godere della bellezza dell’autunno. Non era mai accaduto.
Ho avuto una tale paura della mia stessa bruttezza che sono tornata a casa.
Mi sono struccata con lentezza, sperando che sotto lo strato uscisse qualcos’altro. Ho visto un viso spaventato, insicuro e triste. Ho pensato che la paura non ti salva proprio da niente ma che nemmeno si può continuare a fingere un coraggio che non si possiede.
Qualche giorno dopo sono andata al cinema portandomi dietro il masso, l’ho sistemato di fianco a me.
La fotografia del film di Sorrentino è grandiosa, enorme. Sean Penn un capolavoro di bravura.
La sceneggiatura forse non tiene, è debole, ma le poche frasi sparpagliate qua e là sono intense, dense.
Il film è catartico.
Non basta essere amati e sentirsi amati nel presente, per avere coraggio bisogna perdonare chi non ci ha amato come avremmo voluto, farsi coraggio, fermarsi e tornare a casa per ringraziare chi c’è.
“And you're standing here beside me
I love the passing of time
Never for money
Always for love
Cover up and say goodnight . . . say goodnight
Home – is where I want to be
But I guess I'm already there
I come home – she lifted up her wings
Guess that this must be the place".

Quando finalmente ci riesci, il masso si rimpicciolisce e può iniziare a scomparire, come per magia. Anche se magia non è.
C’era questo, dentro l’armadio di Narni.
Uno si aspetta un leone che ti faccia da guida, mentre a volte basta uno scarafaggio.

 

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