Cronache di Narni(a). Sottotitolo: This must be the place.

La paura ti salva, ti salva sempre. Ti protegge, ma al prezzo di spegnerti. Come Cheyenne.
E’ quella paura strisciante, sotterranea, quella che ti confina nel limite e ti persuade che è dal limite che impari. Fino al giorno in cui scopri che il limite ha la forma di una gabbia, che non è più il tuo maestro ma il tuo carceriere.
Fino al giorno in cui ti guardi allo specchio e tra le rughe scopri che sei fermo altrove, perché ti è mancato il coraggio di andare oltre, e che tutti i tuoi movimenti erano solo un astuto girovagare intorno alla debolezza, per evitarla. Per fingere che non esistesse, mentre ci eri attaccato con un cordone ombelicale che non tagliavi mai.
Sono stanca.
La visione è di me che vado in giro con un enorme masso attaccato: me lo trascino in cucina, al risveglio, al momento del caffè, me lo porto su è giù per l’intera giornata, anche in palestra, continuo a trascinarmelo dietro mentre parlo, mangio e faccio l’amore. La sera sono sfinita.
Ero sfinita anche prima, quando mi riempivo di attività per non sentire la stanchezza, quando ancora avevo entusiasmo per sfidare il peso del masso e convincermi di essere più forte. Ero sfinita ma non lo sapevo.
Qualche notte fa ho ucciso uno scarafaggio volante. Chiunque conosce il mio terrore degli insetti.
Ma ero da sola in albergo, sotto Narni. Continuavo a fissare l’armadio ai piedi del letto, sperando che si aprisse e mi portasse in un altro mondo, quando ho sentito un ronzio e ho visto la bestia su di me.
Ho capito che la paura mi avrebbe salvato, anche quella volta, ma senza proteggermi: mi sono fatta forza e l’ho schiacciato. Poi ho vomitato, ma mi sentivo meglio.
Il masso si è rimpicciolito un poco.
Al mattino sono stata a visitare il Museo civico di Narni, uno dei più bei musei che abbia visto. Unica visitatrice, con la responsabile tutta a disposizione per me.
Un allestimento multimediale circonda la Pala del Ghirlandaio, la musica pare provenire direttamente dagli angeli che suonano una viola, nelle lunette superiori. Intorno è tutto buio, e ti senti davvero sollevata dagli angeli.
Il mio angelo custode si chiama Achaiah. E’ l’angelo che presiede alla comprensione e all’attività mentale. In altre parole, è l’angelo del problem solving, della scoperta della verità di tutte le cose, del coraggio.
Un angelo può essere anche una maledizione, se non lo si sa intendere.
Puoi finire per usarlo capovolto, come le carte dei Tarocchi, fino a che non scopri che sei tu – e non lui – ad essere al contrario.
Sono scappata di casa, ho detto alla mia guida mentre mi offriva una camomilla al miele.
Le credo, mi ha risposto conciliante. Ha esattamente l’aspetto di chi fugge da qualcosa ma non sa dove è diretta.
Pensavo mi prendesse in giro, allora ho replicato: glielo assicuro, è probabile che lunedì mi vedrà a Chi l’ha visto. Potrà essere fiera di telefonare in diretta e annunciare di avermi visto qui, nel suo museo.
Sì, ha risposto lei serafica, aggiungerò anche che al momento non dava segni di squilibrio, era in grado di sostenere un’interessante conversazione sugli allestimenti e gli apparati didattici e porre domande sul culto della dea Fortuna presso gli Umbri, nonché di intendere le risposte. E per di più aveva un bell’aspetto e una certa cura nel trucco.
Abbiamo riso insieme, io e la signora coi baffi. Che mi veniva da chiederle perché mai non si facesse una ceretta, visto che brutta non era. Ma poi sono stata zitta.
A Narni c’è un dipartimento dell’Università di Perugia, ti danno la laurea in investigazione. Mi è venuto un po’ da ridere, pensando a me, al mio angelo protettore e al senso che non trovo, mentre sono così abile a creare connessioni inaudite sul resto.
Ho continuato a chiacchierare con la signora e mi sono fatta raccontare della crisi, di come le città restino spopolate, del ritardo che scontano a causa delle passate cattive amministrazioni, del dramma di essere la città al centro esatto dell’Italia, geograficamente, e sentirsene completamente al di fuori. Ho pensato che avrei voluto rimanere lì, a cercare il senso in un posto che si sente senza senso e lo cerca nella storia, e magari trovarlo insieme, io e la città.
La paura ti salva, ti salva spesso. Ma più spesso ti impedisce di trovare il senso. Ti disperde in rivoli di azioni e ti evita le uniche che sarebbero realmente produttive.
Ho paura perché sono arrabbiata, sono così arrabbiata che mi faccio paura. Così arrabbiata e dolente che preferisco anestetizzarmi di paura per non sentirla, per non sentire niente. Preferisco trascinarmi dietro l’enorme masso piuttosto che mollarlo altrove.
Non tutte le solitudini fanno bene, a volte alimentano i risentimenti, li ingigantiscono. Ci sono cose che impari e poi dimentichi, proprio quando ti tornerebbero utili. Vengono schiacciate dal masso.
Il masso era talmente grande da impedirmi di godere della bellezza dell’autunno. Non era mai accaduto.
Ho avuto una tale paura della mia stessa bruttezza che sono tornata a casa.
Mi sono struccata con lentezza, sperando che sotto lo strato uscisse qualcos’altro. Ho visto un viso spaventato, insicuro e triste. Ho pensato che la paura non ti salva proprio da niente ma che nemmeno si può continuare a fingere un coraggio che non si possiede.
Qualche giorno dopo sono andata al cinema portandomi dietro il masso, l’ho sistemato di fianco a me.
La fotografia del film di Sorrentino è grandiosa, enorme. Sean Penn un capolavoro di bravura.
La sceneggiatura forse non tiene, è debole, ma le poche frasi sparpagliate qua e là sono intense, dense.
Il film è catartico.
Non basta essere amati e sentirsi amati nel presente, per avere coraggio bisogna perdonare chi non ci ha amato come avremmo voluto, farsi coraggio, fermarsi e tornare a casa per ringraziare chi c’è.
“And you're standing here beside me
I love the passing of time
Never for money
Always for love
Cover up and say goodnight . . . say goodnight
Home – is where I want to be
But I guess I'm already there
I come home – she lifted up her wings
Guess that this must be the place".

Quando finalmente ci riesci, il masso si rimpicciolisce e può iniziare a scomparire, come per magia. Anche se magia non è.
C’era questo, dentro l’armadio di Narni.
Uno si aspetta un leone che ti faccia da guida, mentre a volte basta uno scarafaggio.

 

Annunci

13 Risposte to “Cronache di Narni(a). Sottotitolo: This must be the place.”

  1. aitan Says:

    Gli angeli custodi veri, fanno così, li fanno sparire come per magia i massi, usando le tecniche più disparate; quelli finti non fanno che spostarli, metterli di sguincio o lasciarli alle spalle per non farli vedere o, peggio, lasciano il tuo masso sulle spalle di qualcun altro, gli angeli finti.
    Io non lo so se esistono gli angeli veri. Di quelli finti ne ho conosciuti tanti.

    In ogni caso, tante belle cose a te, all'angelo e, soprattutto, allo scarafaggio.
     

  2. anonimo Says:

    Sì, tante belle cose. Pure ad aitan.

  3. apocrifo Says:

    Ben ritrovatiiiiiiiiiiiiiii.
    Un bacione solo a te Bru.
    A mister Fdd mi sembra troppo.

  4. hobbs Says:

    A tratti, mi parve scritto "per" me (non da me) pensa.
    Quella cosa li, della paura, soprattutto.

    bello ritrovarti, qui.

    H.

  5. cf25302015 Says:

    ogni tanto torno qui e ti ritrovo.
    un giorno senza paura, riusciremo?

    laura/bri

  6. Flounder Says:

    nei periodi di transizione sogno sempre di perdere aerei, treni e navi, bagagli e compagni di viaggio. stanotte ero a Mosca, un freddo di pazzi,  e perdevo l'aereo per Parigi. chiedevo al tassista di correre, fin sulla pista di atterraggio, ma lo perdevo per un soffio e per poco non rimanevamo schiacciati dalle gomme del velivolo.
    l'inconscio se ne fotte dell'ansiolitico, vive di vita sua.
    io a Mosca non ci voglio stare, il colbacco mi sta male. voglio andare al Marais, procuratemi un charterino. e soprattutto, il Secretario e la dodicenne che invece nel sogno sono riusciti a imbarcarsi per Parigi, adesso che staranno facendo? sentiranno la mia mancanza? vanno al Lido tutte le sere? mangiano foie gras e bevono Sauternes senza di me?
    o passeggiano malinconicamente al Père Lachaise in attesa del mio arrivo?
    va a saperlo.

  7. anonimo Says:

    Scuotersi dal torpore
    pungolati dalla vita e pensare
    proprio oggi
    che fa paura
    una paura che non ti salva
    ti riporta solo nell'alveo rassicurante della morte
    la levità del vivere in superficie
    e poi cercarsi
    e trovare qui te
    con il tuo masso
    e la tua paura
    …uno stupore, ed un senso dolce di comunione e di cura.
    Grazie
    Antonella

  8. anonimo Says:

    Cara, cara Flo,

    potrai anche non esserci  – o non esserci stata – piena d,el tutto, ma in fin dei conti la danza che facciamo nei nostri movimenti per costeggiare i bordi, la gabbia, per  riempire il pauroso silenzo, ci descrivono anch'essi, o comunque descrivono un mondo possibile, quello sì, libero perché solo di forme e alludono al non vissuto, a quello che si poteva fare e non si è fatto.

    Perché scappando, sì anche scappando, anche sottraendoci abbiamo una forma, e diamo una forma alle cose e cambiamo il mondo che poi cambierà noi.

    Bacio forte

    Stratagemma

  9. anonimo Says:

    ciao

  10. Nonostantetutto Says:

    Cheyenne: “Ho smesso di fumare perché avevo paura”.

    Rachel: “La paura ti tiene lontano da tante cose”.

    Cheyenne: “Si, ma arriva un giorno nella vita in cui, almeno una volta, la devi affrontare”.

    Rachel: “E per te è mai arrivata quella volta?”

    Cheyenne: “Si.”

    Rachel: “E qual”è stata?”

    Cheyenne: “Questa.”

    Detto questo, e detto che è sempre un'avventura leggerti, mia madre diceva al riguardo:

    "La paura bussò …

  11. Flounder Says:

    rob, questo è il dialogo che mi è piaciuto di più. è stato proprio come uno schiaffo risvegliante.

  12. anonimo Says:

    rimettono l'ice! lo scarafaggio non è morto invano!

  13. anonimo Says:

    lo rimettono dimezzato. si tratta di vedere a quale metà si appartiene 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: